Cronaca — 06 novembre 2007

New York City


Paula è tornata, Martin raddoppia!



Pretendere di raccontare la più grande maratona del mondo in queste note necessariamente sintetiche sarebbe pura follia, per cui ci limitiamo ad alcuni spunti essenziali.
L’impressione visiva più forte l’ha prodotta Paula Radcliffe con i suoi quattro-allunghi-quattro per staccare Gete Wami nel finale e mettersi al sicuro nella volata. Il sofferto stile di corsa dell’inglese è sempre tale da alimentare il mito, specie quando vince, ma questa volta la caparbia resistenza dell’etiope l’ha esaltata al massimo. Dunque Paula è capace di vincere anche una gara genuina, senza lepri, e così si appropria di diritto del pronostico per Pechino, brodo di tartaruga permettendo. Purtroppo alcune significative avvisaglie in proposito si sono già avute nella recente maratona di Pechino.
Un appunto lo merita anche Martin Lel, autore di uno scatto secco, chirurugico, proprio quando serviva, che ha lasciato sul posto il marrocchino Goumri. Martin Lel ha vinto quest’anno a Londra ed è al secondo successo newyorkese.
Non possiamo fare a meno di citare un’altra bella prestazione del Bragagna nazionale, che si è quasi lasciato sfuggire la prova di Baldini e si è accorto di Pertile solo quando è apparsa la videata dei primi dieci. Un bel bravo, invece, ai due italiani, superiori alle attese della vigilia, ammantate dai dubbi derivanti dalle incerte prove più recenti. Stefano è davvero un grande, lo sapevamo, ma oggi lo sappiamo ancora di più perchè fornire una prestazione simile dopo essersi schierato alla partenza in un alone d’incertezza è una cosa che solo i talenti purissimi ed i grandi uomini sanno fare.  Pertile è la sua spalla più degna e forse il suo successore.
Un altro applauso bisogna dedicarlo per forza a Ryan Hall, che ha battuto il tempo di Martin Lel, su di un percorso forse ancor più difficile e senza l’enorme folla della gara principale. E pensare che lui correva solo per conquistarsi la maglia della sua nazionale!
Infine la folla di New York: folla di partecipanti (38.557 all’arrivo) e di pubblico: ne abbiamo visto molto anche in altre occasioni, a Londra e a Parigi, ma anche a Roma ed a Firenze, ma uno spettacolo così solo New York…
Un bell’applauso (ironico) alla nostra mamma-rai che ha ridotto al minimo il collegamento per lasciare spazio agli sgambettanti pedatori ed alle contorsioni delle stagionate rotondità della conduttrice. Bravi, proprio bravi: la funzione documentaria e pedagogica della Tv è il vostro primo pensiero, si vede! Paghiamo l’abbonamento, gente, paghiamo!


New York: Us Olympic Trials



Le selezioni olimpiche per la squadra Usa si sono disputate il giorno prima della grande maratona di New York, su di un ondulato circuito ricavato in Central Park. Questi trials, infatti, avvengono sempre in gare specifiche, organizzate apposta separatamente dalle competizioni alle quali spesso si appoggiano, allo scopo di avere uno svolgimento non inquinato dall’azione di lepri più o meno ufficiali.
La competizione ha visto la prima importante vittoria in maratona da parte del talento Ryan Hall, autore del record nazionale sulla mezza in 59.42. Hall ha chiuso in 2:09.02, eccellente vista la natura del circuito, precedendo nettamente Dathan Ritzenheim (2:11.07) e Brian Sell (2:11.40). Relegato al ruolo di riserva il rientrante Khalid Khannouchi (2:12.34) così come Jason Lehmkuhle (2:12.54).
La gara si è avviata con una partenza dal ritmo incerto, ma non così lento come nella gara del giorno dopo. Il gruppetto di testa veniva guidato nella prima parte da Fasil Bizuneh e Wardian, che nutrivano qualche ambizione, poi è emerso il vincitore Ryan Hall, a cui si sono incollati il vice-campione olimpico Kefelzighi e Abdirahman, che si è ben comportato di recente sulla mezza. La lotta fra questi corridori è proseguita ben oltre la mezza maratona (passata 1:02.38, discreto) e fino al 30°km, quando inaspettatamente Abdirahman si ritirava e Meb cominciava a perdere terreno. Cavalcata finale per Ryan Hall che chiude energicamente in crescendo con il nuovo personale e tanta fiducia per Beijing. Alle sue spalle si fanno luce e si qualificano corridori più prudenti, mentre Khannouchi lamenta al contrario una partenza troppo guardinga. Keflezighi chiude lontano e deluso.
Ryan Hall è nato il 14 ottobre 1981, ed ha quindi ventisei anni, mentre gli altri due sono anche loro dei nomi piuttosto nuovi. Ritzenheim ha un anno di meno, mentre Sell ne ha 28. Ben trentanove atleti hanno chiuso in meno di 2:20, ventuno dei quali hanno meno di 30 anni, testimoniando così un forte risveglio della specialità negli Usa.
La gara è stata funestata dalla morte di Ryan Shay avvenuta durante la gara. Shay si è sentito male poco dopo il quinto miglio di corsa: prontamente soccorso è stato portato in ospedale, dove le cure praticategli nulla hanno potuto. Ryan era campione nazionale Usa, autore di un 2:14.06 nella maratona di New York del 2004, che gli valse un buon nono posto.


Athina Classic



Si tratta della maratona-prototipo, quella che parte da Maratona ed arriva ad Atene, in uno stadio ricostruito sulla pianta di un antico impianto sportivo di epoca ellenistica. L’evoluzione della specialità ha reso obsoleta questa corsa, al punto che si deve fare un giro vizioso in partenza per trovare il chilometraggio moderno, ma il fascino culturale dei luoghi rimane intatto, nonostante gli sforzi fatti dai greci per soffocarlo nel cemento e nel traffico di una grande metropoli. Anche il luogo d’arrivo non ha nulla a che fare con la leggenda, che narra di un arrivo tragico di Filippide nell’Agorà, i cui resti si trovano in un’altra zona della città moderna. La storia di questo stadio è curiosa, perchè i Padri Fondatori dell’Olimpiade lo costruirono seguendo la pianta dello stadio antico, ignorando che i greci correvano le lunghe distanze (il dolichos) andando avanti e indietro e non girando su di una pista, per cui risultò uno stadio stretto e lungo, inutilizzabile ai tempi nostri.
La gara quest’anno ha avuto un buon risveglio di partecipazione, superando per la prima volta i 3400 arrivati: una cifra considerevole per un Paese che, a dispetto della sua Storia, poco considera le gare atletiche. Alla fine sono risultati vincitori il keniano Benjamin Kiprotich Korir (2:14.40) e la russa Svetlana Ponomarenko (2:33.29), che ha preceduto la giapponese Tanaka. La massiccia partecipazione di giapponesi testimonia, al contrario, il grande amore di questo popolo per le nostre antichità classiche.


Seoul


In Estremo Oriente la stagione delle grandi maratone inizia praticamente adesso, in quanto è proprio durante l’inverno che si apre una finestra utile per correre in condizioni di temperatura accettabili e lontano dal rischio tifoni.
In Korea si sono dunque corse nel giro di una settimana sue gare importanti: il 28 ottobre la Chosunilbo Marathon a Chunchon è stata vinta da Victor Munguisho, keniano manco a dirlo, in 2:14.01, davanti a Charles Yabei (2:14.25) ed Elijah Bitok (2:14.46). Vittoria locale fra le donne, con Choi Kyung-he (2:35.25).
Una settimana più tardi la maratona è tornata in scena a Seoul, per la disputa della Jong-ang, che è una delle maggiori del continente. Nella gara maschile si è avuta una sorta di fotocopia della corsa di New York, ma su tempi più veloci favoriti dal percorso. Ha prevalso il keniano Joshua Chelanga (2:08.14) che nel finale si è liberato della scomoda compagnia del marocchino Abderrahmane Bouramdane, pericoloso in volata, che ha finito comunque in un eccellente 2:08.20. Completa il podio l’etiope Yirefu Birhanu (2:09.01) seguito da Benson Barus (2:09.04) e Nicholas Chelimo (2:09.42): un risultato complessivo perfino superiore a New York. Più modesta ma molto valida la gara femminile, tutta coreana, vinta da Lee Eun-jung (2:29.32) davanti a Bae Hae-jin (2:37.43).


 

Autore: Franco Anichini

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