Cronaca — 17 marzo 2008

 E’ da tanto tempo che è cominciata la scommessa con Diego e siamo quasi all’epilogo. Saranno più o meno 2 anni, forse dalla Maratonina di Alessandria dell’ottobre 2005, quando lo avevo sfidato con un ‘Devi riuscire a battermi prima dei miei 40 anni’ che voleva essere uno stimolo affinché si impegnasse a migliorare. La distanza tra lui e me, in quel periodo (ma non in quella gara) era enorme, ma Diego ce l’ha messa tutta in questi anni per raggiungere gli obiettivi che si poneva, per migliorare quei record personali che a volte sembravano stretti per gli allenamenti che riusciva a fare. E io, invece, fatico a mantenere quelli che per me erano standard consolidati.


Sicuramente la nostra simpatica scommessa non è la molla per i tanti sacrifici, ma serve a tenere alta la guardia, a punzecchiarci a vicenda e ad animare gli allenamenti serali al Parco Ruffini.


Adesso stiamo per correre la Mezza Maratona del CUS e gli riconosco buone possibilità per riuscire a vincere la nostra sfida. Solo quattro settimane fa lo stroncavo con un ‘Sulla Mezza non hai speranze’, ma non ne sono più così sicuro. Lui vuol correre intorno a 3’25’ al km, io ho paura al pensiero di potere tenere questa media. Non sto attraversando un buon periodo di forma, non ho gareggiato, e gli allenamenti non mi hanno dato alcun conforto. Mi dispiacerebbe perdere la scommessa per demerito mio, vorrei che fosse lui a meritarsi la vittoria con una bella gara. E poi gliel’ho detto, faccio il tifo per lui ma non gli regalerò niente, dovrà sudare e guadagnarsi ogni centimetro!


La partenza è veloce con un 3’13’ al primo mille. Il gruppone con un Keniano, i Marocchini e gli atleti locali da 1h09′ cominciano ad allontanarsi. Con loro anche i più veloci che stanno correndo la gara corta di 8 km. Io devo provare a stare con Diego che mi sembra molto aggressivo e deciso, più pronto di me a soffrire.


‘Lui è il maratoneta che ha corso in 2h31′ alla Maratona di Avigliana’. Indico a Diego Francesco Bianco che è pochi passi davanti a noi, in modo da dargli un ulteriore riferimento. A me sembra un ritmo elevato (3’21’ il secondo km), vorrei dirlo ad alta voce ma sto zitto, non sono sicuro di essere obiettivo, non voglio neanche frenarlo se lui si sente di correre così.


Ci siamo assestati in un gruppetto con Francesco Bianco, Giuseppe Veletti, con la prima donna e qualche altro. Diego è davanti, è lui a fare l’andatura. Abbiamo corso altri due km a 3’25’ ma un’accelerazione nel quinto km a 3’21’ (16’47’ al 5.000) crea un po’ di disagio: io e Francesco Bianco restiamo con Diego, gli altri si staccano abbondantemente. Vorrei dire a Diego di essere più regolare, ma come prima non dico niente. Non sono in vera difficoltà, ma non sono tranquillo, sto faticando e non mi sento in diritto di frenarlo. Forse sta costruendo la sua vittoria. Abbiamo completato il primo dei tre giri, e davanti non ci sono più i ragazzi della 8 km. Non ci sono neanche gli avversari della 21, ci hanno proprio seminato!


La giornata è bella, con un sole non ancora caldo che ci permette di correre senza problemi termici. Al ristoro ho bevuto, ma sono indeciso se voglio approfittare dello spugnaggio o no. Ci pensa Diego a dissipare ogni dubbio. Siamo in fila indiana, lui davanti, in mezzo Francesco bianco e poi io. Diego immerge il braccio nella vaschetta con le spugne, lo tira fuori e spruzza dietro tanta acqua da farmi passare la voglia di cercarne altra!


Procediamo regolari fino al nono km, con Diego a fare il ritmo costante sui 3’25’.


‘Mi riposo un pò’. Diego vuole passare dietro; va bene tiro io, spero di non rallentare. ‘Dai Diego, stai facendo un garone!’. Dura solo un chilometro (33’49’ al 10.000), poi Diego ritorna a tirare con un 3’20’ che mi preoccupa non poco. Non so come finirà la nostra sfida, ma se oggi dovesse battermi non potrei negargli di essersi guadagnato la vittoria sul campo. Fortunatamente ritorniamo sui 3’25’, e respiro nuovamente.


‘Prima del 18° km non proverò a staccarti’ gli avevo detto prima di partire. Più che una concessione era la consapevolezza di non poterlo fare, di non avere la condizione per una mia gara d’attacco.


Iniziamo il terzo giro, e il 15° km è nuovamente veloce (50’48’ al 15.000). Non sono le misurazioni errate, sento la diversa velocità. Non riesco a capire se sono accelerazioni volute o meno. Diego sembra correre bene, ormai non manca molto, dovrebbe essere consapevole delle sue energie residue. Forse è un attacco voluto … tendo a staccarmi. Forse l’accelerazione è solo una reazione alla stanchezza … devo resistere.


Riesco a riagganciarmi, non manca molto. ‘Salvo ci sei?’ ‘Sì, ci sono. … Vai … fino alla fine’.


Devo fare qualcosa, la volata sarebbe un grosso rischio,. Ormai che sono riuscito ad arrivare qui voglio provarci a non perdere. Sono un po’ affannato, e adesso lo è anche Diego. Francesco Bianco è sempre con noi e tra tutti forse è il più stanco.


Avevo offerto a Diego la mia collaborazione per cercare di fargli realizzare il personale. Ci riuscirà nettamente, sicuramente di oltre un minuto, ma sta facendo tutto da solo, io non sono stato molto collaborativo. E adesso mi ritrovo davanti io. Siamo quasi al 17° km e sto tirando, ho accelerato. Ho sensazioni che oggi non avevo provato. Sono più affannato perché ho aumentato, ma mi sento globalmente meglio, le gambe spingono bene. Arriviamo al ristoro tra il 18° e il 19° km e siamo in fila indiana, su un ritmo che non è più da crociera. Bevo e vedo di avere un paio di metri di vantaggio. Insisto. Se lo staccassi, Diego non rovinerebbe sicuramente il finale, non è neanche solo, ce la farebbe ugualmente ad ottenere un bel tempo. Ne voglio approfittare ed insisto ancora. Davanti vedo anche una vittima della Mezza, Paolo Gioda che procede a rilento. Il vantaggio su Diego aumenta ma so che non mollerà fino alla fine. Ho sorpassato Gioda, anche Diego gli è ormai davanti.


Nelle curve finali prima dell’ingresso in pista mi volto e lo controllo. Ho qualche decina di metri di vantaggio, ormai non lo faccio rientrare più!


Finisco in 1h11’12’ e sono undicesimo. Diego termina in 1h11’24’ e Francesco Bianco in 1h11’33’. Ha vinto il Keniano Rugut Kipngetich in 1h04’52”, seguito da Lamachi (1h05’05’) e da Bourifa (1h05’08’). Il primo locale è Nicola Ciavarella, settimo in 1h07’48’, seguito da Gino Sciarrotta (1h08’57’), Alessandro Giannone (1h09’16’) e Luca Cerva (1h10’17’). Nelle donne ha vinta Hanane Janat (Marocco), la ragazza che era partita con noi, in 1h15’09’.


Lo scorso novembre avevo battuto Diego di 20′ su una 10 km; un mese fa, agli Italiani di Cross (10 km) di 10′, ed oggi di 12′ su 21 km. Non so chi vincerà la nostra scommessa, ma so che avrò vita dura fino all’ultimo giorno, fino all’ultimo metro. Ma, caro Diego, dovrai sudare!

Autore: Salvatore Calderone

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