Maratone e altro — 20 aprile 2010

Boston


Alla fine registriamo che il record della corsa appartiene ancora ad un uomo di nome Cheruiyot, ma non si tratta del quattro volte vincitore Robert Kipkoech (2:07.14 nel 2006), ma bensì del ventunenne Robert Kiprono che ha chiuso l’edizione numero 114 con un sensazionale 2:05.52. Infatti il suo crono, ottimo in assoluto, lo diviene ancora di più se teniamo conto del percorso ondulato e dell’assenza di lepri. Inoltre negli ultimi cinque chilometri ci si è messo anche il vento. Nonostante queste difficoltà il risultato di Cheruiyot, se non andiamo errati, rappresenta il “vero” record mondiale di maratona perchè si tratta del miglior tempo mai registrato al mondo in una gara senza pacemaker.
Lo sviluppo della corsa è stato regolare, con un gruppo di diciannove che che alla mezza (1:03.27) si era ridotto a dodici. Nel gruppo di testa c’erano anche Keflezighi e Hall, il che mandava alle stelle il tifo di casa. Al 25^ erano rimasti in sei, senza Hall che però seguiva da vicino. Strappo decisivo, come da copione, attorno al 35^, con un 5000 in 14.38 da parte di Cheruiyot. Nel finale era previsto un piccolo circuito di circa tre chilometri, che ha permesso a Cheruiyot di visualizzare il suo vantaggio sugli etiopi Tekeste Kebede e Deriba Merga e su Ryan Hall, in rimonta. All’arrivo Robert Kiprono Cheruiyot segnava 2:05.52, seguito da Tekeste Kebede (2:07.23), Deriba Merga (2:08.39), Ryan Hall (2:08.41), Meb Keflezighi (2:09.26) e Gashaw Melese (2:10.53).
L’andamento della corsa donne, anche qui senza lepri, è stato caratterizzato dall’azione di tre etiopi (Erkesso, Tune e Koren) che al miglio nove erano già in testa. Al miglio 18 erano rimaste solo in due, perchè Yal Koren aveva abbandonato. Il colpo di scena avveniva al miglio 21, col ritiro di Dire Tune, che lasciava Teysa Erkesso sola in testa ma anche sola al vento. Il finale è stato palpitante soprattutto per merito della 24enne russa Tatyana Pushkaryeva, che si era presentata con un personale attorno alle 2:30 e che invece è andata a minacciare molto seriamente la vincitrice. I tempi finali sono stati 2:26.11 per l’etiope e 2:26.14 per la giovane russa. Più lontane Salina Kosgei (2:29.35), Waynishet Girma (2:28.36), la brava Bruna Genovese  (2:29.12) e Lidiya Grigoryeva (2:30.31).


Vienna


La capitale austriaca ospita una maratona di seconda fascia, ben organizzata su di un percorso piuttosto veloce che in passato ha visto imprese più che valide anche da parte di protagonisti italiani, a cominciare da Maura Viceconte che proprio qui mise a segno un record italiano tuttora imbattuto.
I favoriti keniani hanno impostato una gara piuttosto veloce, con passaggio alla mezza in 1:03.50, che avrebbe dovuto favorire anche il milgiore degli austriaci, Gunter Weidlinger, che però ha ceduto di schianto nelle seconda mezza, coperta in un’ora e dieci abbondanti.
Ha vinto Henry Sugut, comodamente primo in 2:08,40, non eccezionale mu più che sufficiente per mettere in fila Joseph Lomala (2:09.32), Mesfin Ademasu (2:09.41), Henryk Szost (Pol, 2:10.27) e Adam Draczynski (Pol, 2:10.49). In vista degli Europei di Barcelona sono parecchi i corriodri del vecchio continente che affollano le liste con tempi attorno alle due ore e dieci, crono suffiiciente per candidarsi ad un buon campionato continentale. In diciotto hanno chiuso in meno 2:20
Hellen Kimutai ha fatto propria la corsa delle donne in 2:31.08, davanti a Irene Mogaka (2:31.28), Olha Ochal (2:33.05) e Luminita Talpos (2:33.37).


Napoli


Clicca per l'immagine full sizeLa maratona di Napoli possiede tutti i requisiti per diventare una delle più popolari in Italia, ma alcuni fattori ne hanno per il momento impedito un vero decollo nazionale. Ma i bravi organizzatori non desistono, e passo dopo passo vanno realizzando tutti i pezzi di un puzzle che non potrà non dare i suoi frutti. Intanto mettiamo in archivio questa edizione complessivamente ben riuscita, e non solo per lo scenario naturale incomparabile.
Sul piano agonistico ha vinto comodamente Vincent Kipchirchir in 2:24.21 mentre la prima donna è stata Annamaria Caso (3:07.36)


Nagano


Ancora Asia, con la maratona di Nagano, intitolata al ricordo di una bella edizione delle Olimpiadi Invernali, che noi italiani ricordiamo per le imprese di Alberto Tomba, anche se in questa sede una maratona preesisteva.
Tripletta keniana davanti ad una spruzzatina di giapponesi. Nicholas Chelimo (2:10.24), Peter Kariuki (2:11.30) e Shadrack Kiplagat (2:12.49) se la sono giocata relegando Masaru Takamizawa (2:13.04) al quarto posto. Più variata la corsa donne, dove è emersa una buona atleta australiana, Lisa Weightmann, che ha prevalso nettamente in 2:28.48 davanti all’ucraina Olena Burkowska (2:31.53) ed Eri Hayakawa (2:33.05).


Brighton


Anche il calendario del Regno Unito esce dalla stasi invernale ed inizia la marcia che culminerà con la grande maratona di Londra. D’inverno i più scalpitanti fra i britannici amano cimentarsi in corse trail che si svolgono quasi esclusivamente sulle coste, lungo i sentieri che percorrono le scoscese scogliere che le caratterizzano. Con la maratona di Brighton la stagione entra nel vivo e lo fa convogliando ben 7419 corridori sul percorso che unisce Londra al mare. A parte l’eccellente successo di partecipazione è da notare l’originalità degli organizzatori che sono andati a scovare un corridore assolutamente sconosciuto in Europa: il mongolo Ser-od Bat-Ochir. Per la verità non sono andati lontano perchè il giovanotto vive adesso in Inghilterra, dove si dice intenzionato ad allenarsi e gareggiare fino alle Olimpiadi del 2012. Ser-od ha un personale di 2:14.15 ottenuto alle Olimpiadi di Berlino, è nato il 7ottobre1981, è alto 1.69 per 59 chili e finora non aveva mai gareggiato fuori dalla sua Asia. Qui, al primo assaggio europeo, ha vinto in 2:19.05, senza avversari degni di nota.


Annecy e Marseille


Appena una settimana dopo l’abbuffata di partecipanti alla maratona di Parigi, la Francia che corre su strada è stata capace di produrre ancora una maratona di buon livello, con 2500 arrivati e risultati tecnici discreti. Ad Annecy hanno vinto Benjamin Bitok in 2:15.22 e Emily Rotich in 2:37.06
Partecipazione simile (2017 arrivati) per la MM, ovvero la maratona di Marsiglia, capitale della costa mediterranea. Si tratta di una corsa che ha vissuto vicende non sempre favorevoli, comprese alcune soppressioni, che certo non ne hanno favorito lo sviluppo. Quest’anno le cose sono andate meglio e quindi sembra di essere sulla strada buona. Hanno vinto Dan Mallam Kabirou (2:35.41) e Doris Brettmann (3:15.34).


Salonicco


Quando si parla di sport in Grecia, ed in particolare di atletica, si cade pressochè fatalmente in un grosso equivoco culturale. Abituati come siamo a considerare quel Paese come la culla dello sport, ci immaginiamo che oggi conservi almeno qualche traccia del glorioso passato e ci restiamo molto male quando scopriamo che così non è. E’ accaduto anche in occasione dei Giochi Olimpici del 2004, di gran lunga i peggiori degli ultimi decenni per carenze organizzative e per incultura. Rimane indelebile l’immagine del ginnasta issato a forza sul gradino più alto del podio oppure quella dello stadio in delirio che rendeva omaggio a dopati e dopatori. Il fatto è che la romantica idea del De Coubertin trovava già allora scarsi riscontri nella Storia. Ad esempio ignorava il razzismo etnico e sessuofobo dei Giochi antichi, diffondeva la favola che tutte le guerre si fermavano nell’anno olimpico, ignorava che Giochi sportivi  erano molto diffusi nell’antichità, presso molti popoli. Ad esempio esistevano i giochi celtici chiamati Tealteian Games, che si disputavano in Irlanda molti secoli prima di Olimpia, competizioni acquatiche in Egitto, giochi di lotta e corsa in tutto il Medio Oriente e nel Caucaso. Perfino gli Etruschi praticavano questi rituali, annualmente in un’area chiamata “Lucus Vertumnus”, che probabilmente si trovava dalla parti di Tarquinia (Tarchne).
Queste riflessioni ci tornavano alla mente scorrendo il modestissimo andamento della maratona di Salonicco, seconda città della Grecia con oltre un milione di abitanti, che intitola la sua maratona nientemeno che ad Alessandro Magno (Megas Alexandros) ma riesce a mettere in corsa la miseria di  298 arrivati. A Russi sono stati molto più bravi di loro.
I vincitori sono stati Gebre Baraki (2:15.11) e Svitlana Stanko (2:41.18).


Beograd


Segnali di ripresa cicile e sportiva dalla tormentata oramai piccola repubblica balcanica di Serbia, la cui maratona è stata molto aiutata da Banca Intesa. Massiccio afflusso di ospiti keniani, segnale di salute economica di questi organizzatori, ma scarsa affluenza da parte di corridori locali, il migliore dei quali non è stato capace di scendere sotto le 2:40.
Hanno vinto i due africani più giovani: Johnstone Maiyo (1988-2:16.23) e Sammy Kibet (1989-2:18.15). La prima donna è stata Hellen Wanjiku Mugo (1985-2:41.19)


 


 

Autore: Franco Anichini

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