Maratone e altro slide — 12 giugno 2015

ultraL’ultratrail è uno sport poco conosciuto per diversi motivi. Trattasi di corsa a piedi ma non in piste di atletiche e nemmeno su strade, bensì per sentieri di montagna e con dislivelli di altimetria.

Prevede distanze lunghissime e quindi un tempo di gara che può superare anche le dieci ore, si compete anche in orari notturni e quindi le condizioni di gara sono impegnative non solo dal punto di vista del chilometraggio, del percorso fatto di sassi, fiumi, montagne, radici ed altro ma anche per le condizioni atmosferiche avverse che vanno dal freddo o gelo che si può sperimentare in altitudini di montagna o anche tanto caldo dovuto alla temperatura elevata.

Insomma è uno sport non semplice ma lo ritengo interessante per mettersi alla prova come esperienza di vita e come metafora per affrontare la vita giorno per giorno come si affronta chilometro per chilometro con la convinzione di avere la passione e la gioia così come si può avere la passione e la gioia di correre tra la natura superando qualsiasi avversità ed apprezzando il bello dell’esperienza e quello che si apprende ogni volta se si è aperti al nuovo.

 Domenica 31 maggio si sono svolti i Mondiali Ultratrail e Lisa è riuscita, grazie alle sue capacità fisiche e mentali ma anche grazie alla squadra Italia ed alla squadra Famiglia, a portare l’Italia Femminile sul podio, forse inaspettato, arrivando 11^ donna al mondo e seguita da altre due atlete che portavano punteggio alla squadra femminile, Sonia Glarey e Virginia Oliveri che ha indossato la maglia azzurra per la settima volta dichiara dichiara: “Sono contenta ma molto dispiaciuta per la mia prestazione. È stata una giornata no e come dice Pablo ho ottenuto il massimo che potevo in una giornata così. Sono riuscita a finirla grazie alla mia testa che c’era e a quella medaglia che quando mi hanno detto che c’era la minima possibilità non ci poteva sfuggire”, ma anche tutte le altre atlete hanno contribuito al bronzo della nazionale femminile, Cecilia Mora, Gloria Amadori che ha finita la gara solamente per la maglia e la squadra, infatti dichiara: “Arrivataaaaa. Fatica nauesea e problemi di intestino. Più di così non potevo fare, l’ho finita per la maglia e la mia squadra”, Cinzia Bertasa e Simona Morbidelli che per un piede dolorante ha dovuto mollare per salvaguardare la propria salute, infatti dichiara: “Questa era una gara che sarebbe dovuta terminare molto prima ma essendo un mondiale non ce l’ho fatta a fermarmi. Purtroppo a causa delle continue salite ad aprile per prepararmi alla gara mi è tornato il problema in salita alla gamba. Dopo 2 km ha iniziato a indurirsi facendomi male dal piede intorpidito alla schiena. Ho voluto provare ma li ci sono solo salite e discese e andava sempre peggio. Ero almeno terza e non volevo mollare per la medaglia team. In discesa ho zoppicato e quasi a 15 km dalla fine è arrivata Virginia. Il mio sollievo. Ho potuto, in pace con me stessa, togliermi il pettorale sapendo che lei poteva continuare al posto mio e ritirarmi al posto acqua dopo qualche km. Non credevo di poter fare una cosa del genere, ovvero di rischiare la mia salute per una maglia. In qualsiasi altra gara mi sarei giustamente ritirata subito. Ma un mondiale è diverso”.

Ho pensato di fare alcune domande a Lisa:                                                 

Hai fatto una bella esperienza Internazionale, classificandoti 11^ donna in un campionato Mondiale, 1^ delle Italiane e riuscendo con la squadra femminile Italia ad ottenere un bronzo. Cosa vuoi dire ai tuoi genitori? Quali sono state le tue sensazioni pregara, in gara, post gara ed ora cosa senti?Cosa cambia ora nella tuia vita, nei tuoi obiettivi?

Sono davvero contentissima di questa esperienza e anche del bel risultato raggiunto con la squadra soprattutto perché abbiamo dato tutto ciò che potevamo!

A Omer&Mansu (i miei genitori) dovrei fare un monumento per l’assistenza in loco e da casa fatta di spostamenti in auto lungo il percorso di gare, di sonno patito (dato che la gara partiva alle 3 e 30 di notte!), di energie fisiche e mentali spese e fatta anche di accurate preparazioni di riso in bianco, torte light, panini con l’uva, caffè di moka, bottigliette di mezza acqua e mezza coca cola…insomma: una vera ‘banda’ di assistenza professionale!!

 Le mie sensazioni pre gara non erano buone…anzi oserei dire che fino al mercoledì erano pessime! Ma questo l’avevo confidato solo a Paolo! Poi, quando sono salita sul pullman che ha portato noi italiani ad Annecy la tensione ha cominciato a sciogliersi complice anche il fatto che ero assieme ai miei compagni di squadra che sono proprio simpatici!

In gara fortunatamente sono stata sempre bene e questo mi ha sicuramente avvantaggiato moltissimo perché se il fisico reagisce bene anche la testa ne trae giovamento. Poi c’erano Paolo e mio papà a farmi il tifo ad goni ristoro perciò anche l’umore era dei migliori…diciamo che è stata proprio una giornata fortunata perché avevo delle belle sensazioni.

Ora sono contentissima perché le mie compagne di squadra ed io abbiamo ottenuto una medaglia ASSIEME, con il contributo di tutte.

Nella mia vita non cambia sostanzialmente niente. Certo che questa esperienza positiva è carburante puro che regala ancor più motivazione.

I miei obiettivi per quest’anno rimangono quelli che avevo già fissato ad inizio anno cercando di divertirmi sempre e di avere sempre passione per la mia corsa, proprio come è successo ad Annecy!”

Quindi un atleta mette in gioco non solo le capacità fisiche ed atletiche ma soprattutto capacità mentali di gestione di momenti preparatori alla gara, contestuali alla gara, infatti ora per ora bisogna monitorarsi e capire come ci si sente, come si sta andando, se l’andatura è quella giusta o è il caso di rallentare un pochetto per riservarsi energie importanti per concludere la gara con buone sensazioni. Inoltre c’è da considerare l’importanza dell’aspetto alimentare, come nutrirsi prima durante e dopo la gara, cosa portarsi a seguito bevande, gel, integratori, se sono previsti eventuali ristori durante il percorso.

Per concludere non posso che augurare a tutti gli atleti e gli organizzatori di continuare a promuovere un sano esercizio fisico per tutte le età e con qualsiasi modalità e sviluppare sempre nuovi percorsi naturali e consultare libri sulla psicologia dello sport e del benessere che sono anche reperibili presso Frizzi e Lazzi, negozio di “Scarpe running e non solo” sito in Manfredonia Corso Manfredi 303, oppure a Roma presso “Planet Sport Running”, viale Spartaco 60/66.

 

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

CONTATTI: 380.4337230 – 21163@tiscali.it

http://www.mjmeditore.it/autori/matteo-simone

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+simone+matteo.html

 

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