Atletica News slide — 17 agosto 2016

400hs donne – semifinale
Il cammino olimpico delle azzurre del giro di pista con barriere, si ferma qui. Ayomide Folorunso e Yadisleidy Pedroso vengono eliminate al termine di prove dal sapore opposto. Folorunso arretra rispetto alla bella batteria di ieri: è settima in 56.37, oltre mezzo secondo in più rispetto all’esordio; l’azione è buona, ma il cambio di ritmo visto ieri nella curva conclusiva, questa sera non arriva. Il settimo posto (alle spalle, tra le altre, di Hejnova, 54.55, e Tracey, 54.80) vuol dire eliminazione senza appello. Si migliora invece Yadis Pedroso, che termina quinta nella seconda semifinale con lo stagionale di 55.78; partita accorta, l’azzurra viene fuori negli ultimi tre intervalli, recuperando due posizioni rispetto alle prime fasi di gara (vittoria per la statunitense Spencer, 54.87). La migliore del round è Dalilah Muhammad, la potente atleta USA (capolista mondiale stagionale con 52.88) che corre in 53.89. “Mi spiace per come è andata – le parole della 19enne Ayo Folorunso – ma non posso rimproverarmi nulla, in pista sento di aver dato tutto. Evidentemente devo aver speso molto in batteria, non solo a livello fisico, ma anche sul piano nervoso. Questa esperienza mi è servita: l’atletica olimpica è veramente un’altra cosa, spero di mettere a frutto in futuro quel che ho imparato qui”. Yadis Pedroso, seppure eliminata, è felice di quanto fatto ai Giochi. “Se considero l’infortunio, il tempo necessario al recupero, il fatto che io abbia ricominciato a correre in aprile, la quantità di lavoro che mi sono imposta per accorciare i tempi, sono davvero soddisfatta. La forma sta arrivando proprio adesso, è un peccato che io non possa correre un’altra volta. Ma lo farò dopo le Olimpiadi, credo di potermi migliorare ancora, e ci proverò. Voglio ringraziare mio marito (e anche coach, ndr) Massimo Matrone, per il modo in cui mi ha seguita, il DT Massimo Magnani e il presidente Alfio Giomi per la fiducia che mi hanno concesso”.

IL SIGNORE DELL’ALTO E’ DEREK DROUIN
Quattro anni dopo il bronzo di Londra, seguito da un bronzo (Mosca 2013) ed un oro mondiali (Pechino 2015), il canadese Erik Drouin si conferma nel ruolo di cacciatore di medaglie, centrando l’alloro più ambito, l’oro olimpico. Orfana di Gianmarco Tamberi (ripreso più volte dalla tv in tribuna) la finale mette insieme tutti i migliori. A 2,33 si ritrovano in sei, con il solo Kynard (USA) a non essere riuscito a valicare l’asticella al primo tentativo. Aggiunti tre centimetri (2,36), gli unici a procedere con il ruolino immacolato sono Drouin e il qatarino Mutaz Barshim; si arrendono Kynard (sesto), Protsenko e Grabarz (quarti pari merito), mentre l’ucraino Bohdan Bondarenko passa la misura e aspetta gli avversari a 2,38. Un azzardo che, a conti fatti, gli costerà caro. Drouin vola al di là ancora alla prima prova, ed è oro; Barshim sbaglia tutti e tre i tentativi ed è argento; Bondarenko spende due salti (falliti) a 2,38, poi prova il colpo da poker salendo a 2,40, sbagliando però ancora una volta. Bronzo.

GENZEBE DIBABA SI ARRENDE NEI 1500 METRI: ORO ALLA KENIANA KYPIEGON
Finale a sorpresa nei 1500 metri donne. La favorita numero uno, l’etiope Genzebe Dibaba, cade nella trappola di una gara fin troppo tattica (anche per una come lei), e finisce battuta dalla keniana Faith Kypiegon, che lo scorso anno le era terminata alle spalle, seconda, nel mondiale di Pechino. Il bronzo corona invece la bella carriera della statunitense Jenny Simpson, la campionessa del mondo di Daegu 2011, e grande delusa di Londra, che qui mette ancora una volta a frutto il suo acume tattico. Avvio in surplace: la britannica Whigtman passa per prima ai 400 in 1:16.57; la Dibaba si porta al comando poco prima del pasaggio agli 800 metri (2:27.11), e accende di fatto la competizione. Kypiegon segue da vicino, mentre la britannica Laura Muir si lancia all’inseguimento e aggancia le due, sognando l’impresa: una mossa che non sortirà l’effetto sperato. Kypiegon opera il sorpasso e chiude in testa (4:08.92), davanti a Dibaba (4:10.27) e alla Simpson (4:10.53), che precede la connazionale Rowbury e l’olandese Hassan (Muir è settima).

ORO MCLEOD, E’ GIAMAICA ANCHE SUGLI OSTACOLI ALTI
Omar McLeod chiude il suo anno d’oro e conquista, dopo il Mondiale indoor di Portland, anche l’oro olimpico di Rio. In finale il giamaicano corre in 13.05 (vento +0.2), mettendo tra sé e il secondo, lo spagnolo di origine cubana Orlando Ortega (secondo in 13.17) un decimo abbondante di distanza. Chi può recriminare, è il francese Dimitri Bascou, fianco a fianco con McLeod per buona parte di gara, e frenato nel finale da un paio di contatti con le barriere; alla fine è comunque medaglia di bronzo (13.24), davanti al connazionale Pascal Martinot-Lagarde (13.29).

AVANZA LA SCHIPPERS NEI 200, LA RUSSA KLISHINA IN FINALE NEL LUNGO
Nei turni elininatori di questa sera, va segnalato il 21.96 (+0.1) di Dafne Schippers nei 200 metri, miglior tempo di ammissione alla finale, mentre nelle qualificazioni del lungo donne dominate dalla serba Ivana Spanovic (6,87, -0.3, ma con lei ci sono tute le migliori, inclusa la statunitesne Britney Reese, oro a Londra 2012), la nota d’interesse arriva dalla ammissione tra le 12 della russa Dariya Klishina, unica rappresentante del suo Paese nell’atletica di Rio 2016, e reduce dall’ennesima battaglia legale (vinta) davanti al TAS per la partecipazione ai Giochi. Lo statunitense Kerron Clement (48.26) guida l’elenco degli ammessi alla finale dei 400 ostacoli, mentre nel giavellotto donne, l’exploit della polacca Maria Andrejczyk (record nazionale a 67,11) segna un turno di qualificazione con ben otto atlete in grado di lanciare oltre i 63 metri, limite fissato per la promozione automatica.

RISULTATI/ResultsFOTO/Photos

Ufficio Stampa FIDAL.
Federazione Italiana di Atletica Leggera

 

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Peluso

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