HOME PAGE Maratone e altro — 03 aprile 2012

Autore: Franco Anichini

Riprendiamo il racconto delle vicende di maratona, ripartendo dal momento (più o meno) in cui l’avevamo lasciato. L’autore si scusa con i lettori per il periodo di latitanza, dovuto a vicende personali (felici ma complesse!).

Cominciamo con una notiziola dal valore più che altro di curiosità. Il maratoneta americano Chuck Engle, vincendo la maratona di Culver City, ha registrato la vittoria in maratona numero 146 (!) nella carriera ed ha superato il record di vittorie che apparteneva al norvegese Helge Hafsas. Il due atleti sono entrambi ancora in piena attività, per cui è lecito aspettarsi un ulteriore incremento di queste cifre.
Un altro che corre moltissimo è Justin Gillette, 29 anni, nativo dell’Indiana. Data la giovane età è ancora lontano dalle cifre di Engle ed Hafsas, ma pare avviato molto bene… Nel 2012, anno iniziato da appena tre mesi, ha già vinto cinque maratone, dopo che nel 2011 aveva tagliato per primo la linea d’arrivo per 16 volte. Spesso gli fa compagnia sua moglie Melissa, la quale, a sua volta, ha trionfato nel 2011 per sette volte!
Nessuno di costoro, tuttavia, sarà certamente fra i primissimi della maratona di Chicago, che ricordiamo perchè ha esaurito le iscrizioni consentite in meno di sei giorni, per l’esattezza cinque giorni e due ore. E pensare che i pettorali a disposizione erano la bellezza di 45.000. A suo modo, anche questo è un record!
Il 2012 è, come noto, un anno Olimpico, e questo fatto condiziona anche il normale dipanarsi del calendario di maratona. Alcuni atleti di vertice, infatti, optano per le Olimpiadi mentre altri preferiscono ignorare l’avvenimento e dedicarsi alle maratone più ricche del mondo. Così vediamo gare il cui andamento va costantemente interpretato, appunto alla luce dei programmi, non sempre ben conosciuti, degli atleti più importanti.
In chiave olimpica, appunto, segnaliamo alcuni avvenimenti rilevanti. Innanzi tutto la disputa dei trials americani, avvenuta ad Houston, Texas, il 14 gennaio. Qui si disputa da molti anni una buona maratona, alla quale ci si è appoggiati per le questioni organizzative, ma i trials si sono corsi a parte, il giorno prima, uomini e donne separati, senza lepri.  In altre parole, si è cercato di mettere alla prova gli atleti e le atlete anche sul piano tattico, aspetto solitamente trascurato nelle grandi maratone ma rilevantissimo in sede olimpica. E di due gare tattiche si è appunto trattato, sia pure veloci e quindi confortate da tempi di rilievo. In campo maschile, infatti, ha prevalso il vecchio volpone Meb Keflezighi, che ha colto il momento giusto per piazzare la botta vincente al chilometro 37, e che si è presentato dunque per primo sul traguardo, che ha varcato dopo 2:09.08 di corsa. Il battuto è stato nientemento che Ryan Hall, secondo in 2:09.30, ma comunque soddisfatto per essersi qualificato. Terzo, ed ultimo titolare, è stato Abdi Abdirahman in 2:09.47 mentre, relegato al ruolo di riserva, è arrivato quarto Datan Ritzenhein in 2:09.55. Da rilevare il fallimento di alcuni pistards che tentavono il salto, primo fra tutti Galen Rupp.
In campo femminile ha prevalso l’ex-pistaiola Shalane Flanagan, da qualche tempo maratoneta in fase di costante maturazione, che ha vinto bene in 2:25.38 dopo una gara molto giudiziosa, davanti a Desirée Davila (2:25.55) e Kara Goucher (2:26.06). Riserva sarà Amy Hastings, classe 1984, (2:27.17) fin qui nota solo come specialista dei cross.
Impressionante il dato di massa: 50 uomini hanno chiuso in meno di 2:20 e addirittura 120 donne in meno di 2:50!
Rimaniamo in campo femminile per segnalare alcuni importanti risultati, destinati ad avere influenza anche sul prossimo evento londinese.
Ha cominciato l’etiope Ashu Kasim andando a vincere la maratona di Xiamen, in Cina, con il pregevole crono di 2:23.09, mentre la sua connazionale Alemitu Abera ha vinto la maratona open di Houston in 2:23.14 (con lepri maschili).
Ma la gara più importante, fra le donne come fra gli uomini, è stata la maratona di Dubai, Emirati Arabi, tradizionale riserva di caccia degli etiopi, che in campo femminile hanno presentato le seguenti atlete: Aselefech Mergia, prima in 2:19.31, Mare Dibaba terza in 2:19.52, Bezunesh Bekele quarta in 2:20.30, Aberu Kebebe quinta in 2:20.33. Il Kenya si è difeso molto bene, piazzando Lucy Wangui al secondo posto in 2:19.34, Lydia Cheromei sesta in 2:21.30 e Sharon Cherop settima in 2:22.39. Che gara!
In Giappone si è corsa una gara esclusivamente femminile ad Osaka vinta da Risa Shigetomo in 2:23.23 che così ha ottenuto la convocazione per le Olimpiadi. Buona anche l’ucraina Tetyana Shmyrko in 2:24.46.
Le etiopi sono andate a vincere anche la maratona di Tokyo (oltre 35.000 arrivati) con Atsede Habtamu in 2:25.28 davanti a Yeshi Esayias (2:26.02) ed Helen Kirop (2:26.02).
Come noto, per ragioni climatiche, le grandi maratone invernali si corrono quasi tutte in Oriente, specie in Giappone, e quindi non fa meraviglia registrare ancora una buona gara in quel di Nagoya, vinta dalla russa Albina Mayorova in 2:23.52 davanti a Yoshimi Ozaki (2:24.14), anche lei selezionata. 
La Cina, vera potenza del settore al femminile, ha risposto con la maratona nazionale di Chongqing, vinta da Wang Jiali (2:22.41) nettamente davanti a Zhou Chunxiu (2:23.42) e Zhu Xiaolin (2:24.19).
Chiudiamo con le donne, non senza aver prima segnalato il dato di partecipazione della maratona esclusivamente femminile di Nagoya, con oltre 15.000 arrivate.
In campo maschile, detto dei trials Usa, segnaliamo e sottolineiamo ancora la maratona di Dubai, ed ancora per l’impresa di un manipolo di etiopi, ben decisi a tornare ai vertici dopo un deludente 2011. Sia pure aiutati (molto!) dalle lepri hanno snocciolato: 1- Ayele Abshero (2:04.23) 2- Dino Sefir (2:04.50) 3- Markos Geneti (2:04.54), 5- Tadessa Tola (2:05.10) 6- Dadi Wami (2:05.41) 7- Dawit Shami (2:05.42) 8- Deressa Chimsa (2:05.42) 9- Seboka Tola (2:06.17) 10- Yemane Tsegay (2:06.29). Unico “intruso” il keniano Jonathan Kiplimo 4- in 2:04.56!!!
A Tokyo ha invece vinto il keniano Michael Kipkorir Kipyego in 2:07.37 davanti alla speranza giapponese Arata Fujiwara in 2:07.48, in una gara dove 41 atleti hanno chiuso in meno di 2:20.00 di cui 34 sono giapponesi.
Vittoria keniana anche ad Otsu, sul giapponese Lago Biwa, con Samuel Ndungu in 2:07.04 dadavtni al nuovo polacco Henryk Szost, classe 1982, secondo in 2:07.39. Finalmente si rivede anche qualche europeo!
Detto che l’edizione di quest’anno della maratona di Roma si segnala per un grande successo organizzativo, segnaliamo sul piano tecnico la maratona Dong-A di Seoul, vinta da Wilson Loyanae in 2:05.37 davanti a James Kipsang (2:06.03), Eliud Kiptanui (2:06.44) e Philip Kimutai (2:06.51). Ma i grandi keniani dello scorso anno devono ancora entrare in azione…
Per il momento chiudiamo qui, mentre il pianeta maratona rimane in attesa delle grandi gare primaverili e tira il fiato celebrandola Pasqua.

I vincitori delle maratone nel 2012

Tanti auguri a tutti!

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