Curiosita slide TuttoCampania — 18 agosto 2016

laaraichi vairano 2016Il mondo del podismo campano è sotto shock per la tragica scomparsa della runner marocchina Siham Laaraichi, tesserata con la società podistica Il Laghetto di San Giovanni a Teduccio, travolta a ferragosto da un treno nel casertano mentre correva tra i binari, come riferisce il Corriere del Mezzogiorno; o, oltrepassato il passaggio a livello, si stava incamminando a piedi “verso la vicina stazione di Santa Maria Capua Vetere (Caserta)”, come invece riferisce Il Messaggero. Il quale smentisce pure la prima versione dei fatti secondo la cui l’atleta non s’era accorta del sopraggiungere dei treni perché aveva le cuffiette nelle orecchieal momento sul luogo della tragedia gli inquirenti non hanno trovato alcun elemento a sostegno di questa ipotesi.

In attesa di conoscere dagli sviluppi delle indagini la verità sulla morte di Siham, come sempre accade quando si verifica una tragedia determinata, molto probabilmente, dall’imprudenza umana, anche in questo caso essa deve fungere da monito per tutti noi runner che, in preda alla foga di continuare a correre per non raffreddarci, quando ci troviamo al cospetto di un passaggio livello chiuso, abbiamo la pessima abitudine di affacciarci oltre le sbarre per verificare se il convoglio sta sopraggiungendo:  non intravedendone l’ombra, non ci facciamo scrupoli di attraversarlo comunque senza aspettare il levarsi delle sbarre, fregandocene del casellante che ci invita a pazientare.

Così come, quando corriamo sul ciglio della strada, non abbiamo il buon senso di correre contromano rispetto al al senso di marcia delle auto in modo da tenerne sotto controllo il sopraggiungere per schivarle se, malauguratamente, una di esse ci venisse addosso. Cosa impossibile da farsi correndo dando loro le spalle, non avvedendoci se una di esse, perso il controllo, sta per travolgerci evitandola.

Allo stesso tempo in molti, quando corriamo  immersi nelle tenebre la sera o al mattino presto, non abbiamo l’avvedutezza di indossare né tessuti fosforescenti né una luce sulla fronte al fine di segnalare la nostra presenza sulla strada agli autoveicoli in transito.

Sono questi tanti piccoli accorgimenti che, se applicati con puntualità, malgrado l’imprevedibilità del fato, possono ridurre di parecchio i rischi di una tragedia.

Forse non sapremo mai se Siham stesse correndo o semplicemente camminando sui binari per accorciare il percorso che doveva compiere magari per rientrare a casa.

Quel che è certo è che, purtroppo, non doveva trovarsi lì.

Che il suo sacrificio sia da monito per quanti di noi non esitano ad infrangere le più banali regole di sicurezza pur di non fermarsi mai per avitare di raffreddarsi.

Vincenzo Giarritiello

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