Cronaca — 19 marzo 2009

Il cuore batteva forte per Beppe Togni e la sua Brescia Art Marathon. Ne avrebbero tratto beneficio i sentimenti, ed anche il portafoglio, alleggerito di soli 10 Euro, speciale sconto agli emuli del roccioso Sergio Tampieri, valido fino all’ultimo giorno. Ha prevalso, invece, l’irresistibile pulsione di maturare nuove esperienze, per cui, ad una maratona corsa numerose volte, ho preferito la quasi novità di Lecco (2^ Edizione). Ha pure influito l’insopprimibile desiderio di ritornare giovane studente per vedere da vicino quel ramo del lago di Como.


La Svizzera è ad un tiro di schioppo, ed il suo vento soffia su ogni cosa, spingendo in su anche la quota d’iscrizione. I 40 Euro, richiesti fin dal primo giorno, sono in linea con le più blasonate maratone italiane; di sconti, neanche a parlarne: danno la brutta impressione di un prodotto in liquidazione! La maratonina (30 Euro)  è stata progettata su un giro unico, la maratona su un doppio giro, con stessa partenza-arrivo. L’Organizzazione, quindi, è stata dispiegata su 21 Km. Inoltre, per via della presenza di quattro giri di boa, il territorio effettivo, su cui hanno insistito le gare, non è stato più lungo di una diecina di chilometri: s’è pagato quattro (42 Km.) per ricevere uno (10 Km.).


Spira brezza svizzera, dunque! Come le banche scaricano i rischi sui clienti, così l’Organizzazione ha accollato il rischio del montepremi agli atleti. ‘Garantiamo ai primi/e cinque maratoneti rispettivamente 500-300-200-100-75 Euro, a patto che si registrino 300 iscrizioni, altrimenti ve li dimezziamo. Garantiamo ai primi/e cinque della mezza maratona rispettivamente 300-150-100-75-50 Euro, a patto che si registrino 500 iscrizioni, altrimenti ve li dimezziamo’. Insomma, ai forti viene richiesto non solo sudore e fatica, anche opera di propaganda.


Per ovviare alle imperfezioni della 1^ Edizione, l’Organizzazione ha risolto i problemi dei servizi (partenza-arrivo compresi) affidandoli ad un attrezzatissima struttura polifunzionale. Ma li ha creati a chi, venuto da lontano in treno, ha avuto grosse difficoltà a raggiungere il Palataurus, distante 3 Km. da un albergo convenzionato (più costoso) e 6 Km. dall’altro convenzionato (meno costoso), non raggiungibile, domenica 15 marzo, con mezzi pubblici.


Messi da parte i problemi organizzativi e quelli legati all’immonda, bestiale pecunia (viene da pecus=bestiame), diamo voce al puro mondo dello sport con il suo carico di dolore e sofferenza, ben ricompensata, in questa maratona lariana, dall’impareggiabile scenario naturale. Splende il sole sui partecipanti, schierati sulla riva orientale del lago di Garlate, e mai fu tanto odiato il segnale della partenza, venuto a scuoterli ed a porre fine alla visione delle acque calme, dispensatrici di serenità, e  dei monti ricoperti dall’ultima neve.


Dal paradiso terrestre si viene subito cacciati e, per due chilometri, ci si ritrova in un purgatorio di strade affollate di capannoni industriali e rampe di accesso alla superstrada; seguono le viuzze dello storico rione di Pescarenico, menzionato nei Promessi Sposi.


Le 11 arcate di Pontevecchio annunciano la fine della purificazione ed il ritorno in paradiso, questa volta, per sempre. Si corre, per breve tratto, lungo la riva sinistra dell’Adda, poi, per circa un chilometro, si costeggia il lato orientale del lago di Lecco, e si torna indietro. Attraverso il ponte Kennedy, che trasforma in un cul di sacco questa parte di lago,  si sale sul lato occidentale per un paio di chilometri; dopo il giro di boa, si scende, si ripassa dal ponte Kennedy, e si scivola sulla pista ciclabile posta sulla riva sinistra dell’Adda fino all’arrivo, evitando, questa volta, la zona industriale.


Percorso ben segnalato e chiuso al traffico: è il regalo migliore che si possa fare ai corridori. Ristori sufficienti.


Altri hanno decantato questi luoghi con insuperata maestria, ed io vi risparmierò la descrizione di questo paesaggio, che è un perfetto connubio di splendore mediterraneo e di suggestioni alpine, cui fanno da cornice i profili dentellati dei monti che stringono in un abbraccio Lecco; né accennerò alle acque con le iridescenze dell’opale, alle romantiche ville ottocentesche ed ai borghi pensili dalle viste struggenti. Vi rimando, quindi, ai Promessi Sposi: inizio Cap. I, inizio Cap. IV, Cap. VIII (Addio monti), Cap. XVI e XVII (la voce dell’Adda). E, se ci si prende gusto con le descrizioni naturalistiche, si può continuare con la vigna di Renzo ed il temporale (Cap.XXXVII).


Ecco trovato! A Lecco ti fanno pagare non tanto la quota d’iscrizione alla maratona, quanto il biglietto per le vedute panoramiche. La corsa è solo un espediente! Rendono produttivo il panorama! E, da questo punto di vista, nulla da eccepire sulla congruità del costo, tenuto conto che il paesaggio è quello dei monti sorgenti dalle acque ed elevati al cielo.


La realtà della gara ci costringe ad abbandonare la liricità dei luoghi per passare alla prosa della cronaca. Concludono la maratona 75 uomini e 5 donne: per un numero cosi eccezionale di arrivati non ci sono medaglie bastanti per tutti. Alla prima pagina del programma, si parla di pasta party; alla pagina 3, si parla solo di party; poi scompare anche party; agli arrivati intorno alle quattro ore, il ristoro finale è consistito in rimasugli per uccelli.


La maratona e la maratonina (474 arrivati) sono state presentate come: ‘ uno degli appuntamenti più attesi, interessanti e spettacolari dell’importante Calendario Nazionale FIDAL del 2009’. Alla presentazione della manifestazione, Renzo Straniero ha espresso un desiderio: ‘Spero che Lecco un giorno possa diventare la New York d’Italia’.


Noi glielo auguriamo. Gli è stato donato un percorso migliore dei monotoni rettilinei della Grande Mela. Al resto deve pensarci il sig. Renzo.

Autore: Michele Rizzitelli

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