Maratone e altro — 15 maggio 2010

Ivan Cudin: bronzo e record italiano
Monica Casiraghi: argento e record italiano
Squadra maschile: argento
Squadra femminile: argento


Si è concluso da poco a Brive il campionato del mondo delle 24 ore, dove gli azzurri e le azzurre hanno ottenuto risultati straordinari.
Andiamo per ordine, perchè c’è molto da dire e da sottilineare.
Nella gara maschile celebriamo la grandissima prova della rinnovatissima squadra e rendiamo onore ai nostri Tre Moschettieri: Ivan Cudin, Ulrich Gross, Tiziano Marchesi e… Paolo Rovera. Infatti, come noto, i tre moschettieri erano in realtà quattro.
E’ da tempo che andiamo indicando in Ivan Cudin l’uomo più forte della nostra formazione e negli altri nomi il completamento di una squadra che pochi possono schierare. Ivan il Terribile, come lo abbiamo chiamato dopo l’impresa dello scorso anno alla Spartathlon, non solo non ha deluso le attese, ma è andato ben oltre centrando una medaglia di bronzo che prima della gara si poteva solo sperare, nel segreto del nostro e, siamo sicuri, del suo cuore.
Ivan è partito prudente, mettendo a frutto l’esperienza della Spartathlon, talmente prudente che si poteva temere in una giornata storta. Ma chi lo conosce non dubitava, e nemmeno lui. Piano piano ha cominciato a risalire, seguendo i suoi ritmi e non quelli degli avversari, prova questa di una saldezza psicologica incrollabile, principale dote di chi si cimenta su queste distanze. A metà gara si è affacciato nei primi dieci, poi sempre meglio: sesto, poi quinto, poi quarto, finchè non ha visto davanti a sé la medaglia di bronzo, fino a quel momento nelle mani del giapponese Yuji Sakai. Allora Ivan ha dato il meglio di sé ed è andato a prendersi il terzo posto, che gli vale anche il titolo di campione d’Europa, condito da un nuovo, eccezionale, primato italiano: 263.841 km
Ho parlato a lungo con Ivan in occasione della maratona invernale di Calderara, e poi per telefono, ed ho sempre trovato un ragazzo allegro ed intelligente, consapevole della sua forza ma prudente nel porsi obbiettivi ambiziosi. Niente annunci roboanti, da parte sua. Anche nella rituale intervistina pre-gara si dichiarava contento di superare i 240km, e magari avvicinare il record italiano. Come a Calderara, dove mi diceva le stesse cose, ma in fondo ai suoi occhi vivacissimi faceva capolino un diavoletto che la diceva lunga…!
Ulrich Gross è stato il secondo moschettiere. Per la verità l’alto-atesino era già presente a Bergamo, ignorato dai soloni, relegato nella gara open, dove si fece notare con un risultato finale che lo qualificò come il miglior italiano in gara. Stavolta invece indossava la maglia azzurra da titolare, sua di diritto, e le ha fatto onore andando a cogliere un immenso undicesimo posto con 249.065 km che sfiorano il precedente record italiano. Anche lui, come la sorella, è uno che lavora in silenzio, seguendo i suoi ritmi e le sue abitudini, ed i frutti si vedono.
Il terzo moschettiere è Tiziano Marchesi: superati lodevolmente i dissapori con la Federazione, ha trasformato in una grande 24 ore lo straordinario risultato sulle 48 ore ottenuto lo scorso anno a Gols, record italiano a tutti gli effetti e seconda prestazione mondiale del 2009. A Brive è partito forse un pò troppo forte, rimanendo a lungo il migliore dei nostri, ma senza fare pazzie, Semplicemente una diversa distribuzione delle forze in realazione alle sue caratteristiche. Risultato: 16^ con 246,026
Come noto i Tre Moschettieri erano… quattro, perchè c’era anche D’Artagnan, che moschettiere non era. Chi fra i nostri può dunque ricoprire questo ruolo nella gara di Brive?
Naturalmente Paolo Rovera! Il piemontese è salito prepotentemente alla ribalta con la Spartathlon dello scorso anno ed ha poi ribadito il concetto partecipando a sorpresa alla 24 ore di Barcelona, dove fece più di 232km. Ma questo non è bastato a fargli assegnare una maglia da titolare, per misteriosi motivi. Zitto, zitto, senza fare polemiche ma anzi accettando con gioia l’onore azzurro, il nostro D’Artagnan ha centrato un risultato straordinario per un esordiente nel mondiale: 242.863km
Gli altri azzurri, titolari e riserve, hanno comunque dato una mano. Gastone Barichello ha onorato la fascia da capitano con un finale di 224.725, meglio dello scorso anno. Appena meglio di lui ha fatto Antonio Tallarita con 224.763, altro esordiente di lusso in azzurro. Infine Carlo Saccani che, anche lui all’esordio, ha chiuso con 202.733. Vittime di problemi si sono dovuti fermare invece Stefano Montagner e Marco Baggi.
Occupiamoci ora delle ragazze, le nostre magnifiche donne d’Italia. Monica Casiraghi si è battuta alla morte, anche soffrendo, ma contro la francese Fontaine non cè stato nulla da fare. D’altra parte si trattava della campionessa del mondo, ora riconfermata! Ma tutte le altre, una per una, se le è mangiate! Prima ha duellato a lungo con l’americana Jill Perry, finchè l’altra non ha ceduto. Poi si è ritrovata a lottare con la francese Birgitte Bec, una delle carte pregiate dei transalpini, ed anche lei ad un certo punto ha dovuto fermarsi. Infine, conquistato il secondo posto, ha dovuto difendersi dalla rimonta di Julia Alter, ma l’ha bravamente respinta.
Medaglia d’argento, dunque, cosa mai successa ad alcun azzurro/a su questa distanza, condita da un prezioso record italiano fissato per il momento a 231.390km. Anche lei è una abituata a fare di testa sua, forte di una immensa esperienza posta al servizio di un talento cristallino.
Adesso parliamo di Annemarie Gross, l’altra grande azzurra che già a Bergamo aveva strabiliato. Questa volta è andata ancora meglio, finendo quarta con 229.166 km e minacciando perfino il podio. Anche per lei partenza molto prudente, al punto che navigava attorno alla trentesima posizione. Poi ha cominciato a risalire, senza sforzo, continuando col suo ritmo a lungo andare micidiale: erano le altre che man mano cedevano, o si fermavano addirittura, mentre Annemarie andava sempre meglio. Il fresco record di Monica corre qualche pericolo!
La squadra femminile ha completato una prestazione ottima grazie all’impegno di Lorena Di Vito, che sta vivendo una seconda giovinezza, giunta a coprire 197.556 km, cosa che non le accadeva da anni. Con lei la deliziosa Virginia Oliveri, che ha sofferto durante la notte, ma ha reagito siglando alla fine il personale con 190.162 km. Infine Monika Moling, un’atleta molto esperta, che ha fatto la sua parte, pronta a dare una mano alla squadra.
Più in generale, la gara è stata ottima, favorita da un clima ideale di giorno, poi fin troppo fresco durante la notte e brumoso al mattino. Ma non ha piovuto, e questa è stata davvero una fortuna, anche in considerazione del tremendo azzardo compiuto dagli organizzatori che hanno allestito un percorso che prevedeva alcune centinaia di metri su sterrato.
La competizione maschile ha vissuto sul duello fra il giapponese Shingo Inoue ed il blasonato americano Scott Jurek, vincitore di una Spartathlon, una vera leggenda dell’endurance. Altri aspiranti si sono provati a correre con loro, ma ne hanno pagato lo scotto. Alla fine Inoue ha siglato il nuovo personale con 273.708 e Jurek addirittura il record americano con 266.677. Ma nelle ultime ore Ivan il Terribile è andato addirittura più forte di loro!
Infine i titoli a squadre. Nel maschile ha vinto il Giappone, pur privo del grande Sekiya, complessivamente ben rimpiazzato non solo da Inoue ma anche da Sakai e Honda. Seguono la nostra Italia e gli Stati Uniti.
Nel femminile la Francia ha salvato un titolo messo in forse dal ritiro della Bec, respingendo a fatica l’attacco de… l’Italia! Proprio così perchè le ragazze si sono prese il lusso di battere tutte le altre Nazioni. E’ vero che praticamente non c’erano tutte le migliori giapponesi (Kudo, primatista del mondo, Okiyama e Inagaki) ma questo è un problema loro!
Va così in archivio un grande mondiale, non solo per l’Italia, sul quale torneremo non appena i protagonisti saranno rientrati.


 


 


 

Autore: Franco Anichini

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