Medicina slide — 12 gennaio 2017

coppia sportEssere coppia non è cosa facile, in quanto i rapporti affettivi sono fenomeni dinamici che si devono inevitabilmente adattare alle evoluzioni sia personali sia familiari.

In ambito sportivo “l’essere coppia” diventa un concetto ancora più complicato perchè non solo convoglia le singole individualità ma anche le motivazioni di chi sottrae del tempo alla dimensione “famiglia” per dedicarlo ad una parte di Sè.

Ho assistito spesso a separazioni il cui esito era stato addotto all’attività sportiva di uno dei partner considerata un fenomeno troppo egoistico all’interno di un ménage familiare.

E’ vero che chi fa sport inevitabilmente qualcosa lo sottrae all’altro ma è anche vero che nelle relazioni di coppia gli spazi si negoziano, si arriva cioè a fare degli accordi tra le parti che stabiliscono ciò che è mio e ciò che è tuo, riducendo così il rischio di recriminare in caso di mancate attenzioni.

Spesso è proprio il dialogo di coppia a fallire su quelli che sono i bisogni dei singoli o le aspettative che si nutrono sull’altro, per questo si generano talvolta incomprensioni anche critiche che portano a veri e propri conflitti.

C’è anche da dire che tale conflittualità tende a ridursi se entrambi i coniugi o compagni, condividono la stessa attività sportiva, ciò accade perchè entrambi sono portati a fare le stesse cose e a dedicare lo stesso tempo senza sottrarlo all’altro, ben diverso invece è il caso di chi ogni domenica si ritrova su un campo gara, rinunciando così ad accompagnare uno dei figli a qualche saggio o a qualche partita di calcio.

In questi casi la conflittualità aumenta perchè il coniuge che resta a casa a badare alla prole, è una persona che a qualche livello si percepisce abbandonata, non proprio tradita ma di certo trascurata.

L’assenza di dialogo su tali sensazioni, provoca a lungo andare un lento logoramento coniugale che potrebbe portare ad un allontanamento effettivo ed affettivo nella coppia, molto pericoloso sopratutto perchè non mentalizzato o dichiarato.

Se consideriamo infine che il popolo degli amatori che affrontano ogni domenica una competizione è costituito da una percentuale di uomini di gran lunga superiore a quella delle donne, viene da sè che chi resta a casa, il più delle volte, sono le mogli o le compagne che spesso vengono da settimane lavorative o domestiche non proprio facili. Il dover restare da sole anche in un giorno di festa e non godendo per tanto della collaborazione del partner impegnato su altri fronti, non facilita il loro recupero bensì lo aggrava.

Il sentirsi trascurate o il vivere come poco partecipe alla vita familiare il marito/compagno, potrebbe portare queste donne a strutturare una costante insoddisfazione nei confronti del proprio coniuge, insoddisfazione che le porterebbe a vederne ulteriori difetti capaci di coprire quanto di buono ancora resta.

La necessità di fare sport e di misurarsi in modo competitivo,  è una vera e propria necessità per il popolo di amatori domenicali, le loro motivazioni, se interrogati, sono varie ed anche valide sopratutto  se inserite in un discorso di vita non proprio facile (stress, problemi lavorativi, insoddisfazioni economiche ecc. ecc.), spesso però sfugge loro di mano quanto tempo effettivo dedicano realmente alla propria famiglia e quanto invece ne sottraggono coltivando la propria passione.

Per cui da una parte si osserva chi, incurante, infila le scarpette e raggiunge la destinazione “X” per far felice la sua squadra e se stesso e dall’altra invece si assiste alla taciuta amarezza di una donna che, per non sottrarre spazio al marito, si accolla le numerose faccende da sbrigare come se anche la domenica fosse un normale giorno settimanale.

La scena vista da questa prospettiva, risulta abbastanza triste perchè come sottolineavo prima, pochi hanno realmente consapevolezza del tempo che sottraggono all’altro e del rischio cui vanno incontro tessendo questa tela di trascuratezza e di “simil-abbandono”.

Avere una famiglia ed esserne parte, significa donare presenza ed aiuto talvolta anche non richiesto. Se si seguono solo i propri istinti giustificandoli attraverso il concetto di stress o passione per quella determinata cosa, il pericolo in cui si incorre è quello di creare una barriera al dialogo con l’altro; una coppia si regge sull’ammirazione reciproca, non sulla svalutazione che spesso le mogli fanno dei propri mariti “fuggiaschi”.

Esistono tuttavia coppie che funzionano anche e sopratutto grazie all’assenza di uno dei due sulla scena familiare, ma lì il discorso è diverso, lì infatti, si è raggiunto un accordo cadenzato da regole ben precise in cui entrambi ricavano vantaggio, queste sono le coppie mature, ovvero quelle che fanno del dialogo familiare, un discorso fruttuoso e costruttivo, in queste famiglie infatti non si vedrà mai un padre che si perderà un saggio della figlia o una partita di calcio del figlio perchè impegnato a fare la gara “X” nel posto “Y”, si vedranno, invece, persone felici di fare quello che fanno e felici del ruolo che hanno ma sopratutto consapevoli che se non parteciperanno a quella determinata gara, non sarà poi….. la fine del mondo.

consueloDott.ssa Consuelo Viviana Ferragina

psicologa-psicoterapeuta e

psicologa dello sport

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