Alimentazione slide — 27 febbraio 2013

spaghettiAlimentarsi in modo adeguato è un principio cardine per sostenere al meglio il nostro stato di salute, la nostra forma fisica ottimale, la corretta crescita muscolare e il massimo rendimento atletico.

PERDERE PESO NON SEMPRE E’ SINONIMO DI BUONA SALUTE E FA ANDARE PIU’ FORTI …

Quanto accennato, sembra cosa scontata, ma nella realtà dei fatti, quanti atleti/amatori immolano involontariamente, sull’altare della prestazione a tutti i costi e del cronometro, il proprio equilibrio alimentare, in termini di normocaloricità, intesa, quest’ultima, come un adeguato apporto e, distribuzione nell’arco della giornata, di macro (zuccheri, proteine, grassi) e micronutrienti (sodio, potassio, calcio, ferro, ecc …), sposando la tesi che il calo di peso corporeo, sic et simpliciter, anche se raggiunto con una ipoalimentazione e quindi con una ipocaloricità, intesa sempre come carenza di macro e  micronutrienti, in termini pratici, mangiando poco o, addirittura, saltando il pasto, in maniera cronica o per periodi più o meno brevi, in previsione di gare o, peggio ancora, nelle fasi di potenziamento muscolare, sia esso preludio e sinonimo di resa maggiore, in termini prestativi e fisici … purtroppo, nei fatti, accade proprio il contrario: il cibarsi in maniera inadeguato, quindi in termini carenziali energetici, orienta il nostro organismo verso uno stato di cosi detta “carestia”,  a cui lo stesso si adegua riducendo il dispendio energetico generale, in particolare quello proveniente dalla la massa muscolare, componente particolarmente esigente nell’economia energetica del nostro organismo, riducendo la stessa, ma, addirittura, in questa stessa fase, definita di “adattamento metabolico”, un eventuale, improvviso, apporto calorico elevato (pasto abbondante), con una riduzione dei meccanismi pronti a sfruttarlo, innesca i meccanismi di deposito nella forma più comune che il nostro organismo conosce, ovvero il grasso corporeo; in altri termini, in tali condizioni, il nostro organismo, un po’ come farebbe un buon padre di famiglia, in un momento di difficoltà economica, per far quadrare i conti, tende a sacrificare quelle componenti,  più dispendiose, in termini metabolici, quali il muscolo (riduzione della massa muscolare); e così, nel caso dovessimo trovarci in quelle fasi di carico, tipiche dei periodi di potenziamento della muscolatura, in previsione della successiva fase pre e agonistica, la suddetta alimentazione carenziale, (in termini energetici globali) rischierebbe di non far crescere, o meglio di non potenziare, il muscolo (riduzione della crescita muscolare), in prima battuta, per la carenza o inadeguatezza dell’apporto di aminoacidi forniti dalla dieta (i mattoni delle proteine), che, se anche integrati, isolatamente, in abbondanza, in assenza di un adeguato apporto di zuccheri, non produrrebbero costruzione muscolare, trasformandosi essi stessi in zuccheri mediante un processo metabolico, detto gluconeogenesi; tutto questo quindi condurrebbe a un sacrificio della massa magra, intesa soprattutto come massa muscolare, depauperando il nostro organismo di una compente fondamentale in termini metabolici (abbassiamo ulteriormente il metabolismo) e prestativi (riduzione della forza muscolare).

A questo punto, la nostra “amata e odiata” bilancia mostrerà, sicuramente, un peso corporeo in calo, ma, ad una eventuale analisi accurata della composizione corporea si evidenzierebbe, con un’ alta probabilità, una massa grassa minimamente ridotta, rispetto  alla spiccata riduzione della massa muscolare (che pesa molto di più), che si tradurrebbe nel significativo, ma non positivo, calo ponderale, di cui, magari, si andrebbe anche orgogliosi (!); ecco spiegato il motivo di  un corpo fondamentalmente ipotonico, magari con pancetta intatta, nonostante i tanti chilometri macinati, le sedute di potenziamento muscolare effettuate e gli inutili, ma soprattutto dannosi, sacrifici fatti a tavola, riducendo o addirittura saltando i pasti, con risultati , in termini prestativi, assolutamente al palo.

… MA NEANCHE MANGIARE TANTO FA ANDARE PIU’ FORTI

Bene, a questo punto della discussione, potrebbe scattare, in qualcuno,  l’idea che, onde evitare quanto detto, bene si fa a  mangiare anche “e’ piere ro’ tavolino” (i piedi del tavolo), e qui veniamo all’ulteriore punto cruciale della nostra discussione: sottostimare l’apporto energetico con diete ipocaloriche o, viceversa, esaltare lo stesso con diete ipercaloriche, mangiando a sbafo e pensando, in quest’ultimo caso, che l’attività fisica sia sufficiente a smaltire l’ipercaloricità fornita al nostro organismo, sono entrambi concetti errati, con risvolti pratici dannosi.

“IN MEDIO STAT VIRTUS”…

quindi, concludendo, se si vuole mirare a un buon assetto del proprio motore, sfruttando, così, appieno le proprie potenzialità, al di la dell’ essere atleta o amatore, giovane o più in la con l’età , bisognerebbe impegnarsi a capire, meglio se con l’apporto di persone qualificate, il modo migliore per fornire al nostro organismo un’ alimentazione adeguata, in termini di normocaloricità e normoproteicità, scegliendo, dopo un’attenta valutazione dei propri fabbisogni, in termini calorici, per età, sesso  e attività fisica, sportiva (e in questo caso, ancor più se si sta svolgendo un periodo di potenziamento muscolare) ed extrasportiva, prima di tutto, la qualità e la quantità degli alimenti e, quindi, la loro adeguata distribuzione nel corso della giornata; ciò, non solo ci renderà in termini di muscolarità e quindi di forza, ma si trasformerà anche nel tanto agognato calo ponderale, con la differenza che il raggiungimento di un peso corporeo ideale per età, sesso e impegno fisico, risulterebbe armonico e soprattutto adeguato ad un ottimale stato organico generale con una resa prestativa molto prossima al top …

Dott. Giuseppe Tomasino

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