Maratone e altro — 14 aprile 2010

Radcliffe


Paula Radcliffe sarà di nuovo mamma in settembre. Questo le permetterebbe di poter essere di nuovo in campo per le Olimpiadi del 2012 a Londra.

Paris

Dopo Roma, arriva Parigi e così la stagione delle grandi maratone entra nel vivo. In poche settimane si celebrano infatti alcune delle “majors”, sia per i numeri mostruosi che per il valore tecnico dei partecipanti migliori.
Oltre trentamila arrivati, tutti preceduti da una vera marea nera: nei primi venti arrivati si contano dieci keniani, nove etiopi ed un eritreo! Ma a spuntarla stavolta è stata proprio l’Etiopia, con il bel finale di Tadesse Tola, puro talento nato per correre, che ha piazzato un finale assassino che lo ha condotto vittorioso sotto l’Arc de Triomphe in 2:06.41, crono di grande rilievo perchè ottenuto in una corsa dove l’aspetto agonistico ad un certo punto ha prevalso su quello cronometrico. L’etiope ha messo in fila quattro keniani: Alfred Kering (2:07.11), Wilson Kipsang (2:07.13), Benjamin Kiptoo (2:08.01), Daniel Kiprugut (2:08.29) ed il connazionale Mulugeta Wami (2:08.32). Nelle retrovie si è notata la disputa di una sorta di campionato nazionale d’Israele, con cinque corridori arrivati in fila a cavallo del ventesimo posto, il migliore dei quali è stato il veterano Asaf Bimro (2:19.26). Sono tutti di origine etiope, ma non si tratta dei soliti naturalizzati. Loro sono di religione ebraica da sempre e si proclamano pronipoti del popolo scaturito dall’unione fra Salomone e la Regina di Saba. Credere o non credere.
In campo femminile l’orgoglio francese era tutto sulle fragili spalle della minuta Christelle Daunay, neanche cinquanta chili di donna, ma un tesoro di talento e di volontà. Nulla ha potuto contro lo strapotere dell’etiope Atsede Baysa, che è andata a vincere in solitudine col miglior tempo mondiale dell’anno (2:22.04). Ma alle sue spalle troviamo subito la francese, autrice di un pregevole 2:24.22, che le è servito per mettere in fila altre cinque etiopi, di cui tre sotto le due ore e trenta: Tirfi Beyene Tsegaye (2:24.51), Azalech Woldeselassie (2:25.34) e Ayanu Workitu (2:29.25).
L’Etiopia si aggiudica quindi il primo scontro frontale dell’anno con gli eterni rivali, a riprova di quanto siamo andati sospettando fin dalle prime gare importanti del 2010.

Rotterdam

Accanto a Parigi, ecco Rotterdam: questo è davvero uno dei percorsi più veloci del mondo, e lo è da almeno due decenni, risultati alla mano e non a chiacchere.
La gara è stata costruita a tavolino in maniera ineccepibile per realizzare un grande tempo, e ci è perfettamente riuscita. Il vincitore è stato Patrick Makau che ha impiegato 2:04.47, un crono che sarà dura superare per chiunque. Solo sette secondi dopo è arrivato Geoffrey Mutai (2:04.54) e poi Vincent Kipruto (2:05.13) e Fayisa Lelesa (2:05.23).
Il colpo grosso è invece riuscito solo a metà in campo femminile, stante un parco atlete di qualità leggermente inferiore. Aberu Kebede ha comunque trovato il modo di ribadire la superiorità etiope in una giornata trionfale per il suo Paese, col tempo di 2:25.29, mentre a farle da ancelle troviamo l’americana Magdalena Lewy Boulet in 2:26.22 PB e la cinese Zhu Xiaolin (2:29.42).
E’ noto che non siamo fra coloro che apprezzano le “maratone di plastica” come questa, ma bisogna riconoscere che almeno qui riescono a fare bene il loro lavoro.

Milano

Milano ci prova ma non decolla. Il percorso scelto quest’anno doveva assicurare grandi prestazioni cronometriche e tutto era stato organizzato per centrare almeno questo obbiettivo, visto che quello del record di partecipanti non è stato neppure avvicinato. Ed invece stavolta ci si è messo di mezzo il maltempo. Freddo, nuvoloni incombenti, ma soprattutto vento contrario, continuo, ossessionante. Correre in condizioni simili è quanto di più diffcile possa capitare ad un campione, ma anche i tapascioni non gradiscono affatto, e ne hanno ben d’onde. Si fa una fatica immane per andare avanti al rallentatore, le gambe sembrano tradirti, la fatica essere sproporzionata allo sforzo. Inoltre il tracciato era quasi tutto in una sola direzione, per cui non c’è stato neppure il sollievo di qualche tratto a favore di vento. Una corsa così ti svuota dentro, e non te ne accorgi neppure.
Ne sa qualcosa il povero Charles Kamathi, un grande campione del mondo dei 10.000, che dopo alterne vicende tornava a percorre la via di maratona: nel finale si è letteralmente piantato, non andava più avanti ed ha beccato due minuti in tre chilometri da Jafred Chirchir, un onesto lavoratore, che ha chiuso in 2:09.15. Terribile!
Terzo il prudente etiope Teferi Balcha (2:11:35). Italiani dispersi… in corsa.
Fra le donne, ottima l’impressione lasciata dalla minuta ma solida etiope Asnakech Mengistu, che corre attaccata al terreno, ed alla fine ha impiegato 2:25.50: ottimo. Seguono Anne Cheptanui (2:28.22), Yeshimebet Tadesse (2:36.04) e la nostra Marcella Mancini (2:37.43), che in molti speravano più competitiva.
Le altre annotazioni non possono essere positive: percorso anonimo e noioso, città indifferente, partecipazione della città avvertita solo in zona arrivo. Zona d’arrivo, tra l’altro, non organizzata alla perfezione che ha creato parecchia confusione fra tapascioni e maratoneti.
Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire.

Zurich

La piccola Svizzera è specializzata nell’organizzare alcune delle più affascinanti corse trail in montagna, a partire dalla K78 di Davos, ma non rinuncia a prodursi anche in qualche buona gara sulla distanza classica. Una è la maratona di Zurigo, che, senza tanto rumore, è arrivata quasi a pareggiare i numeri di partecipazione di Milano, nonostante l’evidente sproporzione fra le due città. Anche sul piano tecnico la corsa elvetica non ha demeritato, naturalmente grazie ai generosi ingaggi africani. Ha vinto David Langat (2:11.03), davanti a Stanley Leleito (2:11.36) e Daniel Kiptum (2:14.00). Il primo elvetico (di origine turca) è stato Tarcis Ancay in 2:20.53.
Fra le donne situazione più variegata, da cui è emersa vittoriosa la russa Olga Rosseeva (2:35.43), comodamente davanti alla svedese Lena Gavelin (2:38.21)

Linz

La cittadina austriaca apre il calendario del Paese alpino, che culminerà nella maratona di Vienna e comprende anche un’altra gara discreta in quel di Graz. Piccola corsa, ma ben fatta, con risultati decenti, vinta da Jason Mbote (2:13.20) sul locale Christian Pfugl (2:16.58) e dalla muscolare Eva-Maria Gradwohl in 2:34.10 su Tatyana Vilisova (2:45.31)

Daegu e Pyongyang

Mentre l’Occidente dà inizio ai fuochi d’artificio delle sue grandi maratone non si spengono affatto i fuochi delle maratone d’Oriente. Questa settimana è la volta della maratona coreana di Daegu che ci regala la vittoria dell’ennesimo etiope, Deressa Chimsa, che è volato fin laggiù per correre in 2:08.45 PB. alle sue spalle si è messo in evidenza un ragazzo del posto, il giovanissimo (classe 1990) Ji Young-jun anche lui al PB in 2:09.31, in mezzo alla consueta marea nera.  Diciannove corridori hanno chiuso in meno di 2:20
Fra le donne record della corsa e PB per Yeshi Esayias in 2:29.17 su Harun Makda (2:30.44), Mulu Seboka (2:30.47) e Lee Eun-jung (2:32.22).
Come ogni anno la Repubblica Popolare del nord contro-organizza la sua unica gara di rilievo, nella capitale Pyongyang. E’ una corsa che ci richiama alla mente, senza prove, i fasti della DDR: in particolare le donne ottengono sempre grandi prestazioni, salvo poi sparire misteriosamente.  Quest’anno la migliore di loro è stata Kim Kum Ok in 2:27.34 mentre il primo uomo è stato l’ucraino Ivan Babaryka in 2:13.56
Il divario fra prestazioni maschili e femminili era un’altra caratteristica costante di un tempo che vorremmo sepolto per sempre in un angolo buio della Storia.

Santiago de Chile

L’atletica langue da sempre nel continente sud-americano, salvo le brillanti imprese di atleti brasiliani che di tanto in tanto accendono sprazzi di luce sulle potenzialità inespresse da questa zona del Pianeta. La maratona di Santiago cerca con ogni mezzo di uscire dall’anonimato ma non può trovare di meglio che ingaggiare il solito gruppo di africani. Nonostante ciò riesce a convogliare al traguardo oltre 2000 corridori, impresa ragguardevole da quelle parti. Ha vinto dunque Alene Emere Reta in 2:12.33, precedendo Jacob Chamer (2:12.52) e Isaac Waweru Macharia (2:13.50). Invece fra le donne i tifosi locali hanno salutato la vittoria di Natalia Romera Jamarillo in 2:41.13, meritevole per aver preceduto Gladys Mokobi Omwenga (2:44.44). Pare che il percorso fosse piuttosto impegnativo.


 


 

Autore: Franco Anichini

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Peluso

  • Piero Schioppo – A,N.M.I. Bacoli

    Domenica, unitamente ad altri otto amici, ho corso la maratona di Milano. Non condivido quasi nulla del commento in merito dell’autore dell’articolo: il percorso non mi è apparso affatto noioso, la gara, nell’insieme, mi è stata ben organizzata ed il vento, non si può negare che ci fosse, ma non ha infastidito più di tanto. In altre parole giudico l’evento positivamente e metto la maratona di Milano al livello di quelle di Firenze e Roma. Questo, oltre che il mio pensiero, è anche quello dell’intero mio gruppo e di tanti altri partecipanti, napoletani e non, con i quali ci siamo intrattenuti a discutere sull’argomento nel dopo gara. In conclusione mi chiedo se effettivamnete il sig. Franco Anchini ci fosse a Milano a meno.

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