Cronaca — 01 dicembre 2008

Clicca per l'immagine full sizeLa Maratona é solamente una delle discipline dell’Atletica Leggera, per chi non ne ha mai corsa una o per chi non ne ha mai visto un arrivo. La ritengono una corsa e basta, sanno magari che é la gara che chiude i giochi Olimpici, ma poi quando gli dici che ne farai una, ti chiedono ‘Quanti chilometri sono la Maratona di ?’, facendoti imbestialire. Perché per chi corre é questa la tipica domanda senza senso, come quella sul colore del cavallo bianco di Napoleone o se la Pasqua quest’anno viene di Domenica Quando parlo di vedere un arrivo intendo dire degli atleti dopo le tre ore, quelli non professionisti, quelli che rubano il tempo alla famiglia, al lavoro, alla propria vita pur di trovare il modo di allenarsi tre volte la settimana, quelli che le domeniche mattina mentre ancora dormi sono già fuori a macinare chilometri e non importa se piove o c’é il sole, quelli che ogni secondo rosicchiato é un’eternità e un’iniezione di fiducia. Per gli altri, intendo dire per chi questa esperienza l’ha vissuta da protagonista, la Maratona é soprattutto una Storia. Una Storia fatta di sacrifici, sofferenza, gioie ma soprattutto lacrime. Si, lacrime, perché gli occhi di un maratoneta sono come la corolla di un fiore: quando piove si riempie piano piano. Ti prepari per mesi, uscendo anche quando non ne hai voglia, sopportando i dolori improvvisi ad andando avanti, intanto la prima goccia cade tra i petali per ogni dolore che hai sopportato. Poi la mattina della gara: un’emozione assoluta trovarti in mezzo ad altri migliaia come te, uguali a te, con i brividi sulla pelle ed il cuore in gola aspetti lo sparo mentre un’altra goccia cade. Raccogli i primi applausi, saluti, urli di gioia per caricarti, senti la folla incitarti e qui di gocce ne cadono più di una. Inizi a macinare chilometri, i primi con facilità, trasportato dall’entusiasmo e dalla consapevolezza che ce la puoi fare, superi i primi traguardi senza accorgertene che già t’immagini alla fine lasciando che un brivido ti solchi la schiena ed un’altra goccia entrare. Tocchi mani, vedi occhi e senti urla di chi non conosci darti la forza per continuare ed andare avanti, fai un pieno di emozioni, ti senti il cuore in gola e le gambe che quasi sospese in aria vanno da sole: due, tre quattro gocce ed anche più. Poi trovi anche le prime difficoltà, quando meno le aspettavi, quando ti sembrava tutto facile, ma soprattutto quando sei da solo e l’unico rumore che senti sono i passi di altri come te anche loro chiusi nella loro drammatica realtà. Gocce amare e di sofferenza, ma comunque si mischiano alle altre, non facendo distinzione tra gioia e dolore. Piano piano superi la crisi e vedi che ne mancano sempre meno, che il tuo sogno é possibile , stringi i denti e gli occhi rischiando che il loro prezioso contenuto ti solchi le guance mischiandosi al sudore. Ti trovi a superare quelli che non ce la fanno più e si arrendono, e ti dici che sei forte. Gli ultimi metri poi li vivi come in un’estasi, non capisci più niente: vedi la folla intorno a te e senti le voci ma non riconosci nessuno se non il cronometro che implacabile segna il tuo tempo. Braccia al cielo, un attimo prima capisci che ce l’hai fatta ed entra l’ultima goccia, quella che lo fa tracimare e lì cominci a piangere come un bambino, non capisci più niente, abbracci chi é vicino a te anche se non li conosci, vedi che anche i loro occhi sono lucidi e senti che potresti morire anche in quel momento per quanto sei felice.

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Peluso

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