Curiosita — 14 agosto 2011

Millenovecentosessanta, mezzo secolo di vita per il Trofeo «S. Agata», una storia lunga quarantasette anni e palpitante. Si avverte tutto il tempo trascorso da allora, un’atletica di certo sorpassata, ma sempre rimpianta.
L’idea del «Sant’Agata» venne a Marco Mannisi, subito affiancato da Ignazio Marcoccio e Giuseppe Iuppa, presidente della Libertas Catania. La podistica, affacciatasi timidamente alla ribalta nel 1960, si è sempre disputata il 3 febbraio, il primo giorno dei festeggiamenti in onore della Santa Patrona di Catania, tranne nel 1975, allora si gareggiò il 5, il giorno della festa e nel 2010, anticipata alla domenica precedente la solennità religiosa, il 31 gennaio. Quest’anno, saltata la data classica del 3 febbraio, siamo a «Sant’Aita di menzaustu», il 17 agosto, la ricorrenza dell’885° anniversario del ritorno in patria delle Reliquie di S. Agata da Costantinopoli. I festeggiamenti più antichi nel tempo risalgono proprio al 17 agosto del 1126, quando le spoglie della Santa, trafugate nel 1040 dal generale bizantino Giorgio Maniace, furono riportate a Catania dai soldati Gilberto e Goselmo della corte di Costantinopoli dopo un esilio durato 86 anni. Alle prime luci dell’aurora le campane di tutte le chiese suonarono a distesa e i catanesi, scesi dal letto, si precipitarono in strada con le bianche vesti da notte per festeggiare l’avvenimento.
Mannisi s’ispirò al vecchio «Giro di Catania» che nel 1908 avviò a Catania l’attività podistica, intrapresa a Palermo un anno prima. Il pioniere fu il palermitano Giovanni Blanchet che vinse nel 1908 e nel 1909. La partenza e l’arrivo erano fissati in piazza Giovanni Verga, allora piazza dell’Esposizione. Il terzo giro podistico si corse nel 1925 con partenza dal piazzale della Villa Bellini. Un altro salto di 26 anni e si riparlò di una corsa solo nel 1951, in occasione del 17° centenario del martirio di Agata. La Santa catanese prima torturata – le furono lacerate le mammelle con lamine di ferro arroventate – poi, guarita miracolosamente da S. Pietro, condannata a morte appena quindicenne dal proconsole Quinziano mercoledì 5 febbraio del 251, stesa sopra la brace, rotolata su cocci di vetro e pezzi di ferro infuocati.
Il successo registrato nel 1951 – in piazza Duomo si affermò Egilberto Martufi, che vincerà il titolo italiano di maratona nel 1952 – diede il pungolo per far risorgere questa podistica quale «Coppa di S. Agata». Così, in una breve cronaca dello sport, si leggeva sul quotidiano «La Sicilia» di Catania il 4 febbraio 1960: «Il giro podistico di Catania per l’assegnazione della 1a Coppa S. Agata, disputatosi ieri sera, è stato vinto con netto distacco da Tommaso Assi dell’Assicurazioni Generali Palermo». Dal 1960 al 1965 la gara venne disputata in notturna, partendo da piazza Duomo e salendo per via Plebiscito attraverso i quartieri popolari, poi il percorso si allungava verso la Catania bene per ritornare in piazza Duomo, lasciando alle spalle la «Civita», un altro quartiere caratteristico, decantato da poeti e attori. Il vincitore del 1960 Tommaso Assi di Trani fece il bis con le Fiamme Oro di Bari nel 1961, quando la corsa si trasformò da regionale in nazionale. Una vita breve quella di ‘Tom’ Assi, si spegnerà improvvisamente nel 1983 a soli 48 anni, da valente allenatore federale di mezzofondo e fondo. Dopo la vittoria nel 1962 del messinese Stefano Bucolo che correva con la Falconi Novara, ecco nel 1963 il primo atleta di Catania trionfatore, l’azzurro Elio Sicari, un campioncino di razza con sei presenze in nazionale. Solo un altro catanese riuscirà in questi 47 anni nell’ardua impresa di vincere sulle strade di casa, Giuseppe Ardizzone nel 1972. Il piccolo maratoneta sardo Antonio Ambu, alfiere del fondo azzurro, dominò per un triennio (1964, 1965, 1967) e con sei partecipazioni, l’ultima nel 1970, divenne il beniamino dei catanesi.
Nel 1966 la settima edizione del Trofeo «S. Agata» cambiò totalmente fisionomia. Sbarcarono gli stranieri e si gareggiò nel centro storico il pomeriggio, su un circuito da ripetere cinque volte con partenza e arrivo in Corso Sicilia, passando per piazza Duomo. Lo scozzese Fergus Murray ebbe la meglio sul connazionale Bruce Tulloh e il caparbio Ambu che si prenderà la rivincita su Murray nel 1967 in una competizione palpitante vissuta attimo per attimo dalla folla ormai protagonista. In quell’anno il percorso venne fissato con partenza da corso Sicilia, poi via Ventimiglia, via Antonino di Sangiuliano, la fascinosa via Etnea, chiamata ‘a strada ritta’ e ritorno in Corso Sicilia, prima su sei giri e dal 1969 su sette per un totale di km 11,450. Il circuito si è dipanato con quest’ultimo cambiamento per ben 33 edizioni.
Nel 1968 la podistica non si disputò per il terremoto nel Belice, le altre tre interruzioni furono nel 1991 per la guerra nel Golfo Persico, nel 1993 per la mancata concessione dei contributi e nel 2007 in segno di lutto per l’uccisione dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, avvenuta il 2 febbraio, la vigilia della gara, negli scontri scoppiati nella piazza Spedini tra le forze dell’ordine e gli ultras catanesi dopo la partita di calcio Catania-Palermo allo Stadio Massimino (Cibali).
Nel 1969 vinse il corridore croato di Vela Luka, Nedeljko ‘Nedo’ Farči

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Peluso

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