PodisteDOC slide — 28 ottobre 2015

guidaHo il piacere oggi di intervistare Maria Guida, fortissima atleta campana, più volte campionessa italiana, medaglia d’oro nella Maratona agli europei di Monaco del 2002.

Inutile dire che è stata capace negli anni di regalarci immense gioie.

Tante le emozioni che ci ha fatto vivere, tante le soddisfazioni che negli anni abbiamo condiviso con lei!

Il mio desiderio ora, è quello di scoprire in sua compagnia le sensazioni che l’hanno accompagnata nella sua vita sportiva.

                                                                                   

Maria Guida nasce a Moiano di Vico Equense il 23/01/1966. Milita per i primi anni di attività giovanile nell’AGAF Moiano” e successivamente nel Corpo Forestale.

 

Maria, quando è nata la tua passione per lo sport e l’atletica in particolare?

Beh, io ho iniziato a correre perché a Moiano, ogni anno, organizzavano una gara su strada. La società che si occupava di questa manifestazione era l’AGAF MOIANO, che poi è diventata la mia prima società.

 

C’è stato qualcuno in particolare che ti ha indirizzato?

No, no. Io ammiravo e invidiavo i miei due fratelli che correvano e partecipavano a gare su strada, compresa quella organizzata al nostro paese. Era già qualche anno che avrei voluto partecipare, ma in famiglia non erano molto d’accordo. 

Ho iniziato così, nel 79′, alla famosa gara annuale organizzata in “casa”.

 

Quanti anni avevi?

13 anni, e all’epoca, essendo categoria “Ragazze”, percorsi la distanza di 4000 metri.

Accadde però, che ad un certo punto ci fecero sbagliare strada, dovemmo tornare indietro e … insomma … arrivai 5°.

Ricordo che arrivai 5° alla mia prima gara!

 

Poi hai continuato con i famosi “Giochi della Gioventù”?

Io ho continuato a correre, nonostante non mi allenassi. Facevo gare su strada, ma i miei allenamenti consistevano in 20 minuti di corsa con qualche allungo.

Mi seguiva Di Martino Antonio, all’epoca impegnato al comune come Assessore allo sport. Poi dopo qualche mese ho iniziato a gareggiare, allenandomi però ancora pochissimo.

Questo finché non ho conosciuto il mio primo allenatore, Nello Scafarto. Mi portava a correre in pista e ricordo che all’epoca mi preparava alla distanza di 1000 metri.

Dovrei avere ancora il record regionale su quella distanza, fatto nel 1980 a 14 anni. Ricordo di aver fatto 2’57” e 92.

 

Quindi lo ricordi come una delle tue prime grosse emozioni?

Si,si, non ricordo bene cos’altro vinsi quell’anno, ma di questo record ho un ricordo vivissimo!

 

E ci credo! Esprimere un 1000 metri in meno di 3′,00 e ad appena 14 anni! Un talento! La classe non è acqua! Complimenti!

Era un Campionato Italiano e arrivai  pari merito con un’altra ragazza, alla quale poi fu attribuita la vittoria perché più giovane di qualche mese.

 

Quali sono stati i momenti sportivi, che al di là del risultato, ti hanno particolarmente emozionato ? La gara che più di tutte ti è rimasta nel cuore?

Si, come ti dicevo, quel risultato sui mille fatto a 14 anni, 2′,57″ e 92. È stata anche la mia prima trasferta fuori dalla Campania, a Montesarria.

 

Le soddisfazioni più grosse sono quelle che scaturiscono dai risultati più sudati e faticati!

A questo ricordo è legata anche una simpatica curiosità, che ancora oggi mi fa sorridere.

Un episodio buffo che vede protagonista mia madre. Siccome in Campania vincevo sempre, mia madre,dopo questo risultato (arrivai a pari merito con la mia avversaria, che era più giovane di me di qualche mese, mi fu attribuito il secondo posto, perché all’epoca assegnavano la vittoria in caso di pari medito, all’atleta più giovane), appena tornai a casa disse “Vabbe’, ormai non vinci più, è inutile che continui a correre!”

Ogni tanto ci penso ancora e mi vien da ridere, perché mia madre ha sempre provato a farmi smettere di correre, approfittando delle più svariate occasioni e circostanze.

 

E meno male che non ci è riuscita!

Anche mia madre mi ha sempre, nel tempo, suggerito mille motivi per smettere di fare sport, ma questo non ha fatto altro che stimolarmi a sfidare me stessa giorno dopo giorno, a superare i miei limiti e cercare gratificazioni e soddisfazioni.

Si, perché loro non riescono fino in fondo a capire la passione per lo sport, perché per loro le soddisfazioni sono altre!

 

Un’altra grande emozione l’ho vissuta, sempre a 14 anni, in occasione della prima trasferta, fuori dall’Italia, a Telaviv.

Il mio primo viaggio in aereo …

Quella staffetta, più che una vittoria, ha rappresentato per me un’esperienza importante di vita.

 

Di maturità soprattutto! Perché queste cose, ti maturano, ti fanno crescere.

Si, il primo viaggio in aereo … l’emozione del decollo …. 

Ne ho fatte di gare successivamente, sicuramente di emozioni se ne sono alternate tante, ma un’altra grossa soddisfazione l’ho avuta ai mondiali del 95′, quando arrivai 4° sulla distanza dei 10.000 metri, dando il massimo.

Lo stesso anno confezionai il record italiano sui 10.000 metri.

 

Quali sono i tuoi personali sulle  varie distanze?

Sui 10.000 ho 31,27, 14,58 sui 5000. Nella Mezza Maratona ho 1 h, 08 … Veramente avrei fatto 1h, 07 e 30, ma …

Non te lo hanno convalidato …

No, perché il percorso era in discesa. Poi 2h, 25 e 57 nella Maratona.

Ho inoltre diversi titoli italiani.

 

 

Molto modesta la nostra cara Campionessa Campana, dal suo Palmares si evince tutto il suo valore

 

 

 

 

PALMARES

 

3000 m 8’54″59 (1994)
5000 m 14’58″84 (1996)
10000 m 31’27″82 (1995)
mezza maratona 1h09’00” (2000)
30 km 1h43’12” (2002)
maratona 2h25’57” (1999)

Società

 Forestale

Palmarès

 Europei

Oro

Monaco 2002

maratona

Più volte campionessa d’Italia, si aggiudica la medaglia d’oro nella maratona ai Campionati Europei del 2002 a trentasei anni. Nella specialità ha un personale di 2h25’57. Ha vinto diverse medaglie d’argento e di bronzo.

Nel 1995 stabilisce il record italiano nei 5000 m, con il tempo di 15’04″13 (prec. 15’11″64 Nadia Dandolo), migliorandolo l’anno successivo in 14’58″84, primo tempo italiano sotto la barriera dei 15 minuti.

È anche la prima azzurra a scendere sotto il muro dei 32 minuti nei 10000 m stabilendo nel 1994 il record italiano di 31’42″14 (prec. 32’2″37 Nadia Dandolo), migliorato ancora nel 1995 in 31’27″82.

Ai campionati italiani, vince il titolo dei 10000 m nel 1991 con il tempo di 34’04″22, nel 1993 con 33’43″06, nel 1994 con 32’57″28, nel 1995 con 32’10″63, nel 1996 con 31’53″55 e nel 2001 con 33’39″33.

 

 

Maria, come vivevi lo sport in famiglia?

Mah! Andavo avanti per la mia strada, seguivo la mia passione. Comunque mio padre mi seguiva, mentre la mamma spesso mi chiedeva chi me lo facesse fare di fare tanti sacrifici, sempre per la motivazione suddetta, che per lei le soddisfazioni non venivano dallo sport, ma da altro, specie per la donna.

Poi man mano si è rassegnata.

 

Certo! Anche e soprattutto perché hai dimostrato fin da giovanissima una grandissima sforza di carattere e personalità. Decidere a 14 anni di fare una scelta di vita così importante, non è da tutti.

Successivamente passai in una società di Formia, l’anno della mia maturità.

Quell’anno avevo deciso di smettere, ma vennero dei tecnici da Roma per convincermi a continuare argomentando che avevo stoffa ed era un peccato per me e avrei sottratto un talento all’atletica italiana.

E per fortuna che sono riusciti nel loro intento!

Quel periodo presi solo una pausa.

 

Ci sono stati problemi fisici che hanno causato delle brusche interruzioni nella tua carriera ?

Certo! Hai voglia! Tante. Allenandomi ad un certo livello, mettevo sotto pressione il fisico. Mi allenavo tantissimo, anche 2 volte al giorno e …. ne ho avuti di infortuni … tante volte.

Il tendine di Achille,se non ricordo male.

Si, al tendine di Achille sono stata operata 4 o 5 volte.

 

Come vivevi queste interruzioni? E come il superamento di queste difficoltà? Da dove ricavarvi la forza per riprendere, recuperare da un infortunio? Perché a certi livelli, non sempre è garantita la ripresa al 100% della funzionalità, specie dopo infortuni gravi.

Li vedevo come momenti di passaggio, cercando di pensare con energie positive all’obiettivo che volevo raggiungere.

Pensavo che una volta risolto il problema, avrei potuto continuare ad inseguire il mio sogno. infatti fin da piccola sono cresciuta con l’idea di voler vincere qualcosa di importante. Quando si sogna in grande, gli ostacoli si superano anche più velocemente.

 

Io ti ammiro, perché non  è da tutti riuscire a realizzare i propri sogni, è necessario carattere, determinazione e una grande forza inferiore e mentale.

Certo, i momenti di sconforto e di buio, ci sono stati, ma se hai delle risorse interne e la fortuna di avere vicino persone che ti aiutano e ti sostengono, il successo è garantito.

 

C ‘è qualcuno che ti è stato vicino in questi momenti e nell’arco della tua carriera, che ti ha supportato e aiutato a reagire?

In tutte le fasi della mia vita ci sono state delle persone che mi hanno aiutato e sostenuto. Ricordarle tutte sarebbe impossibile …. da una mia carissima zia, al mio allenatore, da Michele Volpe ai tanti amici di Moiano che mi aiutavano negli allenamenti, perché per fare lavori impegnativi avevo bisogno di lepri che mi tirassero una parte della ripetuta. Tra questi un ragazzo di Sorrento, Andrea Maresca e Alfonso Avella al campo di Salerno o il caro amico Marco Cascone.

 Nello, il mio primo allenatore, mi ha aiutato moltissimo, portandomi in giro per tutta la Campania ad allenarmi,dedicandomi una grossa fetta del suo tempo.

Comunque sono tutte persone che ringrazio tantissimo.

Sono contenta che mi hai dato questa opportunità,  perché non ho mai avuto l’occasione di farlo. 

 

Tu cambieresti qualcosa della tua vita? 

Mah! Sai, magari eviterei alcuni errori, come quando ho superficialmente trascurato un fastidio alla tibia, che si sarebbe tranquillamente risolto con qualche giorno di riposo. Invece …. col timore di perdere la forma in vista delle Olimpiadi di Sidney, ho continuato a correrci sopra, provocandomi una microfrattura da sovraccarico e stress.

Quindi non siamo solo noi amatori che commettiamo degli errori per la troppa voglia di gareggiare, che trascuriamo quei piccoli segnali che spesso si trasformano in problemi e ci costringono a fermarci?

Si, infatti la voglia di strafare, specie se ti trovi in un periodo di forma, ti porta ad esagerare.

 

Ti ringrazio, perché per noi amatori è importante avere consigli da una grande atleta, che ha saputo concretizzare tutto il suo valore in una carriera strepitosa.

Sapersi fermare al momento giusto, avere l’umiltà di non nascondere i fastidi all’allenatore per evitare gli infortuni è fondamentale, specie se la corsa rappresenta il tuo lavoro e, facendolo da professionista le dedichi gran parte della giornata, della vita.

 

Cosa hai provato alla tua prima convocazione in Nazionale?

Una bella soddisfazione! Ricordo una gran bella emozione, perché era un piccolo traguardo che sognavo da tempo! Ricordo ancora il battesimo che mi fu fatto, alla mia prima Nazionale Assoluta!

Da categoria Senior partecipai ai Campionati di corsa su strada in Nuova Zelanda sulla distanza di 15 km.

15 km?

Si, all’epoca, nel lontano 1986 le donne percorrevano quella distanza, che oggi si è trasformata in mezza maratona.

Poi dopo una settimana mi spostai in Australia per disputare i Campionati del Mondo di Cross.

Fantastico! Hai girato il mondo!

Si, sono state tutte bellissime esperienze, tutte uniche e indimenticabili.

 

Io ricordo ancora con emozione la tua vittoria agli Europei nel 2002! Ero incollata al teleschermo, e vederti entrare nello stadio, trionfante, è stato per me qualcosa che non dimenticherò facilmente! Tu cosa hai provato?

Quella è stata la vittoria più importante della mia carriera.

 Anche arrivare 4° ai Campionati Mondiali dei 10.000 metri, nel 95’ è stata una bella soddisfazione, però, vincere gli europei, e in quel modo poi …

Ricordo tra le mie avversarie la Renders, un’altra belga … la Redkliff quell’anno non c’era. Due atlete partirono troppo forte, e ad un certo punto una belga si ritirò così io pian pianino andai a prendere le altre 2. Al 23° km le raggiunsi, le superai e andai via da sola, guadagnando terreno metro dopo metro.

Ricordo che pensai “Questa è la mia ultima occasione, la mia ultima gara, dopodiché voglio smettere!”

Ascoltare passo passo le evoluzioni di una vittoria europea dalle labbra della protagonista, dopo averla anche vista in diretta in TV, è una cosa che non ha paragoni.

 

Poi ti sei realmente ritirata quell’anno?

Successivamente, ad ottobre, partecipai ad una maratona, ma mi fecero inciampare e mi lesionai ulteriormente il tendine. In primavera partecipai alla mia ultima gara, una mezza maratona, la Mari e Monti che si tiene tra Castellammare di Stabia e Sorrento. Riprendevo dall’infortunio, una lesione, avevo 36 anni e decisi di chiudere la mia carriera nella mia terra.

 

Come vivevi la corsa in età giovanile e come da atleta matura? Qual è stata l’evoluzione?

Da giovane l’ho vissuta come un divertimento, come passione, come voglia di migliorarmi e superare i miei limiti.

Poi ho continuato da professionista, anche se mi è sempre rimasta la passione e la voglia di vincere qualcosa di importante.

Di rimanere nella storia.

Si, si! Di lasciare qualcosa, di fare qualcosa di importante!

E ci sei riuscita! Complimenti!

 

Per quanto riguarda il settore giovanile, ritieni che sia importante la corsa per la formazione del carattere?

Si, si, altroché! Anche se i giovani adesso non hanno più voglia di fare lo sport individuale, lo sport come il nostro. La corsa è abbastanza sacrificata, si fa tanta fatica per poi ricevere poco in cambio … I giovani vogliono giocare a calcio, fare cose dove i risultati si ottengono con pochi sacrifici.

Ottenere tutto e subito!

Però anche nel calcio se non fai sacrifici non ottieni risultati.

Io penso che sia la società moderna, del benessere, che ti porta a cercare risultati immediati, quindi quelle perle rare, quei pochi che realmente intraprendono lo sport con lo spirito giusto impegnandosi al massimo, sono quelli che alla fine vanno avanti e raggiungono gli obiettivi che si sono prefissati.

 

Neanche la Federazione Italiana sta investendo nel settore giovanile, e il risultato lo si è visto ai Campionati Mondiali. La colpa è stata scaricata sui corpi militari, senza i quali però, secondo il mio modesto parere, non ci sarebbe nemmeno più l’atletica.

Si dovrebbe tornare a promuovere di nuovo i giochi della gioventù per far conoscere lo sport dai ragazzi.

Non si vede neanche più lo sport in TV, a meno che non hai pacchetti sportivi a pagamento su reti private. E i ragazzi non si appassionano, non sanno neanche cos’è l’atletica!

Se non porti nelle case la voce di chi lo sport lo ha vissuto sulla sua pelle , raggiungendo risultati importanti con sacrifici, che parli dello sforzo, della costanza e dell’impegno che gli sono valsi però enormi soddisfazioni, i giovani si faranno sempre tentare da tutt’altri valori, spesso sbagliati e fittizi.

 

Consiglieresti la corsa alle donne?

Si, certo, per tutte le cose positive che porta e i valori che lascia. Non la consiglio però solo alle donne, ma a tutti, perché con essa basta poco per mantenersi in forma, è economica, la puoi fare ovunque, basta avere un buon paio di scarpe. Anche solo camminare è ottimo per la salute e ti fa perdere peso in poco tempo.

Insomma fa bene alla testa, ti libera da tutto e ti da un benessere fisico e psichico completo.

Connubio Corpo-Mente-Spirito.

 

 

Ringrazio Maria, straordinaria atleta e splendida persona.

Mi ha emozionato ascoltare con quanta semplicità e umiltà raccontava e ricordava con me le sue imprese e le sue vittorie.

Traguardi sudati e strameritati per i sacrifici e l’impegno che negli anni l’hanno accompagnata.

Possiede la semplicità che è solo di quelle grandi persone che hanno dato tanto allo sport e agli altri, rimanendo però, sempre con i piedi per terra. A conferma che i grandi campioni dello sport, sono anche campioni nella vita, persone speciali.

Tutt’ora continua con impegno e passione ad occuparsi dello sport e dei giovani cercando di trasmettere loro un po’ del suo carattere e del suo amore per l’atletica  fondamentali per le giovani leve che hanno bisogno di punti di riferimento e giusti miti da emulare.

Maria, noi tutti ti ringraziamo per quello che ci hai dato, perché hai sicuramente lasciato il segno e ti facciamo il nostro più grosso in bocca al lupo affinché possa realizzarti nei tuoi prossimi obiettivi.

Un saluto affettuoso da me e tutti i lettori di Podistidoc.

marilisa carrano

Per Podistedoc
Marilisa Carrano

 

 

 

 

 

 

 

 

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Peluso

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