Atletica News — 16 ottobre 2009

Stamattina all’Arena Civica di Milano, in Sala Appiani, alla presenza di un centinaio di ospiti è stato presentato il libro ‘L’Abatino Berruti – Scritti sull’atletica leggera’ di Gianni Brera a cura di Sergio Giuntini con la postfazione di Paolo Brera (Book Time Edizioni). Dopo il minuto di silenzio dedicato alla scomparsa di due grandi amici dell’Atletica leggera, Francesco Alzati ideatore della Stramilano e Romano Spada grande interprete e promotore della marcia, è stato proiettato un filmato del CRL Fidal con un’intervista a Gianni Brera all’Arena. A rappresentare la Fidal c’era il consigliere nazionale Alessandro Castelli e a moderare  Elio Trifari, firma della Gazzetta dello Sport. Tra gli ospiti al tavolo, l’assessore allo sport del comune Alan Rizzi, lo storico dello sport Sergio Giuntini, la firma storica de Il Giorno Giulio Signori, gli ex azzurri Carlo Monti e Eddy Ottoz. Presente anche in sala Onorino Toppio a rappresentare il Credito Valtellinese da anni vicino alla Fidal Lombardia. lo scrittore Paolo Brera, e Bruno Pizzul (in gran forma ). Molti gli ex azzurri in sala appartenenti alle diverse epoche:  Franco Sar,  Ennio Preatoni, Sergio Ottolina, Ito Giani, Bruno Poserina, Gianni Perricelli, Marisa Masullo, Mauro Zuliani, Alberto Cova, Gaetano Erba, Angelo Sguazzero, Giancarlo Sisti e il ‘campione dei presidenti’ Renato Tammaro. Assenti purtroppo Livio Berruti e Ottavio Missoni.
Dopo il saluto di Alan Rizzi, amico di famiglia di Gianni Brera, che ha anche colto l’occasione per ribadire che l’Arena verrà in futuro ‘protetta’ da eventuali danni derivanti da manifestazioni che non riguardino l’atletica leggera,  e ha avvisato che venerdi prossimo partiranno i lavori di ristrutturazione del campo, Alessandro Castelli ha portato i saluti di Franco Arese e si è felicitato per l’interessante iniziativa del CRL e del CP Milano in collaborazione con il Creval. ‘E’ bello  ricordare il passato e dobbiamo anche guardare al futuro – ha detto Castelli – Dopo i risultati  degli ultimi Mondiali, dobbiamo avere il coraggio di ripensare anche a modifiche strutturali. Il futuro c’è. Infatti la vittoria dei nostri azzurrini juniores in Spagna ci ha dato ottimismo’.
Sergio Giuntini, storico dello sport che all’Arena ha dedicato un libro,  ha poi spiegato che sua intenzione era di evidenziare le origini del giornalista Gianni Brera. ‘Da un lato – ha detto Giuntini – è difficile catalogare per la sua enormità la bibliografia breriana relativa al calcio. Dall’altro ci si era dimenticati del suo inizio carriera. Nel luglio 1945 assunto da Bruno Roghi nella ‘Rosea’ per cercare di coprire l’atletica che lui non conosceva.  Il libro analizza i primi 25 articoli dal 18-8-1945 al 31-12-1945. La sua capacità di inventare, maneggiare, padroneggiare la lingua ha affascinato chi si occupa della storia della lingua. Con lui nasce un nuovo lessico a rappresentare il dinamismo sportivo. Inizia un vocabolario con forme dialettizzate che arricchiscono il lessico giornalistico dello sport. Termini come ‘snaticare’ per i marciatori o ‘biascicagiri’ per definire un mezzofondista o ancora ‘intozzarsi’ per definire l’atterraggio di un lunghista. Era capace di congiungere felicemente la sua cultura classica con un linguaggio popolare. Brera ha seguito con passione e generosità tutta l’atletica: andava a seguire i campionati di seconda serie a Saronno, la marcia a Lomazzo, i due campionati italiani nel 1945, quello dell’alta Italia a Genova e quello del centro-sud a Bologna. Ha cercato di ricostruire il paese tramite lo sport. Interessanti le sue corrispondenze dai primi campionati europei dopo la distruzione dell’Europa per la guerra: Oslo 1946.  Vedeva nella dimensione sportiva la funzione di riunificate e rappacificare vivendo l’agonismo puro.  Ha definito l’atletica quale ‘sport più sinceramente umano e dunque più ricco di fascino’. La sua stagione migliore sono stati gli anni de Il Giorno. Ho intitolato il libro ‘L’abatino Berruti’ – ha continuato Giuntini – perché trovo l’appellativo delizioso. E’ stato usato nel 1960 a Roma per definire l’uomo normale che sconfigge gli ‘invincibili’. ‘
Elio Trifari ha poi ribadito che il primo evento dopo l’Europa distrutta dalla guerra di cui Gianni Brera ha scritto è stato il Campionato Europeo di Oslo nel 1946 che ha evidenziato la diversità sui modi di essere e di vivere dei diversi paesi e a Carlo Monti ha chiesto come Brera si sia avvicinato all’Atletica.
Carlo Monti, commosso, ha ricordato di aver conosciuto Brera sugli spalti del Giuriati nel 1945. ‘Si gareggiava muovendosi in condizioni molto spartane – ha raccontato Monti – a Oslo arrivai solo 4 ore prima della batteria e la finale era   solo dopo  un’ora e mezza . Con la  staffetta volevo vincere, si facevano i cambi con 20 metri (senza il precambio) . Arrivammo terzi ma poi gli USA furono squalificati. Ci dettero la medaglia d’argento ma poi ce la portarono via mentre eravamo sul treno di ritorno perché gli USA avevano vinto il ricorso’.
Elio Trifari, a riguardo,  ha sottolineato che nessun giornale pubblicò la revoca della medaglia d’argento in quanto avvenuta troppo tardi per essere trasmessa. Termini e modi di raccontare cose molto diversi nel giornalismo di allora. Nel ‘ 52 a Helsinki intervistò Paavo Nurmi in latino, unica lingua conosciuta da entrambi.  Dopo Londra Brera partecipò a Helsinki ’52 e dedicò a Pino Dordoni un interessante articolo. ‘Presente  e puntuale – spiega Trifari – alle differenze morfologiche, Brera  catalogava gli italiani tra di loro e nei confronti del mondo.  Esce poi dalla Gazzetta per colpa di un articolo a quattro colonne in prima pagina dedicato al marinaio russo Wladimir Kutz che fece il record mondiale nei 5000. Il titolone per un comunista fece arrabbiare la proprietà.  Brera andò a Il Giorno.
‘L’8 settembre scorso a Pavia nell’aula Ugo Foscolo, che lui amava, dell’università Brera è stato festeggiato perché avrebbe compiuto 90 anni – ha spiegato Giulio Signori – Ho avuto il privilegio di passare i suoi  pezzi. Significava dover difendere i termini nuovi usati come ‘rubapalla’. Aveva coniato il termine ‘Abatino’ per evidenziare l’atto di Berruti di alzarsi lievemente dai blocchi di partenza.  Credo che la sua formazione sia stata arricchita dalla sua permanenza a Parigi dove frequentava il direttore dell’Equipe. Proprio a Parigi aveva poi scoperto la grande cucina. Credo, da amico fraterno, che molte cose di lui siano ancora da scoprire’.
Eddy Ottoz ha poi raccontato di aver conosciuto Gianni Brera, così come Ottavio Missoni,  grazie a Sandro Calvesi. ‘Frequentare gli amici di Calvesi, – ha detto Ottoz – tutte persone di alto spessore culturale, era per me un onore. Ho conosciuto Brera a Bergamo, con la sua pipa in bocca, e credo che così come i comici romani debbono a Petrolini il loro linguaggio, così i giornalisti sportivi devono a Brera il loro.  In Italia nel dopoguerra c’erano tanti bravi giornalisti sportivi. Probabilmente quelli bravi, ma che per motivi politici potevano infastidire, venivano spostati allo sport.  Brera aveva il senso del mito e si trovava in profonda sintonia con calvesi. Potrei paragonarlo a Ernest Hemingway. Entrambi con il culto del vigore fisico, del combattimento. Aveva una capacità di sintesi fulminante e un amore e una profonda passione per lo sport. Ogni volta che Brera partecipava a qualche manifestazione si finiva nella ‘bassa’ in qualche bettola a bere e a parlare della vita vera.
In conclusione Elio Trifari ha ricordato la rubrica ‘l’Arcimatto’ curata da Brera e che era occasione per raccogliere una straordinaria tribuna, il suo periodo alla Gazzetta in cui chiamava Aronne Anghileri ‘Aronne l’insonne’ e in cui si preoccupava di non togliere spazio a Mario Fossati e Marco Cassani. Nel Diario Olimpico nel 1976 Brera scriveva ancora con leggerezza e umiltà insolite per un giornalista ‘arrivato’.
Giuntini ha infine riservato un commento al profilo molto umano di Brera e ha evidenziato come l’atletica sia  tra le discipline quella in cui è presente  un tasso culturale molto elevato. ‘ Voglio ricordare – ha detto Giuntini – come Brera abbia evidenziato la fatica e il dolore vissuti da Alberto Cova nelle sua vittoria alle olimpiadi di Los Angeles. Inoltre ha avuto anche un occhio di riguardo per il giovane emergente Gaetano Erba. Brera è ineguagliabile – ha poi concluso Giuntini –  Molti l’hanno studiato ma il confronto con lui è sempre perdente. Gianni Mura lo ha seguito anche nella sua cultura eno-gastronomica. Direi che è necessario ricordarlo ma considerarlo irraggiungibile. In lui lo scrittore è stato trattenuto dal fatto che,  come giornalista,  doveva scrivere in pochi minuti e lui in poco tempo faceva letteratura. Cosa impossibile per gli altri’

Autore: Ufficio Stampa CRL e CP Milano

Share

About Author

Peluso

Questo Sito utilizza cookie di profilazione, propri e di altri siti. Se vuoi saperne di più clicca sul link con l'informativa estesa. Se chiudi questo banner, acconsenti all'uso dei cookie INFORMATIVA COOKIE

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close

>