Medicina slide — 14 dicembre 2016

anoressia-bulimiaL’attività sportiva, spesso slatentizza situazioni fortemente patologiche come l’anoressia o la bulimia, questo non significa che chi fa sport si ammala di una delle due patologie ma che in soggetti fortemente predisposti queste due sindromi, possono causare non pochi problemi.

Cosa siano l’anoressia e la bulimia credo sia chiaro a tutti, si tratta di patologie psichiatriche anche di una certa rilevanza dove la funzione del controllo impera su quasi tutta la sfera psichica del soggetto.

La persona affetta da uno di questi disturbi, infatti esercita un forte controllo su tutto, specie sugli impulsi che sono protagonisti anche nella regolazione delle condotte alimentari oltre che in quelle affettive, siamo quindi in presenza purtroppo di soggetti fortemente disturbati dove il mostro impulsivo ipercontrollato invade quasi tutto l’ambito emotivo del soggetto imponendogli un autocontrollo superiore a quello richiesto nelle specifiche situazioni.

Perchè sono patologie rischiose?

Beh prima di tutto entrambe focalizzano l’attenzione del soggetto in modo totalizzante sul cibo, che significa questo? Significa che la giornata della persona ruota attorno al calcolo delle calorie ingerite e di quelle spese e alla somma di ciò che si è mangiato o di ciò che ha espulso tramite condotte di eliminazione (vomito, lassativi, diuretici ecc. ecc.).

L’individuo nel caso dell’anoressia, presenta un preoccupante calo ponderale, la percentuale di massa grassa e magra infatti è pressoché inesistente, come sono inesistenti gli ormoni deputati alla produzione di steroidi che regolano importanti funzioni vitali nell’organismo; nel caso della bulimia, invece, il soggetto mantiene spesso un peso normale ma presenta frequenti condotte di eliminazione (vomito) successive sempre a grandi abbuffate alimentari.

In entrambi i casi si assiste ad un difetto del controllo, l’anoressico infatti è ipercontrollato e sta attento a tutto ciò che mangia, vive in modo ossessivo il cibo e cerca di disfarsene quanto prima, il bulimico invece, è ipocontrollato per cui si produce un gran malessere mangiando a dismisura, per poi eliminare il tutto attraverso una delle condotte di eliminazioni più funzionali per lui.

In alcuni casi l’inizio di un’attività sportiva può produrre la comparsa di una delle due sintomatologie, in quanto lo sport incita l’organismo allo smaltimento delle tossine ed in alcuni casi anche del grasso in eccesso, per cui se non inquadrato a tempo e non valutato per l’importanza effettiva che ha per la persona, potrebbe contribuire al mantenimento e al rafforzamento dello stato patologico.

L’anoressico, infatti, ci legge una possibilità in più per consumare il proprio corpo ritenuto troppo grasso anche quando è decisamente al di sotto di un uno standard normale, il bulimico invece, vede nella pratica sportiva, un’ulteriore possibilità di dar sfogo ai propri impulsi alimentari senza doversi preoccupare più di tanto del rischio di ingrassare.

E’ palese che siamo quindi in presenza di due disturbi importanti ed in qualità di psicologa, consiglierei agli allenatori di fare sempre molta attenzione ai propri atleti circa la possibilità di sviluppare queste patologie o, in casi più estremi, di averle già in atto.

Per fortuna oggi giorno la cultura sportiva si avvale anche della presenza di professionisti qualificati come i nutrizionisti che, attraverso studi e tabelle scientifiche, sanno calcolare perfettamente quali sono le percentuali di massa grassa e magra che devono essere presenti in un atleta. Sfortunatamente però, non sempre sono contattati dai più, per cui il persistere di una cattiva alimentazione e di cattive credenze circa il proprio peso, continua a sussistere producendo grossi danni in coloro che purtroppo non riescono a uscire fuori dai propri tunnel disfunzionali.

E’ anche vero che l’approccio di una singola professionalità, (tipo il nutrizionista)  poco può fare in caso di anoressia e bulimia, generalmente in questi casi si lavora sempre in equipe, dove il lavoro collettivo si coordina in funzione della risoluzione del singolo problema.

Per cui quando ci si accorge che si sta superando il limite che segna il confine tra benessere e malessere, è opportuno rivolgersi a centri specialistici perchè queste patologie richiedono tempo e costanza per essere rimosse e non sono immuni da insidie organiche per la persona (come ad esempio ulcere, gastriti e problemi gengivali seri, e mi dispiace dirlo talvolta, portate all’eccesso, provocano anche la morte).

In questi casi il ricorso all’attività sportiva deve essere riscritto come spinta per la ricerca di uno stato di salute piuttosto che strumentalizzato al solo scopo di consumare l’organismo.

Ogni atleta che si cimenta in qualsiasi attività, per tanto, dovrebbe chiedersi, quali sono i reali benefici che ne ricava e sopratutto come vive il rapporto tra quello che fa e quello che mangia, dovrebbe chiedersi quindi se il cibo è un nemico o un amico. Qualora dovesse prevalere la prima risposta, chiedo a questa persona o a chi gli sta intorno, di recarsi quanto prima in un istituto specializzato per essere aiutato, perchè come non mi stancherò mai di dire, queste due patologie, sono una cosa seria.

consueloDott.ssa Consuelo Viviana Ferragina

psicologa-psicoterapeuta e

psicologa dello sport

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