Maratone e altro — 24 agosto 2009

Campionati del Mondo


Campionati del Mondo di maratona fuori dallo stadio, su percorso in circuito di 10km con supplemento finale per ottenere la distanza giusta. Le anomalie di queste maratone si fermano però qui, in quanto la partecipazione e l’andamento delle corse si sono mantenuti nel solco della tradizione di questo tipo di gare.
Partecipazione: assenti, come al solito, molti dei migliori, e non il solo Haile Gebrselassie che le gare contrastate le scansa tutte. Stavolta i problemi maggiori a formare la squadra li hanno avuti proprio gli etiopi, mentre i keniani sono riusciti a mettere in campo una formazione maschile degna del loro rango. Nessuna meraviglia dunque che sia andata a finire con un trionfo keniano, nella persona di Abel Kirui, primo in 2:06.54, dopo una gara ad eliminazione, come succede spesso. Seguono Emmanuel Mutai (2:07.48), gli etiopi Tsegay Kebede e Yemane Tsegay. Poi Cheruiyot (dato per favorito alla vigilia). il giapponese Sato, il marocchino Ennani, lo spagnolo Martinez ed i portoghesi Moreira e Feiteira. E poi i sudafricani Dlomo e Kekana, il brasiliano Dos Santos, il tedesco Pollmacher, eccetera.


Le principali scuole di maratona erano dunque tutte presenti e tutte hanno partecipato alla celebrazione del mito, con vicende varie ma tutte con grande dignità… Come noto noi non c’eravamo: arridatece il Fantoni (o uno qualsiasi dei quei bravi maratoneti di seconda schiera degli anni ottanta e novanta che ci facevano onore con modestia e che oggi non ci sogniamo neppure di avere).


La gara femminile è partita anche questa piuttosto lentamente, ma questo non ha nascosto che qui la squadra keniana proprio non c’era, almeno non al livello che le compete. Inoltre alcune delle altre favorite, come l’americana Goucher e la tedesca Mockenhaupt, hanno chiaramente denunciato la propria inesperienza. La stessa russa Yulamanova (non certo la migliore della sua Nazione) ha dimostrato una notevole inesperienza ad alto livello, con un dissennato attacco di cui lei stessa è stata l’unica vittima. Alla fine hanno prevalso dunque le atlete cinesi, con la giovane Xue Bai (2:25.15) che è la migliore esponente di un gruppo di giovanissime podiste allevate in batteria fin da piccoline. Alle sue spalle bene ha fatto la giapponese Ozaki (2:25.25) e dignitoso terzo posto per l’etiope Mergia. Seguono altre cinesi e poi una magnifica Marisa Barros, una nuova portoghese che aspira ad inserirsi nel solco luminoso delle grandi del suo Paese. Da notare anche la bella prestazione della seconda americana, Desirée Davila, al PB in 2:27.53.


Mandiamo così in archivio un mondiale tutto sommato senza infamia e senza lode, ma con un grande plauso ai berlinesi, che hanno accolto la manifestazione con quella partecipazione e gioia che consideriamo degna di un popolo civile.


 


Helsinki


Oltre cinquemila partecipanti alla classica finlandese di fine estate, per nulla danneggiata dalla coincidenza con i campionati del mondo. E’ da notare piuttosto la scelta degli organizzatori che hanno evitato d’investire fondi cospicui per invitare il solito gruppetto di africani. Il livello tecnico della gara ne ha risentito, ma la spettacolo ne guadagna certamente. Vince il russo Pavel Andreev, in 2:22.34, mentre la prima donna è stata la sua connazionale Margarita Plaksina (2:45.28).


 


Ciudad Panama


Una delle maratone più antiche di questa zona del mondo, particolarmente vocata per la velocità, è quella che si svolge nell’unica città del minuscolo Stato nato attorno al Canale ed il cui principale scopo d’esistenza è di tenere tutto in ordine. La maratona risente di una collocazione sfavorevole in calendario, ma viene nonostante tutto frequentata da un buon numero di concorrenti. Ha vinto il colombiano Jose David Cardona (2:29.18), ultimo epigono di una dinastia di buoni corridori il cui principale esponente è Juan Carlos. Alle sue spalle il forte perueno Florencio Machacuay (2:30.07). Bella vittoria per l’americana giramondo Mary Akor (2:56.56) davanti a Iglandini Gonzalez (3:13.57)


 


Brisbane


Nei pressi di Brisbane si è sviluppata una grande zona costiera di grande interesse naturalistico, la Gold Coast, nella quale il turismo costituisce un bene aggiunto, capace di fruire senza distruggere. Un esempio importante di tale atteggiamento è il locale aeroporto, costruito secondo criteri al tempo stesso rispettosi ed avanzati, al punto che viene considerato con orgoglio un fiore all’occhiello. Fra le innumerevoli manifestazioni sportive che animano la Gold Coast c’è anche una bella maratona, intitolata proprio all’aeroporto (Gold Coast Airport Marathon) che ha raccolto quest’anno qualcosa come 3708 arrivati, tutti preceduti dall’esordiente keniano William Chebon Chebor (2:11.58), davanti a Shane Nankervis (2:16.46) e Matt Smith (2:16.51), mentre le prime due donne si sono prodotte in uno sprint mozzafiato, terminato a pari tempo (2:42.22) fra Lauren Shelley e Roxie Schmidt.


 


San Pietroburgo


La Città Bianca celebra da qualche anno le sue Notti Bianche sub-polari anche con una maratona, peraltro scarsamente partecipata dagli appassionati europei nonostante il fascino della città, anche a causa di un percorso che poco la valorizza. Il successo tecnico della gara resta così affidato a qualche corridore locale di discreto valore, che così coglie l’occasione di mettersi in mostra. E’ il caso del vincitore di quest’anno, Sergei Lukin, che ha impiegato 2:18.24 e della prima donna, Liliya Yadzhak (2:41.52), una che è sempre in aereo per andare a correre pressochè ovunque. Interessante il secondo posto della giovane Veronika Lopatina (2:43.29) soprattutto perchè questa atleta lo scorso anno rese la vita dura alla vice-campionessa del mondo dei 100km, Irina Vishnevskaya, esordendo sulla classica distanza UM dei 100km con un probante 7:41.29


 


Omsk


Un’altra maratona interessante nello scarno panorama estivo è quella di Omsk, in Siberia, terra d’origine di molti degli atleti russi di fondo, in tutte le discipline.


Anche quest’anno la classica del nord non si è smentita, fornendo risulttai di buon rilievo. Ha vinto ancora Sergei Lukin (2:15.06) davanti a Oleg Marusin (2:16.08) e Andrei Bryzgalov (2:18.09) mentre fra le donne è interessante la vincitrice Jevgenija Danilova (2:34.52), che ha dovuto faticare non poco per avere ragione di Gulnara Vygovskaya (2:35.05) e della donna di casa Liliya Yadzhak (2:35.38)


Isle of Man


La piccola isola britannica, facente parte con orgogliosa autonomia del Regno Unito, non organizza solo corse di moto, affascinanti quanto pericolose, ma anche una sua maratona estiva discretamente frequentata. Sui saliscendi del tormentato percorso quest’anno ha prevalso Ben Scott (2:56.10) davanti a Ian Bishop e John Collier. Fra le donne ha prevalso Rebecca Johnson, che aveva vinto anche lo scorso anno, in 3:09.40, seguita da Nikki Boyde e Karen Hathaway


Noumea


Relazioniamo infine sulla piccola maratona di Noumea, capitale del territorio francese d’oltremare dalla Nuova Caledonia. Si tratta di un bel gruppo di isole facenti parte degli arcipelaghi del Sud-Pacifico, al pari di Tonga, Fiji, Marchesi e tanti altri. Questi Paesi organizzano da qualche anno dei loro piccoli Giochi Olimpici, a cui partecipano tutti, anche staterelli minuscoli piazzati su isolette sperdute, tipo Nauru, Palau, Niue, Cook e simili. In questo contesto i due princiapli territori francesi, la Nuova Caledonia, appunto, e la Polinesia Francese (Tahiti) hanno dovuto faticare non poco per convincere i tetragoni governanti di Parigi che fare qualche corsetta con addosso una maglia diversa dal tricolore non era un atto così devastante…


Conquistata così la dignità di esistere, anche in queste isole si organizza una maratona, che esprime talvolta anche discreti talenti (certo, tutto è relativo) come Alain Lazare, Nadia Prasad e la tahitiana Sophie Gardon.


Quest’anno i 160 arrivati sono stati tutti preceduti da due giapponesi: Tsutomu Saeki (2:31.58) nei maschi e Yuki Kambara (2:58.48) fra le donne

Autore: Franco Anichini

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