Cronaca — 07 ottobre 2008

Tutto mare, questa Edizione. Esclusivamente mare. Da levante a ponente, e ritorno.
E’ stata scelta la soluzione di partire dalla litoranea di levante – e non dal centro-città come negli anni precedenti – per offrire agli oltre mille partecipanti un più facile accesso al luogo della gara, ampi spazi di parcheggio, maggiori sevizi. Certamente non perché l’Atletica Disfida di Barletta non è stata in grado d’imporre alle Autorità la partenza dal cuore cittadino. Sfortunata quella città che si rifiuta di accogliere nel suo grembo quella moltitudine amante dello sport da fatica!
Spira un mite maestrale che agita dolcemente le bandiere, non fa schiamazzare i teloni degli sponsor, né mette paura agli archi gonfiabili che stanno come torri ferme. Le onde del mare appaiono in festa per l’occasione, ed esprimono la loro gioia spumeggiando nel riversarsi sulla riva. Euforici ed impazienti, gli atleti non vedono l’ora di darsi battaglia.
Ottimismo leggo sul volto di Roberto Annoscia, che le sue parole confermano. Il suo ritorno alle gare non sembra lontano. Nel frattempo continua a scrivere tanto. Come fa! Scrivere ogni tanto è facile. Scrivere sempre non è da tutti: bisogna valere.
Non uno, tre speaker commentano la gara. Qualche volta si sovrappongono, ma nel complesso se la cavano. Lodano le piccole  e medie aziende locali che hanno dimostrato entusiasmo, generosità e lungimiranza. Ringraziano tutti gli atleti per la partecipazione, specialmente quelli delle vicine città di Andria e Trani, presenti in massa, mettendo da parte fatui campanilismi: una lezione ai politici che ancora litigano per accaparrare alla propria città gli Uffici della neonata provincia. Per chi non lo sa, da queste parti si è stati più originali di Cesena-Forlì, Pesaro-Urbino ecc., perché il capoluogo di un’unica provincia sono tre città: Barletta-Andria-Trani. Eppure la soluzione c’è. Abolendole tutte, ci sarebbero meno litigi ed un gran risparmio.
Alle ore nove in punto parte la carica dei mille ( e rotti). Lasciato alle spalle il mar di levante, si passa fra il porto ed il Castello normanno-svevo-angioino-aragonese, il più grande e meglio tenuto di Puglia. Fra le sue mura Federico II di Svevia organizzò la VI Crociata (1228); Manfredi lo utilizzò come reggia;  Ferdinando II D’Aragona vi si sposò; dopo l’8 settembre registrò uno dei primissimi episodi della Resistenza.
Ora davanti agli atleti si apre il mar di ponente con il suo rettilineo di 5 Km. Qui comincia la selezione, sotto lo sguardo severo di due file di palme dall’altissimo fusto, che sembrano corazzieri scattati sull’attenti al passar dei concorrenti.
Sono in sei a condurre la gara, poi cinque, quindi quattro. Al Km. 11, quando si raggiunge la riva destra dell’Ofanto e si gira per puntare verso il traguardo, sono in due a condurre la gara. Domenico Ricatti, capelli cortissimi, occhiali da centauro, sorriso dipinto sul viso ed andatura sciolta, è seguito da Arcangelo Pazienza, concentrato e contratto. La sa lunga il battistrada, e gioca anche con la psicologia. Ogni tanto volge il suo sguardo sorridente verso l’inseguitore. Allo spugnaggio gli offre generosamente la sua spugna, che viene decisamente rifiutata. Corre ed intavola un discorso con un ciclista che lo ha agganciato. Sicuro di sé, continua a rivolgere  occhiate pietose verso il compagno di fuga, che stringe i denti e gli rimane tenacemente attaccato.
Al Km. 18, il pur bravo Arcangelo Pazienza non riesce a mantenere il ritmo e perde lentamente e progressivamente terreno. Domenico Ricatti potrebbe aumentare l’andatura, ma non ci pensa nemmeno. Per i rimanenti tre chilometri è tutto intento a mandare saluti e baci agli amici ed alle amiche che numerose incontra lungo il percorso. Taglia il traguardo in 1:11:00, fresco, socievole, loquace e simpatico. Arcangelo Pazienza giunge dopo 28”; terzo è Gennaro Bonvino in 1:11:45; quarto, Tommaso Parisi in 1:12:08; il quinto, Ermanno Tamburrano è felice del suo 1:12:28 e bacia il suolo; il sesto, Iran Ponzetta, taglia il traguardo con una capriola in 1:13:09.
Non è riuscito a Mirela Nano vincere  la gara femminile. Nata sull’altra sponda dell’Adriatico ed ormai integrata, è stata l’unica atleta della Disfida  di Barletta cui è stato concesso di gareggiare, mentre tutti gli altri sono stati ‘precettati’ dall’organizzazione. Trovatasi gravata da tanta responsabilità, non ha saputo dosare le energie, ed ha pagato l’avvio troppo veloce giungendo seconda in 1:27:23. E’ stato il capo di Francesca Labianca ad essere cinto con la corona d’edera (l’alloro è riservato ai poeti), risultata vincitrice in 1:26:07. Terza, Silvana Serio in 1:32:22.
Mai le numerose premiazioni sono state così rapide. L’ultimo atleta è giunto alle ore 11 e 30. Alle ore 12 era già stato dato l’arrivederci alla prossima edizione, che sarà economicamente più ricca ed ulteriormente migliorata sul piano organizzativo, perché tutte le incomprensioni che quest’anno hanno afflitto la Società sono state felicemente risolte. Anzi prende sempre più consistenza la possibilità di organizzare una 6 Ore nel centro storico, o una maratona che coinvolga Canne della Battaglia, sito storico-archeologico di valenza mondiale.
Poi gli atleti si sono velocemente sparpagliati per le strade della Puglia piana, per dedicare il resto della domenica alle mogli ed ai figli. La famiglia è ancora un valore importante.

Autore: Michele Rizzitelli

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