slide TuttoCampania — 30 marzo 2017

agropoli 2017Torno a scrivere nero su bianco, e lo faccio in occasione di quello che non voglio ricordare come un evento, una gara o il classico appuntamento domenicale. Anzi, a scrivere volendo non sarò nemmeno io… ma chi per me ha vissuto in primis la Mezza Maratona di Agropoli, e lo ha fatto con tutto se stesso, dedicando ogni suo battito a quanto di bello gli è stato concesso di vivere.

E bello lo è stato davvero: un intero weekend dedicato alla manifestazione, con la possibilità per i collaboratori, gli atleti e gli stessi accompagnatori di godersi le splendide risorse di cui una località come Agropoli gode e sa far godere. Ospiti di una città che vive ed attende questo evento con trepidazione, curandolo, preparandolo e perfezionandolo nei minimi dettagli.

Torno a vivere dunque, da una prospettiva diversa, la XVIII edizione della Agropoli Half Marathon.

Sono tante le motivazioni che muovono le persone a ritornare in un posto, e non nego che nel mio caso il caldo asfissiante della scorsa edizione aveva precluso ogni probabilità che potessi ripetere l’esperienza, almeno da atleta. Ma qualcuno ha voluto che la vedessi in un’ottica diversa, senza perdere il buon gusto di un evento che merita e che si può vivere ugualmente con la stessa passione di quando si corre, soprattutto quando l’organizzazione è quella giusta. E le capacità di Roberto Funicello sono percepibili già solo dalla dedizione con cui da anni porta avanti una manifestazione, che non vuole essere un evento sportivo a se stante, ma una cartolina…un souvenir da portare a casa e conservare nel cassetto dei propri e migliori ricordi. Ed è proprio per questo bellissimo souvenir che voglio fare i primi ringraziamenti a Marco Cascone, che mi ha proposta come co-speaker dell’evento al femminile, permettendomi di vivere una delle più belle esperienze che il podismo abbia saputo mai regalarmi; e gli stessi ringraziamenti vanno anche a Roberto, che ha accettato di avermi come ospite contribuendo, quindi, a quanto di bello avrei vissuto e che di fatto ho vissuto.

Ma veniamo alla gara: un primo appuntamento,  quello di sabato sera, nella piazza principale del centro storico di Agropoli, con la possibilità di lasciarsi trasportare dallo spettacolo con cui i porta bandiera del posto hanno aperto la presentazione ufficiale della gara e dei relativi top atleti al traguardo. Inutile dire quanto apprezzi questo genere di scelte, perché sono le stesse che favoriscono il successo di un evento: far vivere a tutto tondo, alla popolazione locale così come agli stessi atleti, la manifestazione per la quale si sono preparati, restituisce non soltanto un risultato in termini di tempo, ma un ricordo…l’unica vera cosa, non materiale, che resisterà alla corrosività del tempo. Bella anche l’attenzione e la partecipazione di questa piazza gremita, capace di rendere ancora più speciale questo primo appuntamento.

Ma la vera perla è arrivata l’indomani, quando con un’ora in meno di sonno ha avuto inizio una giornata cominciata con qualche piccola premessa negativa, per via di un tasso d’umidità non proprio favorevole, ma che poi ha saputo graziare gli atleti con una aria nettamente e fortunatamente più fresca e leggera. Tanto il movimento fin dalle prime ore del mattino, a cominciare da quegli operatori di cui spesso non si sa nemmeno l’esistenza, ma che sono coloro che dovremmo ringraziare per averci messo a disposizione le condizioni materiali ai fini della corsa: parlo di Enzo e Viviana all’allestimento, di Sonia e Pasquale Pizzano alla consegna pettorali e chip, degli operatori sound e di tutti coloro che rappresentano il motore di una macchina oleata.

Alle 9:30 esatte si da il via alle danze, e a quel punto è puro spettacolo: una gara impeccabile ed avvincente sia in campo maschile che femminile, con la possibilità per il pubblico di poter seguire l’andamento delle posizioni grazie ad un led che consentiva di sapere i passaggi e l’ordine in classifica dei rispettivi atleti: un modo semplice ed intuitivo per coinvolgere anche chi è lì solo per guardare, ma che rappresenta il vero spettatore da conquistare, la vera anima della festa, colui che con un semplice applauso o incitazione ti restituisce il senso a tutti i sacrifici fatti per essere li, su quel percorso, a dare tutto te stesso.

E su quel percorso ho visto arrivare tante e variegate tipologie di atleti, ognuno con la sua particolarità; ognuno con il suo senso di rivalsa; ognuno con la propria battaglia da vincere. Perché è solo nelle retrovie che trovi la vera passione, il vero cuore, la mano che si allunga verso la tua al solo scopo di condividere la sua gioia ad essere li…sulla linea del traguardo.

Con la cerimonia protocollare di chiusura – veloce e coordinata più di sempre –  anche io ho raggiunto il mio traguardo: stanca si, ma con quel gusto piacevole in bocca di chi non ha bisogno di altro e se ne torna a casa soddisfatto di esserci stato e di portare via con se un bagaglio più pesante.

Perché – ricordatelo – nella vita non esiste nulla di più appagante del piacere di aver contribuito alla felicità di tante altre persone che, mentre sfioravi la loro vita, hanno già reso la tua ancora più ricca, ancora più speciale.

Come sempre, alla prossima.

martina amodioMartina Amodio

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