Atletica News slide — 13 agosto 2016

benedetti1500m donne – batterie
L’occasione d’oro si presenta davanti agli occhi di Margherita Magnani quando, al momento di prendere il via nella terza e ultima delle batterie, appare chiaro che per la promozione alla semifinale basterà correre in meno di 4:08. Un tempo accessibile, peraltro in una prova dove tutte hanno l’interesse a correre sul ritmo. E invece la romagnola, in difficoltà nel finale, finisce in fondo alla fila, undicesima, in 4:09.74, fuori per meno di sette decimi di secondo; la beffa si materializza alla fine, nel conteggio incrociato dei tempi, quando a passare, con l’ultimo crono utile (4:09.07) è la tedesca Diana Sujew, finita immediatamente davanti all’azzurra. Le big passeggiano: la migliore, a livello cronometrico, è l’etiope Seyaum (4:05.33), ma Dibaba, la britannica Muir, le statunitensi Rowbury, Simpson, l’olandese Hassan, ci sono tutte. “Non so spiegarmi cosa sia successo, sono molto dispiaciuta – il racconto di Margherita Magnani nel dopo gara – il fatto, molto semplicemente, è che faticavo a tenere il ritmo di gara, un ritmo peraltro familiare in altri momenti della stagione. Ho lottato, ma purtroppo non sono riuscita a fare quel che avrei voluto. Sì, è vero, sono molto delusa”.

400m uomini – batterie
Niente da fare anche per Matteo Galvan nelle batterie dei 400 metri. Il vicentino, reduce da un periodo complicato per i fastidi al tendine d’Achille successivi agli Europei, fatica a mettere a fuoco la gara. Poco deciso in avvio, e tutt’altro che brillante nel primo rettilineo, l’azzurro lotta nel finale, ma non riesce a guadagnare la promozione. Il suo 46.07 è distante mezzo secondo dal 45.56 che assegna il terzo posto, l’ultimo che consente la promozione diretta; e non basta, ovviamente, nemmeno per sperare nei ripescaggi. Sul traguardo il pronostico è rispettato, con il grenadino Taplin ad imporsi in 45.15, davanti a Brenes (CRC, 45.53) e a Sibanda (BOT, 45.56). Nelle altre batterie, cercano tutti di risparmiare energie; i soli a scendere sotto i 44 secondi sono il trinidegno Cedenio (44.98) e il grenadino Kirani James, il campione olimpico in carica, miglior crono del turno (44.93). Ultimo nella lista dei promossi è il ceco Pawel Maslak, 45.54. “È un peccato – racconta Galvan nel dopo corsa – perché il passaggio alla semifinale, in condizioni normali, sarebbe stato alla mia portata; purtroppo i problemi al tendine d’Achille patiti nel post Europei (con una decina di giorni di stop, ndr), alla fine si sono fatti sentire. Non in termini di dolori, perché adesso sto bene, ma certo ho perso qualcosa a livello di preparazione. Proverò a rifarmi nei 200 metri, che correrò senz’altro”.

ADAMS BEFFATA NEL FINALE, CARTER ORO DEL PESO CON 20,63
Il terzo titolo dell’atletica olimpica, dopo i 10000 donne e i 20km di marcia uomini, va alla statunitense Michelle Carter, che, a sorpresa (soprattutto per come si era svolta la gara) fa suo l’oro del getto del peso. A comandare per buona parte della prova è Valerie Adams, che affronta l’ultima serie di lanci al comando, con 20.42, e pregusta il terzo successo consecutivo, un record mai ottenuto prima ai Giochi. E’ in questo esatto momento, però, che la Carter, da seconda in graduatoria (19,87), centra la misura della vittoria, un clamoroso 20,63 (primato nazionale); non basta alla Adams l’ultimo tentativo a disposizione (20,39) per riguadagnare il primato. Bronzo all’ungherese Marton (19,87) anche lei al record nazionale. Nelle qualificazioni del lungo maschile, in evidenza il cinese Wang, che atterra a 8,24 (+0.3), ma a fare notizia è la promozione stentata (per soli 6 centimetri) del campione di tutto, il britannico Greg Rutherford (7,90), oro a Londa 4 anni fa. Nell’Eptathlon, al termine della prima giornata, comanda la britannica Jessica Ennis-Hill, reginetta dei Giochi del 2012, qui in testa con 4057 punti; dietro di lei la belga Nafissatou Thiam, 3985 punti, 1211 dei quali ottenuti nell’alto con uno strabiliante 1,98 (quota che potrebbe valere una medaglia olimpica nella specialità). Il martello donne si segnala soprattutto per un fatto: il primo (e ovviamente unico) lancio della polacca Wlodarczyck, a 76,93. Per l’ammissione alla finale, basta invece il 70,30 della francese Alexandra Tavernier. Con lo stadio praticamente deserto (una cosa mai vista ai Giochi), le batterie dei 100 metri donne. La migliore del lotto è sempre Shelly-Ann Fraser-Pryce: la giamaicana, due volte campionessa olimpica della distanza sprint (2008 e 2012) stampa un bel 10.96 (-0.3) e manda un chiaro segnale alle avversarie. Per l’oro c’è anche lei.

Ufficio Stampa FIDAL.
Federazione Italiana di Atletica Leggera

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