Maratone e altro — 04 ottobre 2010

La festa si è celebrata come da programma sabato mattina, partenza verso le nove e mezzo e arrivo, naturalmente, otto ore dopo.
E di una vera festa si è trattatto. Ne troviamo conferma nelle parole di quelli che a Capraia non c’erano mai stati: una esperienza indimenticabile, paragonabile solo a quella di Curinga, la sei ore calabrese che percorre la stessa strada fatta di cordialità ed accoglienza.
Dunque, alle nove e trenta gli oltre 150 avventurosi festanti si sono avviati sull’acciottolato del centro storico medioevale, fra scherzi, battute e grida di finto terrore. Per la verità appena voltato l’angolo i corridori si sono trovati di fronte per la prima volta all’Erta di Capraia (si chiama proprio così) e le grida di gioia si sono trasformate in espressioni di meraviglia, quando non ancora in commenti… irripetibili. Per quelli che ce la facevano, naturalmente, perchè gli altri erano troppo occupati a cercare di incamerare aria in tutti i modi possibile. L’espressione toscana in proposito è particolarmente significativa: “respirare anche con le orecchie”. Come è vera!
Giusto il tempo di prendere fiato fra vigne e uliveti, assolutamente splendidi, e poi il tuffo nell’ignoto: la discesa dalla Rocca. Al primo passaggio i commenti erano però positivi. Uno ha gridato: “siete pazzi, ma è bellissimo, mi diverto!”. Beati loro!
Subito si è notata la tattica di corsa del corridore più qualificato, quel Paolo Rovera che ha fatto la sua parte nella vittoria europea della squadra azzurra ai recenti mondiali di Brive. Lui era il quarto moschettiere, con pieno merito, e si vede. Paolo ha deciso da subito di fare la salita camminando, svelto e deciso, avendo calcolato che in questo modo il risparmio energetico così realizzato viene buono nel restante chilometro e mezzo del percorso. Ha ragione, e lo si vedrà sempre meglio strada facendo.
Un’altra “specialità” di Capraia è la corsa riservata ai “bimbi”, una categoria assolutamente non agonistica a cui partecipano ragazzini piccolissimi, rigorosamente in presenza dei genitori, in maniera totalmente non agonistica, lo ripetiamo. Ma i ragazzini terribili non se la danno per intesi e sommano giri su giri, consumando sfide spontanee con coetanei, che avranno fine solo al colpo di pistola finale. Uno dei più piccoli è Leonardo Lapi, nato nel 2005, che ha percorso oltre 14 chilometri. Ma un giro, pari a 2075 metri, lo ha fatto anche Mattia Bellin, nato nel 2009, camminando quasi sempre con le proprie gambette! I migliori di questa straordinaria pattuglia sono stati però Maximilian Mazzini, classe 2000, con 52,725 metri percorsi, ed i fratelli Daniele Cordun (2001/50.125) e David Cordun (2000/33.400) mentre la fanciullina più determinata è risultata essere Beatrice Giordano (2000/26.975), figlia di Roberto Giordano, il noto cabarettista presente anche a Zelig.
Il quale Roberto Giordano era anche lui in corsa, ma non si è sottratto al compito di animare le lunghe otto ore con alcuni dei suoi interventi. Si tratta di un vero corridore, oltre che grande appassionato. E’ molto seguito un suo programma televisivo in cui racconta la sua partecipazione a molte delle maratone più spettacolari del mondo: una iniziativa nuova ed originale che contribuisce non poco a far conoscere il nostro sport presso il grande pubblico.
Passano le ore e arriva l’ora di pranzo: eccellente occasione per fare quattro chiacchere con gli immancabili Franco Bini e Maria Nardin. Cogliamo l’occasione per chiedere a Franco qualche ragguaglio sulla sua recente esperienza: tutto il Cammino De Santiago, partendo da Trento, passando per Lourdes e poi giù per la Spagna fino in Galicia. Franco è un fiume in piena e ci racconta tante storie che merita far conoscere, per cui decidiamo così su due piedi di farne oggetto di un articolo a parte.
Come previsto, secondo tradizione, all’ora di pranzo il circuito si svuota e si riempie il capannone del ristoro: crostini, tre tipi di pasta, panini di ogni genere, frutta e vino del contadino, imbottigliato per l’occasione da Marcello, uno dei soci più attivi dell’At.Capraia, podista lui stesso. E poi, accolti da applausi, cominciano ad arrivare i dolci, uno dopo l’altro, a getto continuo. Andranno avanti così fino alla fine della corsa.
Tornando sul circuito, ci si comincia a rendere conto che Paolo Rovera, giustamente prudente all’inizio, ha la concreta possibilità di battere il record del percorso, detenuto da Remo Lavarda fin dal 2006 con più di 91 chilometri. Seguire la progressione di Paolo diventa quindi l’attrazione della corsa, il filo conduttore di tutti i commenti. Ad applaudirlo notiamo anche il farmacista del paese, fino a poco prima in maglietta a correre, ed ora in camice bianco sulla porta della sua farmacia. La Ottore è anche questo. Gianni Migneco si presta a fare assistenza a Paolo ai rifornimenti, seguendo alla lettera le sue indicazioni, date giro per giro, sulla quantità di saccarosio che gli occorre (il suo alimento base in gara), così come i sali, le vitamine e quant’altro. Abbiamo modo così di verificare che non si tratta di un improvvisatore, ma di un atleta molto informato e serio che programma nel dettaglio i suoi impegni. Sotto questo aspetto ci ricorda Yiannis Kouros. Alla conversazione ed al tifo si aggrega anche Antonio Mammoli, altro personaggio che non manca mai a Capraia. I suoi occhi limpidi e buoni raccontano più storie di podismo di tutti gli articoli che si possano scrivere…
Si entra nel carosello finale ed il record del percorso è oramai cosa certa. Infatti allo sparo liberatorio che segna lo scadere dell’ottava ora Paolo Rovera, da Cuneo, risulta aver percorso 93.250 metri. misurati con pignola esattezza da Franco Bini!
L’appuntamento è ora per il prossimo anno, come sempre. Ci saranno nuovi personaggi, nuove storie da raccontare, ma la Ottore sarà sempre la più affascinante sagra del podismo di fatica che si corra in Italia.
Ah, dimenticavo. Durante la cena finale Marco Cannizzaro, anima della manifestazione, ha annunciato che l’anno prossimo correrà anche lui ed ha scommesso che farà più di 70 chilometri! “Se perdo pago la cena a tutti!”… pancia mia, fatti capanna!


 

Autore: Franco Anichini

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