Maratone e altro — 23 marzo 2010

Nagoya


La scorsa settimana in Giappone toccava ad una maratona solo femminile, anche questa di grande valore. Parliamo della maratona di Nagoya, che alla partenza vantava la presenza addirittura della vincitrice di New York, l’etiope Derartu Tulu e di numerose altre protagoniste internazionali.
Nella prima parte la maggior parte del lavoro veniva svolto dall’esperta Hiromi Ominami, che faceva da battistrada ma non da lepre. Infatti ha impostato un ritmo adatto alle sue possibilità attuali. Dopo la mezza è venuta fuori Yuri Kano, che ha cominciato e metter giù chilometri in 3.22 con precisione chirurgica. Dopo il 35^ Yuri ha vuto un calo che ha consentito l’avvicinamento dell’etiope Tulu, la quale però nulla ha potuto di fronte al finale volitivo della Kano, che è andata a vincere in 2:27.11. Seguivano la Derartu Tulu (2:28.13), Hiromi Ominami (2:28.35), Mai Ito (2:29.13), Mayumi Fujita (2:29.36), Akane Wakita (2:20.54). Cinque giapponesi sotto le 2:30! Fra queste è notevole l’esordio della giovane Mai Ito, che proviene dalla mezza (1:11.11) e si è formata nei “clinics” che il Giappone organizza in Nuova Zelanda, con buoni risultati.
Nonostante questa abbondanza i tecnici giapponesi si dicono tuttavia in difficoltà per scegliere le squadre in vista dei Giochi Asiatici, programmati in novembre, a causa delle coincidenze di calendario che procurano molte rinunce.

Brescia e Treviso

Continua il declino di partecipazione della maratona di Treviso, che rimane tuttavia una delle maggiori in Italia. Gli arrivati furono 4622 nel 2008, bruscamente calati a 2857 nel 2009 e adesso a 2224 nel 2010: più che dimezzati in due anni. Sul piano tecnico abbiamo avuto una buona dimostrazione di efficienza dei “vecchi” italiani, che così supportano la loro candidatura per gli europei di Barcelona. Sapientemente guidati dalle lepri keniane nella prima mezza, passata in 1:05.58, Ottavio Andriani e Daniele Caimmi sono arrivati con lo stesso tempo in 2:12.49. Nulla di eccezionale, ma comunque qualcosa di buono. Alle loro spalle si è difeso Mostafa Errebbah (2:16.33)
Nella gara donne si è difesa anche Laura Giordano, finita terza in 2:35.54 dopo avere lottato con l’etiope Bosho Fikadu (2:33.11) e la keniana Emily Chepkorir (2:35.39).
Nello stesso giorno si è corso anche a Brescia, in un’altra maratona che risente della crisi italiana, o forse anche dello spostamento di data di Milano. David Chelule (2:13.53) e Philip Birech (2:15.43) hanno sostanzialmente fatto quello che hanno voluto, così come l’etiope Gebrhiwott (2:42.53) in campo femminile.

Roma

Tre grandi maratone internazionali nel week-end di primavera, fra le quali la migliore è stata di gran lunga quella di Roma, come finalmente cominciano a riconoscere anche le riviste ed i siti specializzati. Le bellezze ed il fascino di Roma non hanno bisogna di presentazioni, mentre è da sottolineare con forza che questa maratona si svolge tutta all’interno della città, e non, come avviene spesso, in mezzo alle campagne dopo una partenza centrale ed in vista di un arrivo similmente collocato. Unico neo che possiamo travare a questa organizzazione è l’altissimo numero di iscritti che non hanno poi partecipato, quasi quattromila contro undicimila arrivati: una percentuale davvero troppo alta che fa storcere il naso a tutti gli osservatori stranieri, non abituati a questo malcostume.
La gara si è svolta in maniera lineare sia fra gli uomini che fra le donne, ed ha registrato un doppio successo etiope. Genna Siraj è rimasto insieme al favorito Benson Barus per tutta la corsa, con rarissime apparizioni in prima posizione. Ha poi sferrato l’attacco decisivo a circa tre chilometri dall’arrivo conquistando un vantaggio consistente. Il tempo finale di 2:08.39 è discreto e conferma le difficoltà che questa corsa presenta nel finale.
Nella corsa delle donne, il gruppetto di testa si è via via assottigliato fino a che sono rimaste in tre, tutte etiopi. Alla fine l’ha spuntata Firehiwot Dado, la più esperta, che in 2:25.28 (eccellente!) ha avuto ragione di Kebebush Haile (2:25.31) e la giovanissima Mare Dibaba (2:25.38). Questa giovanissima atleta abbiamo corso il rischio di ritrovarcela a Barcellona perchè, per pochi mesi, ha avuto la cittadinanza dell’Azerbaijan. In chiave europea è da notare la buona prova dell’ucraina Tetyana Filonyuk (2:26.24).
In questa gara era anche atteso l’esordio di Daniele Meucci, la nostra migliore speranza per il futuro della disciplina. Fin dai primi chilometri è stato evidente che il pisano non ha ancora i ritmi ed il passo del maratoneta, a conferma di quanto sia stato azzardato rischiarlo troppo presto sulla distanza. Quando lo abbiamo visto staccarsi abbiamo temuto in molti una riedizione del caso Battocletti, mentre alcuni si ricordavano di Panetta. Fortuna che ha saputo cavarsela, finendo bene o male in 2:13.49, dimostrando una dote importantissima: il carattere. E dire che nelle interminabili interviste ai notabili che affollavano la tribuna, il Presidente della Fidal si era lasciato andare ad ipotizzzare un suo impegno su questa distanza fin da Barcellona! Se è così che sperano di risolvere i problemi dell’atletica italiana…
Da lodare la prova di Migidio Bourifa, che dall’alto dei suoi quarant’anni suonati ha chiuso in 2:12.34, cioè un crono che, vista l’aria che tira, potrebbe ancora valergli la maglia azzurra!

Seoul

In Asia è periodo di grandi maratone ed ora è stata la volta della maratona Dong-A di Seoul, che vanta una storia che risale agli anni trenta. Nella gara uomini l’hanno fatta da padrone i soliti keniani, e stavolta con una dignità tecnica addirittura superiore al previsto, in quanto è stato realizzato il record coreano “all-comers”, ovvero il miglior tempo in assoluto ottenuto sul suolo del Paese asiatico. Merito di Sylvester Teimet, 26 anni, miglioratissimo, che per vincere ha piazzato un 5km da 14.48 fra il 35^ ed il 40^, che di per sé non sarebbe nulla di eccezionale se non fosse perchè estrapolato da una gara tutta tirata ad andatura molto elevata. Gli ha resistito solo Gilbert Kirwa (2:06.59) e, più lontano, Paul Kirui (2:07.35). Più indietro i padroni di casa, che hanno comunque messo in mostra una buona compattezza con cinque corridori tutti raggruppati sotto le 2:15, il migliore dei quali è stato Park Young-min in 2:12.43. In totale ben ventidue coreani hanno corso in meno di 2:20, fra cui uno del 1990 e tre del 1989.
Più variegata la gara femminile, dominata fin dal chilometro 34 dall’etiope Amane Gobena, capace di chiudere in 2:24.13 pur avendo corso da sola gli ultimi otto chilometri. Alle sue spalle buona difesa delle cinesi, con Zhou seconda in 2:25.01 e Wang quarta in 2:28.17. In mezzo, la prima keniana Caroline KIlel (2:26.58). Fra le padrone di casa la migliore è stata Kim Seung-eun (classe 1989!) in 2:29.27

Los Angeles

Anche il continente americano ha partecipato a questo festival settimanale delle grandi maratone con una gara importante, cioè quella di Los Angeles. Anche qui grandi numeri, a partire dai 21452 arrivati.
Sul piano agonistico dominio assoluto dei keniani, manco a dirlo, con Wesley Korir che ha fatto gara tattita ed è schizzato in testa al miglio 25, in vista del traguardo, andando a vincere in un appena discreto 2:09.19. Seguono Richard Limo (2:09.48), Paul Samoei (2:09.54) e Laban Kipkemboi (2:10.40). Korir aveva vinto anche lo scorso anno e dunque era qui in veste di “defender”. In dieci hanno corso sotto le 2:20
Fra le donne invece si è avuta una lotta serrata fra keniane ed etiopi, finchè Edna Kiplagat, trent’anni da Iten, non ha assunto il controllo della corsa nel corso nel miglio 23. Al traguardo la keniana è arrivata in 2:25.38.
Seguono l’etiope residente negli Usa Teyba Naser (2:26.20), la russa Sylviya Skvortsova (2:27.20) e l’altra etiope Tiki Gelana, 22 anni appena, in 2:29.27
Da notare la prestazione della 48enne americana Linda Somers che ha coperto la distanza in 2:36.33!
In questa gara è previsto anche un bonus speciale che premia il migliore in assoluto fra uomini e donne, in base ad un handicap calcolato con la massima precisione. Quest’anno ha vinto la prima donna, Edna Kiplagat, che ha così intascato il bonus previsto, che era davvero molto consistente perchè pari a 100.000 dollari, che lei ha sommato a quelli guadagnati vincendo la gara femminile, più il bonus per il tempo!!!!


 


 


 

Autore: Franco Anichini

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