Cronaca — 06 ottobre 2008

C’ero rimasto male dopo la Turin Half Marathon di domenica scorsa. Mi rammaricavo con me stesso per avere accettato di fare la lepre per la prima donna a 3’25’, e per avere evitato la sfida con i miei rivali consueti che, alla fine, avevano corso intorno all’1h10′. Avevo accettato il divertimento, sottraendomi al mio dovere di agonista sentendomi un Pinocchio fuorviato dal Gatto e dalla Volpe. Oggi niente compromessi, voglio vedere se valgo ancora una maratonina da 1h10′.
Il riscaldamento troppo breve e un po’ di paura per la distanza mi fanno desiderare una partenza non troppo veloce.
Sono venuto a Novi Ligure con Diego e Said, compagni di squadra e di allenamento, e subito dopo la partenza siamo proprio noi tre a guidare la gara. Dietro, il gruppo tende già a staccarsi.
‘Parto a 3’25’, poi scenderò a 3’20’, e poi si vedrà‘. Così minacciava prima della partenza Armando Sanna, giovane atleta della Cover, ed è lui che temo. Diego e Said cominciano già ad avere una respirazione più pesante, e non dovrebbero impensierirmi sulla lunga distanza.
Procediamo noi tre appaiati, disposti a ventaglio, con il gruppo che ci segue a distanza, ma non so quanto lontano. Non voglio voltarmi, questo è il ritmo da crociera e per il momento mi sembra quello ideale.
I primi 5 km vanno via in 16’22’, forse veritieri anche se i parziali non sono sembrati molto precisi.
Una curva ad angolo retto e mi ritrovo davanti io: siamo al sesto km e Diego e Said sono sul punto di cedere. Per il momento non avrei interesse a staccarli, ma vorrei creare il divario maggiore possibile con Sanna prima che avvii la sua progressione, e così decido di non indugiare e di insistere. Per qualche centinaio di metri ancora, forse fino al settimo km procediamo in fila indiana, poi resto solo.
Il ritmo mi sembra buono (32’50’ al km 10), chissà se lo reggerò fino alla fine. Siamo in campagna, e corriamo in pianura. Le pendenze sono irrilevanti ed è facile mantenere un’andatura costante. Dietro di me non sento più nessuno e comincio a fantasticare. Non riesco a ricordarmi di alcuna maratonina vinta da me in Piemonte, e le mie gare più belle le ho corse senza Angela a vedermi. Vincere oggi con lei presente sarebbe bello!
Hai 100 metri su Sanna, e poi, staccati, i tuoi compagni’. Come un fulmine a ciel sereno, il commento improvviso del ciclista che mi segue mi riporta alla realtà. Siamo al km 12 e non mi aspettavo che Sanna avesse già ripreso e staccato Diego e Said.
La prima reazione è la delusione per la vittoria sfumata, ma il latte non è ancora versato, vorrei provare a giocare le mie carte. Controllo il tachimetro, decido che non sto correndo piano e che la tattica migliore è quello di insistere. ‘Non vorrei stancarmi troppo’ aveva aggiunto Sanna prima della partenza, e allora non gli faciliterò la vita. Se rallento la sua rimonta mantenendomi il più lontano possibile da lui, forse alla fine desisterà. … Magari desistesse!
Ma chi è questo? Sanna è dietro?’ Un altro ciclista chiede informazioni su di me. Non mi conoscono, e forse non mi conosce neanche Sanna e mi ha sottovalutato pensando ad una facile rimonta.
Hai un minuto di vantaggio’ mi dice il primo ciclista. Adesso c’è qualche pendenza in più, ma sono veramente lievi per alterazioni di ritmo significative. ‘Hai 24 secondi su Sanna’. Deciditi! O dietro c’è un mostro che facendo fartlek recupera oltre mezzo minuto in un chilometro o stai dando i numeri!
Siamo al 14 km, e come prima decido di non dare troppo peso alle sue segnalazioni e di preoccuparmi solo di continuare così. I chilometri sono tutti abbondantemente sotto i 3’20’, se dovesse raggiungermi vedremo il da farsi.
Tranquillo …’. Il ciclista ogni tanto aggiunge un commento. Vuol dire che posso rilassarmi? ‘… non stai perdendo’. Se voleva sembrare ottimista non c’è riuscito!
Coraggio, adesso arriva il diciottesimo chilometro!’ Comincio a pensare che il ciclista mi stia prendendo in giro, o forse il suo è solo un modo di essere positivo ed incoraggiante: abbiamo oltrepassato il cartello del km 17 sì e no da 10 metri, e vuoi farmi credere che sta arrivando già il km 18?!!
Siamo rientrati a Novi Ligure, non ci sono più lunghi rettilinei e ormai sento il profumo della vittoria. Per la prima volta approfitto di una curva ad angolo retto e voltandomi non vedo nessuno, ma la visibilità non va oltre i 100 metri dell’ultima curva. Mi sta bene così, ormai non mi raggiunge più. Non sento il bisogno di rallentare, anzi, insisterò fino alla fine.
Lo stadio è ormai vicino, ecco il cancello che lo speaker pomposamente ha definito Porta Maratona. Lo oltrepasso e … è il regno del silenzio assoluto. L’auto staffetta si è fermata fuori dallo stadio così come il ciclista. All’interno non c’è nessuno, né a bordo pista, né in campo. Sugli spalti non c’è anima viva, e per un momento non vedo neanche i due o tre giudici nascosti dal pallone gonfiabile all’arrivo. Silenzio. E’ uno stadio colmo di silenzio.
Non mi aspettavo lo stadio di Atene che accoglie Stefano Baldini, ma questo silenzio mi lascia esterefatto. Ma ascoltando meglio, sento qualcosa …
Urlano le ansie degli ultimi mesi cacciate via da una bella gara (32’27’ i secondi dieci chilometri). Urla la gioia dentro di me per essere tornato a correre una maratonina sotto 1h’10’. Urla la soddisfazione per la vittoria, la prima dopo il compimento dei 40 anni, e con Angela presente ad esultare (in silenzio!) mentre aiuta i giudici a prendere gli arrivi.
Uno sguardo al cronometro alla fine del rettilineo opposto all’arrivo, qualche metro ancora di indecisione, e l’incitamento crescente del silenzio mi spinge a cercare lo sprint finale. ‘Perché hai fatto la volata? E’ il tuo personale?’ No, non è il mio personale, ma io non corro mai solo, ho fatto la volata con ‘Mario Prandi edizione 2007′. Lui aveva vinto in 1h08’46’, a me che tempo avete dato?

Autore: Salvatore Calderone

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