Cronaca — 06 maggio 2011

Si può essere contenti dopo aver corso una maratona col peggior riscontro cronometrico mai fatto registrare? Clamorosamente la risposta è SI !!! No,non sono pazzo nell’affermare ciò che ho testè scritto,venivo da un leggero infortunio muscolare al bicipite ed al tricipite femorale destro e dovendo correre tra tre settimane la Nove colli (202km),foschi pensieri,come nuvoloni neri carichi di pioggia,si addensavano all’orizzonte. La gara vercellese doveva confermare alla mia testa che un raggio di sole stava spuntando dalla coltre plumbea che si stagliava ai confini della mente e sperare poi che nell’immediato futuro il tempo sarebbe stato capace di farla sparire pian piano e del tutto come la neve quando è esposta ai raggi caldi del sole. Dalla maratona del riso ho avuto questo riscontro e ne sono stato felice. Il week-end in terra piemontese è stato veramente piacevole e mi ha arricchito anche culturalmente grazie alle visite ai musei e ai luoghi artistici che mi regalo sempre nelle città dove corro. Esservi ritornato dopo qualche anno d’assenza non ha fatto altro che confermare quello che di bello già pensavo della città delle terre d’acqua,inserita giustamente nell’elenco dei più bei luoghi d’arte della penisola. Vorrei,dopo questo preambolo,ringraziare il comitato organizzatore che mi ha fatto omaggio del pettorale e scrivere che per quello che mi ha riguardato,tranne qualche piccolo dettaglio,tutto è filato per il verso giusto. I piccoli nei riscontrati sono stati la mancanza di bagni chimici lungo il percorso (costa così tanto noleggiarli?),la mancanza di cartoni dove poter buttare via le spugne ed i bicchieri subito dopo i ristori (è un iter così lungo farne richiesta all’ente preposto alla raccolta dei rifiuti?) ed infine il primo ristoro, un pochino troppo piccolo il tavolo e dato in gestione ad una sola signora che si è vista arrivare addosso uno tsunami formato da atleti che,specialmente nei primi chilometri,nelle retrovie, viaggia ancora molto compatto e che non pochi problemi ha creato. A questo punto però voglio e devo dar voce anche a quella nutrita schiera di atleti che al traguardo,prima e al pasta party,poi, si lamentava del ristoro finale in cui l’acqua era scarsissima,che al ritiro della medaglia gli avevano risposto che le avevano finite ed infine che nel pacco gara non avevano trovato la maglietta della loro taglia. Tralasciando quest’ultimo dettaglio (io abolirei il pacco gara a fronte di servizi buoni),credo sia grave e pericolosa la penuria d’acqua alla fine e poco delicato e rispettoso non dare la medaglia a chi arriva dopo aver sudato per quarantaduemilacentonovantacinque metri,anche se poi,spero anzi ne sono sicuro,verrà spedita a casa. Gli organizzatori potranno dire che sicuramente il numero d’iscritti sia stato superiore alle attese ma ciò non è una scusa plausibile e valida. Se non chiudi prima le iscrizioni e dai la possibilità (giustamente!) di farle fino all’immediata vigilia della manifestazione,devi mettere in preventivo che le adesioni possano essere più numerose del previsto. Infine, come avviene nella maggior parte delle gare,perché non mettere due volontari a consegnare le medaglie subito dopo l’arrivo? E’ li che l’atleta deve essere premiato perché la medaglia non è una ‘cosa’da dare in modo freddo a trecento metri di distanza e peggio ancora non farla proprio trovare. Questo simbolo o meglio la consegna dello stesso è il coronamento alla prestazione,il premio alla fatica,la consacrazione della gioia e questo vale per il primo arrivato fino all’ultimo che taglia il traguardo magari camminando e forse rantolando ma che nel cuore ha solo quel trofeo che gli viene consegnato e che conserverà a lungo nei suoi ricordi. Ognuno fa della corsa che corre in quel momento il suo mondo,ne scrive la storia da protagonista ed è giusto che sia importante alla stessa maniera dei top runners. Queste parole le dovevo agli amici che mi hanno incontrato e che mi hanno pregato di dargli voce. In tutta onestà non ho alcun dubbio sulla veridicità di quello che mi è stato raccontato anche se realmente e di persona non l’ho potuto verificare subito ma ne ho avuto un riscontro indiretto dopo un po’. A questo punto però con la stessa solerzia con la quale ho fatto da cassa di risonanza agli sfoghi dei miei amici podisti così mi arrogo,simpaticamente, il diritto di fare una tiratina d’orecchie ai pochi? Ai tanti? Io dico ai moltissimi pedestri (adesso m’attirerò le ire di qualcuno) che ieri erano a Vercelli e che in generale popolano le gare domenicali. D’accordo,non tanto,(ma in mancanza di contenitori ) di buttare a terra i bicchieri di plastica e le spugne ma lanciarli nelle risaie al di la della sede stradale mi è sembrato,oltre che un gesto di poca creanza anche un esempio di cattiva educazione che, purtroppo ormai, è insita in noi e che non c’accorgiamo di avere. Mi è sembrato di rivedere le orde di barbari,Visigoti prima e Unni poi, che imperversarono nella zona nei secoli passati. Al ristoro del trentacinquesimo,come faccio SEMPRE,mi son fermato,ho bevuto ed ho cercato la busta dove poter riporre il mio piccolo rifiuto (io la gara non la devo vincere o cercare il miglior tempo,mi devo solo allenare per le corse più lunghe,mi devo divertire e poi se pure lottassi per vincere a cosa mi servirebbe non mostrare senso civico,sarei più veloce?),la gentile signora che era addetta al tavolo mi ha detto:’Grazie,sei stato l’unico ‘.Nell’andar via,ringraziandola,non sono stato molto contento. Deluso e molto amareggiato dalle sue belle parole, vi ho letto un’amara constatazione di inciviltà latente in ognuno di noi di cui la donna aveva preso coscienza facendomene partecipe. Dai amici miglioriamo un pò,si può e si deve !!! Qualcuno dirà che io scriva sempre le stesse cose però, se questi fatti si ripetono,vuol dire che non sono in tanti che leggono ed io continuerò la mia battaglia. Ancora un’altra tiratina d’orecchie a noi corridori la devo fare e questo dopo aver ascoltato i volontari che sedevano accanto a me a pranzo,questa è stata la conferma che ho avuto dei problemi di cui prima facevo mensione. Che senso ha inveire ed innervosirsi contro le persone che prestano la loro opera ai gazebo dei ristori finali e con quelle al ritiro medaglie ??? D’accordo che alla fine si è stanchi ,si è vinti dalla spossatezza,si è poco lucidi e che avete,abbiamo pienamente ragione per quello che ho accennato prima ma ricordiamo che quei signori sono lì per noi e ci stanno dedicando il loro tempo,sottraendolo alle loro famiglie ai loro affetti. Noi facciamo dei sacrifici spostandoci di centinaia di chilometri per raggiungere la varie sedi delle manifestazioni,lo facciamo con cuore con passione e lo stesso cuore e la stessa passione muove questa brava gente che va rispettata così come noi il rispetto lo esigiamo e giustamente. Se abbiamo,avete,qualcosa da dire,da recriminare bastano due righe all’Organizzazione che non è , non sarà mai, sorda ai nostri reclami,oppure bastano degli articoli da far pubblicare sui vari e seguitissimi siti che si occupano del nostro sport,del nostro mondo,così come faccio sempre io. In fondo se c’è confronto abbiamo da guadagnarci tutti,però ricordiamoci sempre l’educazione ed il rispetto per le persone e le cose. Dobbiamo anche imparare a recitare il mea culpa quando sbagliamo e poi anche mettere in risalto quando un cambiamento positivo c’è stato lo dobbiamo fare perché siamo la parte sana del mondo dello sport. Voglio raccontarvi un piccolo aneddoto relativo alla maratona di Vercelli di qualche anno fa quando vinsi una piccola somma di denaro perché secondo di categoria. Passavano i mesi e non mi veniva recapitata,un giorno però leggendo un articolo su un sito e guardando la pubblicità che si faceva la maratona,scrissi che stavo aspettando ancora i soldi dell’anno precedente e fui anche abbastanza duro. Con tranquillità e gentilezza mi risposero illustrandomi le loro ragioni anche se non le condividevo per niente. Dopo un pò mi arrivò il premio ed io attraverso una mail ed un articolo li ringraziai,capendo che, in fondo, anche loro non volevano fare brutta figura. Finito li. Sono arrivato a Vercelli sabato nel pomeriggio,ritiro pettorale velocissimo e poi mi sono recato alla conferenza stampa ad ascoltare il dibattito tra gli organizzatori di alcune tra le più importanti maratone italiane ed esponenti politici. Soliti discorsi,aria fritta da entrambe le parti. Parlare di diritti televisivi, audience e sponsors quando manca una guida forte (nonostante Maratone italiane) capace di vedere avanti e non far finta di farlo guardando solo nel proprio giardino,è inutile Se si sono ridotti a che la visione delle maratone vada su un canale che c’è o non c’è,se fanno vedere solo la corsa dei primi dieci,se non creano gli eventi ma di cosa si lamentano? Sanno solo dire:’Vabbè, però a New York e a Londra si paga tanto’,allora mi spieghino perché la gente si mette in lista per andare lì.???. Alla conferenza erano presenti anche tanti amici del gruppo dei Supermaratoneti,con i quali si potrà essere d’accordo oppure no nel correre una o più maratone a settimana ma sono tutti delle persone squisite per umanità e modi di fare. E’ sempre un piacere incontrarli in giro per l’Italia. Qualcuno li definisce pazzi,io non di sicuro. Il mondo della maratona è come un diamante,ha tante facce:chi corre per vincere,chi per collezionarle,chi per allenarsi,chi per stare insieme agli altri,chi per turismo Tutti vanno applauditi in uguale misura ed allo stesso modo. La domenica mattina arriva in un battibaleno e dopo una buona colazione in compagnia di simpatici amici toscani ci dirigiamo verso il centro. Corso Garibaldi, già affollato di atleti dalle prime luci del mattino, sembra un’entità a parte rispetto alla città che è ancora lontana dallo svegliarsi completamente. Ci s’incontra,si scherza e c’è poi una costante che in questi ultimi anni sta confermando la sua presenza sono le centinaia di macchine fotografiche digitali ed il rumore dei loro scatti che ormai fa da sottofondo a quella che prima era la solo musica della vigilia delle corse e cioè lo scalpitare delle scarpe sull’asfalto quando ci si riscaldava. Quegli scatti che poi andranno a popolare centinaia di blogs e social networks ormai la rete la fa da padrona ed ha spazzato via tutti i confini che prima ci comprimevano e ci opprimevano. Ore 09.00. Pronti via. Una città che ancora dorme sente il passaggio degli atleti lungo le proprie strade,poche persone affacciate ai balconi seguono con lo sguardo l’andare di questo sciame umano che col suo carico di buonumore ed allegria saluta e da il buongiorno a tutti con qualche timido applauso che ci fa da scia. Primi chilometri un pò bruttini per la verità però niente di mostruoso anche perché in coda al gruppo si pensa più a ridere e a scherzare che ad altre cose. Si chiacchiera con i compagni di sempre,il mitico Sir marathon,al secolo Fausto, dei runners di Bergamo,il gruppo dei toscanacci,come li chiamo io,capeggiato da Alessio,insomma sembra una gita fuori porta,manca solo il cestino con i panini e le bibite ma dubito che qualcuno non abbia ancora pensato a ciò. Intanto si va verso l’esterno del centro abitato. S’iniziano a lambire le risaie,lunghi rettilinei sono i nostri compagni di viaggio,qui la mia mente rievoca le Guerre d’Indipendenza contro l’Austria e tutte le traversie che lungo i secoli questo pezzo di terra e i vercellesi hanno dovuto vivere. Ogni tanto si passa qualche centro abitato o meglio disabitato e poi di nuovo risaie,quelle risaie che caratterizzano l’intera zona. Dico la verità a me il paesaggio che mi si staglia davanti piace e mi rende tranquillo,ho modo di far volare la fantasia al di la di ogni limite. Sono in compagnia di Bruno col quale faccio l’elastico perché,essendo io molto più veloce, ogni tanto mi avvantaggio per poi farmi riprendere dopo qualche sosta fisiologica. Già che ci siamo mi chiede qualche consiglio sulle corse in generale e poi sulla cento chilometri del Passatore che correrà per la prima volta a fine maggio.:’In bocca al lupo!’ Intanto i chilometri ed il tempo passano per me veloci e per Bruno un pò più lentamente. Questo fino al venticinquesimo chilometro quando mi metto su un passo per lui insostenibile e lo stacco purtroppo definitivamente. Gli atleti che supero lungo il tragitto mi dicono che ho un bel passo,una bella andatura. Certo è facile,specialmente per chi non ti conosce affermare ciò nel momento in cui ti trovi nella parte del gruppo in cui tutti vanno ai 5’00’/10′ al km e tu a 4’15’ che è poco più veloce di un lento per me. Tutto procede bene,il fastidio alla coscia non lo avverto e ciò mi rende entusiasta. Lungo gli ultimi cinque chilometri vedo molti atleti con problemi di crampi fermi ai bordi della strada. Mi son sempre fermato a chiedergli se avessero bisogno d’aiuto e sono andato via solo quando mi dicevano che potevano fare da soli. Non ho mancato mai d’ incitare tutti quelli che avevano ‘finito la benzina’ e proseguivano camminando. Poi ecco il vialone del traguardo,prendo il mio bandierone dell’Inter ed inizio a sventolarlo come ormai da scena collaudata. A cinquanta metri dal traguardo incito quello che mi è davanti a non mollare perché sto arrivando molto più veloce di lui e rallento perché non ha senso passarlo a quindici metri dalla linea d’arrivo. Alla fine sulla finish line il solito passo di samba e poi il ristoro finale. Passano dieci minuti e decido di ritornare al cartello del quarantaduesimo chilometro dove so che tra poco dovrebbe arrivare il mio compagno di corsa anche lui interista ed ex presidente dell’Inter club di Pergine Valsugana;lo vedo da lontano,è un pò stanco,gli vado incontro lo incito:’Vai Bruno,prendi la bandiera e vola al traguardo’. Lui contentissimo e con un sorriso smagliante riapre la falcata,corro con lui,lo seguo dal margine della strada. Sembra volare il geometra trentino,felicissimo taglia il traguardo e c’abbracciamo;io molto felice d’avergli regalato un’emozione,lui consapevole del fatto di essersi emozionato. L’emozione il gusto vero della corsa e dell’amicizia !!! Dopo che anche lui ha lenito il suo sforzo al ristoro finale andiamo a ritirare le borse e ci mettiamo al sole a chiacchierare un pò. Intanto arrivano gli amici che protestano e mi chiedono di scrivere dei loro disagi a cui ho dato voce all’inizio. Dopo un pò col pullmino messo a disposizione dall’organizzazione vado a fare una bella doccia calda in un bel campo sportivo (10 e lode!). Rientro in centro dove ho modo di pranzare e di fare un’altra bella conoscenza. Paolo,un atleta proprio di Vercelli col quale m’intrattengo a parlare volentieri di sport a tutto tondo,mi porta a fare un giro in città dove ha modo di farmi apprezzare piazza Cavour,una delle più belle d’Europa dalla quale,secondo me delittuosamente non fanno passare la corsa,basterebbe un corridoio transennato per far godere della bella visione a tutti,rompendo la bruttezza dell’immediata periferia della città,quella Vercelli che Tacito nel primo libro delle Storie definì fiorentissima nel primo secolo dopo Cristo e che è anche un’importante tappa della via Francigena dove non poche persone si fermano.

Autore: Ciro Di Palma

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