Cronaca — 24 giugno 2010

E’ di 562,330 km, il nuovo record femminile italiano della ‘6 Giorni’, stabilito da Angela Gargano ad Antibes dal 6 al 12 giugno.
 La prima, ad armarsi di coraggio ed a cimentarsi in un tal tipo di gara, è stata Monica Moling, che, nel 2002, a New York, si fece una passeggiata di 484,413 km. Il ghiaccio era rotto. L’anno seguente, Maria Teresa Nardin, in Germania, se la fece più lunga, prolungandola fino a 505,248 km. Il superamento del muro dei 500 km mise un po’ di timore alle ragazze italiche, per cui ci vollero 5 anni per metabolizzare fisicamente e mentalmente una simile  fatica. Il divertimento ricominciò nel 2008 con Carmen Fiano, che corse, in sei giorni e sei notti, per ben 522,835 km.
Angela Gargano è giunta in Francia determinata a conseguire il risultato, pur consapevole di non avere effettuato una preparazione specifica. Febbraio è stato un mese di assoluto riposo. Ha eseguito, poi, blandi allenamenti infrasettimanali di 10 km, e partecipato a tutte le gare domenicali offerte dal calendario: Federico II Marathon, Roma, Martinsicuro, Russi, Milano, Boston, 50 km di Romagna, 6 Ore di Banzi, Porto San Giorgio, 120 km alla Nove Colli, 100 km del Passatore. Le ultime due gare, portate a termine 14 e 7 giorni prima di partire per Antibes – roba da far rabbrividire  i compilatori di tabelle -, sono state inserite per acquistare fiducia nella lunga distanza, non avendo potuto partecipare alle annullate 100 km di Sicilia e 24 Ore di Termini Imerese e Ciserano. Una certa sicurezza psicologica le derivava dalle 480 gare del suo curriculum, alcune delle quali corse in giorni consecutivi.
Se la preparazione atletica è stata approssimativa, la gestione delle gara è stata curata nei minimi particolari. Tutto è andato come programmato, ed ai pochi imprevisti è stata trovata la soluzione giusta sul campo.
Il primo obiettivo è stato quello di non stravolgere le sue abitudini: colazione con caffè, latte e biscotti; pasta, carne, insalata e frutta a pranzo e cena; a letto, dalle 1:30 alle 6:00.
Ha rispettato il chilometraggio giornaliero stabilito (100 km), evitando di strafare il primo giorno, in cui era eccitatissima. Sistematicamente, ad ogni giro (1295 m), ha bevuto ad una bottiglia d’acqua in cui erano sciolti sali minerali e due zollette di zucchero, ed assunto uno spicchio di arancia, o di banana, o di mela. Per venire incontro ad esigenze gustative ed integrare i consumi energetici, ha sciolto in bocca liquirizia, preso marmellata alla melacotogna, ed anche qualche ‘Kinder delice’, di cui è ghiotta. Angela non è abituata ad assumere i molto propagandati prodotti commerciali specifici. Non è stato fatto nessun uso di analgesici-antinfiammatori.
Contro il vento, che ha spirato a 100 km orari per due giorni, non c’era nulla da fare. Per difendersi dal sole, è stata usata crema protettiva, ed un berretto sempre bagnato in testa.
Dato il percorso sassoso e polveroso, massima cura è stata riservata all’igiene dei piedi: protezione preventiva sulla parti maggiormente sollecitate dal carico, irritazioni cutanee trattate sul nascere, pediluvi, immersione in acqua molto fredda per combattere le sensazioni urenti.
La Gargano s’è gestita con sicurezza, anche da un punto di vista psicologico. Ha fatto in modo che, nel suo cervello, non si affacciassero quei 522,835 km da superare, che  avrebbero fatto vacillare quest’organo nobile e fragile allo stesso tempo. Ha diviso la grande fatica in 6 piccole fatiche, ed è stata tutta intenta a portare diligentemente a termine il lavoro giornaliero. La lunga distanza, somministrata per così dire in dosi omeopatiche (100 km!), non ha scoraggiato il direttore d’orchestra: la mente, capace d’innalzarti sull’altare, o di scaraventarti nella polvere! Gli altri componenti della banda, articolazioni, muscoli, tendini, ligamenti, ben diretti, non hanno steccato.
Sono gare difficili, queste, in cui è improbabile che fili tutto liscio per sei lunghi giorni. La crisi e l’abbandono sono sempre dietro l’angolo. Ad Angela è andato tutto per il verso giusto, ed ha concluso la gara in perfette condizioni: sette giorni dopo era alla Maratona del Gargano, e domenica prossima parteciperà alla Pistoia-Abetone. La consapevolezza di non essere in possesso di una preparazione adeguata, l’ha portata ad una gestione oculata della fatica.
Il record italiano di questa specialità è stato portato ad un livello accettabile. Per dargli dignità europea deve superare i 600 km. Si può fare. Bisogna avere la voglia di sottoporsi ad un grande sacrificio per ottenere in cambio un riconoscimento ideale.

Autore: Michele Rizzitelli

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Peluso

  • lomuscio eligio barletta sportiva

    Ancora una volta sei riuscita a portare a termine una prova difficilissima e molto dura . Sei stata bravissima ed ora non ci resta che conoscere la tua prossima grande sfida che affronterai ciao eligio

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