Curiosita — 24 giugno 2008

Se fosse una gara ciclistica sarebbe un tappone dolomitico, se fosse una gara in moto sarebbe il Tourist Trophy, se fosse una montagna da scalare sarebbe, forse, il Cerro Torre. Invece è la Pistoia Abetone, con i suoi 31 anni intessuti di gioie e drammi, fatiche e sofferenze, tesi di laurea per ogni podista che si rispetti. Una gara mitica: atipica e spartana, tutta sostanza e nessun fronzolo, scabra, durissima, forse povera ma sempre affascinante. A chi scrive tocca raccontarla ed è una sorta di galoppata sul filo sottile e traditore dei ricordi. Per alcuni ha significato una carriera, per tutti una vittoria strepitosa sui propri limiti. Si affronta per ‘riscoprire l’uomo e guardare negli occhi una brutta bestia’ (Adolfo Sergio) o per ‘un test che non teme confronti'(Vito Melito), perché ‘è un sogno’ (Luca Baroncini), ‘una gara mitica’ (Fausto Innocenti) o perché il mix diabolico cui dà forma (percorso-luoghi-durezza-fascino-tradizione) la caratterizza come una vera e propria impresa. Regalandole un prestigio che va ben oltre un montepremi in palio od un semplice albo d’oro. Quindi gambe in spalla e seguitemi in questa lunga storia.


1968 – Artidoro Berti è un mito dell’atletica pistoiese. Carbonaio, muratore, infine amorevole custode del Campo Scuola CONI. Un volto scavato dalla fatica, da una vita fatta di lavoro e di tenacia. La ritirata con gli alpini sul fronte russo, una vita che trova la sua gratificazione nella corsa, passione inesauribile. Una figlia che si chiama Maratona, due titoli italiani sui 42,195 della leggenda ed una maglia azzurra ed Helsinki ’52, 32° assoluto in una gara olimpica corsa con la febbre pur di non mancare. Ama i giovani e dispensa loro insegnamenti preziosi. A 48 anni il colpo d’ala del grande campione. E’ il 20 ottobre 1968, quando Artidoro spiazza tutti: ‘Ora vi faccio vedere la fatica del maratoneta. Vado all’Abetone di corsa!’. C’è chi cerca di dissuaderlo, altri scuotono la testa, ma lui parte testardo ed in poco più di 5 ore compie quello che sembrava impossibile. In piazza delle Piramidi lo attende Zeno Colò, il ‘Falco di Oslo’, assieme ad una folla di curiosi informati da un passaparola che sale fin dalla pianura. Il racconto dei giornalisti presenti buca il cuore, ora come allora: ‘Quando il piccolo maratoneta sembrava finito, la rabbia ha avuto la meglio ed è andato fino in fondo’.


La scintilla è ormai accesa .


1976 – La Cooperativa Atletica ‘Silvano Fedi’ nasce nel 1971, società giovane e con molta voglia di fare. L’idea ronza in testa da subito, ripetere l’impresa di Artidoro e, dopo anni di laboriosa gestazione, il progetto va in porto. Il ‘Luglio Pistoiese’ tira a tutto spiano, c’è voglia di stare insieme, uscire insieme, forse imbarcarsi in progetti un po’ folli. Il riflusso degli anni ’80 e la tragedia umana dei ’90 sono vicini ma ancora, grazie al cielo, non si sentono. Il 18 Luglio è il giorno prescelto e gli sforzi degli organizzatori, con alla testa gli infaticabili Giacomo Matteini e Roberto Peltretti, sono premiati istantaneamente dal successo. L’iscrizione costa 2500 lire (bei tempi ) e sono in 420 a presentarsi al via da Piazza del Duomo: soltanto 251 vedranno lo striscione di arrivo. La foto della partenza regala ancora brividi di commozione ed il pubblico strabocchevole lungo il percorso ‘benedice’ la prima di un’ininterrotta serie di edizioni memorabili. La spunta un pistoiese doc, Roberto Lotti, ex azzurro di maratona, in 3.53′. Lotti batte di stretta misura il bolognese Romano Baccaro ( vincitore della 1° edizione della ‘Firenze-Faenza’), fattosi sotto nel finale in maniera minacciosa. Terzo è Elvino Gennari, centochilometrista di S. Felice sul Panaro che, con l’inseparabile gemello Loris, sarà protagonista di tutte le prime edizioni. Le donne al traguardo sono 5, le prime due sono pistoiesi: Carla Tamburini (Villa di Baggio) precede Carla Leporatti (Aurora Montale) di 17′.


1977 Lotti ci riprova, ma va in crisi negli ultimi 3 chilometri. I Gennari lo risucchiano e Loris s’impone in 3.42′, mentre Elvino è terzo. Lotti chiude in 3.46′. In campo femminile Carla Leporatti ribalta il risultato dell’anno precedente, Carla Tamburini stavolta è seconda a 23 minuti.


1978 Ancora Lotti contro i Gennari brothers, la sfida continua. Adesso è il pistoiese, fattosi più accorto, ad uscire di prepotenza nel finale, bruciando il duo modenese. Il tempo 3 ore e 48 minuti, sette meglio di Loris, 22 su Elvino, crollato nell’ascesa al passo. La veneziana Renata Ortolani trionfa in 5 ore e 48′, seconda è di nuovo Carla Tamburini.


1979 Un nuovo nome, Giuseppe Rossetti, marito della maratoneta azzurra Laura Fogli. Lotti si ritira a 4 chilometri dall’arrivo per crampi, i Gennari non sono al top e il ferrarese si impone nel rush finale. Chiude in 3.51′ davanti a Dondi (Rilus S. Felice sul Panaro) ed al toscano Beppe Giorgi (Atletica Vinci). Renata Ortolani vince di nuovo fra le donne, la Tamburini è ancora seconda, ma soli 7 minuti la separano dalla vincitrice.


1980 – La corsa lievita in maniera sensibile e la sua fama comincia a varcare i confini regionali. Il cast dell’edizione ’80 è di quelli da leccarsi i baffi: c’è Vito Melito (4 volte vincitore del ‘Passatore’), ci sono Oliarca ed i soliti Gennari. Il professore di Ariano Irpino è il favorito della vigilia, ma ha fatto i conti senza l’oste. Il conto glielo presenta Sergio Pozzi da Rosignano, che se ne va insalutato ospite al 2° chilometro e diventa imprendibile per tutti. Incredibile il suo volo: 3.23′, un record che resisterà per ben 25 anni. Sul traguardo, persino giornalisti e fotografi sono presi di sorpresa e Sergio, maglietta bianca e numero di gara 1518, è costretto a ripetere l’arrivo per loro!! Edizione di leggende e polemiche. La leggenda di Pozzi (giovanissimo, 24 anni ) schieratosi all’insaputa della sua società, il G. S. Orecchiella, dopo una fuga notturna è ancora da sfatare. Altri contesteranno il riscontro cronometrico, poiché il cronometraggio – stando ancora ai ‘si dice’ – verrà fatto partire attorno al 3° chilometro. Fatto sta che Sergio Pozzi trionfa con passaggi inauditi (54′ alle Piastre, 1.50′ a San Marcello): Pasquale Oliarca giunge a quasi 20 minuti, Melito a 24, i fratelli Gennari ad oltre mezz’ora. La veneta Ortolani cala uno splendido tris in 5.29′, precedendo di quasi un’ora la genovese Marialinda Bianchi.


 1981 – Pozzi fa il bis: 3.40’42’ in scioltezza disarmante. Il piccolo scalatore, dipendente Solvay, se la ride sotto i baffi. Questa corsa sembra creata apposta per lui, le sue caratteristiche tecniche, la sua falcata, agile e fitta. Secondo è ancora Loris Gennari a quasi 10 minuti, terzo il pratese Carlo Fabbri (Capezzana) ad oltre 20. Il grande sconfitto è lo scozzese Ritchie, trionfatore del ‘Passatore’, 11° all’arrivo ed infuriato poiché la folla dei corridori sfonda sulla linea di partenza, avviandosi in anticipo e lui parte in ritardo, perdendo tempo prezioso. La cesenate Giuseppina Randi fa il record femminile in 5.25′, precedendo Carla Leporatti di 10 minuti.


1982 – Pozzi ha in testa il tempo del 1980. Problemi fisici e di lavoro gli impediscono di proseguire al meglio l’attività, ma vuol chiudere con la Pistoia-Abetone lasciando il segno. L’Orecchiella schiera un dream team con l’intenzione di aiutarlo nell’impresa: il ritmo di Claudio Simi fino alle Piastre è impressionante, poi l’incarico del forcing spetta ad un altro camoscio, Franco Olivari. A Casotti di Cutigliano, Pozzi resta solo contro la montagna e si presenta ben 8 minuti sotto il suo stesso ‘crono’. Un  tempo mostruoso, irreale. L’ascesa finale è drammatica, con il battistrada in grave crisi: più volte procede di passo, si ferma, poi riparte. La moglie Antonella lo scongiura di ritirarsi, senza esito, poi la stessa fonde persino il motore dell’auto e deve chiedere un passaggio! Alle 11 dell’11 luglio 1982, giorno dell’Italia mundial di calcio, Sergio Pozzi giunge stremato ma vincente (tempo 3.30’58’) in Piazza delle Piramidi e l’applauso che lo accompagna è indimenticabile. L’aretino Fattorini è grandissimo secondo, terzo Lotti (chi si rivede!) a 20 minuti. Gran gara fra le donne, dove la pistoiese Romana Colzi fulmina la ravennate Anna Zacchi e la vincitrice ’81 Giuseppina Randi, tutte raccolte in meno di 9 minuti.


1983 – Orfana del suo protagonista più amato, la gara cerca un uomo-faro. Arriva nuovamente Melito, c’è Cilia (vincitore della Firenze-Faenza), ancora i Gennari, ma la vittoria se la giocano quasi allo sprint Rossano Galli (Tabacco Museum Modena) ed Andrea Pescia (Orecchiella). La spunta il primo in 3.36’18’, appena 20′ meglio del rosignanese. Una miseria dopo 53 interminabili chilometri. Terzo è Moreno Gazzarrini (Atletica Vinci), autore di una gara giudiziosa. Romana Colzi si supera e vince di nuovo, 5.03’46’ e 32° assoluta; Carla Leporatti e Giuseppina Randi completano un podio di gran lusso.


1984 – Galli non è venuto, Pescia ritenta il colpo, ma stavolta è Gazzarrini a spengerne le speranze. 5 minuti separano i due alle Piramidi  (3.36’24’ contro 3.41’02’). Terzo è Melito, mai in corsa per la vittoria. Romana Colzi fa il tris e, per prima, scende sotto il muro delle 5 ore (4.58’09’); Renata Ortolani (bentornata!) arriva ad oltre 50 minuti.


1985 – L’ostinazione di Pescia è finalmente ripagata dal successo. Con una gara solitaria (tempo 3.42’39’) mette in fila il cesenate Loris Viroli ed il pratese Giuseppe Labbate. All’arrivo dichiarerà, con voce rotta dalla commozione: ‘La vittoria di oggi l’ho rincorsa per 150 chilometri ‘. Distacchi abissali: il secondo giunge ad oltre 22 minuti. Carla Leporatti torna alla vittoria nel gentil sesso, con il nuovo record (4.54’56’); alla fiorentina Cartoni la piazza d’onore.


1986 – Torna Gazzarrini, pronto a riproporsi per un fantastico bis. Il portacolori dell’Atletica Vinci non perde un colpo, stronca la resistenza del generoso Rigali e ferma i cronometri sul 3.41’59’. Secondo è il modenese Giorgio Pigoni, terzo un habituè della gara, Antonio Casaretto (Atletica Signa). Gara stellare fra le donne (ben 3 sotto le 5 ore). Carla Leporatti anticipa di soli 1’35’ Simonetta Cartoni ed entrambe vanno sotto il record dell’anno precedente. Terza è la ‘Volpe della Colla’, Anna Zacchi.


1987 –  Fatte le prove generali l’anno precedente, Giorgio Pigoni lancia l’acuto vincente. Il ‘barone rosso’ s’impone in 3.46’10’, bruciando lo slavo Dusan Mravlje, rinvenuto come un treno negli ultimi chilometri, ed il bolognese Donini. Strappacuore, ancora una volta, la gara di Angelo Rigali (Orecchiella), a lungo battistrada solitario e poi crollato negli ultimi 10 chilometri. Dopo due piazze d’onore, Simonetta Cartoni riesce finalmente a salire sul gradino più alto del podio, seconda è la genovese Rosi Giudici, terza l’umbra Assunta Pirrocco.


1988 – Arrivano a frotte gli stranieri. I magiari Polzos e Vegvari fanno l’andatura, ma l’ascesa all’Abetone è loro fatale. Il duo della Tobacco Museum Galli-Pigoni esce di forza e va a centrare una strepitosa doppietta. Responso cronometrico del vincitore: 3.41’57’, sette minuti meglio del compagno di colori. Terzo Polzos a 12 minuti. Carla Leporatti entra nella leggenda con il suo 4° successo sulla ‘Montagna del falco’, davanti alla milanese Zanaboni ed alla ligure Giudici.


1989 – Show sloveno con 5 atleti nei primi 8 classificati e primi 2 posti per Marco Dovjak (3.44’22’) e Dusan Hribernik (3.48’14’). Quarto il ‘totem’ Dusan Mravlje, mentre sul terzo gradino del podio si siede il magiaro Zsolt Vegvari. Primo italiano, il tipografo fiorentino Andrea Grassi (Isolotto), ottimo 5° in una marea di stranieri. La milanese Maria Rita Zanaboni iscrive il proprio nome nell’albo d’oro, vincendo la resistenza di Simonetta Cartoni e della cecoslovacca Zatecka Bozena.


1990 – Il teramano Normanno Di Gennaro, fuoriclasse delle ultramaratone, completa il primo grande slam di vittorie (‘Passatore’ – 50 di Romagna – Pistoia/Abetone, seppur in anni diversi) ed arriva a braccia alzate in 3.43’01’, rintuzzando la velleità di Vegvari (3.46’40’) e del vincitore ’89 Dovjak. La Zanaboni fa doppietta: Anna Zacchi arriva a 20 minuti, la ligure Giudici è ormai abbonata al terzo posto


1991 – Gli ungheresi finalmente ce la fanno e con una spedizione agguerrita impongono il loro predominio. Nella gara, spostata all’ultima domenica di Giugno, trionfa Peter Markovich (3.43’37’). Csikos a 3 minuti ed il baffuto Kis-Kiraly a 4 sono i piazzati di turno. Di Gennaro non si ripete ed arriva quarto; Rita Zanaboni (3° successo) ed Anna Zacchi ripetono l’arrivo fotocopia dell’anno precedente, cambia solo il 3° piazzamento che va alla bolognese Iside Bentivogli.


1992 – Ancora goulash ungherese, molto saporito. Stavolta è Zoltan Nalesnyik a fare il vuoto in 3.32’47’: un tempone. Piazza d’onore per Vegvari e terzo Csikos, altro abbonato al podio. Mostruosa la prestazione della 30enne slovena di Lubiana Marijana Vidovic, che abbassa il record della corsa di ben 25 minuti! (4.18’26’). Seconda è la torinese Maria Grazia Navacchia, terza Rita Zanaboni.


1993 – Ci vuole lo squadrone della ‘Start’ Mosca per infrangere il monopolio magiaro. I russi sbarcano in forze e fanno tripletta con Kornaukhov, Soldatov e Korabline, racchiusi nello spazio di un minuto. Tempo del vincitore 3.38’13’. Lo sloveno Okolis guida fino a Pianosinatico, ma cede nei terribili chilometri finali (quante le vittime nell’ascesa al passo!!). Grande il toscano Sisto Preiti (5° nel ’91 e 4° nel ’92) che si riconferma in 4a posizione, con un tempo (3.40’21’) molte volte sufficiente per imporsi sulla concorrenza. La russa Golovacheva precede di 13 minuti la magiara Dobo, terza è una costante Anna Zacchi. Al traguardo intermedio di San Marcello gran tempo (1.57′) di un certo Piero Giacomelli


1994 – Senza i russi (presente solo un Soldatov indietro nella preparazione), la gara è aperta a vari outsiders. Dal mazzo dei pretendenti esce lo slovacco Ondrej Gondas, che acciuffa dopo La Lima il piombinese Francesco Granella e s’invola verso il successo. Eccellente il suo tempo (3.34’06’). Granella tiene la prestigiosa seconda moneta, davanti al montecatinese Migliarese ed all’ungherese Kovacs, che si consola col trionfo della moglie, Andrea Dobo, nella graduatoria femminile. In quest’ultima, la vincitrice 1993 Golovacheva è seconda e l’avvenente Valentina Maisto terza.


1995 – Arriva la locomotiva Kononov (6 volte vincitore del ‘ Passatore ‘ ) ed il ritmo imposto dal trentacinquenne bancario di Saratov è irresistibile per tutti. A seguirlo ci prova a lungo un generoso Fausto Innocenti, per poi cedere sulle rampe finali (sarà 7°). Grande il tempo, 3.30’24’, secondo di sempre fino ad allora. Il marpione Gondas arriva a 7 minuti, un fantastico Sisto Preiti si migliora ancora, è 3° in 3.39’06’ ed indossa la maglia tricolore FIDAL. La russa Irina Mojarova frantuma lo scratch femminile (4.12’20’), precedendo l’esperta Golovacheva e la giovanissima Olga Lapina, mentre prima italiana è la friulana Danila Moras (Leoni S.Marco Pordenone).


1996 Est, est, est! Ma non è un vino laziale ..sono i fondisti dell’ex cortina di ferro a dettare legge, occupando le prime posizioni. Kononov fa sfogare Nalesnyik e Gondas, poi li passa in tromba in salita (3.35’45’ il tempo finale). 4° è Krouglikov vincitore del ‘Passatore’, 1° italiano ancora Sisto Preiti (5°). In campo femminile lo scricciolo ungherese Eniko Feher fa la sua corsa con un tempo monstre (4.09’00’). Sul podio le russe Olga Lapina ed Irina Petrova, mentre coraggiosa e sfortunata è la toscana Marilisa Manzino (4^), a lungo il lotta con le supermaratonete dell’est.


1997 1° Kononov (3.37’12’), 2° Nalesnyik, 3° Preiti: i soliti volti, i re dell’Abetone. Se in testa cambia poco, fra le donne divampa una battaglia feroce. Lucia Soranzo (Gabbi Bologna) detta il ritmo e sembra sul punto di farcela, ma nel finale paga lo sforzo  e deve cedere il passo ad una Feher sofferente ma indomabile ed una Lapina sempre in agguato (4.31’03’ per la vincitrice, 1′ sulla russa, 3′ sull’italiana). A San Marcello, intanto, Roberto Barbi firma un record che resiste ancora (1.51’03’).


1998 Fausto Innocenti tenta di regolare i conti con la sorte, ma l’Abetone per lui è stregato. Quando è al comando, oltre la diga della Lima, è costretto al ritiro. Anche il trentino Sartori, miglior specialista italiano di ultra negli anni ’90, ha un appannamento fatale che gli costa il primato. Così il furbacchione di  Gondas bissa il successo ’94 con un crono non certo da ricordare (3.50’14’), ma alla Pistoia Abetone i tempi contano il giusto, essendo troppe le variabili ad inficiarne il contenuto. Sartori è secondo, il giovane e grintoso faentino Savini terzo. La piemontese Maria Grazia Navacchia alza la coppa delle vincitrici, davanti alla pratese Cristina Lulli, fedelissima della corsa, ed alla ferrarese Maura Bulzoni.


 1999 Prese le misure 12 mesi prima Stefano Sartori trionfa in 3.34’16’. Il vigile del Fuoco di Pergine Valsugana fa sfogare i faticatori dell’est, per poi uscire di prepotenza alla distanza ed affermarsi con superiorità indiscussa. Gli ungheresi Nalesnyik e Zsigovics finiscono sul podio e bravissimo è il fiorentino Mauro Campigli (Maiano) che riconferma il brillante 4° posto dell’anno precedente. Al comando fino a Pianosinatico, il russo Meschtcheriakov va clamorosamente in bambola ed anche Gondas non corre mai per il successo. Fra le donne Maria Grazia Navacchia fa doppietta, ma l’abruzzese Fiorella Stracco le rende vita durissima ed arriva a soli 2 minuti. Terza è Delia Pidatella ( Le Panche Castelquarto ).


2000 L’edizione del venticinquennale è da sogno. La scomparsa, nel luglio 1999 a soli 43 anni, di Sergio Pozzi è uno stimolo in più a partecipare e le dita verso il cielo dei vincitori, ad ogni traguardo intermedio, stanno ad omaggiare il campione di Rosignano. Graziano Poli s’impone alle Piastre, Roberto Barbi a San Marcello, ma il boccone ghiotto è il trofeo da alzare in piazza delle Piramidi. Il keniano Joshua Kirpchumba Rop va sotto le tabelle dei record, sembra letteralmente volare, ma i tornanti dell’Abetone mostrano il diavolo sull’asfalto. L’ascesa finale è ricca di colpi di scena, crolli repentini, rimonte irresistibili in puro Pistoia – Abetone style. A spuntarla è un mito delle salite, Claudio Simi, grazie ad una scalata inarrestabile in cui recupera ben 15 minuti al keniano, infliggendogliene altri 15. Il 44enne campione di San Gennaro di Lucca sale in modo fantastico, spianando letteralmente la strada ed arriva a pugni alzati, l’omaggio più grande per un amico ed un compagno di squadra che ora non c’è più. Ottimo il tempo (3.35’00’), ma cosa contano i numeri quando si parla di emozioni forti? Il sorprendente romagnolo Zanni e Sartori ne sono degni scudieri; Kirpchumba Rop è 4°, il tosto francese Patrick Michel (tra l’altro organizzatore del Trail du Mont Blanc) 5° con una rimonta pari a quella del vincitore. Maria Grazia Navacchia va al tris di vittorie, Elvira Zoboli e Giuseppina Fadigati le damigelle d’onore.


2001 – Anno nuovo e nuovo tentativo africano di record. Ci va vicino il marocchino Aziz Laraichi: gli è fatale (sempre la stessa storia ) l’interminabile salita finale. Si ferma un paio di volte, poi prosegue, ma il mitico tempo di Pozzi rimane lì, a quasi 6 minuti (3.28’47’). Claudio Simi non molla ed è secondo, il giovane toscano Silicani (atletica Vinci) terzo. Ci vuole il ritorno delle russe per interrompere il predominio Navacchia fra le donne. Marina Michlianova ed anche Fiorella Stracco (Runners Chieti) precedono la torinese sempre altamente competitiva nonostante i quasi 50 anni.


2002 Claudio Simi torna al successo, sgominando una concorrenza agguerrita, pur priva del vincitore 2001 Laraichi. Luogo decisivo ancora una volta Pianosinatico con sorpasso di forza e grinta al lombardo Ardemagni. Edizione epica, conclusa nella bufera, con pioggia, freddo, grandine ed atleti all’arrivo in grande difficoltà. Tempo 3.41’36’, ottimo considerate le condizioni climatiche. Il bergamasco Baldis è terzo. Regina delle ultramaratone, la lombarda Monica Casiraghi, coglie il primo di quattro allori consecutivi. Navacchia e Stracco completano un podio di grande qualità.


2003 Il campione mondiale della 100 chilometri Mario Fattore parte favorito ed è lui il faro della corsa. La pensa così il romano Giorgio Calcaterra che gli si incolla e viaggia in coppia per tutto il giorno: mai un crollo, mai un cedimento. Per la prima volta la Pistoia – Abetone si decide allo sprint e l’abruzzese Fattore, meno veloce, deve soccombere (tempo per entrambi 3.43’01’). Terzo è l’indistruttibile Simi, mentre il marocchino Laraichi va in crisi verso la diga della Lima e si ritira. Monica Casiraghi fa segnare il miglior tempo italiano fino ad allora (4.15’14’), mettendo in fila la brianzola Barbara Galimberti e l’umbra Deborah Bruni. Da quest’anno la gara inserisce un nuovo traguardo, non competitivo, riservato a tutti i diversamente abili ed ai loro accompagnatori, che percorrono in un clima di grande festa ed emozione, gli ultimi tre chilometri (da Le Regine fino all’arrivo) del mitico percorso. Un’iniziativa che incontrerà un grande favore e si rinnoverà per gli anni a venire, aumentando sempre partecipazione e significati umani e di solidarietà.


2004 Calcaterra si ripete, beffa Ardemagni in un’edizione dai tempi eccellenti (3.30’20’-3.31’07’) e lottata sul filo dei secondi. Terzo è l’altro laziale D’Innocenti, quarto Fattore. La Casiraghi arriva a quota 3 vittorie, Navacchia (2°) e la bolognese Monari completano il podio. E’ l’anno del record di arrivati (619).


 2005 Sulla Pistoia-Abetone piomba come uragano Roberto Barbi. L’atleta di Fornoli riesce nell’impresa in cui i migliori specialisti europei hanno fallito e demolisce il fantascientifico record di Pozzi (3.20’45’). Una cavalcata sensazionale che lascia le briciole agli avversari. D’Innocenti è secondo ad oltre 15 minuti, Calcaterra (che poi si rifiuterà di salire polemicamente sul podio, per protesta contro lo stesso Barbi, lanciando più o meno velatamente accuse sulle quali pensiamo sia antipatico ritornare) becca oltre 26 minuti: un abisso. Drammatica la gara femminile, con successo quasi in volata di Monica Casiraghi ed arrivo ‘alla Dorando Pietri’ della trentina Monica Carlin, all’esordio ma subito grande protagonista. Terza è la bergamasca Paola Sanna. Una giornata storica, nella prima edizione corsa senza Artidoro Berti, scomparso a 85 anni il 9 gennaio di quell’anno.


2006 La presenza di Roberto Barbi spaventa quasi tutti i migliori specialisti che danno forfait, ma la Pistoia-Abetone è una gara a sé stante e va ben oltre un parco partenti più o meno di lusso. Niente e nessuno può rovinarne la magia, tanto più l’assenza di qualche (presunto) top runner. Gli assenti, comunque, hanno torto due volte, perché una vittoria annunciata di Barbi si trasforma in un sorprendente ritiro al 35° chilometro. In testa si ritrova così il giovane fiorentino Luca Baroncini. Partito per ottenere un buon piazzamento, sa stringere i denti in una giornata di caldo infernale e va a cogliere con pieno merito una vittoria memorabile nella gara dei suoi sogni. 3.52’16’, ma il tempo non conta quando si vince all’Abetone. Il centista trentino Polo ed il romano Leoncini sono da podio, Monica Carlin (8° assoluta!) vince la sua prima Pistoia-Abetone, Paola Sanna è seconda, la romana Tiziana Nesta ottima terza.


2007 – Il percorso della gara scende a 50 chilometri esatti, anche se ne rimangono inalterati tutti i tratti più duri ed impegnativi. Le iscrizioni toccano la quota record di 1411 con ben 19 nazioni rappresentate ed il tracciato lievemente più corto, unito ad una giornata metereologicamente perfetta, consente il ritocco dei record di tutti traguardi, con esclusione di quello maschile a San Marcello Pistoiese. Roberto Barbi rimette il turbo, sbaraglia la concorrenza e ferma i cronometri su un eccezionale 3.13.29 dopo una travolgente galoppata solitaria. La lotta per le piazze d’onore diventa così il piatto più gustoso e vede spuntarla il ferrarese Aniello Sarno ed il padovano Marco Boffo, all’esordio nella classicissima pistoiese. Chi commuove tutti è il campione in carica Luca Baroncini, presentatosi in condizioni fisiche imperfette ma con tanta voglia di onorare il numero 1 di pettorale: a lungo tiene il terzo posto per poi cedere nel finale, centrando comunque una 7° moneta che vale come una vittoria. In campo femminile Monica Carlin fa il bis ed è la prima donna a scendere sotto il muro delle 4 ore con uno sprint mozzafiato (3.59.48), Paola Sanna è ancora damigella d’onore con l’identico distacco dell’anno precedente, mentre il terzo posto va all’emiliana Marina Zanardi. 


2008 – Il 29 Giugno prossimo la magia si rinnoverà per spettatori e podisti. Due di loro, Giordano Chiappelli (Silvano Fedi Pistoia) e Daniele Bianchi (Luivan Settignano) sono il simbolo di questa gara, ne incarnano la storia, la poesia, la sofferenza: gli unici ad averne corso tutte le edizioni, raggiungendo sempre il traguardo. Quel traguardo che è solo dei più forti. E dove un giorno si posarono i sogni di Artidoro.


 


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Autore: Cristiano Rabuzzi

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