Cronaca — 28 maggio 2011

  Eccolo,da lontano,prende forma LUI,il grattacielo di Cesenatico. La stanchezza fisica ormai è solo un vago ricordo,le sofferenze patite durante la notte sono svanite velocemente come i fulmini prima dei roboanti tuoni durante quei bei temporali di primavera che rinfrescano l’aria. Con tenacia e forza di volontà ferrea andiamo avanti. All’orizzonte quel mostro di cemento sembra aspettare gli atleti con le fauci aperte La scritta arrivo. Ormai è solo gioia,felicità e allegria. La strada fatta non  la ricordiamo più,solo quattrocento metri del lungomare Carducci ci dividono dalla gloria. La gente applaude,due ali di folla impazzite accompagnano il nostro incedere,il bandierone dell’Inter sventola alto sulle nostre teste, salutiamo tutti,piangiamo di commozione,abbracciamo idealmente il mondo intero,vorremmo che in questo momento,come per incanto,si fermasse il tempo,ci piacerebbe scolpire nella roccia,se si potesse,questa nostra felicità e lasciarla ad imperitura memoria. Questa è felicità allo stato puro. I metri passano anche abbastanza velocemente,vogliamo godere di questi attimi come un assetato quando trova una fontanina lungo il suo percorso e sa che non ce ne saranno più. Vediamo Ivan,Monica,Andrea,credo Enrico che sono felici come noi. Il traguardo,Mario che ci viene incontro,ci siamo,pochi metri e poi l’urlo liberatorio:’Paolo ce l’abbiamo fatta’!…


A casa mia, da ragazzo, ci sono state delle imprese sportive che, nel mio immaginario, hanno avuto da sempre un sapore di storia con un alone di leggenda che le avvolgeva: l’Italia Campione del Mondo nel 1982 con le bandiere appese ai balconi e l’allegria della gente italica che si riversava nelle strade;l’Olimpiade di mio fratello Enzo ad Atlanta nel 1996 con la sua presenza alla cerimonia inaugurale col mondo intero che lo guardava e con la commozione nostra che avevamo lì un pezzo di cuore; poi ce n’era una,la Nove Colli che il mio papà aveva corso in bici con la fatica dei ciclisti che ancora traspariva dai suoi racconti e con l’emozione ancora tangibile che scaturiva dalle sue parole. Queste le cime che il mio bravo genitore snocciolava a memoria:Il Polenta,Pieve di Rivoschio,il Ciola,il Tiffi,il Perticara,il Putignano,il passo delle Siepi,il Garolo. Lo so,ne manca una ed è quella che anche Lui metteva in fondo: il MITICO BARBOTTO, col suo ultimo tratto al 18% di pendenza,dove alcuni ciclisti venivano su mestamente a piedi sopraffatti da quel muro che per alcuni di loro era invalicabile in sella ad una bici. Un bel giorno dell’anno scorso chiamo mio padre e gli dico:’Correrò la Nove Colli a piedi ‘.Pronta la risposta:’Guagliò,tu sì pazz !!!’ Si,forse un pò lo sono…Dopo la delusione della Cento chilometri di Seregno,primo obiettivo stagionale,non era facile rimettere insieme i cocci di un sogno andato in frantumi,resettare la mente e ripartire per questa avventura. Io l’ho fatto e sono orgoglioso di me stesso. La delusione post gara lombarda era tanta ma la voglia di guardare avanti e di costruire un’impresa sulle ceneri della sconfitta prese il sopravvento e così con sudore,allenamenti e abnegazione ho costruito,nel tempo,quella che è stata una gara che ho riassunto in un ossimoro: DI DEVASTANTE E ALLUCINANTE BELLEZZA. Si proprio così,una competizione dura,durissima che mette alla prova il fisico e la mente,dove muori e rinasci tante volte,dove cadi e ti rialzi,dove il sole insegue la luna,dove il giorno fa lo stesso gioco con la notte,dove un attimo prima tutto è bianco e dopo può essere tutto nero,dove farsi prendere da pensieri negativi che poi ti stritolano,amplificati dalla stanchezza può essere letale,dove nel tagliare il traguardo sai di scrivere il tuo nome nella storia dell’ultramaratona e sei al settimo cielo. Il tutto però dentro uno scenario di assoluta bellezza fatto di vallate dove regna un silenzio che allieta i sensi,di colori che durante il giorno infondono serenità e che durante la notte provocano brividi,di odori che soddisfano l’olfatto e di sapori che sollazzano il palato. Di questo bel film noi atleti,con i nostri accompagnatori siamo gli attori principali, i volontari e le società sportive,che con la loro opera ci aiutano lungo il percorso non lesinando mai parole d’incoraggiamento,fungono da aiuto registi e con quella grande persona di Mario Castagnoli che è il regista di tutto,il burattinaio,quello che regge i fili e muove tutto,:’GRAZIE MARIO NON MOLLARE’. Regalaci anche l’anno prossimo questa perla,lo so che è difficile e le spese sono tante ma vedrai che con l’aiuto di tutti riuscirai,riusciremo se vuoi, ancora nell’impresa. La Nove Colli running con i suoi 202,4km ed i 3220 m di dislivello positivo,insieme alla Spartathlon 246km e alla Badwater ultramarathon (attraversamento della Valle della morte negli Stati Uniti) di 217km e 3962m di dislivello positivo è una delle tre corse in linea più dure al mondo e sarebbe un peccato mortale perderla. Come si prepara un avvenimento così? Una domanda da un milione di euro. Ognuno di noi ha il suo modo di farlo e non è detto che sia migliore di quello di un altro. Per quello che mi riguarda tranne un giorno settimanale che ho sempre di riposo non ho saltato un allenamento da novembre dell’anno scorso; ci sono stati momenti belli e momenti brutti,uno in particolare (bruttissimo) ad aprile condizionerà in positivo però la prestazione. Io sono uno che cura molto i particolari quindi ho scaricato gli scritti di altri amici che avevano già calcato le stesse strade,ho visto filmati (anche quelli relativi alla corsa di bici),ho sentito un pò di pareri in giro e sono giunto alla conclusione che per portare alla fine bene questa gara avevo bisogno di una macchina d’appoggio con una persona che capisse le dinamiche della corsa,senza essere invadente,insomma un martire che si dedicasse alla causa. Una settimana prima della partenza per Cesenatico mi chiama Andrea,amico di tante corse, domandandomi:’Hai qualcuno che ti segue lungo il percorso? Ti offendi se ti chiedo di farlo io in macchina? Insieme a quella di Marco per Seregno, mai richiesta è stata più ben accetta. Ci vediamo qualche giorno prima della partenza per programmare il tutto,a casa sua sembriamo due generali che stanno preparando lo sbarco per la conquista di quel lembo di terra tra Romagna e Marche:cartine stampate,ingrandimenti dell’altimetria,strade da percorrere,indumenti per i cambi,le bibite,l’acqua,il frigorifero,le modalità d’intervento,i ristori,le parole da dire e non dire in caso di difficoltà (abolizione della parola ritiro). Una cosa importantissima è la decisione del cambio d’alimentazione durante la gara rispetto alla Spartathlon,decidiamo di mangiare fin da subito cibi solidi e di portare con me sempre una bottiglietta d’acqua. Rispetto alla corsa ellenica un cambiamento radicale, lì la nutrizione fu tutta a base di gel e liquidi e la bottiglia d’acqua la presi dopo ottanta chilometri.Due ore di riunione a casa di Andrea.Tutto programmato nei minimi dettagli,non potevamo sbagliare e così è stato. Come dico sempre,solo una rottura fisica ed il relativo stop del medico ci poteva fermare,fortunatamente ciò non è avvenuto anche se avevo un leggero timore perché avevo sofferto per un infortunio al bicipite ed al tricipite femorale destro fino a qualche ora prima dello start. Tutto pronto quindi,non ci resta che partire carichi di belle speranze alla volta di Cesenatico dove all’hotel Anthos ci aspettano altri atleti e Mario,l’organizzatore, che poi consegnerà i pettorali. Il pomeriggio trascorre tranquillo,l’atmosfera è di quelle giuste,si ride e si scherza cercando di .non pensare all’imminente gara .Faccio la conoscenza di altri pazzi ma più pazzi di me che pure sono uno da legare,quindi provate solo ad immaginare l’ambientino,noto con piacere che ci sono tante persone che son venute dall’estero segno questo dell’importanza e dell’ottimo livello raggiunto dalla manifestazione,tanti italiani,molti dei quali già compagni di tante battaglie sulle strade di tutt’Europa. In tarda serata il meritato riposo e poi un attimo dopo, come se qualcuno si fosse divertito a spostare in avanti manualmente le lancette dell’orologio volendo godere delle nostre sofferenze, è già l’alba con quell’odore del mare che a me uomo del sud da una carica inesauribile ed una calma inenarrabile. Nel frattempo arriva l’altro generale,Andrea, che sarà con noi e ci seguirà per tutta la campagna della Nove Colli,si mettono a posto le ultimissime cose e si parte alla volta del centro di Cesenatico,verso il porto canale che ospita un presepe di barche d’epoca che è veramente una visione magnifica e molto particolare. La banchina pullula di persone,di atleti,di giornalisti e di fotografi;il sole è già bello alto ed il caldo già fa presagire a un pomeriggio torrido. Verso le undici inizia il discorso del Castagnoli a tutti noi. Ci ragguaglia su alcune cose che potrebbero accadere,ci mette al corrente della pericolosità in alcuni tratti di strada vista la concomitanza della corsa di bici del giorno dopo ed infine ci da anche dei buoni consigli per superare dei momenti di crisi. In alcuni tratti della parlata,Mario,s’emoziona e a dir a verità per induzione trasmette anche a noi questa sensazione,questo brivido freddo e glaciale. Sa che potrebbe essere l’ultima edizione di questa magnifica kermesse e come un papà che vede il figlio allontanarsi per sempre cerca in tutti i modi di tenerlo a se aggrappandosi alle sue vesti che inesorabilmente si sfilacciano ma fino a quando non ci sarà lo strappo lui non mollerà e noi non molleremo. FORZA MARIO. Verso le undici e quaranta siamo tutti fuori,ci sono le foto di gruppo da fare,l’appello e poi la benedizione del parroco. Troviamo un bagno per bagnarci il cappellino in modo  che la nostra testa rimanga sempre fresca,facciamo quattro chiacchiere con i fratelli Aiudi che hanno la loro mission nel portare al traguardo la loro amica Paola,ridiamo e scherziamo come mio solito. In cuor mio anche io ho un compito d’assolvere ed è quello di portare al traguardo un amico,un amico che non c’è più fisicamente ma che è vivo nei ricordi di tutti noi,quel Paolo Zucca che al traguardo della sua prima maratona,nella sua città Milano,ha deciso di andarsene. ‘Paolo hai portato a compimento la tua prima maratona e con me porterai alla fine anche la tua prima ultra,te lo prometto’,questo mi dicevo e mi ripromettevo negli ultimi due mesi, quando mi allenavo stoicamente ed avevo la sensazione che fossimo in due. Eccovi spiegato il motivo per il quale ho parlato e parlerò sempre al plurale e mai in prima persona. 10,9,8,7,6,5,4,3,2,1…è mezzogiorno. VIAAAAAAAA,si parte. I primi ventuno chilometri sono ad andatura controllata,forse il tratto più brutto. Siamo tutti in gruppo perché da regolamento bisogna arrivare a Settecrociari tutt’insieme e poi alle 14 parte la gara in solitaria. Questo pezzo di strada fa in modo che ci si diverta,ci si riscaldi o surriscaldi vista la temperatura non proprio fresca. Il buon umore non manca,giunti in località Borella qualcuno esclama :’Ecco,potava mai mancare Santo ? (Grande persona dei Runners Bergamo)’. Nel gruppo la parte dell’istrione la fa quel Luca Zava anche lui finisher di questa e di altre manifestazione analoghe. Con la sua verve,il suo modo di fare tiene alto il morale. Corre in costume il grande Luca e sarà un validissimo aiuto per tutti noi lungo l’intero arco dei 202,4km. Insieme ai suoi amici,in macchina seguono la corsa,li vedi sbucare all’improvviso,sempre il sorriso stampato sulle loro facce,sempre una parola d’incoraggiamento per tutti,quando vedevamo la Zava’s car  o i Luca’s friends era per noi un momento felice perché sapevamo che potevamo contare su di loro,anche solo per un attimo anche solo per un sorriso o magari anche per una birra. C’è anche Ivan Cudin in gruppo con noi,non può scappare l’ingegnere friulano,almeno fino alle 14. Parliamo un pò e sentiamo che può fare una gran gara. Molte fontanine lungo il percorso aiutano a rifocillarci,i ristori buoni,pieni di frutta e bevande, sono ben accetti da tutti noi. L’unica nota stonata è un pò di traffico e qualche incrocio pericoloso ma sarà niente se poi lo inseriamo nel paesaggio dentro il quale andremo a correre. Una goccia di petrolio in un mare azzurrissimo ed incontaminato pieno di pesci multicolori,insomma sarebbe meglio se non si fosse,però va bene lo stesso. Verso le 13.50 arriviamo al primo ristoro grande,da dove poi ognuno alle 14 partirà per la sua avventura. Chiediamo ad Andrea il primo cambio di calzini ed un pò d’integratori,detto fatto,con una rapidità degna di superflash m’appare il grande Enrico Vedilei con quello che avevo chiesto. Mangiamo un pò di pasta con grana e questa volta si parte sul serio.  Si attacca subito il primo colle,è tutto ok e come da copione siamo molto lenti,quasi camminiamo. Siamo molto tranquilli perché basiamo la nostra forza su due cose: questa corsa l’hanno già fatta altri e possiamo farla anche noi e poi che il tempo non si ferma e la domenica pomeriggio arriverà portandoci  in dono il momento in cui attraverseremo il traguardo.Il caldo è ormai opprimente e la presenza di Andrea è già molto importante. Verso 15 scolliniamo dal Polenta intorno alla trentesima posizione. Dopo un pò raggiungiamo Stefano ed Antonio,si proprio Antonio Mammoli,colui che insieme a pochi altri ha scritto la storia della Nove Colli partecipando a tutte l’edizioni talvolta vedendolo anche vincitore. Antonio,persona di cuore e di una bontà fuori dal comune,sta accompagnando il suo amico al traguardo,entrambi sono seguiti da una macchina d’appoggio e da Alessandro Papi,anche lui un grandissimo delle lunghissime distanze. Come due poli che s’attraggono ci uniamo e decidiamo di fare un pò di strada insieme,sarà così per una quarantina di chilometri. Quando ormai sono le cinque del pomeriggio,inizia la salita del secondo colle e siamo giunti al quarantasettesimo chilometro e mezzo. Il nostro incedere è prudente,ci fermiamo alle fontanine disseminate lungo il tragitto abbeverandoci di quel liquido trasparente e meraviglioso che è l’acqua. Purtroppo Stefano inizia ad avere i primi crampi,soffre il toscano ma stringe i denti,decidiamo di farlo stare un pò da solo in modo che la nostra presenza non lo opprima,lo facciamo andare avanti,si riprende. Talvolta compare Alessandro col quale si scambiano quattro chiacchiere sul Brasile ed intanto il tempo ed i chilometri trascorrono. Il mio amico Andrea col suo lavoro di supporto man mano che passano le ore diventa sempre più importante,ci fa da ristoro volante,prende le telefonate degli amici che vogliono sapere,ci indica il percorso che da li a poco andremo ad intraprendere,alla fine sarà FONDAMENTALE per la riuscita della gara. L’orologio ormai ci dice che sono quasi le 18,la vetta del secondo colle s’avvicina,è tutto ok ed il sole ormai in fase calante ci regala delle ombre,dei colori e dei giochi di luce degni dei migliori quadri. Stiamo per superare il cancello di Pieve di Rivoschio,lo faremo poi in 6h 34′ .Attacchiamo il terzo colle,il Ciola. Lungo il percorso si vedono ogni tanto con il loro camper Andrea e Monica,due grandissimi amici prima e fantastici atleti. C’incoraggiano,si fermano offrendoci delle fragole e ci prendono pure in giro. Tutto bello,forse anche troppo. Dopo una settantina di chilometri sul Ciola,stiamo ancora bene,l’aria incomincia ad essere più fresca. Vedo però che rispetto ad Antonio e Stefano,noi perdiamo in salita per le mie leve corte così dopo un pò ci separiamo,ma ciò non significherà perdersi,anzi,resteremo sempre in contatto grazie ai nostri amici che ci seguono. Siamo giunti al settantasettesimo chilometro la discesa del terzo colle è finita la temperatura è scesa intorno ai 18 gradi. Non abbiamo freddo però cambiamo maglietta mettendone una fosforescente,ci armiamo di fasce catarifrangenti,di luce e prendiamo il telefono. Ci chiamano gli amici cari,ci aiutano a far trascorrere i chilometri;saranno loro la nostra stella cometa lungo la notte,il nostro faro sul molo che non ci farà infrangere sugli scogli nella navigazione notturna dentro una tempesta di sensazioni,in un turbinio di emozioni. La  notte ha ormai vestito di blu le vallate,del giorno,ormai,ci restano solo le eco di un caldo asfissiante. Con tutta calma iniziamo la salita del quarto colle,il Barbotto,col suo ultimo tratto al 18% di pendenza. Mi viene in mente una battuta che mio padre faceva sempre: ‘ Il Barbotto? Si al Barbotto faccio la barba e vado via…’ Ore 22.10,sorridenti,sereni e tranquilli,anticipati da suoni di campanacci,applausi e grandi incitamenti arriviamo in cima intorno alla ventiseiesima posizione. Ci presentiamo a quello che è un fantastico ristoro,dove c’è di tutto e dove veramente puoi fermarti per rifocillarti e fare il pieno di energie. Sono li proprio tutti gli amici: Monica,Ilaria,Andrea,Enrico e tantissimi altri,l’allegria regna sovrana,sembra una festa di paese ma,in questo punto del percorso per noi gioioso perché ancora freschi e pieni di vita, ci saranno tanti atleti che scriveranno la parola fine alla loro competizione,vuoi perché già deciso in precedenza e vuoi perché sopraffatti dalla fatica e dalla stanchezza. Noi ci permettiamo il lusso di farci dei massaggi con gli addetti che ci dicono che abbiamo le gambe senza indurimenti e belle sciolte. Mangiamo un piatto di pasta e poi ci rimettiamo in marcia non prima però d’aver indossato una maglietta a maniche lunghe. La notte è ancora lunga e tantissime sorprese avrà ancora in serbo per noi. Iniziamo la discesa,l’aria sempre più frizzante porta con se i sapori dell’oscurità,le tenebre ci avvolgono in un abbraccio,ci stritolano fino a farci mancare il respiro. Viviamo nell’irrealtà,in un mondo non mondo,in un’altra dimensione,sembriamo tante entità vaganti che cercano un qualcosa,un qualcuno che le aiuti a passare dall’altra parte,dalla notte al giorno,dall’incubo al sogno. Siamo delle anime che cercano il proprio Caronte che, con la sua barca,nel nostro immaginario,ci aiuterà ad oltrepassare il fiume Acheronte. A dir la verità noi il nostro Caronte ce l’abbiamo ed è Andrea che così come noi sta trascorrendo la notte senza dormire,anzi fa ancora di più perché anticipandoci sul percorso ci mette in guardia dalle sue insidie. PREZIOSISSIMO. Quando ormai il sabato sta per morire arriviamo a Ponte Uso,centouno chilometri corsi e siamo intorno alla ventiquattresima posizione. Attacchiamo il quinto colle,anche lui non male con un tratto di pendenza al 16%. Ora sentiamo la stanchezza dovuta alla mancanza di riposo nei giorni precedenti. Con il giorno nuovo sorto ormai da un’ora e mezza che ci accompagnerà a Cesenatico fino al traguardo,ne siamo sicuri, anche il monte Tiffi è conquistato, più della metà dei colli è stata ‘asfaltata’. La temperatura è intorno ai dodici gradi,iniziamo ad avere i brividi,abbiamo freddo e strani pensieri potrebbero far capolino ma siamo duri,non ci facciamo intimorire,chiamiamo a noi il fido Andrea e ci facciamo dare un pile smanicato,i guanti,uno scalda collo ed il cappello…altro che mese di maggio sembra d’essere alla maratona del Brembo che avevo corso a gennaio. Di ciò ce ne freghiamo,quest’abbigliamento ci servirà per andare avanti,lo indossiamo incuranti di tutto e di tutti,d’altronde l’avevamo previsto e va bene così. A questo punto della corsa però c’è una delle ascese più lunghe,sesto colle,il Perticara. Con i suoi nove chilometri di salita è un mostro,so che impiegheremo un paio d’ore per scalarlo ed è qui che la stanchezza diventerà prima sofferenza e poi atrocità. Momenti difficilissimi accompagneranno la nostra salita,i passi sono cortissimi,spostiamo il baricentro molto avanti quasi a toccare l’asfalto col viso cercando di andare avanti aiutandoci col peso del corpo, i riflessi sono molto annebbiati ormai solo un barlume di lucidità ci resta ma è quello che ci farà arrivare su. Lungo la strada vediamo Andrea da lontano,è fermo sul ciglio della strada, ci sembra di avere le allucinazioni perché scorgiamo una persona in macchina.’Ma non era da solo Andrea ? Cavolo se vediamo un’altra testa allora non siamo tanto lucidi come crediamo’. Lo raggiungiamo e con piacere vediamo che non siamo del tutto cotti,c’è realmente un altro atleta col nostro amico. Un ragazzo ormai spossato dalla stanchezza che si era messo al caldo perché vinto dalla corsa e chiedeva di essere portato su al ristoro per ritirarsi. Andrea ci chiede se può lasciarci da soli per una ventina di minuti in modo da soccorrere il nostro sventurato compagno di gara. Noi feriti ma non morti,dispersi nell’oceano in tempesta aggrappati ad un pezzo di legno, consapevoli che ci fosse una persona che aveva più bisogno di noi, gli diciamo di andare tranquillo. Il nostro grande amico parte,lo vediamo andar via,si allontana sempre di più e lo perdiamo inghiottito dalla notte. Ora siamo soli,senza assistenza,ci chiediamo se abbiamo fatto bene a privarci della sua presenza,la risposta un attimo dopo è stata :’SI’. C’era una persona d’aiutare ,aveva bisogno ed era stato giusto così,d’altronde noi eravamo comunque in due. Continuiamo la nostra ascesa,la nostra lenta ascesa pensiamo alle tante cose accadute durante gli allenamenti,tanti particolari vengono a galla nel mare della nostra mente come i resti di un’imbarcazione naufragata portati a riva dalla risacca,tanti frammenti di ricordi,schegge di vetri in frantumi invadono la nostra testa,tante cose fantastiche che si trasformano in terrificanti ;tutto ciò è come una cascata di acqua fredda che ci bagna e ci rigenera,abbiamo bisogno di cibarci di questo per andare avanti e per non mollare. Questa è la vita e lo sport non è altro che la sua trasposizione,può piacere oppure no. Alle 03.37 arriviamo in cima,abbiamo perso tantissime posizioni,siamo quarantaseiesimi. Decidiamo di fare una sosta un pò più lunga dato che c’è un altro grande ristoro. Ci facciamo fare dei massaggi,adesso i muscoli sono un pò più duri ma niente di cui preoccuparsi,fisicamente siamo preparati non temiamo niente e nessuno. Mentre siamo sul lettino che ci facciamo manipolare entra la Valentina,la compagna di un nostro amico col quale dividemmo una lunghissima notte avvolti da  una tempesta d’acqua alla Spartathlon l’anno scorso. Le chiediamo di Paolo,della sua gara e delle sue condizioni,mentre sta per rispondere arriva lui,stò toscanaccio che non s’allena quasi mai per i suoi impegni di lavoro ma che ha un cuore enorme e finisce sempre le gare. Scambiamo qualche battuta ironica e poi gli lasciamo il lettino per i suoi muscoli. Andiamo fuori,chiediamo cortesemente un piatto di pasta ed intanto mangiamo un panino bevendo anche della coca cola. Arriva anche la simpaticissima Ilaria che segue in macchina alcuni amici ed anche con lei si chiacchiera un pò. Vediamo a questo punto una bella panchina che sembra chiamarci,come una bella donna ci ammalia e noi cediamo. Abbiamo ancora un pò di tempo e così diciamo ad Andrea che ci addormentiamo un quarto d’ora. Passato questo brevissimo lasso di tempo urliamo ai giudici che ripartiamo. Abbiamo freddo perché non ci siamo coperti quando dormivamo,ci facciamo dare il k-way in modo da non disperdere


il preziosissimo calore corporeo. Sembra che la lunga sosta ci abbia giovato. Siamo più freschi,la corsa è più sciolta e sembriamo rigodere del nostro cammino. Una scia di lucciole ci tiene compagnia facendo da contraltare alle stelle che brillano nel cielo, è tutto un’accendersi e spegnersi,è meraviglioso. Lungo la notte tanti atleti ci hanno passato ma noi abbiamo sempre guardato avanti senza mai avvilirci anzi abbiamo avuto la forza anche di incoraggiare chi fosse più in difficoltà di noi,come quando abbiamo incontrato Marco,che ci ripeteva:’Mi ritiro,adesso mi ritiro’,son bastate alcune parole,qualche urlo affinchè l’amico veneto si riprendesse alla grande per poi ripassarci più avanti ed essere ripreso a qualche chilometro dall’arrivo. Intanto ore e chilometri si susseguono come i passi di un battaglione che marcia,inesorabili, anche il buio sta per lasciare il passo alle prime luci dell’alba e nell’aria si sente  solo il rumore dei nostri passi e l’ansimare dei nostri respiri. Chiamiamo la nostra solerte ammiraglia per rifocillarci un tantino ed iniziamo a svestirci un pò degli indumenti pesanti che indossiamo. Ancora un poco su e giù per i colli e s’avvicina Andrea che ci dice che Ivan ha vinto la gara in 18h e mezza circa,una sola parola ci rimbalza nella testa.’ MOSTRUOSO’. Ormai è l’alba siamo al km 137,ci ricambiamo gli ‘abiti’ da corsa per essere pronti al caldo della giornata. Lungo il tragitto tante cose rapiscono la nostra attenzione: casolari,piante,animali ma, la vista della Rocca di San Leo è uno spettacolo da togliere il fiato per la posizione,per la bellezza e perché sappiamo che è intrisa di storia. Si narra che il mago Cagliostro, riuscito ad evadere da tutte le prigioni che l’avevano visto detenuto in precedenza, fosse  morto lì non riuscendo nell’impresa di fuggire anche da queste mura. Verso le otto siamo in pieno recupero ed intorno al km148 transitiamo in ventisettesima posizione,adesso è l’ora d’attaccare l’ottavo e penultimo colle. La luce ormai ha sopraffatto il buio,anche la temperatura pian piano inizia ad alzarsi. Verso le 09.25 abbiamo superato il passo delle Siepi e siamo al km 158,un pò stanchi procediamo,sempre,però, molto fiduciosi perché ormai abbiamo da correre circa una maratona e c’è tantissimo margine ancora;nello stesso tempo sempre consapevoli del fatto che in gare del genere l’imprevisto lo puoi trovare un attimo dopo. Gestiamo l’energie in vista dell’ultimo colle,così anche in discesa cerchiamo d’essere più controllati nel nostro incedere. Già da qualche ora s’incontrano dei ciclisti per strada,ci facciamo coraggio gli uni con gli altri,è molto bello questo modo d’incitarsi,questo scambio d’emozioni,roba d’altri tempi,un sapore di eroico. Manca un’ora a mezzogiorno ed iniziamo l’ascesa al Garolo,nono ed ultimo colle che per regalo ci dona una salita di cinque chilometri con un ultimo strappo al 17% di pendenza la quale, dopo circa164 km nelle gambe e 23 ore di corsa, non può propriamente dirsi una passeggiata. Molti spettatori sono seduti all’ombra ai bordi della strada, aspettano i ciclisti,un pò d’invidia c’assale ma, alla nostra vista si congratulano,c’incitano e ci chiedono come facciamo a correre da così tanto tempo; nascono dei simpatici siparietti che ci permettono d’alleviare le nostre fatiche. Ormai delle campane si odono i rintocchi,è mezzogiorno e siamo in cima all’ultima asperità. Con tranquillità assoluta ci sediamo,mangiamo e riposiamo un attimo. Accanto a noi sdraiato su una sedia c’è un altro atleta che posa le sue membra su una sedia,i volontari ci dicono che è lì da un pò di tempo e dorme alla grande. Andrea è lì con noi e non ci fa mancare mai il suo incoraggiamento,continua col suo incessante lavoro a fare in modo che la nostra corsa abbia un esito positivo,i sincronismi tra di noi sono perfetti,basta un cenno da lontano e lui capisce che abbiamo bisogno d’acqua,un’occhiata in un certo modo ed è coca cola,un’andatura particolare ed è a correre con noi per diverse centinaia di metri con lo spruzzino in mano a bagnarci testa e corpo ( simpatica questa trovata,l’abbiamo mutuata da un filmato sulla Badwater ultramarathon,quando si dice la cura dei particolari…). Durante la notte parcheggiava la macchina e faceva un pò di strada con noi,c’indicava le caratteristiche del percorso con le sue discese non discese,infatti come m’aveva detto Marco,a guardare l’altimetria sembrava quella bella maratona che da Barchi si porta fino a Fano,dove ci sono discese sulla carta che poi nella realtà vai a vedere sono una serie continua di saliscendi che ti distruggono. Nel venir giù dal Garolo è ormai anche gara per i ciclisti,la pericolosità aumenta in maniera esponenziale per noi,per loro e per Andrea in macchina. Attimi di vero panico si verificano lunghe le stradine piene di curve,brividi lungo la schiena di tutti in alcuni tratti di discesa ed è così che arriviamo al km 186 e l’orologio ci avverte che sono le ore 14. Siamo circa verso Savignano e come novelli Cesare attraversiamo il Rubicone,la sola differenza e che noi muoveremo in direzione riviera romagnola e lui in direzione Roma. Da lontano,prende forma LUI,il grattacielo di Cesenatico. La stanchezza fisica ormai è solo un vago ricordo,le sofferenze patite durante la notte sono svanite velocemente come i fulmini prima dei roboanti tuoni durante quei bei temporali di primavera che rinfrescano l’aria.Con tenacia e forza di volontà ferrea andiamo avanti. All’orizzonte quel mostro di cemento sembra aspettare gli atleti con le fauci aperte,non è così per noi. Vediamo in lui una tenero papà che non vede l’ora d’accogliere il proprio figlio a braccia aperte,di accarezzarlo e di coccolarlo una volta che è tornato a casa con la canottiera ancora sudata dopo averlo visto orgoglioso correre per la prima volta sulla pista del piccolo paese. Un cartello stradale indica Gatteo mare, nella nostra mente pensiamo:’E’ fatta ‘ Le strade sono deserte non ci sono persone,solo noi,i ciclisti ed i volontari,ormai ci siamo ce lo sentiamo. Un cenno ad Andrea,tiriamo fuori la bandiera dell’Inter e la canottiera della società per l’arrivo e la mettiamo da parte,beviamo uno degli ultimi sorsi d’acqua e mentre facciamo tutto ciò ci mette a conoscenza delle telefonate che arrivano da parte dei familiari,dell’allenatore e degli amici. Lui sta rassicurando tutti,ora anche a casa sono abbastanza tranquilli. I chilometri al termine sono ormai dodici,raggiungiamo Luciano,cammina,lo sproniamo un pò. Non abbiamo voglia di camminare ma solo di correre,di sprigionare allegria e felicità anche se galleggiamo sulle vesciche dovute ad un cattivo appoggio del piede figlio di un infortunio assorbitosi poche ore prima della partenza ma che inconsciamente ci faceva correre in una posizione non corretta. Ci ricordiamo,nonostante ciò, che gli ultimi chilometri potrebbero essere chiusi alle macchine allora ci riavviciniamo alla nostra macchina,prendiamo la bandiera,svestiamo la maglia mettendo la canotta societaria ed iniziamo a volare. Qui Andrea ci racconta un aneddoto,mio fratello lo ha chiamato per chiedergli come stava andando la corsa,alla sua risposta che conteneva tra l’altro la storia che avevo già sistemato la bandiera dell’Inter,lui ha esclamato :’A questo punto mio fratello è ok,se è così, non ci sono dubbi,arriva sicuramente! ‘ Ripartiamo,la nostra auto ci precede e ci indica la strada anche perché nonostante sia magnificamente tracciata e segnalata ci sono tante rotonde che potrebbero indurre all’errore dopo tanti chilometri e tante ore di gara. Tutti gli atleti che incontriamo e superiamo camminano forse per stanchezza,forse comunque perché convinti d’aver portato a compimento un’impresa. Ripassiamo il grande Marco che voleva ritirarsi durante la notte,grande forza la sua; ritroviamo Stefano con ancora i suoi crampi che gli fanno compagnia,grande caparbietà…a questo punto però la domanda sorge spontanea:’ Ma il Mammoli dov’è ?’ Il buon Antonio era qualche chilometro più avanti,credo che lo possa scrivere non me ne vorrà male,aveva lasciato un pò  Stefano da solo per non opprimerlo con la sua presenza come avevamo fatto il giorno prima quando eravamo tutti insieme e  adesso era lì all’ombra insieme ad Alessandro che lo aspettavano, che cuore questi due campioni. Noi passiamo di corsa,gli urliamo qualcosa,lui con un sorriso enorme ci saluta ed in quell’istante è come se sentissimo il suo abbraccio poderoso,la sua stretta forte.  :’Porca miseria Antonio,così ci fai piangere’,iniziamo ad emozionarci e a correre sempre più velocemente. Sono le 15.00,mancano soli sette chilometri all’agognato traguardo. Sulla nostra strada,c’è la Giancarla,corre ancora anche lei la piemontese,sarà poi la seconda donna al traguardo,le grido che è finita e la passo in scioltezza. Stenta a credere ai suoi occhi,non  riesce a capacitarsi della nostra esuberanza,:’Ma come fai,ma come fai ‘,mi urla non sapendo che siamo in due,non lo può sapere che anche Paolo è con me. Ormai siamo in estasi,ci portiamo le mani alla testa,singhiozziamo,credo che anche Andrea in questo momento in macchina stia vivendo lo stesso stato d’animo. Ultimo cavalcavia,curva a sinistra,si scende,un volontario comunica il numero al traguardo. Gli addetti al traffico ci battono il cinque,duecento metri e poi ultima curva a sinistra,ci prepariamo prendiamo il bandierone. La scritta arrivo. Ormai è solo gioia,felicità e allegria. La strada fatta non la ricordiamo più,solo quattrocento metri del lungomare Carducci ci dividono dalla gloria. La gente applaude,due ali di folla impazzite accompagnano il nostro incedere,il bandierone dell’Inter sventola alto sulle nostre teste,salutiamo tutti,piangiamo di commozione,abbracciamo idealmente il mondo intero,vorremmo che in questo momento,come per incanto,si fermasse il tempo,ci piacerebbe scolpire nella roccia,se si potesse,questa nostra felicità e lasciarla ad imperitura memoria. Questa è felicità allo stato puro. I metri passano anche abbastanza velocemente,vogliamo godere di questi attimi come un assetato quando trova una fontanina lungo il suo percorso e sa che non ce ne saranno più. Vediamo Ivan,Monica,Andrea,credo Enrico che sono felici come noi. Il traguardo,Mario che ci viene incontro,ci siamo,pochi metri e poi l’urlo liberatorio:’Paolo ce l’abbiamo fatta’! Abbraccio  lo speaker e poi Mario,ci indicano dove andare a ritirare il diploma e dove ristorarci. Consegnano la medaglia a me,ma io non ho corso da solo,Paolo è stato con me,merita anche lui il riconoscimento. Vado dal Castagnoli gli parlo della mia corsa,della nostra corsa e lui da quel gran signore che è me ne da subito un’altra emozionandosi anche. Adesso io quella medaglia la porterò ai familiari del nostro amico Paolo Zucca,voglio fargli capire che il loro caro resterà sempre vivo nelle nostre menti,ed io ogni qual volta correrò qualche gara particolare lo farò sempre portandolo con me perché una persona muore veramente quando non c’è neanche più il ricordo. Dopo il ristoro e qualche foto arrivano anche i due amici toscani che s’abbracciano,sono felicissimo del loro arrivo,gli vado incontro e mi complimento con loro. Intanto Andrea,parcheggiata la macchina e scavalcato qualche transenna arriva come una saetta in zona arrivo,mangia meritatamente e giustamente poi dopo qualche magia con la macchina ritorniamo in albergo. Doccia un leggero e breve riposo,poi la cena con premiazione finale. Niente a che vedere con i fasti della Spartathlon ma comunque bella e godibilissima perché fatta da gente semplice e spontanea che ci ha accolto a braccia aperte e ci ha regalato dei giorni che come ho detto all’inizio sono stati di DEVASTANTE E ALLUCINANTE BELLEZZA. Adesso sono giunto proprio alla fine e come ogni buon finale che si rispetti ci sono le dediche ed i ringraziamenti,sperando di non dimenticare nessuno pena ricorrerla l’anno prossimo. Questo mio viaggio lo dedico all’amico Paolo Zucca che ha corso con me anche la sua prima ultra maratona. Voglio ringraziare Andrea,come non potrei ? Senza di lui ci sarebbero state molte più difficoltà, non oso immaginare come poteva essere la gara senza la sua presenza. Un grazie va anche al mio allenatore Vincenzino Esposito che mi ha preparato in modo perfetto e senza sbavature. Alla mia società Reggio Event’s che,anche non essendo io un top runner,mi mette a durante il giorno si è informato delle nostre condizioni telefonando ad Andrea e a chi ha continuato a farlo anche durante la notte tenendoci compagnia, parlando direttamente con noi durante disposizione tutto quello che chiedo neanche fossi Usain Bolt. Un sentitissimo e caloroso grazie a chi le salite. Un grazie alla mia famiglia che fa degli enormi sacrifici a starmi dietro con gli orari per allenamenti, per i pranzi e per le cene. Grazie anche al sito di Marathon truppen che ha seguito ora dopo ora la corsa nostra e quella degli amici Aiudi. Un grazie va anche alla Turin Marathon con la quale ho una partnership. Grazie al sito che in questo momento mi fa il piacere di pubblicare questo mio articolo. Grazie a tutti i miei amici di face book che mi seguono con simpatia ed affetto non facendomi mai mancare il loro incitamento. Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggere questo articolo e chiedo scusa se vi ho annoiato. Ho dimenticato qualcuno ? Mannaggia mi toccherà ricorrerla l’anno prossimo…

Autore: Cirinho Di Palma

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Peluso

  • asd la solidarietà bifulco clemente

    ciao ciro, giravo da quache giorno sui vari siti di podismo per trovare il tuo ennesimo racconto emozionandoci con la tua ennesima impresa. ho la pelle d’oca! sei forte e lo dimostri in ogni ultra che fai…il tutto si può racchiudere con una bella frase di andrea accorsi: “non ci si salva ma da soli”. hai avuto il sostegno di cui avevi bisogno durante tutto il percorso ma sopratutto la tua forza d’animo. grande!!! ciao e sei un esempio per chi come me coricchia su e giù per qualche maratona!!!

  • Marco Ferriero Lions club grottaminarda

    Complimentoni sia per la gara che per l’articolo !!!!!!!!!!

  • Antonio Mammoli A.S.D CROCE D’ORO PRATO

    Carissimo Ciro, ti abbraccio forte e complimenti per il tuo bellissimo racconto.

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