Maratone e altro slide — 21 aprile 2017

di Giorgio Cimbrico

Virgin London Marathon 2013Starter, William e Kate, duchi di Cambridge, affiancati dal principe Henry, per tutti Harry, impegnati a raccogliere fondi per il disagio mentale. Le 26 miglia e spiccioli da Blackheath al traguardo sul Mall, nei pressi di Buckingham Palace, sono una miniera a cielo aperto: a occhio, nella storia della maratona londinese, messi assieme più di 500 milioni di sterline per curare malattie letali, per assistere bambini abbandonati, per dare una mano al prossimo. Loro la chiamano Charity e a dare il loro contributo saranno i 39.000 al via e molti di quelli che si assieperanno lungo il percorso.

Se Berlino è la più veloce, il luogo dove è stata allestita un’impressionante collezione di record del mondo e guarda caso, di abbattimenti di muri, se New York è una evergreen che non passa (e non passerà mai) di moda, Londra è la corsa di una primavera inglese che sa essere coinvolgente. “Per me, la maratona numero uno al mondo: vorrei onorarla con la vittoria e con una grande prestazione. Un anno fa ero in una condizione mediocre”, confessa Kenenisa Bekele. Lontani i tempi in cui tutti lo chiamavano il “delfino” di Haile Gebrselassie: oggi ha 35 anni e una carriera sui 42 chilometri non lunga, scandita da un oculato numero di impegni. Esordio, a Parigi 2014: 2h05:04. Formidabile, ma tutto sommato in linea per chi è sceso sotto i 26:20 nei 10.000.

Un anno fa Kenenisa non era al meglio: terzo in 2h06:36, con un distacco da Eliud Kipchoge degno di una spietata tappa dolomitica o pirenaica, tre minuti molto abbondanti accusati da chi nel 2003, a Parigi, mise in fila sui 5000 sia Hicham El Guerrouj che lui, in fondo a un serrate spietato: in tre in 33 centesimi, sul piede dei 12:53. Dopo esser stato strapazzato in pista da Kenenisa in altre occasioni di peso, Kipchoge ha abbracciato la maratona. Quel giorno d’aprile di un anno fa, l’ex enfant prodige chiuse in 2h03:05, a otto secondi – e pochi metri – dal record mondiale (berlinese, è il caso di rimarcarlo?) di Dennis Kimetto.

Chi nel frattempo è diventato campione olimpico, è stato retrocesso dal secondo al terzo posto nella lista di tutti i tempi nella corsa che prevede l’ultimo tratto sull’Unter den Linden (il viale dei tigli) e attraverso la porta di Brandeburgo: ma quel 2h03:03 è stato accolto con un certo rammarico dall’etiope, riuscito a incamerare… solo il nuovo limite nazionale, sottratto a Gebre, il suo vecchio comandante.

L’occasione per portare l’assalto a un tempo sotto le 2h03 è stato offerto a Kenenisa dalla liscia e ricca maratona invernale di Dubai: una caduta in partenza e un poco convinto inseguimento al gruppo di testa è stato il misero raccolto in una giornata che poteva farlo diventare l’uomo da un milione di dollari in una botta. E così, provaci ancora Kenenisa, contro Abel Kirui, due volte campione del mondo, e il piccolo e macilento eritreo Ghirmay Ghebreslassie che, iridato a 19 anni, dà sempre l’idea di stare per esalare l’ultimo respiro ed è in quel momento che riesce a dare il meglio: a Rio, podio sfiorato. Se al passaggio al Tower Bridge gli scanditori di ritmo (lepri, rabbit? L’etichetta è a piacere) garantiranno secondo più, secondo meno, 61:30 l’inseguimento a un nuovo confine potrà prendere consistenza. L’ambizione di Kenenisa è indossare le cinture di recordman mondiale in carica di 5000, 10.000 e maratona: non c’è mai riuscito nessuno.

Un’occhiata alla lista di partenza delle donne invita a considerare la prova di spessore formidabile: difficile riunire un gruppo con quattro atlete che hanno limiti personali sotto le 2h20 e otto sotto le 2h22. Anche in questo caso il pronostico pende per chi ha toccato il traguardo delle 35 primavere: Mary Keitany, uno scricciolo di 42 chili, nata, come Paul Tergat, nel distretto del lago Baringo, madre di tre figli, torna sulle strade che due volte l’hanno vista scendere sotto le 2h20: 2h19:19 nel 2011, 2h18:37 l’anno dopo, record africano, a 55 secondi da quello che molti stimano il vero record della corsa e limite mondiale, 2h17:42 di Paula Radcliffe. Il 2h15:25 della sbuffante e saltellante britannica, datato Londra 2003, è venuto in una gara mista, così come il 2h17:18 di Chicago.

Malgrado la presenza di altre keniane di livello assoluto (in primis, Florence Kiplagat) e di etiopi (Mare e Tirunesh Dibaba, Tigist Tufa), Mary, che in collezione ha anche tre vittorie a New York, farà bene a tener d’occhio una piccola debuttante di 33 anni, astuta come una volpe: è Vivian Cheruiyot e non ha bisogno di altre note di presentazione.

TV – Domenica 23 aprile in diretta su Eurosport 1 dalle ore 9.50 alle 13.15.

 

ufficio stampa fidal

 

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