Cronaca — 22 aprile 2008

Una bella giornata di sole ci accoglie per la X Maratona di Napoli. Ho fatto tardi (come al solito): sono le otto meno un quarto quando spengo il motore al parcheggio. Meno male che ho già il chip ed il pettorale e così decido di cambiarmi immediatamente ed iniziare il riscaldamento. Farò una capatina in Piazza Plebiscito, luogo della partenza, trotterellando in modo da non perdere tempo prezioso. L’ingresso in piazza rende già l’idea della grandiosità della manifestazione, mi dispiace quasi di partecipare all’evento secondario, la Mezza Maratona, rispetto alla Maratona. Nell’aria c’è molta emozione, si ricorda Salvatore Laureto, il tecnico RAI che avrebbe dovuto correre proprio oggi e proprio qui. Tanti pensieri e molta commozione, con quei numeri uno assegnati ad amici e parenti.


Mi avvicino a questa gara un po’ sottotono, i cinque giorni di pausa per raffreddore e tosse non sono certo un’iniezione di fiducia prima di affrontare 21 Km e spiccioli, ma l’adrenalina e la concentrazione potrebbero aiutarmi una volta partito. Decido di non pensare di non essere al meglio delle mie condizioni, del resto al via è annunciato un atleta keniano e forse ci sarà anche Domenico D’Ambrosio. Meglio così, starò nelle retrovie senza ambizioni particolari. Continuo a trotterellare rilassato, incontro qualche avventuriero che si cimenterà nell’impresa, parlo con Gennaro Varrella e mi sembra tranquillo, con lui c’è anche Romualdo Barbato, alla sua prima volta. Scambiamo due chiacchiere e poi li lascio. Guardo l’orologio e mi sembra il caso di tornare alla macchina per cambiarmi e prepararmi in modo definitivo alla partenza.


Mi ritrovo tra la folla che si assiepa a ridosso del cordone umano che impedisce una partenza anticipata, mancano diversi minuti ma voglio stare lì davanti e pertanto non mi allontano. Ecco schierarsi il plotone africano proprio davanti a me, nei pochi metri lasciati liberi dall’organizzazione. C’è il minuto di raccoglimento, poi Marco Cascone, lo speaker, comincia ad annunciare gli atleti, sento chiamare anche il mio nome e mi invita a partire insieme agli atleti favoriti (e pensare che proprio oggi non volevo sentire troppo l’avvenimento!). Pochi secondi e si parte. L’avvio è regolare, due keniani si lanciano subito in avanti e, favoriti dalla discesa iniziale, si portano subito ad una decina di metri di vantaggio; il serpentone comincia ad allungarsi ed ognuno cerca di trovare la sua posizione. Nella mia gara c’è Aziz, mi sembra pimpante e cerca di riportarsi a ridosso dei due fuggitivi che, dopo una segnalazione sul passaggio al primo chilometro, rallentano vistosamente e si fanno riassorbire. Aziz prosegue e allunga, io non vorrei aumentare, ma come si fa a tirarsi indietro da subito? Prevale il mio agonismo e capisco immediatamente che non sarà una giornata di relax. Lascio scorrere via Aziz e lui aumenta leggermente il suo vantaggio, nel frattempo i keniani sembrano rinsaviti e si staccano dietro di noi. Emanuele Zenucchi, anche lui alla partenza della Maratona, si mette sulla mia scia, scambiamo qualche parola e per qualche attimo pensa pure di prendere gli africani in contropiede: ‘Se mi lasciano andare troppo, chissà poi…’. Intanto Aziz si è portato quasi cento metri avanti, la strada è ampia e regolare, primo giro di boa e si avverte un leggerissimo controvento che mi fa lacrimare gli occhi… i miei occhiali! Ho dimenticato gli occhiali! Come ho potuto in una giornata di sole ed ora anche questo venticello. Il pre-gara non è stato sentito come altre volte. Ne pagherò le conseguenze?


Intanto proseguo e mentre il serpentone gira su se stesso e si allunga sempre di più, sento da dietro dei passi leggerissimi e decisi. Ed uno, due, tre e poi anche gli altri quattro: passano i keniani ad una velocità che non penso minimamente ad imitare. E’ iniziata veramente la loro gara e siamo ancora ai primi chilometri. Raggiungono Aziz e lo staccano. Che peccato: nelle ultime due edizioni della manifestazione ero riuscito ad arrivare in Piazza Plebiscito insieme a loro, io a completare e loro a continuare per un’altra metà. Intanto mi sono avvicinato ad Aziz, prevedo di raggiungerlo senza aumentare. ‘Forza Aziz!’. ‘Forza Marco!’. ‘Forza Aziz!’. Dal serpentone arrivano incitamenti per me e per lui: stiamo duellando a distanza, dall’inizio della corsa non siamo mai stati affiancati.


Il tracciato, ben disegnato, ci riporta in prossimità della partenza per iniziare un secondo giro sul lungomare, sembra quasi una passerella a beneficio dei tanti spettatori. Ma è sempre stato così? Non ricordavo tante persone per questa manifestazione negli anni scorsi. Forse la Maratona di Napoli è decollata una volte per tutte alla stessa stregua delle più classiche?


La mia gara continua ed Aziz è ormai a portata di gambe e mentre scorro a fianco del corpo del serpentone (che torna mentre io rivado!) e che da lì a poco si morderà la coda, si ripetono i ‘Forza Aziz!’ e i ‘Forza Marco!’. Lo affianco e lo stacco prima del decimo chilometro proseguendo con la mia andatura regolare. Adesso devo proseguire fino alla fine. Mi distraggo osservando i tanti particolari della giornata, i posti di ristoro sono in fermento e dopo il passaggio di migliaia di atleti si ricompongono prontamente per fronteggiare l’assalto successivo, ci sono bicchieri e bottigliette ovunque, l’asfalto è bagnato come dopo un temporale.


Guardo sempre avanti per controllare la posizione degli atleti keniani: imperterriti proseguono con il loro ritmo elevato, con il caldo di oggi credo che pagheranno la sforzo nella seconda parte. Quel che mi sorprende è che stiano facendo vera gara da subito, niente tatticismi e attese, sono sfilacciati e corrono, altro che.


Ripassiamo tra due ali di folla che restringono il percorso nuovamente in prossimità di Piazza Plebiscito e ci avviamo verso gli ultimi sei chilometri della Mezza. Il tempo passa, i Keniani sono sempre lì davanti ed il traguardo si avvicina. Prendo gli intertempi, un po’ per abitudine ed un po’ per timore di rallentare troppo: ho scelto di rallentare oppure ho dovuto farlo perché sono stanco? Meglio rimandare a dopo certe analisi e proseguire. In Piazza Garibaldi, al diciottesimo km, ho circa 25 secondi di vantaggio su Aziz, incrocio Zenucchi (primo bianco della Maratona) che continua solitario la sua corsa e gli altri atleti della Mezza. Vedo in lontananza l’ultimo degli africani che forse ha cominciato a rallentare, comincia a sentire la stanchezza per il ritmo forsennato della prima parte?


Arrivo al traguardo dopo il giro della completo della piazza mentre sono già transitati i primi della Maratona. Io concludo in 1h08’49’, il primo keniano è passato in 1h06’20’! Il fatto più sorprendente e che avrà la forza di mantenere il ritmo anche nella seconda parte. Gli altri suoi connazionali pagheranno invece lo sforzo (errore di percorso a parte) rallentando vistosamente.


Mi dispiace quasi di essermi fermato, la vera gara è la Maratona ed io mi sono tirato indietro scegliendo la fatica minore.


Il dopo gara è pieno di emozioni, il tempo di cambiarsi e di qualche battuta sulle sensazioni vissute, e arriva il primo maratoneta. E’ sempre uno spettacolo vedere gli atleti africani correre, ma vedere una maratona concludersi in due ore e tredici minuti è un valore aggiunto. Stanchi, qualcuno anche stanchissimo, arrivano a poco a poco anche gli altri. Arriva Gennaro e dopo qualche minuto anche Romualdo, pure lui è riuscito nell’impresa. Complimenti a tutti! Anche, e forse soprattutto, a chi vi impiega diverse ore.


Dopo l’ultima, quella del Gargano, mi è tornata la voglia di correrne una. Devo solo scegliere il luogo. Napoli, l’anno prossimo? Speriamo prima.

Autore: Marco Calderone

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