Curiosita — 14 marzo 2008

‘Un gruppo di cittadini italiani sta cercando disperatamente politici onesti quanto basta per correre alle prossime elezioni per il Parlamento. Lo stipendio è estremamente competitivo (tra i più alti del mondo) e benefici al di là dell’immaginabile sono compresi. E’ anche garantita l’immunità penale. Una volta eletti i candidati possono portare con se amici e parenti a cui saranno offerti posti di alto livello nell’amministrazione pubblica e nella televisione nazionale. Il luogo di lavoro è uno dei più esclusivi nel centro di Roma. Non sono richieste particolari abilità (si può essere anche incapaci). Non è richiesto che si lavori, eccetto qualche apparizione nei salotti televisivi, dove però non ci si aspetta che i politici rispondano a delle domande, ma sono invitati insieme a note soubrette per cantare canzonette’.


(tratto da International Herald Tribune febbraio 2008)


 


In un mondo (Italia) in cui la menzogna è la regola, la crudeltà presentata come buonismo, dove la discriminazione si presenta travestita da solidarietà, il cinismo spietato si fa passare come rispetto dei valori morali e sociali. In un mondo di furbi di scorretti e sleali, si è consolidato l’idea, in ampi strati della popolazione, che l’unica caratteristica positiva per governare è l’onestà. E per questo, come avete potuto leggere, gli Inglesi ‘ci sfottono’.


In verità anche alcune forze politiche, per anni all’opposizione, hanno sostenuto questa tesi e addirittura ne hanno fatto slogan.


 


Quando ci troviamo di fronte ad un problema e la soluzione non è alla nostra portata, ci rivolgiamo alla persona in grado di dare la soluzione. Se dobbiamo arredare casa, ci rivolgiamo ad un architetto o ad un arredatore. Se si guasta la nostra auto ci rivolgiamo ad un meccanico. E si potrebbe continuare all’infinito con questi esempi.


 


Se il nostro problema è molto grave, per esempio una malattia importante, ci rivolgiamo, anche attingendo ad altrui esperienze, allo specialista più noto, a colui che ha risolto altre situazioni dello stesso tipo o ha delle specifiche esperienze.


 


Tempo fa un parente, ammalato di gravissima malattia, ha contattato un luminare, il classico ‘professorone’, noto per la sua avidità ma altrettanto noto per la sua capacità professionale.


Il parente ha cioè scelto un medico molto competente ma poco onesto per risolvere il suo gravissimo problema.


 


La scelta quindi non è caduta sul medico onesto. L’onestà, seppure non è un disvalore, in medicina non è un valore di riferimento. La scelta è caduta su un medico capace e competente.


Questi i valori di riferimento.


 


Anche per la politica, credo, è applicabile questo concetto: meglio un politico competente che un politico onesto. E per assurdo meglio un politico competente e non onesto che non un politico onesto ma non competente.


Non mi sfugge, ovviamente, che l’abbinata onesto e competente è quella preferibile.


 


Essere onesto in politica, di certo, come in ogni altra situazione, come detto, non è un disvalore. Essere competente però è senza dubbio un valore irrinunciabile.


 


Assistiamo in questo periodo, lungo periodo, ad una serie di sconcertanti scenette. E poiché siamo a Napoli, posso senza dubbio dire che assistiamo a indegne sceneggiate che offendono spudoratamente e cinicamente la dignità e l’intelligenza degli attoniti, inermi e impotenti spettatori.


 


Il capocomico che, sulla locandina che pubblicizzava lo spettacolo, aveva annunciato, uno spettacolo esaltante, una vera rivincita, un vero rinascimento, e per questo aveva richiesto un prezzo salatissimo del biglietto, dopo imbarazzanti vuoti di memoria, dopo gaffe clamorose, e dopo aver speso tutti i soldi dell’incasso, e ipotecato anche i futuri incassi, dichiara dal proscenio che non è disposto a chiudere il sipario perché si chiama Onesto.


E chiamarsi Onesto è il valore che rende impunibili e non giudicabili.


‘Non chiudo il sipario perché per farlo dovete dimostrare che non sono Onesto, che non ho le mani pulite, che sono corrotto o colluso’.


 


La sceneggiata diventa dramma se nessuno è in grado di dire al capocomico che per recitare bisogna essere capaci. Bisogna aver frequentato eventualmente l’Accademia, un corso di recitazione, un corso di dizione (appunto), essere in una sola parola competente.


La competenza è essenzialmente ciò che una persona dimostra di saper fare, anche intellettualmente, in modo efficace, in relazione ad un determinato obiettivo, compito o attività in un determinato ambito disciplinare o professionale. Il risultato dimostrabile ed osservabile di questo comportamento competente è la prestazione o performance.


Dunque il risultato della nostra prestazione chiarisce la nostra competenza.


 


Se il risultato è decisamente mediocre, se da più parti viene sottolineata la scarsezza dei risultati raggiunti e se in definitiva la gestione è fallimentare, potrai chiamarti pure Onesto (o Antonio se preferite), devi chiudere il sipario e frettolosamente ritirarti in camerino a riflettere sulla pietosa rappresentazione.


 


(Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale)

Autore: rosario romano

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