Curiosita slide — 30 aprile 2014

Considerata l’ampia risonanza del video riguardante il ritiro del keniano Eliud Magut a poche centinaia di metri dal traguardo della Maratona S.Antonio che si è svolta domenica 27 aprile, Assindustria Sport ritiene opportuno riportare la dichiarazione del dottor Andrea Spagna, direttore della centrale operativa Suem 118 Padova, in merito alla prontezza dei soccorsi: «Come si vede dal video, non appena ha manifestato segni di crisi l’atleta è stato subito affiancato da un volontario della Protezione civile. Il volontario era pronto a soccorrere Magut e l’ha più volte invitato a fermarsi. Nel momento in cui ha allertato l’assistenza sanitaria, questa è intervenuta tempestivamente con un’ambulanza nella quale era presente un medico rianimatore. Magut voleva proseguire anche dopo essere stato soccorso dopo l’ultima caduta, ma i sanitari, come previsto dal regolamento Iaaf, gli hanno impedito di continuare. Portato all’ospedale di Padova per accertamenti, Magut è stato dimesso alle ore 16 con una diagnosi di crisi ipoglicemica e disidratazione. L’atleta è rientrato in albergo già nel pomeriggio e, a dimostrazione della ritrovata miglior condizione, ha pranzato regolarmente».

 

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Peluso

  • Mad

    Sono immagini davvero molto impressionanti se sottoposte alla vista di chi non corre.

    Per chi corre (anche se lentamente e malamente come la sottoscritta) e sa che dietro quei portici c’è il traguardo…e l’atleta è un professionista ed è terzo…e mancano solo pochissimi metri anche se è sfinito, viene dal cuore incitare il campione a non mollare, non è cattiveria o non volerlo soccorrere, vorresti portarlo tu stessa in braccio al traguardo, perché ci sono mesi di allenamento e di sacrifici dietro quei 42 km e tutto sfuma in pochi metri, da potenziale terzo passi a non classificato.

  • Claudio Morra

    l’incolumità dell’atleta viene prima di ogni altra cosa,come si suol dire a bocce ferme è facile parlare ma se malauguratamente la storia finiva tragicamente oggi di cosa si parlava?Evidentemente si aspetta l’epilogo fatale per cambiare le regole!

  • Cesare Miani

    Sono un medico, peraltro non specialista in medicina dello sport, però ho corso 7 maratone più qualche decina di mezze maratone con tempi naturalmente molto più importanti dei keniani, questo però vuol dire correre in continuazione per più di 3 ore e mezzo.
    È normale che ogni tanto, nella maratona, si sbagli il calcolo dell’energia necessaria e si finisca in condizioni simili a quelle di Eliud. In un’occasione è successo anche a me, ho camminato l’ultimo chilometro ad un passo che non era nemmeno un quarto del mio passo normale, ma non sono crollato e anzi dopo un paio di ore mi sono fatto un’altra ventina di chilometri di passeggio turistico con la mia famiglia. Oppure ho corso una mezza a 30º finendola in 20′ più del solito…
    Non lo ritengo particolarmente pericoloso se la causa è solo la stanchezza (esaurimento glicogeno muscolare) o la disidratazione che possono essere corrette prontamente mangiando, bevendo o infondendo liquidi. Il giorno dopo si può riprendere a correre solitamente senza particolari problemi a parte qualche doloretto in più legato all’estremo utilizzo delle risorse muscolari.
    Il problema è che questi atleti sono così magri che una volta finito il glicogeno dei muscoli non hanno quasi alcuna riserva di grasso per andare avanti e quindi crollano. A quel punto tanto vale soccorrerli anche perché non c’è nulla di sportivo nel vedere una persona che striscia per terra sfinito quando invece dovrebbe correre come una gazzella.
    Forse bisogna cambiare le regole….

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