Cronaca — 19 maggio 2011

 La maglia azzurra, quella della Nazionale.


Non quella della nazionale maggiore, certo, è solo quella dell’Italia Master, ma è pur sempre una maglia azzurra.


Per indossarla, l’unico vero requisito è l’età. Età da vecchietti dell’atletica o da semplici amatori attempati. Ma io ne sono comunque orgoglioso perché ho desiderato meritarla. Una ‘convocazione’ frutto del doppio titolo italiano M40 di mezza maratona vinto sia nel 2010 che nel 2011, e della consapevolezza che continuare a mantenere un certo livello oltre una certa età non è facile. Non l’ho cercata prima dei 40 anni e adesso, nel bel mezzo dei miei M40, eccola lì pronta. E sono pronto anche io.


Orgoglio e responsabilità. Non ci sono solo le aspettative da non deludere degli amici che corrono con me ogni giorno al parco. Con indosso la maglia della nazionale rappresento un’Italia intera che corre, quell’Italia che si emoziona con gli ori di Baldini e Bordin, ma ne è comunque lontana e arriva quando i top runner sono già sotto la doccia. E’ l’Italia di un Mario o una Laura che oggi sfidano Michel, Dolores e Peter.


La mia maglia azzurra contro tulipani, galletti e furie rosse.


La mia maglia azzurra contro il resto d’Europa.




* * *




Sono tra i primi a cominciare il riscaldamento. Comincio per scaricare la tensione e non trovarmi in ritardo se le modalità della partenza mi obbligassero a schierarmi troppo presto. Cerco Valerio Brignone o Mario Prandi, che erroneamente credo siano iscritti anche alla Mezza Maratona ma non li trovo. Hanno corso due giorni fa la gara di 10 km e ormai saranno già in Italia. Mi riscaldo intorno all’albergo o nell’ultimo chilometro di gara, da solo e in disparte cercando la concentrazione.


Mi sento bene e riposato; nei giorni scorsi ho corso poco per cercare di recuperare la fatica delle ultime settimane. L’adrenalina farà già il suo effetto e non avverto neanche motivi fisici di preoccupazione. Ai miei doloretti cronici non ho concesso il permesso di espatrio!


La partenza sarà libera, senza gabbie per età. Decido quindi di sacrificare gli ultimi minuti del riscaldamento per schierarmi in prima linea e mantenere un posto privilegiato.


Comincia a piovviginare, niente di serio per il momento, ma da quando abbiamo varcato le Alpi abbiamo visto come si passi in pochi minuti dal sole al rovescio violento e poi di nuovo al sereno.


Senza spintoni e senza la solita calca siamo tutti schierati in attesa. “In bocca la lupo”. Da dietro due ragazzi italiani mi chiamano per incoraggiarmi. Non li conosco. “Anche a voi. Buon divertimento”. Non riesco a vedere i nomi scritti sui loro pettorale, e non ho modo di identificarli, non hanno la maglia della società. Anche loro indossano la maglia azzurra, come ognuno intorno a noi indossa quella della sua nazionale.


Angela è a pochi metri da me, dietro le transenne. Non c’è molto pubblico, anzi, ce n’è decisamente poco. Le getto la giacca della tuta che ho voluto mantenere per non raffreddarmi, ci saranno una decina di gradi.


La tranquillità del gruppone in attesa, diventa caos dopo il colpo di pistola. Il Francese alla mia destra si dà la spinta di avvio a mie spese, spingendomi indietro con una manata (tanto ti riprendo!). L’euforia o l’assenza di riferimenti personali causa invece un continuo rimescolamento nelle posizioni che dura per tutto il primo chilometro.


Cerco di contare quanti M40 sono davanti a me e alla fine ci rinuncio. Ho visto passare un paio di Francesi, un Olandese, un Belga, ma qualcuno forse è già dietro o altri ne sono passati.


Non vorrei staccarmi dalle posizioni che contano ma non voglio forzare oltre il buon senso. Il 3’12” del primo chilometro è confermato dalle gambe un po’ fuori controllo, forse ancora intorpidite per l’attesa del via.


Mi assesto con il gruppo degli inseguitori. Davanti a noi, compatto, un gruppo di una dozzina di persone – e tra loro sicuramente più di un M40 – si allontana con un passo decisamente superiore.


Sono in compagnia di Patrick e Sylvain, entrambi M40 francesi, e di Juan, M45 spagnolo. Mi alterno con loro mentre dietro a noi tanti altri condividono la scia.


Il ritmo è superiore a quello delle ultime maratonine di questa primavera. Non piove più, c’è appena un filo di vento insignificante e si sta decisamente bene. Io sto bene.


Ogni volta che davanti a noi qualcuno si stacca dal gruppo di testa, Patrick aumenta e dà uno scossone al nostro gruppetto. Ci sono anch’io, non ti lascio andare, davanti di M40 ce ne sono già abbastanza.


Recuperare su chi è partito troppo forte e adesso subisce la nostra rimonta è come un gratta-e-vinci. Mentre ci avviciniamo sforzo la vista per cercare di leggere la categoria che insieme alla bandiera è stampata sul dorsale col numero che ognuno di noi ha sulla canottiera. Ci sarà almeno un M40 nei due che stiamo raggiungendo? Patrick è impaziente e il suo gratta-e-vinci lo consuma in un attimo. Io spizzico la vittima di turno grattando con pazienza metro dopo metro, fino a gioire per un M40 raggiunto e superato o rimanere deluso per un M35 poco interessante (ingrato, è pur sempre una posizione recuperata!).


Da qualche chilometro gli altri sono meno collaborativi. Patrick ogni tanto mi affianca ancora, ma quando intorno al 10° km (16’21” + 16’23” = 32’44”) mi lancio su un gratta-e-vinci olandese sento che rischio di rimanere solo.


Freno la mia esuberanza. Sto ancora bene ma il respiro particolarmente leggero fino a poco fa è adesso più normalmente pesante.


Da qui comincia la via del ritorno. Usciti da Thionville, abbiamo corso verso nord-est lungo una pista ciclabile che costeggia la Moselle, il fiume che separa Thionville e Yutz, le cittadine che stanno ospitando questi campionati europei. Adesso, lasciato l’argine, andiamo verso l’interno, risalendo verso Cattenom per poi girare verso sud-ovest in direzione Thionville. Le pendenze sono veramente lievi e non meriterebbero nemmeno di essere definite tali, ma sento un po’ di fatica, e mi concedo un attimo di tregua. Più che rallentare vorrei solo togliere il piede dall’acceleratore per qualche attimo, giusto per recuperare un po’ di lucidità.


Il gruppo davanti ancora compatto si è ridotto ormai a sei unità, tutti gli altri sono stati raggiunti e, spero, archiviati. Se io ho rallentato (16’40” dal 10° al 15° km) davanti hanno proprio mollato. Saranno arrivati ad avere almeno 150 metri di vantaggio, non riuscivo neanche a contarli, e adesso sono invece sempre più vicini, sto guadagnando al punto di essere certo di raggiungerli.


Nella mia scia sono rimasti in due, non sento altre presenze. Non mi sono mai voltato, non so chi siano. Immagino possano essere Patrick e chi altri, forse l’ultimo Olandese sorpassato, M40 anche lui? Decido di voltarmi a controllare. Con sorpresa e piacere dietro di me c’è Juan, l’M45 spagnolo. Dietro di lui una maglia bianca che non riconosco. “¿Quantos años tiene el otro?”. “Quarenta y cinco”. “No tù, detràs”. “Quarenta, como tì”.


Ok, ho un rivale in scia, ma non me ne preoccupo veramente. Ho sempre avuto la sensazione di potere andar via se lo avessi voluto veramente. Davanti a me sono ormai vicinissimi, e al 17° km sorpasso un altro gratta-e-vinci senza premio. Ancora cinque davanti, sono in zona medaglie?


Una trentina di metri al ricongiungimento con il gruppo di testa. Juan e la maglia bianca dietro di me devono essersi staccati, non li sento più.


Venti metri, dai che se mi butto dentro al gruppo sarebbe contro statistica arrivare l’ultimo!


Quindici metri, e due di loro sono senza il dorsale, quindi non lottano per le medaglie. Non riesco ancora a distinguere le categorie degli altri. Studio il loro aspetto fisico e spero che possano essere tutti M35, vorrei che lo fossero!


Uno dei cinque si volta e mi vede. Con Mohamed Serbouti e AngelaO forse hanno solo deciso che non è più tempo di indugiare, mancano soltanto tre chilometri alla fine. A pochi passi dal completamento della rimonta il gruppo mi sfugge nuovamente via. Perdono però un pezzo, un ultimo gratta-e-vinci che potrebbe avere una medaglia come premio.


Siamo tornati sulla pista ciclabile lungo la Moselle, è il 19° km, e sorpasso un M40 francese senza lasciargli la possibilità di reagire. Adesso sono quinto, ho aumentato in maniera decisa, so che non posso reggere fino alla fine, ma voglio stroncare ogni sua possibile velleità di reazione. Insisto ancora qualche centinaio di metri, recupero mentre rientriamo a Thionville e dò fondo alle ultime risorse nell’ultimo mezzo chilometro.


“Un Italiano, dai che sei sul podio!” Sì, non so chi ci sia davanti, sono andati via ad un ritmo per me impossibile, ma tra loro ci sono solo due master, rientro certamente nelle medaglie.


Finisco senza problemi e senza sorprese, se non che a vincere è proprio un M40, Mohamed Serbouti, in 1h08’49”, festeggiato ma una folla di parenti e amici maghrebini. Nel volatone finale ha battuto il Keniano John Mutai (1h08’50”), il Marocchino Omar Errachidi (1h08’56”) e William Struyven (1h08’58”), M35 francese (era stato lui a frenarmi in partenza!).


Io sono il secondo degli M40, medaglia d’argento con 1h09’15” (16’22” dal 15° al 20°km).


Il sesto e il settimo sono il Francese sorpassato a due chilometri dall’arrivo e il Francese che era insieme a me e Juan. Si giocano l’ultima medaglia a disposizione finendo rispettivamente in 1h09’37” e 1h09’38”. Dietro loro arriva Juan Vazquez in 1h09’44”. “Muy intelligente” mi dice a fine gara, “yo non podìa ajudarte”. Ricambio i complimenti e mi sento onorato di riceverli dal campione mondiale M45 in carica dal 2009 che a 49 vince l’oro europeo M45 con 1h09’44”. E sono d’accordo con lui, mi faccio i complimenti anche io, sento di avere corso veramente bene. Ho realizzato la mia migliore prestazione dell’anno su questa distanza e non ho nulla su cui recriminare; non so come e cosa avrei potuto fare di diverso.


Dopo un violento scroscio di pioggia, la premiazione della Premiazionegara assoluta è seguita dalla premiazione delle categorie del campionato europeo. La Marsigliese che suona per Mohamed Serbouti (tante presenze per lui nella nazionale maggiore francese con buoni piazzamenti nei campionati mondiali di cross e di maratonina fino a pochi anni fa) conclude prematuramente la mia giornata azzurra. Con le prestazioni di Marco Pasinetti (1h16’25”) e Barbò Giovanni (1h18’10”), entrambi lombardi, ci classifichiamo quarti nella classifica per nazioni, preceduti da tre formazioni francesi. Essendo premiata una sola squadra per nazione, saliamo quindi al secondo posto, un altro argento, ma nessuno lo dice e lo capisco solo nel tardo pomeriggio, lontano da Thionville, quando sono già a Metz. Perdo così quella che sarebbe stata una bella appendice alla mia gioia individuale, con una seconda premiazione e un podio da condividere con i compagni di squadra.

Autore: Salvatore Calderone

Share

About Author

Peluso

  • Emiddio Bassano – Isaura Valle dell’Irno

    Ogni volta che leggo delle tue imprese è come andare al cinema a vedere un bel film. Sei grandissimo!

  • alessandro garatto podistica marcianise

    Complimenti sei un campione ….anzi siete dei campioni compreso Marco..

  • Lucia Avolio Napoli Nord Marathon.

    Semplicemente…un campione!

  • SALVATORE ALBRIZIO NAPOLI NORD MARATHON

    meravigliosamente stellare complimenti salvatore,io sono un fans di’ tuo fratello marco,per la cronaca lo chiamo “the king”,ti faccio tantissimi auguri e ti’ ringrazio per aver portato l’italia sul podio,sperando che al prossimo campionato europeo salirai sul gradino piu’ alto,un abbraccio e goditi questo magico momento.

  • Giuseppe Tripari podistica San Giovanni a Piro

    Complimenti Salvatore! Ho letto e riletto il tuo articolo! Mi ricordo di quando sei venuto a San Giovanni a Piro, peccato che quel giorno non stavi bene e sei arrivato solo 5°. Allora io non correvo, oggi sono a 70 tra maratone e ultra.. Anche grazie a te ho scoperto questa meraviglia che è la corsa. Sarebbe bello che tu e tuo fratello tornaste nuovamente a San Giovanni. (Ricordo a tutti la Corsalonga che si tiene l’ultimo sabato di maggio)

  • Nicol Cavallera CUS Torino

    ..mentre leggevo, mi saliva una strana tensione pre-gara, esattamente pari a quella accumulata prima di un 1500 in pista! Ciao campione, ci vediamo al Parco Ruffini!!

  • Salvatore Santagata Arca Aletica Aversa

    Complimenti per la gara e per la prosa! Se anche i nostri giovani avessero il tuo entusiasmo e la tua forza atletica, forse potremmo ancora sperare in un buon team di atletica leggera.

  • elio frescani

    Senza parole… mi emoziono come se avessi corso io. grazie salvatore per questo ennesimo regalo. un abbraccio affettuoso.

  • remigio naddeo ideatletica aurora

    COMPLIMENTI VIVISSIMI

  • Francesco Midili

    Che dire…come sempre un GRANDE.Non avevo dubbi cmq :)
    Questa volta ho letto tutto :)…Ho dedotto che è stata una bellisima gara… ma ciò che mi ha colpito di più o meglio che mi ha reso più felice e che mi dà la forza di praticare sport è questa frase: “Mi sento bene ripetuto più volte durante il racconto (è questo quello che conta e tu lo sai meglio di me)…
    Ai miei doloretti cronici non ho concesso il permesso di espatrio! :) :) TI VOGLIO TANTO BENE ZIO continua cosi 😉
    Un abbraccio CICCIO

  • Francesco Bianco – Atletica Palzola

    Non avevo praticamente dubbi su ciò che avresti potuto fare… grande come al solito!

  • gennaro varrella

    COMPLIMENTI alla tua grande impresa!!!!!!

  • LELLO SANTARPIA ANTONIANA ERMES RUNNER

    Ormai mi sono abituato quando vedo un articolo di te o di tuo fratello Marco non vedo l’ora di godermelo e cosi mi tuuffo in un sogno e all’improvviso divento come un bambino che legge una favola prima di andare a letto rimango incantato nel leggerlo al punto di immedesimarmi nella fiaba che racconti e anche se non e sempre a lieto fine (scherzo perche non hai vinto)al termine del racconto rimango senza parole e senza fiato” COMPLIMENTI SEI UN GRANDE” orgoglioso di essere un amico e fan dei FRATELLI MARCO E SALVATORE CALDERONE VVB A PRESTO CIAO

  • Pasquale Bongiovanni

    Nemmeno un accenno alla mia paziente ma soprattutto influente presenza…. Senza di me non avresti potuto fare niente…! E dire che per fare il tifo ho anche indossato una maglia azzurra che praticamente mi stringeva come una mortadella…. Bella Ture, continua così! Emozionante la voce dello speaker che in francese gridava… un Italien… un Italien!!!!

  • Michele Campolattano “Road Runners Maddaloni”

    Ai grandi come te, e a quelli che con tanto sacrificio ,e tanta serieta’riescono a compiere imprese cosi’ belle, va’ detto solo Grazie…

  • carmine cannavacciuolo antoniana

    complimenti, mitici i calderone

  • Stefano Navone – Turin Marathon

    ..sono un tuo grande ammiratore..quello della fascite plantare..con il pizzetto..ci siamo visti lunedi 23 maggio al parco Ruffini!!!..Le tue imprese podistiche..sono impeccabili..frutto di una grande passione..e grande determinazione!!!!..continua cosi’..a presto!

Questo Sito utilizza cookie di profilazione, propri e di altri siti. Se vuoi saperne di più clicca sul link con l'informativa estesa. Se chiudi questo banner, acconsenti all'uso dei cookie INFORMATIVA COOKIE

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close

>