Cronaca slide — 03 febbraio 2014

fontanaUn’invisibile orchestra sinfonica per gli zampilli dell’ultimo chilometro nel parco della Mostra

 

Un arrivo in sinfonia. Nel silenzio del parco urbano, tra le ottocento specie di pini e lecci, sbucano, ad uno ad uno, i primi atleti. La musica sale forte ed anche i battiti. L’ultimo chilometro si corre in un teatro all’aria aperta. Non è la maratona verdiana. Qui ci sono le fontane dell’Esedra, quei novecento metri quadri d’acqua ed ammirazione. Ballano, i getti d’acqua. Salgono fino a quaranta metri e ridiscendono, come le pulsazioni che accompagnano l’ultimo tratto dell’Oltremare.

Lo spettacolo è anche un insieme di numeri, che l’intera ristrutturazione della storica vasca ha riportato in auge. Peccato che l’ultima fatica tenga giù le palpebre di chi transita nel saliscendi dei vialetti prossimi al traguardo.

Vengono da lontano questi spruzzi d’acqua ed appartengono ad un disegno geometrico dell’architettura d’epoca fascista. Fanno parte dell’arredamento idrico-boschivo, voluto in quella data storica per ricordare il colonialismo italiano. I bocchettoni di alimentazione furono aperti nel 1938 con la prima inaugurazione, ma solo dal 2006 con il secondo taglio del nastro, gli zampilli acquatici hanno riacquistato la visione di una cartolina. Prima d’allora, trent’anni di tormenti e di brutte figure.

L’arrivo dell’Oltremare half marathon è stato un crescendo di emozioni e di bellezze. Un maestro d’orchestra invisibile ha amalgamato i balletti d’acqua colorata, che la luce del mattino fa però sembrare simile a quella del rubinetto. Milletrecento ugelli di ottone e bronzo per le settantasei vasche e le dodici fontane a cascate sono sorretti da decine di elettropompe. Ottocento i proiettori posti sott’acqua, per offrire valenza visiva all’insieme.

Qui la matematica idrica non è un’opinione. Getti alti decine di metri, 6 milioni di euro per lunghi e laboriosi  restauri, hanno consentito dopo ventiquattro mesi di interventi di far rinascere la fontana fascista, otto anni fa. La gara di Napoli s’è conclusa in una cassa armonica a cielo aperto, dove nemmeno l’incessante pioggia è stata capace di spegnere dall’alto ciò che dal basso era stato acceso. Più fonti per un bene augurante battesimo.

 

 

Giovanni Mauriello

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Peluso

  • lucia avolio

    Grazie per l’articolo interessante Giovanni, spesso la nostra ignoranza non ci fa apprezzare pienamente tanta bellezza che ci circonda ed è vero che la fatica a quel punto fa il resto.

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