Cronaca — 25 marzo 2009

Clicca per l'immagine full sizeUna mattina di inizio primavera può essere una mattina qualunque, dove il sole non riesce a riscaldarti, dove le raffiche di vento gelido ti ricordano che l’inverno é finito solamente da pochi giorni, dove quasi senza aver dormito dal freddo nella tua prima ed ultima esperienza in Camper, ti svegli all’alba con i primi raggi di sole per svolgere il tuo lavoro. O può convertirsi in una delle più belle mattine della tua vita. Grazie ad una semplice passione, una passione per uno sport, a migliaia di amici che non conosci e con i quali condividi la stessa passione, ed a tante emozioni e tanto, tanto sacrificio. Può essere o apparire una cosa strana a quelli che non hanno mai vissuto qualcosa di simile, o che mai hanno aspettato spuntare dall’ultima curva prima del rettilineo finale una persona amica e con la quale hanno condiviso i giorni, le settimane, i mesi nei quali si sono preparati con impegno, determinazione, sofferenza ed un pizzico di sana follia ad una semplice corsa a piedi; una corsa che molti considerano come una calzante metafora della vita. Con i palloncini gialli attaccati alla canottiera inizio a conoscere quelli che mi sono attorno. C’é un ragazzo, più o meno della mia età, che non sembra affatto tranquillo, cerca fiducia, consigli, domanda se ce la farà, gli rispondo che sono sicuro di Si, che lo aiuterò quando avrà bisogno e che sarò al suo fianco con gli altri ‘Angeli’ per tutta la gara. Gli dico che non lo lasceremo mai. Allora mi snocciola, come solo i podisti sanno fare, tutti i suoi tempi come credenziali per avere diritto a stare nel gruppo Poi c’é un inglese che mi racconta di come gli sia piaciuta Roma e di come si senta emozionato, un altro vive a Firenze anche se é di Roma, mi racconta che si allena anche Lui alle Cascine, proprio dove siamo soliti andare con il mio gruppo. Altri ancora ci cercano con gli occhi per non perderci di vista quando partiremo. Aiuto un ragazzo in canottiera bianca ad allacciarsi le scarpe come faccio io, lo convinco che in questo modo non c’é rischio che si sciolgano. Aspettiamo il momento che arriva in pochi istanti dopo. Partiti! Grido al mio gruppo di fare attenzione a dove mettono i piedi: é molto difficile correre sui sampietrini e molto facile inciampare e cadere. Nel tratto che va verso la Basilica di S. Paolo guardo dietro: saremo un migliaio! L’ultimo di Noi con i palloncini gialli, un ragazzo di Città di Castello quasi non lo si vede in fondo al gruppo. Mi metto sul lato sinistro, iniziando a guardare negli occhi i miei figli adottivi (é nella faccia dove si iniziano a vedere le prime difficoltà). Grido ogni volta che c’é qualcuno ai bordi della strada, gli esorto ad applaudire, tocco mani, muovo le mie, ordino a chi le tiene in tasca di toglierle e di batterle con forza per i Nostri Eroi, quelli delle Tre Ore. Il sottile limite tra atleti ‘seri’ e sportivi della domenica, il limite tra coloro che vivono questo sport da protagonisti assoluti e chi come semplice passione. Il nostro compito sarà aiutarli affinché lo siano o lo diventino oggi. Una folla immensa ci accoglie a Piazza San Pietro, lascio il gruppo per avvantaggiarmi un poco, allargo la traiettoria ed inizio la mia opera di convincimento, batto le mani invitando il pubblico a fare lo stesso, allora iniziano a gridare, sembra di essere in uno stadio: brividi sulla pelle e commozione negli occhi dei miei ragazzi. Ai rifornimenti ci avvantaggiamo, acchiappiamo bicchieri d’acqua, bottiglie, frutta, poi torniamo in gruppo percorrendolo da cima a fondo dando da bere a chi ce lo chiede, li aiutiamo come fossero nostri figli, gli vogliamo bene, parliamo con loro chiedendogli se é tutto OK, se hanno bisogno di qualcosa. Nel tratto della gara più lontano dal centro della città siamo da soli, non c’é molta gente a vedere, allora con Ernesto e Luigi (altri due Angeli) iniziamo a dire cazzate e chiediamo se qualcuno conosce una barzelletta Io faccio il cretino ed imito Benigni in Johnny Stecchino improvvisando il gioco della fattoria con i versi degli animali da indovinare, ridono ed i chilometri scorrono sotto i piedi. Siamo in perfetto orario, ogni cinque chilometri Ernesto chiama Fulvio, il nostro ‘capo’, per dirgli che tutto va bene e per notificargli i tempi di passaggio. Consiglio ad alcuni di iniziare a prendere il Power Gel, di non aspettare il 35°Km, gli dico che non devono prenderlo tutto in una volta, ma di iniziare intorno alla Mezza a piccoli sorsi per dare la possibilità all’organismo di metabolizzarlo, per non rischiare di congestionarlo richiamando troppo sangue dalle gambe per poterlo assimilare. Qualcuno mi ascolta, altri no perché hanno sempre fatto in altro modo. Qualcuno arriverà con Noi, altri ci lasceranno a pochi chilometri dal traguardo Un irlandese mi dice che Lui non ha mai preso Power Gel, allora mi ricordo che in settimana c’era stato il San Patrick’s Day e con una occhiata furbetta gli insinuo che Lui il carico di energia l’aveva fatto allora mi risponde ridendo di Si. Poi c’e uno spagnolo, un ragazzo Navarro, di Huesca, che mi ringrazia per il lavoro che stiamo facendo. Mi diverto a parlare in spagnolo con lui. Poi entriamo a Piazza Navona tra due ali di folla, non c’e bisogno di incitarli ad applaudire: li abbiamo sentiti che lo facevano ancora prima che arrivassimo. Tuttavia agitiamo le braccia lo stesso e gridiamo con loro.

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Peluso

  • Andrea Gatti – Club Atletico Centrale

    Che bel racconto, mi sa che mi sono perso un’occasione… Mi ero prefisso un lungo allenamento che poi per forza di cose si è trasformato in gara. Così ho chiuso poco sopra di voi delle tre ore. Mi sa che sarebbe stato meglio provare ad accompagnarvi per fare il mio tempo, le emozioni non sarebbero mancate. Così invece per me c’è poca soddisfazione adesso…

  • luigi gargiulo Napoli Sport Events

    Bellissimo, mi ha fatto emozionare e venire la voglia di fare anche io il Pace tra qualche tempo:-)

  • SALVATORE ALBRIZIO NAPOLI NORD MARATHON

    COMPLIMENTI FEDERICO,PER LA’ TUA “VITTORIA”,CHE’ RACCHIUDE TANTE BELLE EMOZIONI,BRAVISSIMO.

  • enzo m. -soc: ISS

    Anche io ero tra i pacemaker di Roma (4 ore e 15′) e anche a me è venuta la voglia di esprimere le mie sensazioni su questo sito (“Roma: un giorno da … pacemaker”). Ringrazio tutti e in particolare Fulvio e Silvia che mi hanno accettato nella famiglia degli “angeli”.

  • Paladino Sandro San Giovanni a Piro-Golfo Policas

    anche io un giorno taglierò quel traguardo…mi lascerò dietro distorsioni,sale operatorie,fkt,plantari…e se a farmi da ANGELO ci sarà un pacemaker come FEDERICO CHELLINI tutto sarà ancora più emozionante…grazie per l’emozione che m hai trasmesso…

  • Raffone Alfonso ercosport

    Non nascondo che leggendo questo racconto ho speso delle lacrime. Mi ero prefissato di chiudere il 3h la maratona ma forse, ancora inesperto, non ci sono riuscito. Forse se ti avessi raggiunto avrei avuto uno stimolo in più per resistere alla sofferenza dei km; la compagnia giusta per raggiungere il traguardo. Ma ci riproverò!!

  • Massimo Gionta ASD Atletica Venafro

    Che emozioni!!! complimenti davvero!!!Io l’ho chiusa a 2h55’28” ma quasi quasi mi pento di non averla fatta con voi sarebbe stato più emozionante

  • gabbi

    Che belle le emozioni! anche io l’ho fatta la maratona e finita e sono contenta…dalla mezza in po un altro angelo mi ha dato una grande mano!…e comunque MERAVIGLIOSO MA NON TI ACCORGI DI QUANTO TUTTO SIA MERAVOGLIOSOOOOO!

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