Maratone e altro — 03 agosto 2010

Barcelona


Uomini: la corsa maschile si è disputata in condizioni del tutto simili a quella delle donne, ma ha avuto un andamento diverso. Infatti l’unico atleta di un certo valore internazionale presente, cioè lo svizzero Viktor Rothlin, ha di molto anticipato i tempi del suo attacco, imponendo una gara dura a tutti i suoi avversari, ed è andato a vincere senza troppi problemi, mentre dietro si susseguivano le crisi. Il primo a saltare è stato il francese Theury, poi è toccato anche al nostro Pertile, comunque il migliore dei nostri, che alla fine non è riuscito a difendere la medaglia di bronzo, dopo avere sperato nell’argento. Secondo è stato Chema Martinez e terzo il russo Safronov, che ha avuto la “fortuna” di andare in crisi prima degli altri e che quindi ha avuto modo di riprendersi e finire forte. E’ stata comunque una gara “alla meno” dove tutti hanno avuto problemi. In questa gara è uscito di scena Stefano Baldini, un campione immenso che dobbiamo solo ringraziare, che forse non meritava questa situazione.
La nostra nazionale “master” si è difesa alla meglio, ma alla fine non solo ha ceduto il titolo continentale per nazioni, ma ha perso anche il secondo posto a favore della Russia. Senza infamia e senza lode, questa la sintesi.
Donne: gara difficile per le condizioni atmosferiche, d’altra parte ampiamente previste. Moltissime le assenze da parte di atlete di valore, ma anche questa è una costante nelle gare di campionato. Si è infatti ormai affermato il concetto che vale molto di più una buona prestazione nelle classiche più rinomate che un titolo istituzionale. Perfino le Olimpiadi e i Mondiali soffrono questo handicap, figurarsi un “piccolo” Campionato d’Europa. Le nostre azzurre si sono ottimamente comportate, a partire naturalmente da Anna Incerti, che ha lottato per l’argento, cedendo solo nel finale e conservando un pur sempre pretigioso bronzo. Brava anche Rosalba Console, andata in crisi nel finale ma caparbiamente determinata a concludere la corsa in funzione della gara a squadre. Da parte sua Deborah Toniolo ha fatto gara giudiziosa, finendo in rimonta molto vicina alla Console. Un “brava” di cuore a tutte loro!
La vincitrice è stata la lituana Zivile Balciunaite, una buona maratoneta non di primissima fascia, che ha saputo cogliere il miglior successo della sua carriera con un allungo deciso che le ha dato un vantaggio che le altre non hanno potuto colmare. Non ci credeva nemmeno lei, tanto è vero che continuava a voltarsi anche in maniera piuttosto scomposta. Argento alla russa Nailya Yulamanova, una delle tante russe bravine a livello internazionale, che ha prevalso nel finale. La Russia ha vinto anche il titolo a squadre, nonostante una formazione così così. L’Italia era campione uscente, ma anche qui “zero tituli”… chissà forse qualcuno riuscirà a scovare un qualche campionato regionale dove anche noi possiamo vincere qualcosa!


Mezza di Boston


Lasciamo per un attimo il mondo delle maratone per riferire di un fatto emblematico avvenuto in preparazione della prossima mezza maratona di Boston, in programma per il 10 ottobre 2010.
Come spesso avviene le pre-iscrizioni sono state aperte con largo anticipo, esattamente alle 0re 9.00 del 14 luglio. Ma stavolta sono state chiuse DUE ORE DOPO a causa del raggiungimento del numero massimo d’iscritti stabilito dagli organizzatori, cioè seimila.
Di certo il pre-gara è stato fulminante!


Quito


La principale caratteristica della maratona di Quito, capitale dell’Ecuador, è la quota a cui si disputa: 2817 metri sul livello del mare, nel cuore delle Ande. Gli studi fatti sull’altura ci dicono che simili quote sono sconsigliabili perfino per un semplice allenamento, figurarsi per un’intera maratona agonistica, eppure anche qui il mito di Filippide raduna ogni anno i suoi adepti. Quest’anno il migliore al traguardo è stato un keniano di rango: Festus Kioko, che ha impiegato 2:23.48, tempo che testimonia delle difficoltà che si incontrano a simili altezze.
Seguono Leonso Hugo Jimenez (2:23.48) e Edison Guerra (2:24.23). E’ keniana anche la prima donna, Caroline Chemwolo, che in 2:49.09 ha regolato Nancy Osorio Naranjo, seconda in 2:54.42


Pattaya


Altra maratona pedo-turistica tailandese, stavolta caratterizzata però da un massiccio investimento volto ad assicurare un elevato livello tecnico, tramite massiccia importazione di keniani. Infatti ne troviamo dieci nei primi dieci.
Informiamo che ha vinto Julius Kiplimo in 2;23,13, seguito da Charles Mwai (2:23.26) e Richard Seibel (2:23.34). Undicesimo il primo thai, Si Sang in 2:32.54
§La prima donna è stata Fridah Lodepa in 2:54.10 seguita a ruota da Sunisa Sulayman.
Questi dati ci inducono a dedurre che lo svantaggio del clima, costante da queste parti, possa essere quantificato in circa dieci minuti, il che giustifica pienamente la scelta di quei Paesi, come il Giappone, che concentrano le loro gare migliori nel periodo invernale.


Rio de Janeiro


In Brasile le maratone tradizionali stanno diminuendo il numero delle città che le ospitano, a favore delle maratone a staffetta, ovvero le cosiddette “ekiden” che qui si chiamano “maraton de revenzamento”. In questo panorama continua a farsi onore la maratona della capitale, Rio, che quest’anno ha vissuto un’edizione molto tattica conclusa in volata con la vittoria del keniano Anderson Kiprong in 2:19.54 davanti ad Adriano Bastos (2:19.57), sette volte vincitore della World Disney Marathon di Orlando, FL. Alle loro spalle il gruppetto di testa si è sfaldato negli ultimi due chilometri, seminando terzo Stephen Kinyanjui (2:20.19), Gilmar Pereira da Silva (2:20.28) e quinto Marcos Alexandre Elias (2:20.42).
Fra le donne invece ga prevalso nettamente Sirlene Souza de PInho, già vincitrice della maratona di Buenos Aires, che qui ha impiegato 2:43.25, tanto le è bastato per avere ragione di Sueli Pereira da Silva (2:45.25) e Maria de Carvalho Oliveira (2:48.42)


 

Autore: Franco Anichini

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