Curiosita — 22 giugno 2009

Stupido è un termine abusato per identificare colui che denota scarsa intelligenza. Incosciente definisce lo stato di chi, totalmente privo di senso di responsabilità, agisce senza coscienza. Avventato identifica colui che agisce senza riflettere. Parto da qui, da alcuni vocaboli che ben si adattano a circoscrivere l’ambito nel quale tento di comprendere l’assurda morte di tre atleti (due uomini e una donna), avvenuta tra sabato 20 e domenica 21 giugno in Francia, al Gran Raid del Mercantour. Queste poveri sventurati hanno lasciato le loro vite tra le montagne di quella che doveva essere una tra le più suggestive gare ULTRATRIL del mondo. Sono morti assiderati, durante la notte, colti dalle intemperie che, fin dalle ore precedenti allo start, si erano abbattute sui rilievi alpini, facendo desistere parecchi atleti. Era stato invocato l’annullamento della gara, ma a quanto pare le voci del senso hanno ceduto all’ipoacusia della stupidità.   La gara era in forte dubbio fin dall’inizio, a causa delle copiose nevicate che nel corso dell’inverno hanno reso praticamente inaccessibili alcuni passaggi alpini. Tuttora inaccessibili.


Eppure no, nonostante le avvisaglie, nonostante l’annullamento di altre competizione blasonate, che hanno addirittura destato una sorta d’indignazione da parte di alcuni che appartengono alla cerchia identificata nel primo aggettivo dell’articolo, si corre ugualmente. Il business è grande, ci sono gli sponsor alle spalle che finiranno per tirare i remi in barca se va tutto a puttane (passatemi il termine, non fa parte del mio standard espressivo, ma stavolta l’indignazione è tanta ); ci sono figure che non vedono mai oltre quel maledetto striscione che delimita il traguardo, oltre il quale bisogna procedere anche a discapito del più grande dei valori: la vita umana.


Poi c’è quella componente mistica che da alcuni anni permea questo meraviglioso mondo del TRAIL: l’estremo. L’esagerazione obbligata, il superamento del limite anche quando il limite, in realtà rappresenta solo lo sconfinamento nell’idiozia. Ognuno di noi, specie chi si ci cimenta su gare così dette ‘ULTRA’, io per primo, è alla ricerca di un limite. E’ in costante evoluzione nell’ analisi dei propri limiti, instaurando un rapporto profondo tra la propria sofferenza e la soddisfazione che deriva dal superamento di un ostacolo. Sempre maggiore, sia in termini di chilometri, che di cronometro. Ma il limite esiste. Ed è bene DIRLO. IL LIMITE ESISTE.  E’ una questione di coscienza, del secondo aggettivo definito all’inizio di questo articolo. Il senso di responsabilità, dal momento in cui latita visibilmente sulle sponde degli organizzatori, deve cementarsi bene nella coscienza dell’atleta. La vita, la famiglia, gli amici, impongono un giardino, un orto entro il quale ritagliarsi sì, uno spazio di splendido egoismo, quale la corsa, ma ben consapevoli che in quella terra ci sono le nostre radici. E sono tanto più profonde quanto è grande l’amore delle persone che quotidianamente lo innaffiano con il loro bene, con l’apprensione dei loro gesti nei nostri confronti. Superare quel limite, significa anche e soprattutto tradire quel patto iniziale che vuole l’uomo artefice delle proprie azioni, nel rispetto del dono della vita e dell’amore dei propri cari. Allora mi rivolgo a voi, ragazzi che siete in procinto di partire per l’avventura della vita. L’ho fatto anch’io, lo faccio tutt’ora, lo sogno da sempre, lo vivo quotidianamente. A volte ho rischiato, ma sempre per cause e fattori indipendenti dalla mia volontà (se mi colpisce un fulmine a ciel sereno mentre corro, non posso ne prevederlo, ne evitarlo). Ma ricadere nel terzo aggettivo iniziale di questo articolo non è uno status, non deve far crescere l’autostima in alcun modo, perché non identifica mai un eroe, ma piuttosto uno stolto. Le luci della ribalta che si accendono ormai senza più alcuna remora, sono terra fertile per organizzatori privi di alcuno scrupolo che pongono in primis il ‘soldo’, a discapito del rispetto, sia delle regole che della comune dignità di cui dovrebbero essere depositari. Non fatevi sempre abbindolare da tutto quello che viene descritto come ‘ULTRA’. Come diceva un caro amico, non tutte le strade sono un percorso e non è necessario imboccare quelle senza uscita, per dimostrare al mondo chi siamo. Infine, mi rivolgo a chi agisce senza scrupoli. A chi si nasconde dietro ai numeri. A chi fa dell’ASSURDO un criterio possibile per tutti. A chi non lancia il vero messaggio, quello che l’estremo non è per tutti, ma solo per chi ha deciso di giocare con la propria vita, o per chi lo fa come professione. Mi rivolgo a voi, che non sapete tracciare un confine là dove il divertimento, la natura, il sudore e la fatica diventano una bara.


Per voi non ho aggettivi, ma solo un sostantivo: MERDE.


Non ho parole nemmeno per chi paventa un risultato, tralasciando di citare il dramma all’interno del quale è stato ottenuto.


 

Autore: Andrea Accorsi

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Peluso

  • pasquale soprano amatori frattese

    Prima di rispondere vorrei dare il mio conforto alle famiglie di questi ragazzi che nn ci sono piu. Qui se ho capito bene si tratta di una disciplina che ti porta a superare i limiti quindi credo allo stesso tempo come si a capire uno che affronti la stessa. voglio dire nn ci sono regole, nn ci sono freni, che ti possone fermare in quel momento tu devi superare il limite e nn ti importa quello che puo succedere.Faccio un esempio come si fa a dire ad un pilota di formula 1 a nn superare il limite. Diciamo invece che dovremmo darci delle regole invece di stare alla spasmodica ricerca di superare quel maledetto limite.Ciao andrea

  • Marco Cascone

    Lo so che in molti mi attaccheranno per quanto sto per dire ma è il mio pensiero e lo dico come amo sempre fare e non mi importa nulla di ciò che direte! “Chi fa queste gare in genere è un atleta di serie C, che cerca spazio e visibilità nei modi più assurdi. E più assurdo è il modo più è grande l’opportunità di sentirsi meno di serie C. Avete mai trovato uno di questi signori che viva in silenzio il suo correre l’estremo, per il gusto di viverlo nel proprio io?? io mai!!! Quasi sempre sono solo persone che devono ostentare questa loro presunta capacità per dire: io sono!!! Mi spiace dirlo ma chi organizza queste gare senza senso lo fa perchè ci sono persone che senza senso le affrontano, pur di mettersi in mostra in qualche modo, di ostentare capacità sportive (per me assolutamente inesistenti)! Mi auguro che qualcuno inizi a meditare. E per qualcuno intendo le presunte federazioni in riguardo. Presunte in quanto per me neanche quelle hanno senso, anzi…sono le vere colpevoli del tutto!”

  • Andrea Accorsi (Atl. Calderara)

    Ciao Mario, sono Andrea, l’autore dell’articolo.
    Non condivido a pieno (in parte sì) il tuo pensiero riguardo a chi si approccia all’ultramaratona, ma lo rispetto. Ognuno di noi cerca e trova il proprio limite (anche se questo non deve mai diventare una necessità, ma piuttosto un’opportunità all’interno della quale muoversi con discrezione alla ricerca di una maggiore conoscenza di sè stessi)sia nello sport che nella vita quotidiana. Il tutto però, deve avvenire all’interno di un sistema che garantisca l’incolumità di colui che beneficia delle opporunità. Mi spiego: nel campo professionale tu puoi cercare e superare ogno limite per avere successo, ma dql momento in cui bari finisci in galera. Ci sono regole. Le regole non sono sempre atte a garantire l’efficienza e la riuscita di un proposito, ma spesso (e questo è un aspetto maledettamente trascurato nel nostro mondo), le regole servono a garantire l’incolumità di chi partecipa al gioco. In tutti i campi. Allora sono due le cose che ritengoi fondamentali e contro e per le quali mi batto: 1°) lanciare il messaggio, ovvero l’ULTRATRAIL non è uno sport per tutti. Non consiste nell’andare a piedi da Firenze a Faenza, dove nella perggiore delle ipotesi, se ti senti male o se hai freddo, entri nel primo bar sulla strada e ti fai un thè caldo. A 4000mt, di notte, a -5, non ci sono locande aperte, ne ambulanze sul percorso. E’ fondamentale far capire alle persone che questa distinzione segna un confine ben preciso tra quello che si può pensare di affrontare e la realtà. 2°) LE REGOLE. Federazioni, organi vigenti, o chi per loro, devono intervanire nei confronti di chi organizza gare del genere, ponondo in essere dei dettami certi ed inderogabili, al di là dei quali non si possa operare.
    Materiali ed attrezzature obbligatorie, con controlli prima della partenza. Requisiti di partecipazione (non è possibile che un signor “qualunque”, solo per aver portato a termine due o tre maratone, sia ammesso a partecipare a gare che prevedono 15/20 ore in autosufficienza, con dislivello da capriolo). A volte queste indicazioni vengono paventate, ma poi, all’atto dell’iscrizione non c’è alcun controllo reale sul rispetto delle stesse, sempre per lo stesso futile motivo: il danaro.
    Ognuno, ripeto, è libero di agire secondo la propria coscienza e di cercare il proprio limite nel modo in cui ritiene più idoneo farlo (se decidi di arrampicarti sul Monte Bianco senza corde e moschettoni, nessuno può impedirtelo, ma nessuno però guadagnerà un liro sulla tua eventuale disfatta …), ma circoscrivere l’ambito agonistico di queste manifestazioni, facendo sì che solo gli organizzatori seri e le persone idonee possano prendervi parte, credo che sia un dovere.
    Un caro saluto

  • Giovanni Schiavo, Amatori Atl. Chirigngao

    Non posso che essere in linea con quanto scritto da Andrea. Anche io comunque per prima cosa esprimo il sincero cordoglio per le famiglie degli atleti. Atleti non di serie “C” come scrive qualcuno, in quanto non esistono atleti di serie a, B, C,…, ci sono solo atleti . E non voglio certamente attaccare Marco, in quanto tutti sanno quale persona capace è, ma voglio solo dire che la colpa è solo degli organizzatori che si pieganmo ai voleri degli sponsor.
    Che bello sarebbe correre per il gusto di correre !

  • Andrea Gatti – Club Atletico Centrale

    Un bell’articolo che fa riflettere, soprattutto perchè scritto da parte di chi partecipa a tali discipline e forse può parlare a ragion veduta. Si può correre per i motivi più disparati ma il buon senso non deve mancare mai. I podisti non sono dei superman come mi capita spesso di dover constatare negli sguardi di chi incontri per strada o su una montagna….

  • carlo boccia Pozzuoli marathon

    Bello articolo,non voglio entrare nell’aspetto tecnico dell’articolo,ma sottolineare il ,concetto espresso al suo interno, rispetto verso i propri cari e il dovere morale e obbligo che si ha verso di loro.
    Partecipare, a tali competizioni,mettendo a rischio la vita,è mancanza di regole e doveri verso la comunicata ‘famiglia amici e oltre’ a cui si appartiene.
    Si è come i fumatori, chi fuma non ama i propri cari,è un egoista e non pensa al dolore per che arrecherà ai propri figli.

  • da silvio scotto pagliara

    sei sei Ciuccio(asino) , non puoi diventare cavallo !
    Al massimo , tra gli asini , puoi essere il piu’ Bravo , ma sempre Ciuccio , rimani !

  • Francesco Diana A.S.D. Amatori Vesuvio

    Perchè definire “stupido”-“incosciente”-“avventato” chi ama il rischio, chi ama osare oltre le sue umane possibilità, chi ama cimentarsi in attività sportite difficili nonostante le avverse condizioni climatiche? La libertà del proprio “io” interiore, la libertà di decidere in tutta “libertà” delle proprie cose ed anche della propria vita non può essere messo in discussione dagli altri oppure criticata, tantomeno essere limitata nella sua completa pienezza. Tante persone ci rimettono la vita per raggiungere una propria soddisfazione interiore, c’è chi lo fa per una causa più nobile, c’è chi lo fa per delle sue personali motivazioni. L’unico aspetto da prendere in considerazione è la mancanza di opportuna assistenza agli atleti da parte degli organizzatori, ma questo è un fatto di rilievo penale.

  • redazione

    La redazione esprime il suo profondo cordoglio per l’assurda e tragica morte dei due atleti ed è vicina con grande affetto alle famiglie che hanno subìta la perdita dei loro cari. Il mondo dell’informazione non può fermarsi, poiché ha come dovere prioritario quello di fornire notizie aggiornate sempre nel rispetto di coloro che in nome dell’amore verso lo sport hanno sacrificato la loro vita

  • Piero Schioppo – A,N.M.I. Bacoli

    La logica, oltre che il buon senso, impongono di definire stupido, incosciente, avventato, chi ama il rischio, chi ama osare oltre le sue umane possibilità, ecc. . Argomentare al contrario, come propone il sig. Francesco Diana, non mi trova assolutamente daccordo. Rispetto della vita non può essere inteso esclusivamente in riferimento a quella degli altri ma, anche e sopratutto, alla propria. Custodire, curare e non sciupare in maniera avventata la propria esistenza, rappresenta un dovere verso se stesso e verso tutti quelli che tengono a te.

  • Marco Cascone

    perfettamente d’accordo con Piero

  • rosario romano

    Raggiungere la soddisfazione interiore rimettendoci la vita! Caro Francesco, probabilmente la penna è andata oltre il tuo reale pensiero. Conoscendoti sono certo che intendevi qualcosa di diverso.
    Preparati per la Transmarathon, quest’anno conto di arrivarci in discrete condizioni. Ti darò filo da torcere!

  • Francesco Diana A.S.D. Amatori Vesuvio

    Caro Rosario volevo dire esattamente quello che ho scritto. Argomentare il tragico evento collocando i suoi attori in una luce trasversale di stupidità, incoscienza e avventatezza è fare torto gravissimo a questi atleti che ci hanno rimesso la vita (perchè comunque atleti sono stati) e alle loro interiori motivazioni che li hanno spinti a gareggiare in condizioni difficili. E’ altrettanto stupido, incosciente e avventato Michael Fait che ieri è morto nello scalare il K2? Come si può sostenere che la vita di questi sventurati è stata una vita sciupata come scrive il sig. Schioppo?
    Sarebbe stato pù opportuno, secondo il mio parere, per dovere di cronaca, scrivere solo dell’operato dell’organizzazione e dei mancati soccorsi ai poveri sfortunati atleti.

  • silvio scotto pagliara -asd terme stufe di nerone

    ma , voglio , anch’io andare oltre …lma scorrendo le ultime maratone all’estero ed in Italia , c i scappa sempre la vittima , ma questo non è anche andare oltre le proprie capacità ? oltre alle sue reali forze in quel delicato mese,o settimana e durante l’anno che l’atleta sà di avere e spera in una grande prestazione da portare ad amo di “vanto” verso i suo amici o altro ?
    Scusatemi , di questa ennesima provocazione in senso buone della discussione .
    Anche in queste gara di 42 è passa , non cè il limite e si entra nel eventuale rischio ?
    la leggenda ci ricorda che un certo signore mori per questa famosa e leggendaria distanza.
    grazie e tanta salute a tutti .
    silvio

  • Piero Schioppo – A,N.M.I. Bacoli

    Credo che, al fine di ben argomentare di ciò di cui stiamo discutendo, sia opportuno individuare delle scale di valori: non penso si possa dissentire sul fatto che “fonte primaria” sia rappresentato dal bene vita inteso come rispetto della propria ed altrui esistenza. Orbene chinque attenti alla “fonte primaria”, a prescindere dalle ragioni per cui lo faccia, a mio avviso si comporta in maniera sbagliata. Tanto premesso, continuo a credere che chi mette scientemente in pericolo la propria vita sia da ritenere, nella stragrande maggioranza dei casi e sicuramente in quello di cui stiamo discutendo, incosciente ed avventato.

  • pasquale soprano amatori frattese

    credo che si sia usciti un po fuori tema qua sono venuti a mancare delle persone rispettiamo il dolore dei loro cari. IL LIMITE NON LIMITE E BELLO RACCONTARLO; SE LO SI SUPERA IN OGNI CASO ANCHEE PICCOLO che sia ma la morte quando arriva nn la puoi raccontare scusatemi……….rispetto x le famiglie GRAZIE

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