Atletica News slide — 12 settembre 2017

38 anni fa un italiano, a Città del Messico, correva i 200 metri in 19.72, record del mondo. Oggi, in tutta Italia, si celebra il Mennea Day, una giornata in cui tutti possono scendere in pista e correre, ognuno al proprio passo e alla propria maniera, la distanza che ha reso immortale la “Freccia del Sud”. L’atletica italiana continua così a celebrare uno dei suoi più grandi campioni, a quattro anni dalla sua scomparsa e nell’anniversario del record realizzato alle Universiadi del 1979. A Roma, la città che Mennea aveva scelto per la sua vita al di fuori dopo il ritiro dall’agonismo, il Mennea Day è andato in scena allo Stadio delle Terme di Caracalla con centinaia di atleti di tutte le età. Una festa dello sprint che ha visto in prima fila Manuela Olivieri Mennea e il presidente FIDAL Alfio Giomi. Con loro, nelle vesti di papà/tifoso delle piccole Greta e Viola, anche il bronzo olimpico di salto triplo Fabrizio Donato.

“Pietro Mennea – le parole di Alfio Giomi – rappresenta al meglio valori che identificano l’atletica e a cui l’atletica può ispirarsi per crescere: la dedizione e la voglia di riscatto. La sua capacità di lavoro era straordinaria, e deve essere d’ispirazione a tutti noi“. 

E’ stata, in tutta Italia, una giornata dedicata ai valori che la Freccia del Sud, campione olimpico a Mosca 1980, seppe incarnare dentro e fuori le piste: onestà, abnegazione,  rispetto per se stesso e per gli avversari.

Valori che dopo il ritiro dall’attività agonistica portarono alla nascita della Fondazione Pietro Mennea Onlus cui, come sempre, è devoluta una parte della quota d’iscrizione. Al traguardo, per tutti, un diploma di partecipazione numerato e personalizzato con il proprio nome.

BEHA E LA SUA “ATLETICA, STATO DELL’ANIMA” – All’interno della manifestazione allo stadio Martellini (organizzata dal Comitato Provinciale FIDAL Roma di Mario Biagini con la collaborazione del Comitato Regionale FIDAL Lazio e di ASSITAL) anche un commosso ricordo, da parte del presidente federale Alfio Giomi, di Oliviero Beha, giornalista, scrittore, saggista, conduttore televisivo e radiofonico. Alla presenza della moglie, Rosalia Meliarca, allo Stadio delle Terme sono state lette le parole che Oliviero Beha scrisse sull’amata Atletica Leggera solo poche settimane prima della scomparsa. Era in cantiere infatti un progetto già battezzato come “Atletica, stato dell’anima” che si sarebbe dovuto tenere proprio in questi giorni a ridosso del Mennea Day. Beha, prima che giornalista affermato e spesso fuori dal coro (fra le altre testate, a Paese Sera, Repubblica, a Radio Rai, e ultimamente al Fatto Quotidiano) era stato un appassionato mezzofondista veloce per il Cus Roma. Un amore, quello per l’Atletica, che non l’aveva mai abbandonato e che riemergeva spesso nei suoi scritti non solo giornalistici. “Atletica, stato dell’anima” sarebbe stato un dibattito fra campioni del passato e del presente, grandi penne del giornalismo italiano ed esponenti di primo piano del mondo culturale e dell’industria che aveva già ricevuto numerose adesioni. Un progetto fuori dagli schemi, proprio come il suo ideatore,  mancato prematuramente nel maggio scorso, a 68 anni.

ufficio stampa fidal

 

 

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