Cronaca — 22 gennaio 2010

Ancora un fiume sulla strada del popolo delle lunghe, in questo inizio 2010. Dopo il Brembo che lambisce Treviolo, ecco il Lamone che ‘bagna’ Bagnacavallo. Diverso, però, è stato l’approccio con il corso d’acqua. Toccata e fuga per venti volte quello proposto dal trio bergamasco, un unico e prolungato abbraccio quello offerto dalla coppia abruzzese-romagnola.
L’hanno chiamata ‘Maratona della Pace’. Quale reale contributo  possono dare un centinaio di atleti raccolti in una piazza di un piccolo paese della Romagna? Come si fa a mettere d’accordo 6 miliardi di persone! Un risultato, comunque, è stato raggiunto: aver accontentato maratoneti ed ultramaratoneti, che mettono un’altra impresa nel carniere. Un affare per gli ultra, che compiono soltanto un piccolo sforzo in più (48 km).
Attratti dall’esistenza, in questa località, di sorgenti medicamentose che rendono forti coloro che  si bagnano, cavalli e giovenche sono venuti ad immergersi per fare miracoli nelle prossime gare. Scalpitano irrequieti nell’ellittica Piazza Nuova. Ed hanno ragione, per essere stati rinchiusi un’intera notte nelle celle dei frati nel convento di San Francesco, un ostello suggestivo. Chi si accontenta di mettere solo fieno nello stomaco, paga 10 Euro; chi chiede anche un po’ di sale  in testa, sborsa 20 Euro, e riceve le ’12 Ore’ di Andrea Accorsi; chi desidera ferrare gli zoccoli con un prodotto di marca, sgancia 50 Euro.
Per contenere l’irruenza e far rispettare le regole della gara, Enrico Vedilei ha chiamato Valentino Caravaggio dal Molise, Giordano Lucidi dalle Marche, il purosangue infortunato Ivan Cudin dal Friuli, e quanti altri abbia potuto racimolare.
Criniera al vento, come si addice ad un cavallo di razza,  nitrisce Fabio Marri, che mi informa essere quest’anno l’unico in cui stazioniamo nella stessa categoria, quasi a lanciarmi il guanto di sfida (Maratona della Pace!). Gli è accanto Daniela, giovenca dal biondo crine, pacifica e misurata.
Dato l’ordine di rompere le staccionate, gli equini si lanciano sugli argini erbosi che contengono le acque cineree del Lamone. Sulla campagna, che appare nella sua spoglia veste  invernale, incombe un cielo grigio pregno di umidità. Fabio Marri scompare subito dalla mia visuale, occultato dai meandri. Angela, in giornata negativa, si allontana sempre più dalle mie spalle. Sul mio collo soffia l’alito salmastro di Francesco Capecci, cavallo di mare.
Al giro di boa del 10°km, i cavalli s’incrociano e, dal loro galoppo, si possono distinguere i purosangue, quelli da tiro, i mustag, i pony. Si scambiano saluti, parole di pace e d’incoraggiamento; in realtà, ognuno controlla il diretto avversario, e calcola il vantaggio o il ritardo accumulato. Colpisce l’aggressività della giovenca dal pelo bruno che transita per prima, e la tranquillità sorniona della giovenca dal pelo biondo che la tallona a pochi metri. Per quanto di mia competenza, Fabio Marri ha un vantaggio incolmabile.
Al 21°km, non sento più sul mio deretano il respiro pungente di Francesco Capecci. Forse ha paura della lotta, forse vuole conservare le energie per i prossimi punti-maratona (Vito Piero Ancora e Mario Liccardi sono avvisati!), per cui fa marcia indietro ed opta per la maratona.
Al giro di boa del 24°km, molti cavalli smettono di trottare e si danno al pascolo. Il mio distacco da Fabio rimane immutato. Si riduce ad otto minuti all’ultimo giro di boa posto al 39°km. Dicono che, negli ultimi nove chilometri, il professore si sia più volte girato nel timore che comparisse la mia sagoma azzurra. Sul traguardo ho accusato un ritardo di sei minuti. Per il momento mi è bastato incutergli timore, poi si vedrà.
Non doveva essere la Maratona della Pace? Sembra il reportage di un inviato di guerra. Queste sono le battaglie che vogliamo!
Sarà stata l’aria fluviale o  la dolce melanconia del percorso sugli argini, a fine gara avevo una fame da cavallo. Ho usato come biada una piadina, ed ho cavalcato per 600 km verso Sud.
Domenica prossima non ci sarà un altro fiume. Ci attendono i colli iblei di Ragusa. Difficilmente ci saranno in gara i 250 cavalli del Brembo o i 120 del Lamone. Molti non ce la faranno a percorrere la lunghezza dello Stivale e tutta la Sicilia, e rimarranno a riposare nelle calde stalle. Per far parte del popolo delle lunghe non è sufficiente essere cavalli di razza, bisogna essere anche muli da soma.

Autore: Michele Rizzitelli

Share

About Author

Peluso

  • antonio tallarita podistica biasola

    Michele, sei ungrande. riesci con i tuoi articoli, le tue osservazioni ed i tuoi racconti con legami storici a dare un pò di cultura a questo mondo di maratoneti ed ultramaratoni che sappiamo e/o crediamo di sapere molto della corsa e spesso poco altro.

  • Lomuscio Eligio DISFIDA DI BARLETTA

    Anche questa volta il tuo articolo mi è piaciuto molto ,riesci a descrivere lo svolgimento di una maratona in un modo diverso dagli altri inserendo sempre un po di storia e cultura rendendo molto piacevole e scorrevole la lettura del tuo articolo.BRAVO eligio

  • ENIO DILIGENTI RUNNERS CHIETI

    michele sono un tuo coetaneo”la classe di ferro” oltrte ad essere un campione come partecipante a centinaia di maratone,sei anche un campione della cultura. enio 46 spoltore PE

Questo Sito utilizza cookie di profilazione, propri e di altri siti. Se vuoi saperne di più clicca sul link con l'informativa estesa. Se chiudi questo banner, acconsenti all'uso dei cookie INFORMATIVA COOKIE

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close

>