Cronaca — 21 aprile 2008

 In questi anni, gli organizzatori della Maratona di Napoli si sono dedicati con notevole impegno per l’affermazione della stessa, ottenendo progressi che, tuttavia, non riescono a farla decollare del tutto.
L’analisi, di seguito formulata, vuole essere un semplice strumento di supporto al faticoso e lodevole lavoro degli organizzatori.
Napoli, città d’arte e di storia antica, merita una maratona all’altezza dei suoi valori storici e tutte le sinergie degli addetti ai lavori tendono verso questo traguardo.
Bisogna avere, però, l’umiltà di sapere ascoltare anche le critiche costruttive dei podisti, ossia di quelle persone che poi mettono in pratica le loro scelte. A detta di molti podisti, il percorso scelto per questa maratona non è ottimale; si sa che il percorso di una maratona contribuisce, in modo rilevante, a decretare il successo o l’insuccesso della stessa.
Il percorso della maratona di Napoli, che rispecchia in buona parte quello dell’anno scorso, ha creato e continua a creare moltissimi problemi ai podisti, particolarmente nel tratto di via Caracciolo. Rimane incomprensibile la scelta di fare percorrere questa strada, seppur bellissima, per quattro volte ai partecipanti della 21 km e per ben sei volte a quelli della 42 km. Gli atleti doppiati si sono trovati in difficoltà nel secondo giro (la terza e quarta percorrenza di via Caracciolo). Le moto e le macchine di scorta agli atleti d’avanguardia hanno dovuto letteralmente attraversare la moltitudine dei podisti doppiati (in quel tratto si sommavano i podisti della mezza maratona e quelli della maratona). Si è creato, in buona sostanza, tanta confusione.
Per i maratoneti, invece, percorrere il tratto finale di via Caracciolo (la sesta percorrenza su di questa strada) è stato un vero disagio; essi hanno dovuto zigzagare tra biciclette, pattinatori e pedoni che avevano invaso la  corsia della gara, noncuranti della gara in corso; si aveva l’impressione di fare un allenamento, non si avvertiva la tensione della gara.
Esistono percorsi alternativi a via Caracciolo e a via Diocleziano, come  Riviera di Chiaia e viale Kenned. Perché non utilizzarli?
Perché, inoltre, non pensare di ridisegnare il percorso della gara facendolo transitare per corso Garibaldi, p.zza Carlo III, via Foria?  
Correre la gara, per il 90% del suo percorso, su strada unica con atleti sia in andata sia in ritorno, può determinare nei podisti in difficoltà fattori di stress e d’abbandono, se non addirittura invogliarle gli stessi a tagliare il percorso.
Alla maratona di Roma, tre anni fa, si correva sulla stessa strada dal km 36 al km 40 in sensi opposti; gli organizzatori resosi conto dei fattori psicologici che potevano incidere sui podisti e per evitare possibili tentazione tagli di corsie, hanno modificato il tracciato evitando le percorrenze incrociate tra podisti.
Roma, Milano, Parigi ed altre grandi città hanno problemi di viabilità come Napoli, tuttavia, gli organizzatori si sono impegnati a scegliere percorsi che evitano incroci tra podisti in percorrenza chilometrica diversa. Sanno perfettamente che il successo di una maratona rappresenta per la città organizzatrice un portentoso veicolo per il turismo ed un sicuro ritorno economico.

Autore: Francesco Diana

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