Maratone e altro — 02 marzo 2010

Tokyo


Classica maratona di massa, da qualche anno aperta anche alle donne, ma con netta distinzione fra i concorrenti “elite” e gli altri, in modo da assicurare la massima regolarità, in particolare nella corsa delle donne.
Tempo infame: sei gradi alla partenza, vento forte e freddo, poi tramutato in una vera tempesta con ulteriore abbassamento della temperatura.
Il gruppetto di testa ha impostanto la gara sul piede di 3.02/3.03 al chilometro, ma ben presto i corridori hanno dovuto convincersi che non stavano correndo tanto per la vittoria, quanto piuttosto “per sopravvivere” (testuali parole del sito ufficiale).
E’ venuto fuori un concorrente inaspettato, Masakazu Fujiwara, che ha saputo piazzare un finale da 2.52/km dopo l’ultimo rifornimento, che ha sorpreso tutti, andando a vincere in 2:12.19. Questo atleta aveva esordito ben sette anni orsono con un personale di 2:08.12, denso di promesse, ma poi aveva dovuto rivedere drasticamente i suoi piani a causa di continui infortuni. Questa era infatti solo la seconda maratona della sua carriera. I nipponici sperano molto in lui, contando di aver ritrovato un talento che si dava per perso.
Alle sue spalle è arrivato un altro Fujiwara, Arata, (nessuna parentela), che ha battuto Atsushi Sato (2:12.35), primatista nazionale della mezza, di appena un secondo. Il primo dei keniani è stato Joseph Mwaniki (6^ in 2:12.53) seguito a sua volta da Rachid Kisri (2:12.59). In 18 hanno chiuso in meno di 2:20
La russa Alevtina Biktimirova è stata la prima donna in 2:34.39, seguita da Robe Guta (2:36.29) e da Nuta Olaru (2:36.42). Anche lei ha sofferto le condizioni atmosferiche ed ha dovuto rinunciare a perseguire un PB per il quale si sentiva pronta.
Gli arrivati sono stati 29.937


Verona


Conclusione all’ultimo fiato per la maratona di Verona, decisa all’interno della magnifica sede d’arrivo collocata nella storica Arena. In questa suggestiva cornice si è vissuta la crisi finale di Hosea Kiplagat, giunto stremato, che è stato superato da Hillary Mutai. I tempi finali sono stati 2:17.43 e 2:17.45
Invece in campo femminile, tranquilla vittoria per Etaferahu Getahun in 2:35.43 seguita da lontano da Josephine Wangoi, keniana adesso con cittadinanza italiana, in 2:43.58
Il primo degli italiani è stato il glorioso Massimiliano Bogdanich, settimo in 2:34.14


Siracusa


Panorami splendidi, organizzazione efficiente, strade non sempre perfette per correre: queste la caratteristiche di molte corse del meridione, come anche quella di Siracusa. L’infaticabile Emanuele Zenucchi non si è lasciato sfuggire la possibilità di aggiungere anche questo gioiello al suo carnet, e ci è riuscito senza patemi in 2:31.10, ben davanti ad un altro super corridore, Giuseppe Veletti, che ha chiuso in 2:35.53.
Buona anche la prova femminile, vinta da Tatiana Betta in 2:55.57, niente male, davanti ad una Casiraghi viaggiatrice, che è tornata al sud, per chiudere in 3:00.13


Jacksonville


Da noi la maratona di Jacksonville, Florida, è sconosciuta, ma negli Usa sta conquistando stabilmente un suo spazio più che dignitoso, collocato nella fascia delle maratone invernali che si corrono negli Stati del Sud. Ha vinto a sorpresa il russo Andrey Bryzgalov, esordiente negli States, in 2;15.44, che ha messo in fila la colonia africana: Samwell Njanga (2:16,52), Tesfaye Bekele (2:16,56) e Wilson Chepkwony (2:17.34). Fra le donne non è successa la stessa cosa grazie alla prestazione dell’etiope Bizunesh Debay (2:33.08), poi tre russe: Ramilia Burangulova (2:37.46), Alena Vinnitskaya (2:38.55) e Tatiana Titova 82:39.54). Si sono contati 1710 arrivati.


Valencia


Seconda maratona importante nel panorama spagnolo, subito dopo quella di Sevilla e poco prima di quella di Barcelona, che ha sempre riservato buone soddisfazioni anche a noi italiani.
Nella categoria “élite” gli africani l’hanno fatta da padrone, anche per la scarsa partecipazione spagnola. Ha vinto facilmente David Njangi, in 2:09.45: buono anche considerato il percorso tortuoso. Seguono Joseph Langat (2:10.24), Ben Kimutai Kimwole (2:10.30) e Abraham Potongole (2:11.12).
Debole, invece, la gara donne, vinta da Gladys Chebet in 2:42.06 davanti alla stagionata moldovana Valentina Delion (2:44.40)


Kolkata


Anche in India questo è un periodo utile per le corse di lunga distanza, cadendo in una stagione non eccessivamente calda e prima dell’arrivo del monsone. Fra le diverse maratone che si sono corse un certo pregio lo ha mostrato la maratona di Kolkata, città situata nel Bengala, che noi conosciamo come Calcutta, dove però, come al solito, le donne sono state relegate a distanze inferiori.
Ha vinto Binang Ling Khuan, un militare, che ha impiegato 2:20.49, avanti ad un altro militare, Angad Khumar (2:23.50) ed al Sik Bhairam Singh Lone, in 2:25.30


Hong Kong


Il ricco circuito afro-asiatico Standard Chartered ha fatto tappa in quel di Hong Kong, dove ha incontrato caldo ed umidità, al punto che il vincitore ha impiegato quasi cinque minuti più dello scorso anno. Ha vinto per la seconda volta Kiogora Mwobi, in 2:20.12, davanti a John Chirchir Tubei (2:23.30) ed al mongolo Ser-od Bat-ochir (2:25.02). L’emergere di nazioni nuove è stato completato dalla vittoria femminile dell’indonesiana Triyaningsih in 2:47.35, che ha battuto la cinese Jin Linlin, ben più accreditata, finita in 2:48.40


Salsomaggiore


Edizione tecnicamente modesta per la maratona delle Terre Verdiane, che nonostante il percorso ritenuto particolarmente veloce si è dovuta accontentare di un modesto 2:30.14 come tempo del vincitore, che è sttao il marocchino Abderrahim Karim, seguito da Antonio Armuzzi in 2:34.18. Buona prova femminile per Lara Mustat, che ha corso in 2:54.40, per precedere Maria Vrajic, ormai di casa, in 2:57.54


New Orleans, Louisiana


La martoriata città della Louisiana ha celebrato anche quest’anno la sua corsa di fine carnevale, chiamata infatti (rigorosamente in francese) “Mardi Gras”. Maschere in corsa e per le strade, orchestrine ad ogni angolo, concorrenti indenni all’antidoping ma quanto a tasso alcolico…
Nel consueto bailamme c’erano anche quelli che correvano sul serio, i migliori dei quali sono risultati essere Paul Wachira (2:22.31) e l’australiana Karen Barlow (2:46.06).


Limassol


L’isola di Cipro approfitta della collocazione geografica favorevole per dare corso alle sue proposte turistico-sportive, intese a promuovere la precoce vivibilità dell’isola. Ne è scaturita una gara ben organizzata e nobilitata dalla partecipazione di alcuni invitati di buon valore. Prova ne sia che ha vinto Moses Kibet in 2:13.20, secondo Julius Karinga (2:14.45) e poi Basweti Momanyi (2:17.20), Oleg Hur (2:18.08) e Roman Prodius (2:19.14). Discrete anche le donne, con Natalya Sergeeva (2:38.56), Andrea Takacs (2:44.20) e Nadezhda Semiletova (2:45.49)


 

Autore: Franco Anichini

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