Atletica News — 28 luglio 2010

Arriva la seconda medaglia per l’Italia nella giornata inaugurale dei Campionati Europei di Barcellona. La coglie, di bronzo, uno straordinario Daniele Meucci, che all’attacco dell’ultima retta dei 10000 metri si trova a battagliare per l’argento con il britannico Thompson (oro all’altro britannico Mo Farah), chiudendo con lo stesso tempo dell’avversario, ma terzo. Nella stessa finale, settimo posto per un ottimo Andrea Lalli. Nel resto della sessione pomeridiano-serale, in evidenza gli sprinter dei 100 metri, Di Gregorio (10.31), Cerutti (10.38) e Collio (10.43), tutti ammessi al turno di semifinale in programma domani. Passaggi in finale per il sorprendente 21enne Marco Fassinotti nel salto in alto (grazie ad un buon 2,26 alla prima prova, eliminati Filippo Campioli, 2,23, e Silvano Chesani, 2,19), Zahra Bani nel giavellotto (56,68), Fabrizio Schembri (16,96) e Fabrizio Donato (16,88) nel triplo (eliminato Daniele Greco). Battuta d’arresto anche per Elisa Cusma negli 800 metri, fuori dalla finale malgrado un buon 1:59.80 (fuori nella stessa gara Daniela Reina, 2:01.94). Tredicesimo posto, nella finale del peso, per Chiara Rosa (17,49).


LA SERATA IN DETTAGLIO


10000 uomini – La finale dei 10000 parte a ritmi sonnacchiosi. Davanti è una lotta a non rimanere in testa, con il risultato che si finisce per transitare ai 5000 in 14:38. Ci vuole il francese Meftah, che molla uno strattone subito dopo il passaggio a metà (appena un giro in 66) per fare il primo break. Si forma un plotoncino di dieci atleti, con tutti i migliori e i due azzurri, Andrea Lalli e Daniele Meucci. Ma sono solo le prime schermaglie. Si comincia a fare sul serio quando il ritmo va a farlo il britannico Thompson, uno dei favoriti della vigilia (27:29.61 quest’anno), seguito dal connazionale farah, l’uomo più pronosticato. La fila si allunga, e il gruppo si riduce a otto unità, con i nostri sempre nel vivo. A due chilometri esatti dal traguardo, farah parte secco, e si trascina solo lo spagnolo Landassem. Meucci resta con Thompson e l’altro spagnolo Castielljo. A tre giti, farah si fa da parte e accusa lo spagnolo di non far nulla, ottenendo risposta immediata. Castillejo si stacca e a due giri appare chiaro che Meucci è in lotta per il bronzo. Farah parte ai 300 e lo stadio si infiamma, Thompson e Meucci guadagnao metri sullo spagnolo Landassem. L’ultimo rettilineo è un film: Farah si invola (oro in 28:24.99), Landassem si schianta, Meucci sceglie l’interno su Thompson e recupera centimetri, centimetri, centimetri fino al tuffo finale. Il photofinish beffa l’azzurro, che comunque è terzo (28:27.33 il tempo dell’azzurro e del britannico), e regala una fantastica seconda medaglia alla squadra italiana nella prima giornata degli Europei. Non c’è il tempo per le statistiche, ma sembrano passati secoli da quando un atleta di casa nostra era riuscito per l’ultima volta a salire su un podio internazionale del mezzofondo. Ci riesce questo ingegnere pisano, gioiello della corsa di resistenza di casa nostra, maglia dell’Esercito, che si diletta con lo studio dei robot e che riesce anche ad essere un fondista di grande duttilità. Lalli completa l’opera con il settimo posto (29:05.20), piazzando un altro italiano negli otto. E’ una magnifica conclusione di serata.


Triplo uomini – Due triplisti italiani volano in finale, e rendono più dolce la giornata tricolore: Fabrizio Schembri al primo tentativo azzecca un eccellente 16,96 (vento +0.1), miglior misura stagionale, e saluta subito la compagnia. Fabrizio Donato spende prima un nullo, ma poi, alla seconda prova piazza un buon 16,88 (+2.0), e raggiunge il compagno di nazionale. Daniele Greco è out, ma si difende abbastanza bene. Chiude con 16,51 di miglior misura, dopo un nullo e un 16,37. Il mix di una pedana che si rivela esplosiva, e di una misura di qualificazione probabilmente troppo abbordabile (con una innaffiata di vento alle spalle), ingolfano la finale di qualificati: ben 14, tutti oltre la fettuccia dei 16,75. Il francese Tamgho scioglie la riserva sul suo stato di salute planando a 17,37.


Alto uomini –  L’alto dei giovani italiani è una bella altalena di emozioni. Fassinotti prima fatica a 2,19, valicando l’asticella solo al terzo salto, poi però infila subito i 2,23, risalendo in classifica e scavalcando Campioli, al primo errore di gara proprio a 2,23. Chesani si ferma a quest’altezza (è diciottesimo, con 2,19), mentre ai 2,26 Fassinotti fa ancora centro al primo tentativo, assicurandosi, all’esordio assoluto in maglia azzurra, un bellissimo accesso alla finale continentale. Campioli è beffato, perché il suo 2,23 alla terza è la stessa misura del decimo, ma lo piazza fuori dalla finale, per il gioco degli errori, al quattordicesimo posto. Ukhov fa percorso netto, e l’assegnazione dell’oro sembra in pratica una pura formalità (il connazionale Shustov lo bracca con un solo fallo in tutta la serata), Fassinotti è addirittura terzo. La conferma di quanto la linea verde sia spesso di straordinaria soddisfazione.


800 metri donne –  Per Daniela Reina l’impresa era impossibile, lo si sapeva dall’inizio. La russa Klyuka ci mette però del suo, infilando un 1:58.89 tutto di testa, trascinandosi dietro la britannica Meadows (1:58.90) e un totale di altre tre atlete, oltre le due nominate, al di sotto dei due minuti. L’ucraina Krevsun è fuori con 1:59.44, quinta. Non male per un Europeo. La marchigiana finisce all’ottavo posto, in 2:01.94. Le cose sembrano complicarsi anche per Elisa Cusma, costretta quindi, nella sua semifinale, a piazzarsi tra le prime due, o, al massimo, a correre da terza, sotto 1:59.31, o da quarta, in meno di 1:59.12. Insomma, a schiacciare il piede sull’acceleratore, ai livelli massimi di questa stagione. La gara si sviluppa bene in avvio. Il passaggio a metà è veloce, 58.07, e l’azzurra è ben posizionata, alle calcagna delle battistrada, in terza posizione. All’attacco della retta conclusiva, però, la modenese si trova a dover  rincorrere, troppo da lontano, la britannica Simspon e la sorpresa di turno, la ceka Maska: la rimonta su quest’ultima pare possibile, ma la Cusma trova un imprevisto muro di resistenza, ed alla fine è beffata per nove centesimi: 1:59.71 contro 1:59.80. Fuori dalla finale.


100 metri uomini – E’ bravissimo Emanuele Di Gregorio nella sua batteria dei 100 metri. Il siciliano chiude al secondo posto in 10.31 (vittoria per il francese Mbandjock, 10.26), malgrado il vento in faccia (-1.2). La reazione è buona (0.162), l’accelerazione anche migliore, tanto che l’azzurro si trova in testa davanti al francese, ingoia metri, i piedi aggrediscono la pista; poi nel finale, quando la certezza di passare diventa tale, si rialza, lasciando spazio all’avversario. L’impressione è notevole. Collio esce bene, ma forse è anche ingannato dall’avversario alla sua sinistra, nettamente più lento, e cede qualcosa nella fase d’avvio a Obikwelu, in prima corsia. Alla fine il milanese è terzo in 10.43 (-0.8), dietro il portoghese e al tedesco Unger (10.35), e guadagna il visto per la semifinale, anche lui senza problemi. Il tris arriva poco dopo, con Fabio Cerutti che è bravo a vincere il muretto di vento contrario (-1.4) piazzando un buon 10.38 che vale il terzo posto e la promozione alla semifinale. Buona reazione per l’azzurro (0.160) e settanta metri in discreta decontrazione, fino alla marcia in folle degli ultimi metri. Il francese Lemaitre fa subito capire le sue intenzioni con un più che apprezzabile (tutto considerato) 10.19.


Peso donne – La finale del getto del peso comincia praticamente dalla fine. La bielorussa Ostapchuk tira subito una mina da 19,67, e i giochi sembrano fatti. Le altre battagliano più o meno un metro più in basso, mentre Chiara Rosa fatica a trovare il giusto dinamismo in pedana, piazzando prima un 17,29, e poi aggiungendo una ventina di centimetri (17.49), ma il risultato è solo il dodicesimo posto parziale. Il terzo lancio, nullo, non sposta la linea di confine: la Rosa saluta dal tredicesimo posto, con il rammarico di aver chiuso il turno di finale con 77 centimetri meno della qualificazione del mattino. L’oro va alla Ostapchuk, che si migliora fino a 20,48, e si trascina dietro la connazionale Mikhnevich, seconda con 19,53; il bronzo va alla russa, Adeyeva, 19,39.


Giavellotto donne – Zahra Bani chiude il suo turno di qualificazione del giavellotto al sesto posto, e con una misura, 56,68 (al primo lancio, seguito poi da un nullo e da un modesto 52,19), che sembra proprio il punto di equilibrio della prova. Per la finale potrebbe anche bastare, ma certo, i rischi non sono indifferenti. E infatti così è. La piemontese finisce undicesima dopo l’ultimo lancio, guadagnando l’accesso alla finale. Guida la lista la primatista del mondo, la ceca Barbora Spotackova, con 65,56, davanti alla tedesca Obergfoll, 65,05. Sarà una gara di straordinaria intensità agonistica.


m.s.

Autore: Ufficio stampa fidal

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