Maratone e altro — 11 novembre 2010

Il mondiale 2010 della 100km si è celebrato, come da calendario, in quel di Gibilterra e diciamo subito che ha dato risultati inferiori alle attese per le squadre azzurre.
Ma prima parliamo un poco dell’organizzazione, che è stata quanto di peggio si sia potuto leggere negli ultimi anni. Sapevamo dei problemi riguardanti il percorso: un giro troppo corto di solo 5,7km, pieno di curve, con un paio di saliscendi, e soprattutto comprendente alcuni tratti ricavati su di una singola carreggiata di strade aperte al traffico. Inoltre, come se non bastasse, buona parte del giro si dipanava nei docks dell’ex porto militare inglese, in mezzo allo squallore di un luogo in abbandono, con olio inquinante a far da corollario.
Ma quello che abbiamo potuto leggere sul sito UFFICIALE della Iau ci ha fatto trasecolare. Un imbarazzatissimo Nadeem Khan, responsabile delle comunicazioni, ha dovuto pubblicare la notizia che gli organizzatori si erano… scordati di aver fatto percorrere agli atleti un tratto iniziale supplementare di 1385 metri, che non era stato calcolato. A gara in corso (!), si legge, si è dovuto rimediare inventandosi un giro più corto per compensare l’errore, con quanta precisione di misurazione è facile immaginare. A conclusione di una giornata davvero storta si è avuto poi l’ormai consueto blocco del sistema di rilevamento elettronico, per cui le classifiche sono andate in palla e lo scocciatissimo Nadaam Khan ha salutato tutti fino al giorno dopo, interrompendo bruscamente il lodevole sforzo di fornire un servizio d’informazioni a gara in corso. Le classifiche sono apparse quindi solo il giorno dopo, corredate tuttavia dall’avviso che si trattava comunque di una versione ancora provvisoria in quanto “due o tre questioni sono ancora da discutere”!
Ogni commento è superfluo!
Veniamo alle gare. I maschi partivano, come purtroppo si sapeva, senza Giorgio Calcaterra, il che faceva calare le nostre possibilità di vittoria sia individuale che a squadre. Ma il romano poteva essere degnamento sostituito dal forte Marco Boffo (quarto lo scorso anno), dal rientrante Marco d’Innocenti (l’eroe di Tarquinia del 2008) e da Francesco Caroni (vincitore di una bella Pistoia-Abetone). Ebbene, uno dopo l’altro i nostri eroi hanno abbandonato la contesa, tutti per motivi più che validi, ma lasciando comunque interrogativi irrisolti circa l’adeguatezza della loro preparazione. Prima Boffo, poi Caroni ed infine d’Innocenti hanno infatti preso anzitempo la via degli spogliatoi. Alla fine il solo big a difendersi è stato il coriaceo Bernabei, al quale va un sincero applauso, che ha finito in 18^ posizione in 7:05.54. Bertone e Fattore completavano per fortuna una classifica a squadre deficitaria, che ci vede all’ottavo posto, in una graduatoria dominata dal Giappone davanti a Stati Uniti e Francia. Il titolo individuale è andato al giapponese Nakadai, un onesto corridore che quest’anno era finito sesto nella 100km del Lago Saroma, vinta dal maratoneta keniano Erick Wainaina, che qui naturalmente non si è visto. A seguire: Jonas Buud (Swe) e Michael Wardian (Usa). Archiviamo.
Nella gara donne, invece, le cose per noi sono andate molto, ma molto meglio.
La corsa, in quanto tale, si presentava particolarmente povera di protagoniste: assenti tutte le giapponesi di vertice, così come le russe migliori, ed alla fine anche la campionessa uscente Kami Semick. Non solo, ma già dai primi giri si capiva che le russe presenti, lo erano per onor di firma, ed infatti non saranno mai protagoniste, nonostante le ottime credenziali.
La britannica Lizzy Hawker impostava la sua solita gara di testa, seguita da vicino dalla connazionale Greenwood e dalla nostra Monica Carlin. Purtroppo noi perdiamo troppo presto Monica Casiraghi, ma scopriamo una combattiva Sonia Ceretto, ottimamente in palla. Le altre, saggiamente, facevano gruppo, tutte insieme raccolte attorno all’esperta Lorena Di Vito.
Le inglesi in testa, anzichè collaborare, si davano battaglia. La Greenwood raggiungeva la Hawker, che reagiva staccandola di nuovo. Monica seguiva da vicino, senza però riuscire mai ad affiancare le battistrada. Nel finale, si capovolgeva tutto. La Greenwood, che era scivolata al terzo posto, rimontava clamorosamente per andare a conquistare il suo primo mondiale, mentre Monica rimontava la Hawker ma si vedeva sfuggire l’altra. Un ennesimo piazzamento per lei, stavolta seconda davanti a Lizzy Hawker. Dietro di loro notiamo la bellissima prova di Sonia Ceretto, per la prima volta sotto le otto ore. Se non andiamo errati, si tratta della quarta italiana a riuscirci, dopo Casiraghi, Sanna e Carlin. Le altre chiudevano più che dignitosamente, conquistando alla fine un meritato secondo posto.
Ma che tristezza vedere formazioni come gli Stati Uniti, la Russia e la Francia finire indietro oppure non riuscire neppure a fare squadra. In totale si classificano solo nove Nazioni, record negativo per un mondiale.
Concludendo: la pessima organizzazione porta un mattone negativo sulla via sempre più difficile del riconoscimento ufficiale a livello di grandi competizioni Iaaf, già fortemente compromesso dalla totale assenza dell’Africa e dalla pochezza dell’Asia (solo il Giappone era presente!).
La prestazione azzurra è da valutare come insufficiente: vincere tutto era sperare troppo, ma comportarsi bene no. Ci salvano ancora una volta le donne, pur nella pochezza del campionato. Onore dunque a loro!   


 


 

Autore: Franco Anichini

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