Cronaca — 30 ottobre 2007

Straordinario week-end per i corridori del Kenya, signori della corsa: nelle tre più importanti maratone europee in programma (Venezia, Istanbul e Francoforte) non solo hanno vinto ovunque, ma hanno piazzato complessivamente 24 atleti nei primi 10, su trenta posti disponibili.
Lo scorso anno, la lista ‘profonda’ della maratona maschile contava ben cinquecento kenyani nei primi mille, e tutto lascia prevedere che quest’anno possano essere anche di più. Se poi pensiamo che molti di loro (non tutti, è chiaro) provengono dalla stessa etnia Nandi non c’è che da restare meravigliati. L’etnia in questione, infatti, non conta in totale più di trecentomila anime!


 


Istanbul



L’affascinante e caotica città della Turchia ha celebrato una grande edizione della sua ‘Eurasia Marathon’, una gara che unisce le sponde europea ed asiatica, transitando sullo spettacolare ponte del Bosforo. Aprendo il sito della corsa, la prima notizia che gli organizzatori tengono a diffondere è che il monte premi di quest’anno superava di mille la quota complessiva del milione di dollari. Figuriamoci se potevano mancare i keniani! Infatti ce ne sono stati otto nei primi dieci e venti fra i ventinove arrivati in meno di 2:20! I premi più sostanziosi se li sono aggiudicati David Emmanuel Cheruiyot (2:19.56), Mark Yatich (2:11.02), l’etiope Tariku Jifar (2:11.04), Leonard Mucheru (2:11.08) ed il moldavo Iaroslav Musinschi, al record nazionale in 2:11.57.
Buon successo etiope, invece, come spesso accade fra le donne. Atsede Bayisa Tessema (2:29.05) non ha avuto eccesivi problemi per aver ragione della polacca Malgorzata Sobanska (2:31.08) e della russa Olga Glok (2:31.10). Qui la prima keniana (Winifrida Kwamboka 2:36.27) è arrivata solo sesta.
Pur fortissime, le keniane non riescono ad eguagliare il dominio degli uomini e sarebbe interessante raccogliere qualche opinione per spiegare questo fenomeno piuttosto evidente.


Francoforte


Importante maratona tedesca, nella città che si proclama capitale economica europea per via del fatto che ospita la Banca Centrale del Vecchio Continente. Keniani a raffica, in nove nei primi dieci, col primo europeo (Grigoriy Andreyev 2:11.02) relegato appunto al decimo posto. Prestazioni cronometriche di alto livello, assicurate anche dal prezioso lavoro di lepri all’altezza del compito, ma conclusa con una feroce lotta fra connazionali nei chilometri decisivi. Degno vincitore è stato Wilfred Kigen (2:07.58), seguito da Hosea Rotich (2:08.11), Sammy Kurgat (2:08.38), Peter Kiprotich (2:08.49) e via via gli altri. Sei corridori hanno chiuso sotto le due ore e dieci, mentre in ventidue si sono mantenuti sotto le due ore e venti, quattordici dei quali keniani.
In campo femminile invece le padrone di casa hanno sfoderato la bella prestazione di Melanie Kraus, che ha scelto questa gara per esprimersi al meglio, e bene ha fatto perchè ha chiuso in un valido 2:28.56. Seguono, pure ottime, la russa Svetlana Zakharova (2:29.12), la norvegese Kirsten Melkevik Otterbu (2:29.12) e solo quarta la prima keniana, Jemima Jelagat in 2:29.41. In venti hanno finito sotto le due ore cinquanta. I quasi diecimila arrivati completano gli ottimi numeri di questa gara.


Dublino


Nella romantica Irlanda lo sport della corsa è una delle discipline che più si identificano con l’identità nazionale, assieme al rugby, al lancio del martello ed… alle bevute di birra Guinness!
Anche se in questa fase agonistica l’orgogliosa repubblica gaelica non esprime campioni di assoluto livello lo spirito con cui vengono allestiti gli eventi è tale da conferire agli stessi un fascino tutto particolare, orgoglioso e nostalgico al tempo stesso.
La maratona di Dublino è un buon esempio di questo fascino.
Sul piano agonistico la corsa di quest’anno è stata una questione russa. Dalla Federazione Russa provengono infatti i due vincitori: Aleksey Sokolov (2:09.07) e Alina Ivanova (2:29.20). Buone dunque le prestazioni tecniche e grande partecipazione, con 8309 arrivati.


Nairobi


Come spesso abbiamo potuto notare anche in passato, i keniani non si esprimono al meglio in casa propria, un pò per via dell’altura e molto perchè i migliori sono tutti in giro per il mondo. Così la maratona disputata nella capitale della Nazione assoluta dominatrice della specialità si è dovuta accontentare di prestazioni cronometriche modeste. Al termine di una gara senza lepri, tattica e molto combattuta sul piano agonistico, i primi a raggiungere il traguardo sono stati John Njoroge (2:15.50) davanti a Wilson Cheruiyot (2:16.10) e Rose Chesire (2:44.14) davanti alla cinese Li Lulu (2:47.37).


Guadalajara


Il Messico organizza numerose maratone, la maggiore delle quali è naturalmente quella che si corre in agosto (!) nella sua capitale. Questa di Guadalajara viene subito dopo per importanza, assieme a Torreon e Leon. I keniani non mancano neppure da queste parti, anche se non sempre hanno vita facile, visto il buon valore medio dei corridori locali. Ha dunque vinto Cornelius Kirwa Lel (2:15.32), che ha avuto ragione di George Onwonga Okworo (2:16.43) e Jonathan Castaneda Lopez (2:17.09). Fra le ‘damas’ ancora una keniana, Viola Chepleting Bor (2:38.20), vincitrice anche della maratona di Leon, che ha dovuto impegnarsi seriamente per precedere Judita Ramirez Hernandez (2:38.35).


Ljubljana


Nella capitale della vicina Slovenia hanno trionfato invece gli ucraini, davanti al solito gruppetto di keniani, bravi ma non fra i migliori. Oleksandr Sitkovskiy ha regolato gli africani riuscendo a chiudere in un discreto 2:12.49 nettamente primo davanti a Sammy Rotich (2:14.01) e Solomon Rotich (2:14.13). Tre giovani atlete, tutte nate nel 1984, hanno privato della vittoria la gloria locale Helena Javornik, che rende loro una quindicina d’anni. Anche qui la vittoria ha premiato un’ucraina, Tetyana Filonyuk (2:34.58), mentre la Javornik ha salvato il secondo posto chiudendo in 2:35.45,  davanti a Mulu Seboka (2:37.59) e Daneja Grandovec (2:48.35).


Washington


In questo periodo il calendario americano si sviluppa prevalentemente in piccole gare d’interesse locale, magari anche di grande fascino e tradizione, come la maratona delle Cascate del Niagara e l’antica maratona di Cape Cod, una delle più vecchie del mondo. Naturalmente ciò è dovuto all’imminenza della maratona di New York, quest’anno completata anche dai Trials Olimpici americani (maschili) che si correranno sempre a New York ma in Central Park, avendo rinunciato al percorso classico per motivi di traffico. In questo panorama una grande maratona si è corsa lo stesso: si tratta di quella organizzata a Washington dal Corpo dei Marines, sconosciuta da noi, che ha radunato la bellezza di 20.622 corridori arrivati al traguardo, il che pone questa gara al terzo posto negli States, dopo New York e Chicago e di poco prima di Boston e Los Angeles. Il difficile percorso impedisce di ottenere grandi risultati cronometrici, per cui il vincitore è risultato l’etiope Tamrat Ayelew (2:22.20) davanti al messicano Ruben Garcia (2:24.20). La gara femminile è stata preda dell’esordiente Kristen Henehan (2:51.14) che nel finale ha sopravanzato Lisa Thomas (2.51.40).


Sempre negli Usa, registriamo la quindicesima maratona dell’anno di Chuck Engle, vinta a Grand Rapids in 2:31.50. Lo scorso anno Engle riuscì a finire 52 maratone in 52 settimane, ma quest’anno sembra essere… in calo di condizione!


Aland



Relazioniamo infine, per simpatia, sulla piccola maratona che si svolge a Marienhamm, capitale delle isole Aland. Si tratta di un arcipelago di piccole isole e scogli, situato all’imbocco del Golfo di Botnia, appartenente alla Finlandia ma abitato da circa 25.000 persone di lingua ed etnia svedese. Per questo motivo gode di una larga autonomia, al punto che lo statistico Heinrich Hubbeling lo inserisce nel suo libro ‘National Athletics Records’ insieme ad altri territori autonomi, pur privi di una formale indipendenza. Qui si organizza da ventisei anni una maratona, che quest’anno ha visto per la seconda volta vincitore (di prestigio) Janne Holmen, campione europeo 2002, in 2:23.51


 

Autore: Franco Anichini

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