Cronaca — 24 marzo 2010

Clicca per l'immagine full sizeDi nuovo sul quel treno un anno dopo, di nuovo alla ricerca di un carico emozionale, cercando questa volta di riportare a casa la medaglia. Dopo il ritiro a Roma dello scorso anno, avevo portato a termine altre maratone, ma con il pensiero sempre a questa, l’unico mio ritiro in questa, chiamiamola così, insana passione. Di nuovo su quel treno guardando dal finestrino le immagini che scorrono velocemente, mentre nel mio cuore le immagini ed i pensieri hanno tutt’altra velocità, vengono scansionate attentamente, analizzate, alla ricerca dell’errore da non commettere questa volta. Parto con un bagaglio degno della migliore settimana di vacanza, per tanti motivi, ma soprattutto perché dovevo avere tutto a disposizione, non potevo rischiare di avere freddo, di avere caldo, di non avere… Scendo da quel treno piena di aspettative, di gioia, ma anche di reverenziale timore per la mia “eventuale” rivincita su “quella maratona”. Trascorro ore di inebriante felicità con gli amici di “corsa”, il cuore pieno di tante cose, ma su tutte il sentimento più forte è sicuramente “l’emozione”; poi, finalmente, arriva il fatidico giorno. Inutile dire che nonostante avessi scelto un albergo a due minuti dalla partenza, sono sveglissima sin dalle quattro del mattino: come sarebbe potuto essere diversamente? Mi preparo con calma ed infine esco con il mio borsone pieno solo dell’essenziale questa volta, mentre ancora l’animo è strapieno di tantissime cose difficili da analizzare, sembro veramente una bambina e realmente così mi sento. Decido di partire con cautela ed attenzione, quindi senza alcun dubbio mi posiziono dietro i palloncini delle 4h15m, non è una maratona facile questa, sia per il percorso, sia per i motivi già ampiamente spiegati. Incontro un amico di Napoli che non vedevo da tempo, involontariamente mi dà una notizia che mi rattrista enormemente e quindi parto con tante lacrime nel cuore e uno sguardo al cielo, un saluto ad un compagno di tante bellissime avventure. Un gruppo bellissimo quello delle 4h15m, stranamente qualsiasi sia il tempo che decido di provare, ritrovo sempre quello che ormai io definisco il mio pacer personale, Gaetano Covizzi, grande trascinatore e bravissimo nel gestire il gruppo, oltre che a rispettare il “passo”. I chilometri scorrono e così anche le mie emozioni, man mano che si va avanti oso sperare, ma sempre con i piedi di piombo (le gambe lo stavano già diventando su quei maledetti sampietrini); si arriva al 35° km e mi dico: “Attenta Monica, qui c’è il muro”, ma questa volta ho portato con me il kit del piccolo scalatore, non mi fa assolutamente paura e poi sento di avere ancora margine. 38° km, 39°, sento la folla e saluto tutti, ma proprio tutti, la gioia mi inebria e la gambe ritornano ad andare benissimo, al 40° mi faccio una grande risata, sorpasso un gruppetto composto da tre persone, due donne ed un uomo, lui dice alle due ragazze :”Su, su, vedete? Lì c’è scritto 40°km, su, è fatta, correte, su, ce l’avete fatta!”. Una delle due ragazze si gira e gli dice:”Raffaè, ma te stai nu’ poco zitt’ e ce fai fa’?”. Bellissimo! Taglio il traguardo con piccolo sprint finale, cammino per una decina di metri e poi mi volto indietro facendo un adeguato e lungo inchino allo striscione del traguardo, perché se io in quel momento mi sentivo una principessa per tantissimi motivi, è pur vero che dovevo ringraziare adeguatamente e con dovuto rispetto lei, la regina delle gare, “La Maratona”. Cerco con lo sguardo qualche amico da abbracciare, qualcuno con il quale fare casomai qualche capriola, ma stranamente non vedo nessun volto conosciuto ed allora vado a prendere la mia sudata medaglia scambiando qualche scherzosa parola con una delle signore addette a questo piacevolissimo compito. Nella mente ancora le parole dell’ultima canzone dei Nomadi: “Corri per qualcosa, corri per un motivo, che sia la libertà di volare o solo per sentirti vivo….”. Adesso sono qui che ripongo le palline di uno dei più bei alberi di Natale che io abbia mai fatto, sperando di poter riprendere presto questo scatolone dalla soffitta


Autore: Monica Liguori

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Peluso

  • maurizio mirarchi Napoli_Run

    complimenti affettuosi per la bella maratona e il racconto bellissimo che ci hai voluto donare.
    L’avventura continua……..

  • Giuseppe Inguanta asd atletica Rosamaria

    Sei stata una gran testarda!! ma chi non è testarda come lo sei stata tu non potrà mai portare a termine una maratona, con qualsiasi tempo!!!!

  • gigi di meo Pozzuoli Marathon

    grazie x avermi emozionato…sono salito sul treno anche senza correre….

  • Corrado Crielli

    Kaspita!!! con questa magnifica cronaca io ho spolverato il tuo nome (da un po’ era messo da parte) racconto stupendo da rieleggere + volte anche per il lieto fine!!!! brava Monic e fatti risentire magari così posso farti di persona i miei complimenti!!!!

  • Marco Cascone

    Ciao Monica. Che bello leggere questo tuo splendido articolo, le tue emozioni. Complimenti per le stesse e per aver concluso al meglio la Maratona

  • sonia per monica

    anvedi monica oh!! brava.. complimenti per la maratona!! dai che forse il 3 passo a pistoia!!!

  • Monica Liguori Cai Pistoia

    Grazie a tutti…. ora sono veramente soddisfatta!

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