Alimentazione slide — 11 aprile 2017

La nostra casa è un vero arsenale chimico. Dal 1969 sono stati notificati almeno 140.000 prodotti chimici destinati alla vendita. La produzione mondiale è passata da un milione di tonnellate nel 1930 ad oltre 300 milioni nel 2005, ciò corrisponde ad una media di circa 50 kg per essere umano all’anno.

I sintomi della sindrome della casa malata si presentano quando il paziente  è a casa  propria, scomparendo o attenuandosi quando esce di casa,ricompaiono quando rientra a casa.

Interessano soprattutto le abitazioni di più recente costruzione nelle quali si attesta che la sindrome possa colpire circa il 10% dei residenti. L’inquinamento all’interno delle nostre abitazioni (arredate con tappeti e piante sintetiche, affollate di detergenti, disinfettanti, deodoranti, adesivi, diffusori di olii essenziali sintetici, vernici, sistemi di riscaldamento) è aumentato fino al punto in cui i livelli di benzene, xilene, tetracloroetilene e molti altri tossici in un interno sono maggiori rispetto agli spazi aperti e inquinati. Questo rende ragione del fatto, a volte, di non trovarsi a“proprio agio”in alcuni alloggi da cui si cerca di uscire il più rapidamente possibile. Dall’anamnesi alcuni pazienti asseriscono che la comparsa dei disturbi  lamentati sia stata in concomitanza di un trasloco in un’altra sede abitativa o di lavoro.

Simile è la “sindrome dell’edificio malato”. Nella nostra società occidentale l’evoluzione del lavoro e degli stili di vita porta a passare la maggior parte della giornata in ambienti confinati. In questi edifici la qualità dell’aria è contaminata da numerosi fattori che vanno ad incidere sulla salute delle persone che vi risiedono.

Le principali sostanze inquinanti  all’interno di un edificio possono essere fatte risalire a tre categorie di fonti:

1) fonti esterne all’edificio;

2) attività svolte all’interno dell’edificio;

3) prodotti  utilizzati, arredi e impianti di condizionamento.

La nocività di questi agenti chimici,fisici e biologici può essere più o meno elevata ma sostanzialmente correlata alla “dose” assorbita e al tempo di esposizione. Molti edifici di costruzione recente si sono rivelati meno salubri di quelli di vecchi a causa di soluzioni apparentemente migliorative quali l’estensivo impiego di materiali dall’elevato rendimento termico e acustico,ma purtroppo insalubri. Da uno studio divulgato dall’OMS è risultato che circa il 40% dei materiali che sono stati usati nell’edilizia negli ultimi 50 anni siano negativi sulla salute.

I sintomi sono aspecifici, ripetitivi e non correlati ad un determinato agente: irritazioni degli occhi, delle vie aeree e della cute, tosse, sensazione di costrizione toracica, sensazioni olfattive sgradevoli, nausea, torpore, sonnolenza, cefalea, astenia. I malesseri avvertibili solo ed esclusivamente durante la permanenza all’interno dell’edificio, possono essere associati a determinate sostanze o settori, oppure generalizzati all’intera costruzione. I sintomi si manifestano in una elevata percentuale di soggetti che lavorano in ufficio (20%), scompaiono o si attenuano dopo l’uscita e non sono accompagnati da reperti obbiettivi rilevanti. L’approccio migliore è quello di tipo bio-psico-architettonico che miri, attraverso la combinazione di diverse discipline professionali al controllo ambientale, al disegno ergonometrico delle costruzioni,nonché dello stress degli utenti.

Ci sono degli accorgimenti che possono contribuire a migliorare la vivibilità e la salubrità dei nostri ambienti domestici e lavorativi:

1) La presenza di alcune piante da interno, come la  Tilllandsia, in grado di catturare e metabolizzare una discreta percentuale di inquinanti. Le piante hanno anche un effetto rilassante.

2) La sauna e l’esercizio fisico favoriscono la “disintossicazione”psico-fisica.

3) Vestire in salute: esistono marchi che garantiscono l’assenza di coloranti, ma anche l’assenza di residui di metalli pesanti, di sostanze cancerogene  o di molecole lipofile (molecole che in acqua si disperdono ma non si sciolgono, formano legami poco stabili con le fibre sintetiche  e vengono facilmente assorbiti attraverso la cute).

4) Utilizzare prodotti naturali e comunque nikel-free  per la detersione dei capi d’abbigliamento.

5) Scegliere cosmetici e detergenti naturali.

6) Utilizzare per gli spazi chiusi vernici ad acqua,arredi in legno e fibre naturali.

Quindi per garantire un’efficace e idonea qualità dell’aria negli ambienti di lavoro e nelle abitazioni è necessario, dunque, controllare accuratamente i materiali di costruzione utilizzati, gli impianti di riscaldamento e di condizionamento presenti, gli arredi usati, i rivestimenti dei pavimenti, delle pareti e dei soffitti impiegati, i materiali per la manutenzione e la pulizia, le modalità d’uso degli spazi, lo stile di vita e di lavoro all’interno degli ambienti stessi.

Siamo quello che mangiamo… ma siamo anche quello che respiriamo!

Dottor GIOVANNI ACAMPORA
mail: giovanni-acampora@virgilio.it

 

 

 

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