Cronaca — 01 settembre 2008

Ordinatamente disposte intorno alla cima di un alto colle (794 m.), le case di Sant’Agata di Puglia (2.500 ab. circa) sembrano tenersi per mano, come in un girotondo, per non precipitare a valle. Poche strade strette e molte scale le separano. Così addossate, danno al paese l’originale aspetto a tronco di piramide che rivela la sua origine longobarda. Pavimentazione dei vicoli, scalinate ed abitazioni sono ben tenute e curate nei minimi particolari, ed hanno meritato la bandiera arancione del T.C.I. Le facciate delle case parlano da sole: se vedi scolpite delle forbici, vogliono dirti che dentro lavora un sarto; se riconosci un martello, lì c’è un fabbro. Non impaurirti se vedi raffigurata  una maschera con bocca aperta, lingua sporgente, denti aguzzi e corna da cervo, perché il proprietario vuole semplicemente difendersi dalla sfortuna e spaventare gli spiriti maligni.


Ancora maggiori sorprese riserva la sommità del colle, un tempo avamposto romano, occupata da un grandioso castello normanno. Dalla ‘Loggia delle Puglie’, posta alla confluenza  di tre Regioni, lo sguardo viaggia immenso, e raggiunge tutta la pianura pugliese, il Gargano, il Golfo di Manfredonia, le Murge ed il Vulture.


Massimo Faleo è raggiante per aver portato in questa 2^ Edizione un numero di atleti (70) quasi  doppio dell’anno precedente. Il sindaco, dottor Cristiani, non lo dà a vedere, ma sotto l’aspetto serio e riservato traspare l’orgoglio di poter mostrare ad un pubblico extraregionale, raro a vedersi da queste parti, il buon lavoro svolto nel suo pittoresco ed isolato borgo. E rimane a disposizione per tutte le sei ore e trenta minuti, tempo massimo concesso ai maratoneti.


E’ intuitivo capire che una gara  di un piccolo centro del preappennino dauno non può essere priva di difficoltà altimetriche. Il longilineo organizzatore cerca di non scoraggiare i partecipanti, e s’illude di addolcire la pillola facendola passare per una quasi-ecomaratona. Risponde a verità che tutt’intorno al percorso ci siano alberi, ma di sterrato neppure l’ombra! In comune con le ecomaratone ha soltanto le aspre salite e le lunghe discese. E la sofferenza si legge molto bene sui volti dei concorrenti, che passano per cinque volte sul traguardo per completare due giri piccoli in città e tre giri grandi nei dintorni. Non si accanisce contro questi faticatori della domenica, in gran parte iscritti al Club dei Supermaratoneti,  solo l’altimetria. Un sole di fine agosto per i primi chilometri li riscalda, ed imprudentemente essi corrono speditamente per le dure vie cittadine. Quando affrontano la strada che serpeggia nel bosco di Valle in Vincolis, il sole è già alto e li percuote senza pietà con i suoi raggi perpendicolari. Li cuoce in maniera tale che sul traguardo giungono cottissimi, e si accasciano sui marciapiedi ondeggiando come spaghetti stracotti!


E’ stata appena posta la medaglia al collo della longobarda Rita Zanaboni, che lamenta la sua stanchezza e giudica il Resegone una passeggiata al confronto. Boccheggia il messapo Stefano Montemurro, che preferisce mille volte l’Abetone. La peuceta Angela Gargàno si sarebbe ritirata se non fosse stata incoraggiata ed aiutata dall’altro peuceta Stefano Giorgio. Stranamente, freschissimi come adolescenti appaiono il capofila del Supermaratoneti, l’ottuagenario Giuseppe Togni ed il settuagenario Rocco Petrocelli, che ha prontamente riempito il vuoto lasciato dalla Maratona di Parma con la sua Maratona di Metaponto (14/9/2008). L’arcano mistero è stato alla fine scoperto, avendo i giovanotti corso soltanto i due brevi giri cittadini ad andatura turistica. Invece, tutti i 42 Km. ed i 195 m. s’è sciroppato Mario Liccardi, giungendo sul traguardo in ottime condizioni dopo aver lasciato alle spalle atleti più giovani. L’onore degli MM/60 è salvo!


Nel tardo pomeriggio il sole è andato a nascondersi dietro i monti della Daunia, ed una piacevole frescura ha allietato Sant’Agata di Puglia. Ma ormai i pedatori della domenica erano sulla via del ritorno a casa.

Autore: Michele Rizzitelli

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