Cronaca — 19 aprile 2008

Una giornata di straordinaria Magia
Partenza da Cagliari di venerdì, con altri sei amici, tutti accomunati dalla stessa passione: la corsa. Lo stesso obiettivo: partecipare alla maratona di Treviso.
Sono partito con la preoccupazione di trovare maltempo, pioggia, nevischio .. invece, non so se per merito nostro .. sapete .. dalla Sardegna giornate bellissime.
Il sabato, il solito rituale del ritiro del pettorale e del pacco gara.
Il giorno della gara, dopo una notte un po’ agitata, sveglia prestissimo e colazione altrettanto presto in albergo non è mancata la gentile collaborazione dell’albergatore..
Inizia il viaggio in pulman che da Treviso ci deve portare alla zana partenza, il nostro con destinazione Vidor, altri verso Vittorio Veneto e altri ancora verso Ponte di Piave. Tre percorsi diversi nella prima metà gara, nel tentativo, riuscito, di coinvolgere tutto il territorio che vide italiani e austriaci affrontarsi sulle sponde del Piave nella prima guerra mondiale.
Purtroppo, Giulio, un’ amico del gruppo, tormentato da un dolore ad un ginocchio non  è potuto partire che rabbia..
Il viaggio sembrava infinito,mi sentivo addosso una sottile agitazione; mille pensieri mi passavano per la testa. Pensavo e ripassavo mentalmente la lunga e faticosa preparazione. Mi preoccupava l’idea che un leggero ‘fastidio’ che sentivo ad un’anca potesse rovinare tutto. Pensavo a mia moglie che, contrariamente alla altre maratone, stavolta non ha potuto farmi compagnia.
Il pulman pareva non dovesse mai arrivare, i 42 km sembravano 100.
Venivano i brividi al pensiero che la stessa distanza l’avremmo dovuta percorrere a piedi . di corsa.
Intanto il sole già faceva prevedere una giornata luminosa e caldeggiata.
Finalmente si arriva; un ampio spiazzo in periferia accoglie gli atleti. E qui, amici, non è facile descrivere lo spettacolo che gli atleti riescono ad offrire prima della partenza: manie, riti, scaramanzie, vestizione, prove, riscaldamento, creme, cerottini, ecc.
Io, riesco a legarmi e slegarmi le scarpe almeno setto-otto volte, pareva non andassero mai bene.
Ma alla fine, l’ultima azione che tutti facciamo prima della partenza è la fila presso gli appositi box . le ultime goccioline di pipì.
Infine, l’ingresso nelle gabbie e il tentativo di tutti di andare il più avanti possibile.
Mi sentivo molto teso, un po’ agitato, ma caricatissimo . battere fortemente le mani fra loro (tra lo sguardo perplesso di alcuni) ha contribuito a scaricare un po’ di tensione   lo sparo .il segno della croce e 42 km davanti. Il pensiero che, contemporaneamente, altri due gruppi partivano da altrettanti punti diversi.
La prima metà gara è stata particolarmente impegnativa, con dei frequenti sali-scendi e con una salita di 600 mt dopo circa 15 km di percorso. Il cronometro . ‘marca’ i km: 4,20 4,18 4,25 . i tempi rilevano l’altimetria del percorso (prudentemente non rivelata dagli organizzatori)
Ma, vi assicuro, sono stati km di festa, merito degli abitanti dei paesi attraversati, tutti fuori ad applaudire e incoraggiare. Davvero un’accoglienza speciale, i batti-cinque con i bambini sono stati emozionanti 
A metà gara c’è stato l’incontro con gli altri due gruppi, avevano sulla testa un capellino di colore, rispettivamente, bianco e rosso, a noi avevano consegnato quello di colore verde, da quel punto in poi tutti assieme per continuare verso la meta . il traguardo.
La seconda parte del percorso è stata più pianeggiante. L’accoglienza della gente è stata altrettanto fantastica emozionante.
I compagni di corsa .poi sembra impossibile come, durante la corsa si riesca a fare conoscenza e ‘amicizia’ con gli atleti che, di volta in volta, si alternano al tuo fianco per percorrere alcuni chilometri assieme .. ‘a quanto stai andando ?’, ‘di che categoria sei ?’, ‘qual è il tuo miglior tempo?’, ‘forza, ancora un piccolo sforzo siamo arrivati’ ..  ecc.
E’ impressionante come, nella fatica giganteggi la solidarietà.
Intanto i km si susseguono, mi sento ancora bene. A partire dal 28° km decido di non guardare più i cartelloni che riportano il chilometro raggiunto, decido di non ‘marcare’ più i tempi a ogni km ; ho l’impressione che ‘attendendoli’, i chilometri diventino sempre più lunghi.
Chino il capo (so che non va fatto per motivi di respirazione .ma ) cercando a questo punto di estraniarmi il più possibile dal contesto che mi circonda.
Continuo a essere regolare nei rifornimenti (acqua) e nello spugnaggio. Al 30° km mangio una barretta energetica; riesco a farla durare parecchi minuti, tenendola in mano e mangiandone un pezzetto ogni tanto ..prima della partenza l’avevo ‘spillata’ alla maglietta.
Intanto, la forza di ricambiare il saluto della gente, il piacere del batti-cinque coi bambini e la voglia di scambiare qualche parola col ‘vicino’, vanno via-via diminuendo. Il respiro lo sento più pesante .
Qualcuno rallenta vistosamente, altri cercano di recuperare fiato ai margini del percorso ..
Mi domando se sono dei segnali preoccupanti ma, a quel punto non so ancora darmi una risposta . non so quanti chilometri mancano ancora all’arrivo, non oso sollevare lo sguardo per saperlo (il timore è che siano ancora tanti). Il numero del km scritto nel successivo cartello sarebbe stato rivelatore .. leggo . ’40’  .
No, le avvisaglie e i segnali che avevo avuto non dovevo considerarli preoccupanti . giunti a quel punto . il traguardo era vicino .ormai era quasi fatta.
Mi rendo conto, e successivamente ne avrò la conferma, che i due km che mancano sono i più lunghi, ma sento di avere ancora energie da spendere . la meravigliosa gente di Treviso, il suo incoraggiamento, il suo applauso ha fatto il  resto.
La vista della scritta ‘TRAGUARDO’, mi dà la forza per sfoggiare uno scomposto e ridicolo sprint.
Infine, dopo 3 ore,6 minuti e 43 secondi, i miei 57 anni raggiungono la agognata META.
Stanco .. poi, improvvisamente, scompaiono caldo e stanchezza .. mi sento pervaso da un impercettibile e strano stato di benessere mi accorgo di essere fortemente concentrato a gustare i brividi e il torpore che solo la felicità sa dare in certe occasioni.
Improvvisamente .’Rodolfo’  mi sento chiamare, erano gli amici: Giulio (l’amico che purtroppo aveva dovuto rinunciare alla gara), Giancarlo e Giuseppe (due campioni giunti prima), dopo una manciata di secondi ‘spuntano’ anche Andrea e Carmelo . gli abbracci . i complimenti, hanno avuto l’effetto di amplificare EMOZIONI e FELICITA’.


Amici, una grande giornata .


UNA GIORNATA DI STRAORDINARIA MAGIA


 


Rodolfo Marrocu   romarro@tiscali.it


Società ‘Atletica S. Martino di Selargius’


                          Cagliari


 

Autore: Rodolfo Marrocu

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