Medicina slide — 24 luglio 2014

correreLa Fondazione Italiana per la Lotta all’obesità Infantile ci tiene a precisare che l’obesità non deriva solamente da un’unica causa come ad esempio l’assunzione di grassi ma da più fattori e di conseguenza è importante che i mass media facciano attenzione alle informazioni che diffondono.

Infatti, più che di assunzione solamente di grassi, la causa è da attribuire dallo stile di vita e cioè dall’insieme di comportamenti malsani che moltiplicano il rischio di obesità come ad esempio il fumo, la mancata attività fisica, l’assunzione di alcool.

 Di conseguenza è importante cercare di coinvolgere le persone nel seguire sani stili di vita più che dare informazioni spot negative come i cibi grasi fanno diventare obesi oppure il fumo fa venire il cancro che non riescono ad attecchire sulle persone.

A tal proposito la Fondazione Italiana per la Lotta all’obesità Infantile cerca di diffondere i sani propositi anche attraverso la divulgazione della seguente dichiarazione del dott. Calabrese: “Relativamente all’obesità, il mainstream dei nutrizionisti è concorde: è un problema che deriva da diversi fattori, i più importanti dei quali sono la genetica, l’eccesso di calorie ingerite e la mancanza di moto. Negli ultimi anni, tuttavia, si sta diffondendo un approccio che non appare affatto scientifico, cioè quello di criminalizzare singoli alimenti, come i grassi, i sali o gli zuccheri senza considerare che esistono tecniche culinarie capaci di ridurre la qualità nutrizionale di ogni alimento. Di conseguenza, occorrerebbe concentrarsi sull’educazione del consumatore e su una corretta informazione nutrizionale.

 Nel global report sulle malattie non trasmissibili del 2011, per esempio, l’attività fisica figurava al pari delle diete tra i possibili rimedi contro l’obesità. Ora invece noto che la tendenza è quella di puntare sull’aspetto legislativo, sull’idea di mettere nuove tasse, bollini rossi, o addirittura warnings come quelli che campeggiano sui pacchetti di sigarette, per certificare l’insalubrità di un alimento, mentre a mio parere occorrerebbe dedicare maggiore attenzione all’attività fisica. (…) al consumatore vanno dati i giusti strumenti di interpretazione. In particolare l’informazione che non diventerà obeso perché mangia questo o quell’alimento nefasto, ma casomai perché non assume uno stile di vita sano, che si può avere solo attraverso una dieta ricca e variata, l’astensione dagli eccessi e soprattutto una costante, anche se limitata, attività fisica. Invito quindi a stare attenti a non cedere al panico creato dalla disinformazione.

 L’obesità moderata non è una malattia, è un fattore di rischio da prevenire. Certo, i casi gravi necessitano di cure. Tuttavia, se vogliamo realmente indurre le popolazioni del pianeta a condurre una vita più sana, investiamo affinché giovani e adulti siano incentivati a svolgere attività fisica e diamo ai consumatori i giusti strumenti di valutazione. Imporre loro per legge scelte e comportamenti, non solo è profondamente  illiberale ma è anche profondamente scorretto dal punto di vista della valenza scientifica. In sostanza, occorre assicurarsi che nel nostro approccio al problema seguiamo i seguenti passi:

 1. Che lo stile di vita sia il primo punto di riferimento

2. Che per un corretto stile di vita venga messa al centro l’attività fisica

3. Respingere ogni decisione non basata su evidenza scientifica

4. Incoraggiare l’educazione alimentare così che i consumatori diventino protagonisti attivi di uno stile di vita sano.”

 Di conseguenza la Fondazione Italiana per la Lotta all’obesità Infantile ha provveduto a formulare e diffondere un PRESS KIT (1) nel mese di Marzo 2014 allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica ed i professionisti che si occupano di salute e benessere a diffondere alcune informazioni utili a percepire lo stato attuale del problema ed eventuali modalità per approciarsi alle persone per fa si che siano stimolate a fare alcuni cambiamenti volti a prevenire o rimediare eventuali disagi dovuti ad un non appropriato stile di vita.

Pertanto riporto alcune informazioni utili ricavate dal suddetto PRESS KIT sperando che suscitino interesse nei lettori.

 Nel 2008 con il progetto Okkio alla Salute, determinato da una collaborazione Ministero della Salute e Regioni, con la coordinazione del CNR, si è arrivati ad una valutazione dell’incidenza dell’obesità a livello pediatrico. È stato valutato il BMI (body mass index) di 45.590 bambini/e tra gli 8 e i 9 anni ed è risultato che il 23,6 % è in sovrappeso ed il 12,3 % è obeso. Rapportando questo dato alla media dei bambini italiani, si è visto così che un terzo dei bambini è in sovrappeso o obeso.

Studi ripetuti nel 2010 e 2012 hanno dato risultati analoghi.

Già nel 2002 Eric Schlosser in Fast Food Nation aveva individuato nei seguenti fattori la recente epidemia di obesità:

mancanza di educazione alimentare

estinzione della cucina casalinga (con cibi preparati a partire da alimenti freschi)

convenienza pratica dei cibi pronti, , da scaldare.

L’obesità ha una genesi multifattoriale, essendo il risultato di diverse cause più o meno evidenti che interagiscono tra loro; in primo luogo una eccessiva/cattiva alimentazione, legata o meno ad una ridotta attività fisica e a fattori di tipo genetico/familiare; rari i casi ad alterazioni ormonali quali ipotiroidismo o disfunzioni surrenali.

 In molte ricerche si è notato che i bambini sovrappeso o obesi, nella maggior parte dei casi, non fanno colazione e così anche per gli adulti. Una colazione equilibrata sembra essere un fattore protettivo per l’aumento di peso perché fornisce la giusta energia per affrontare le prime impegnative ore della giornata e dare la carica a cervello e muscoli dopo il digiuno notturno. Per un corretto funzionamento dell’organismo il 65% dell’energia andrebbe assunta entro il pranzo e solo il 35% tra lo spuntino del pomeriggio e la cena.

Per tutti il pilastro della longevità e della salute è la presenza costante di una buona attività fisica, che sia varia e possibilmente divertente per non essere abbandonata.

 

(1)     AIMATI M., FARINELLI C., PRESS KIT, Fondazione Italiana per la Lotta all’obesità Infantile,  Roma, Marzo 2014.

 

Matteo SIMONE

380-4337230 – 21163@tiscali.it

www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

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