Cronaca slide TuttoCampania — 09 febbraio 2016

mostraL’improvvisa scomparsa di mamma a soli quattro giorni dalla III edizione della MHOM, mezza maratona della Mostra d’Oltremare, aveva messo in forse la mia presenza alla gara. Non credevo di riuscire a fronteggiare in poche ore lo smarrimento, il dolore e, soprattutto, l’immenso senso di vuoto che una simile perdita alimenta nell’animo umano. Tuttavia, convinto come sono che è diritto e dovere dell’uomo vivere la vita sia nel bene che nel male, una volta espletate tutte le funzioni di rito imposte da un lutto, decisi che la domenica successiva avrei corso.

Avendovi già partecipato nel 2015 dove, malgrado l’inclemenza del tempo, avevo avuto modo di apprezzare l’impeccabile organizzazione messa a punto dalla RuNaples presieduta da Benny Scarpellino, tanto da valergli il premio La Transenna 2015 quale miglior gara podistica in Campania, ci tenevo a presenziare a quella che è in assoluto l’unica gara podistica degna di una grande città come Napoli. A confermarlo sono stati i circa tremila partecipanti provenienti da ogni angolo del mondo che per oltre due ore hanno ravvivato con la propria colorita presenza le strade partenopee; quest’anno illuminate da uno splendido sole che ha esaltato il suggestivo scenario che solo Napoli è in grado di offrire agli occhi dei visitatori.

Alla partenza l’obiettivo che mi ero preposto era di chiudere la gara, seppur di poco, sotto 1:50:00. Nel momento in cui ho sentito Francesca, una delle signore appartenenti al mio team, dirsi preoccupata di non riuscire a chiudere la sua prima 21 km, ho accantonato ogni proposito iniziale, ripromettendomi di aiutarla a arrivare al traguardo a ogni costo.

Avendo avuto modo di correre più volte insieme a lei e alle altre pink della Pozzuoli Marathon allenate da Luisa Crisci, sapevo che potenzialmente Francesca nelle gambe aveva sia la distanza che la possibilità di fare una buon tempo. Nello stesso tempo ero cosciente che, pur non essendo una maratona, la mezza maratona è una gara da non sottovalutare ma da gestire con le pinze. Soprattutto su un percorso molto tecnico come quello su cui si è corso dove, dopo circa 11 km, sei costretto a affrontare la salita di Via Duomo e quella di Via Foria fino al Museo.

Per quasi 14 km le uniche parole che ripetevo a Francesca sono state “stai un passo dietro di me e non preoccuparti”. Diligentemente mi ascoltava e quando la ammonivo perché mi superava, si giustificava dicendo “scusa, è che non mi rendo conto del passo che porto!”.

Arrivati al giro di boa a Piazza Garibaldi, sorpresa ha fatto, “Oddio ma siamo già a Piazza Garibaldi?”. “Sì” le ho risposto, “Adesso non ci resta che tornare indietro. Continua a stare un passo dietro di me e non preoccuparti”.

In prossimità della salita di Via Duomo le ho detto “Ora che iniziamo la salita, andiamo di frequenza”. “Che significa?” “Accorciamo la falcata e velocizziamo il passo”.

Senza sforzo apparente abbiamo percorso Via Duomo e Via Foria. Finalmente giunti al Museo, non appena abbiamo imboccato il tratto in discesa di Via Toledo, le ho suggerito di sciogliere le gambe lasciandole andare. A ridosso di Piazza Trieste e Trento ho chiesto a due runners che correvano spalla a spalla con noi che media stavamo portando, “4:59 a km”. Ho sussultato e istintivamente mi sono rivolte a guadare Francesca. “Hai sentito?” le ho chiesto. Sorridendo, ha fatto cenno di sì con la testa.

Confesso che a un certo punto ero convinto che avremmo potuto chiudere la gara poco al di sopra di 1:50:00, più o meno il tempo che mi ero prefissato prima della partenza.

Purtroppo, all’altezza di Castel dell’Ovo, Francesca mi ha fatto capire di aver un problemino al fianco destro; fastidio che già in allenamento le si è presentato più volte dopo 13/14 km di corsa.

“Vincenzo vai, non rallentare!” mi ha detto dispiaciuta. “Non se ne parla proprio. Se vuoi possiamo anche fermarci!” “Se vado piano dovrebbe passarmi” “Fai una cosa, stai un passo avanti e fai tu l’andatura!”

Lentamente il passo di Francesca è tornato a crescere di intensità e ritmo. All’uscita della grotta laziale, mi ha detto compiaciuta “È passato!”. Istintivamente ho guardato l’orologio, seppure non l’avremmo chiusa in 1:50:00 avevamo buone possibilità di chiuderla tra 1:53:00 e 1:54:00.

Convinti delle nostre possibilità abbiamo proseguito lungo via Giulio Cesare, superando tanti runners che ci precedevano. Ogni tanto ci scambiavamo sguardi d’intesa. Negli occhi di Francesca leggevo la gioa e la soddisfazione di aver compreso che stava per portare a termine la sua prima 21 km.

All’imbocco di viale Kennedy una fitta sotto il gluteo sinistro mi ha fatto temere il peggio. “Ahi” ho fatto. “Che succede?” ha chiesto preoccupata. “Mi tira sotto la gamba” “No, Vincenzo. Ti prego, proprio ora no!” “ Se dovessi rallentare, tu vai pure”. “No, no, ti aspetto”.

Fortunatamente il fastidio era sopportabile per cui è bastato ridurre un po’ l’andatura per gestirlo senza problemi.

In prossimità dell’arrivo ho preso per mano Francesca e, sollevando le braccia al cielo, abbiamo tagliato insieme il traguardo.

“Questa corsa la dedico alla tua mamma!” ha detto lei mentre percorrevamo gli ultimi metri sul tappeto in prossimità dell’arrivo.

Il tempo finale di 1:53:28 ha coronato una gara per me dal sapore molto particolare.

Mai come in questa occasione ho davvero corso con la testa alla gara e il cuore rivolto al cielo.

La soddisfazione e la felicità di Francesca per aver terminato la sua prima 21 mentre orgogliosa mostrava la medaglia e il risultato cronometrico, tutto sommato non disprezzabile, hanno reso questa III edizione della MHOM indimenticabile.

Ciao mamma!

Vincenzo Giarritiello

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